Tortellini, il piatto tipico bolognese (archivio Schicchi)Enoteca Faccioli – Questa osteria nasce come enoteca. Olindo Faccioli la rilevò nel 1924 per la mescita del vino. Ai tempi il locale era un corridoio lungo e stretto, su piazza di Porta Ravegnana: se ti dimenticavi qualcosa dovevi tornare indietro e rifare la fila. Quando, nel 1934, l’allora podestà di Bologna decise lo sgombero del locale, il signor Faccioli si trasferì nella bottega di via Altabella 15/b, dove l’enoteca risiede indisturbata tuttora. Si narra addirittura che Faccioli dormisse nel locale, per non trovare spiacevoli sorprese il mattino seguente. Tempo dopo sono subentrati il figlio Fiorenzo e la moglie Marina, che hanno mandato avanti la tradizione, arricchendo il “simposio” di piatti delle tradizione bolognese. Oggi il locale è gestito da Claudio, che, esperto di vino, ha onorato le fatiche di nonno Olindo, preservando il locale in tutta la sua bellezza e storicità, con gli stessi arredi liberty, i tavolini in legno e il pianale di marmo, lo stesso che, originariamente in stagno, fu donato dal nonno in tempo di guerra perché fosse fuso per la creazione di cannoni e fucili.

Osteria da Mario – Immancabile nell’elenco la storica osteria di via san Felice 137, da sempre locanda di quartiere e tutt’oggi ritrovo per vecchie generazioni e scoperta per le nuove. Il signor Mario la comprò nel 1940, creandone un tempio per lo svago e il divertimento degli avventori. Nato per bere “un bicier di vin”, si poteva anche mangiare qualcosa. Nel 2006 Mario chiuse il locale, che restò tale fino all’ottobre 2014, quando fu rilevato dal giovanissimo Michele Mazzacurati, amante del buon cibo e della tradizione, che ora lo gestisce con i genitori. Il pegno da pagare? La promessa fatta allo stesso Mario che nulla sarebbe cambiato dell’animo dell’osteria. Così è stato, a partire dallo storico portone di vetro colorato fino alle famosissime “impronte di schiena”, impresse sul legno, dovute all’usura degli avventori. Un ricordo, una voce, quella del signor Mario, che sembrano ancora risuonare, come ai tempi degli “scoponi” e di un buon bicchiere di vino, mentre si gustano pietanze tipiche bolognesi e non solo.

Osteria Il Moretto – In via San Mamolo 5 risiede, dal 1400 (circa), questo locale, più che storico, ai tempi fondato dai frati Gesuiti. Le prime notizie dell’osteria risalgono al XIX secolo, al tempo delle locande bolognesi, dove i mercanti si fermavano stremati dalle fatiche dei loro viaggi. Quando il Comune impose a tutte le osterie di offrire alloggi per gli avventori, è nata questa locanda-osteria, che ancora oggi richiama i tempi andati grazie alla scaletta dietro il bancone, l’antico collegamento con le stanze. Si narra che Gandolfi, proprietario dal 1927 al 1963, facesse arrivare nella locanda gli uvaggi, per mescerli direttamente nelle cantine del locale. Il nome “moretto”, scelto più recentemente, richiama una solida storia bolognese, trattandosi di alcune carte del “tarocchino bolognese”.
Dal 2005 l’osteria era di proprietà del “buon Fedele”, venuto a mancare l’anno scorso e che, mantenendo la rusticità del posto, ne ha creato un punto di ritrovo e svago dove sorseggiare un buon bicchiere di vino e mangiare un “crostone”, alla maniera di una volta. Dal 1996 l’osteria, come parte del complesso dei “Chiostri della Madonne delle Acque” è sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali.

Osteria del Sole – Immancabile per storia, bellezza e notorietà è l’Osteria del Sole. Il locale, che risale al 1465, si cela nella meravigliosa cornice dello storico mercato bolognese, a due passi da San Petronio, in vicolo dei Ranocchi 1/d. Proprietà della famiglia Spolaore da tre generazioni, la storia vuole che il locale sia stato rilevato, attorno agli anni ’40, dallo zio Aldo, per intero Aldo Canazza, ciclista, grazie al montepremi vinto a una gara, e che lo abbia poi gestito con la sorella Anna Adele e suo marito, Vincenzo Spolaore, creando una tradizione che non si è più interrotta, lasciata poi nelle mani dello storico oste Luciano Spolaore. L’osteria, conosciutissima per la particolarità del “solo da bere, il mangiare lo porti da fuori”, continua ad attrarre persone da tutto il mondo, oltre che i bolognesi. La familiarità accoglie gli avventori in un’atmosfera casalinga cristallizzata nel tempo, merito di un mestiere insegnato e tramandato per generazioni, oggi ai figli di Luciano, Nicola e Chiara e al nipote Federico, attraverso un bancone che risuona ancora delle lire di una volta.

Osteria da Vito – Nella silenziosa cornice tra via Mauro Musolesi e via Paolo Fabbri, zona prevalentemente residenziale, appare, come in sogno, questo autentico locale della “vecchia Bologna”. Risalente al 1948, come appare dalla targa del Comune di Bologna, ancora a vista, l’osteria era di proprietà di Vito Pagani, famoso non solo come ristoratore, ma anche come intrattenitore. Ruvido, come gli uomini di una volta, ma al tempo stesso solare e brioso, accomodante con ogni cliente, ha fatto di questo locale la sua vita. Il mangiare autentico, rigorosamente casereccio e tradizionale, si abbina perfettamente alle tavoglie a quadretti e alla sedie di paglia intrecciata, come insegna la vecchia scuola. Innumerevoli le celebrità della musica e dello spettacolo che negli anni si sono avvicendate nel locale, tra cui Guccini, Dalla e Gaber, che “avevano sempre il tavolo prenotato”. Alla morte di Vito, l’osteria è passata nelle mani del figlio Paolo, che preserva la tradizione, mantenendone l’autentica rusticità.

Fonte: Il Resto del Carlino