Bologna, 12 giugno 2021, ore 19: Romanzo di una strage (anche on line). Stragi crudeli, terribili e misteriose, di una Bologna oscura…

È un capitolo della città di Bologna, oscuro. L’intensità temporale della maggior parte di questi eventi, aveva generato un diffuso allarme. Sarà una narrazione unitaria di avvenimenti che hanno sconvolto il capoluogo emiliano e l’Italia, tutta. Destato fortissime paure. Emozionato, fatto trepidare e, tuttora, riecheggiano intorno a queste vicende, solidali commozioni…

romanzo_strage_2021È arrivato il momento di spiegare fatti rimasti finora in sospeso. Gli italiani hanno assistito inermi ad attentati di ogni genere: omicidi di militanti politici, poliziotti, magistrati. E stragi crudeli, terribili, come quella alla stazione di Bologna, del 2 agosto 1980, che causò 85 morti e 200 feriti e che, nonostante la condanna definitiva dei tre autori, continua a essere avvolta nel mistero.

L’inchiesta di vari autori, esperti interpreti dei materiali delle commissioni, degli atti dei processi e dei documenti “riservatissimi”, mai resi pubblici, hanno tracciato una linea interpretativa sinora inedita, restituendo a ogni tragico evento un’ampia cornice storica e geopolitica, senza la quale sarebbe impossibile arrivare alla verità. L’inchiesta, denominata “La doppia anima” della politica italiana, permette di comprendere un viaggio “sanguinoso”, a ritroso nel tempo, che è proprio culminato nell’esplosione del 2 agosto 1980

Una città profondamente diversa da come era stata, fino a qualche anno prima. Non più la città pacioccona, accogliente, buontempona e sorridente, non più la città occupata dalla genuina goliardia che l’aveva contraddistinta fino a poco tempo prima, ma una città drammaticamente e irreversibilmente segnata dai foschi anni settanta dell’insorgente terrorismo, che qui ha dato i natali a non pochi gruppi fanatici, utopisticamente rivoluzionari…

biagiMarco Biagi, ammazzato dallo Stato
È la sera del 19 marzo 2002. Il professor Biagi sta rientrando a casa, in via Valdonica n. 14. Sta scendendo dalla bici, quando gli si avvicina uno scooter con due persone a bordo, che indossano caschi integrali. Nella piccola via, situata nel quartiere ebraico, echeggiano sei colpi di pistola. Ad assassinarlo, vigliaccamente, è stato un commando delle Nuove Brigate Rosse. Biagi era docente di diritto del lavoro alla facoltà di Economia dell’Università di Modena e consulente dell’allora ministro del Welfare, Roberto Maroni. Il suo compito era proporre una revisione ragionata delle leggi che regolano il lavoro. Biagi era uno dei massimi esperti mondiali di diritto del lavoro. Un sostenitore integerrimo di progetti concreti e innovativi che lo avevano portato a divenire famoso in tutta Europa, negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone. Il suobiagi2 brutale omicidio sconvolge la città di Bologna. Un quotidiano scrive, di quella vicenda: “Quell’uomo, che rincasa in bicicletta, quei portici, quello snodo di viuzze, quell’urbanità che è dei luoghi e delle persone. Solo chi vive a Bologna può patire fino in fondo l’offesa, la profanazione sporca e vigliacca di un piccolo ordine familiare e di decoro civile.” Marco Biagi lavorava al servizio dello Stato, ma è proprio dallo Stato che era stato abbandonato. Nonostante fosse palesemente in pericolo di vita, Biagi non aveva una scorta. Gli era stata revocata. Gliel’avevano tolta, nonostante le ripetute telefonate di minaccia che aveva ricevuto nel corso dei mesi. Biagi era nel mirino dei brigatisti e lo sapeva. Lo sapevano tutti, a Roma. Chiunque passi dal ghetto di Bologna, si ricordi del cittadino Marco Biagi e consideri quanto sangue è costato, ai bolognesi e agli italiani, conquistarsi una via di casa tranquilla, da pedalare in pace, sotto un portico dove i rastrellamenti e gli spari sono solo la bestemmia degli impotenti.”

strage3Strage del 2 agosto 1980
La transizione tra gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso a Bologna è stata traumatica: in città era ancora vivo il ricordo dell’occupazione da parte dei mezzi blindati per sedare la rivolta studentesca del 1977, che per tre anni più tardi un vigliacco attentato dinamitardo sconvolse per sempre la città.
Alle ore 10:25, del 2 agosto 1980, nella sala d’attesa di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna esplode un ordigno composto di ventritré chilogrammi di esplosivo a base di tritolo, t4 e nitroglicerina.strage4 Un dispositivo a orologeria, come verrà dimostrato, contenuto in una valigetta posta su un tavolino portabagagli, sotto il muro portante dell’ala ovest. La deflagrazione ebbe una potenza tale che rovesciò il treno che si trovava in sosta sul primo binario, provocò il crollo di un’ala dell’edificio, distrusse trenta metri di pensilina e spazzò via il parcheggio dei taxi. È l’attentato terroristico più grave della storia italiana: ottantacinque i morti, duecento, i feriti. Tutti, in città, si adoperano per contribuire a organizzare i soccorsi e aiutare a recuperare i corpi dai detriti. Ma, non c’erano abbastanza ambulanze per il trasporto dei feriti negli ospedali, così vennero impiegati anche taxi, auto private e autobus, in particolare quelli della linea 37, che divenne così uno dei simboli della strage. Il governo negò la matrice terroristica del massacro. Erano settimane, invece, che circolavano voci su un imminente attacco legato al terrorismo nero. Dal giorno successivo alla strage, le indagini della Procura strage5della Repubblica di Bologna, partirono con tempestività e decisione. Presto, iniziò il processo, che terminò otto anni più tardi, con la condanna per l’esecuzione materiale dell’attentato per tre persone. Gli accusati si sono sempre proclamati innocenti. Vengono condannati per depistaggio l’ex Gran Maestro della P2, Licio Gelli e l’ex agente del sismi Francesco Pazienza e gli ufficiali, Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte. Ma, i mandanti e il movente dell’attentato rimangono oscuri. Qualcuno, ha azzardato l’ipotesi di un collegamento tra la strage del DC9 di Ustica e quella di Bologna. Spunta, ripetutamente, l’ombra dei servizi segreti, stranieri. Ma, i dossier sono protetti dal segreto di Stato, che la proposta di legge di iniziativa popolare da parte dell’Associazione delle vittime della strage alla stazione di Bologna per “L’abolizione del segreto di Stato nei delitti di strage e terrorismo”, non viene mai discussa in Parlamento, nonostante le centomila firme, raccolte.

italicusStrage dell’Italicus
Attorno all’una del mattino, del 4 agosto 1974, all’uscita della “Galleria degli Appennini”, nei pressi della stazione di San Benedetto Val di Sambro, un ordigno ad alto potenziale, esplose nella quinta vettura del treno Espresso 1486 “Italicus”, diretto a Monaco di Baviera. All’esplosione, seguì un incendio di vaste proporzioni. L’attentato, che determinò la morte di dodici viaggiatori e il ferimento di moltissimi altri, fu rivendicato con un volantino nel quale si leggeva: “Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Seppelliremo la democrazia sotto a una montagna di morti.” I processiitalicus2 instauratisi a seguito della strage, sono stati caratterizzati da esiti diversi. Gli imputati, appartenenti a gruppi dell’estremismo di destra aretino, furono dapprima assolti per insufficienza di prove, poi, condannati in grado di appello e, infine, definitivamente assolti nel 1993. Secondo il superteste Aurelio Fianchini, la bomba era stata messa sul treno dal gruppo del neofascista aretino, Mario Tuti, per ordine del Fronte rivoluzionario e di ordine nero. La carrozza numero cinque dell’Italicus, quella dilaniata dalla bomba, rimarrà per alcuni anni nella stazioncina di San Benedetto, poi sarà fusa come residuo ferroso, tranne un pezzo utilizzato dal ferroviere e scultore, Walter Veronesi, per la fabbricazione del monumento a ricordo della strage.

ustica1La strage di Ustica
La strage di Ustica deve il suo nome a un errore. Un refuso delle agenzie di stampa che, la sera del 27 giugno 1980, battono la notizia della scomparsa del DC9, avvenuta alle 20:59. In realtà, l’aeroplano, partito da Bologna con direzione Palermo, si è inabissato al largo dell’Isola di Ponza. La tragedia trova subito un colpevole, secondo un copione tipicamente italiano. Le autorità, infatti, accreditano in fretta la tesi di un cedimento strutturale, causato dall’inadeguata manutenzione. L’eccessiva salsedine, dovuta ai trasporti pregressi di sardine, avrebbe determinato una corrosione delle strutture portanti, sino a provocarne il cedimento.
Purtroppo, la ricostruzione dei fatti si dimostra molto più complessa. La distruzione del velivolo è avvenuta in modo così rapido da aver impedito persino l’attivazione del sistema di erogazione dell’ossigeno. Una dinamica incompatibile con un collasso determinato da guasti tecnici. Anche la tesi di un ordigno detonato nel vano dellaustica2 toilette, a lungo sostenuta da periti autorevoli, non troverà riscontro. Le parti del velivolo recuperate nei fondali, non recano traccia di esplosioni interne. Le ipotesi residue, in realtà, non sembrano molte e la soluzione del giallo di Ustica non è impossibile. Con ogni probabilità, l’inabissamento dell’aereo è dovuto a cause esterne. Ma, uno scenario di guerra aerea, nel quale il DC9 sarebbe entrato per caso, non può essere rivelato all’opinione pubblica. L’ammissione di un’operazione militare nel Mediterraneo può scatenare una crisi internazionale dalle conseguenze imprevedibili. In ogni caso, sarà sufficiente esaminare i tracciati radar per dedurre la presenza di altri aerei nelle il-27-giugno-2017-sono-37-anni-dalla-strage-di-ustica-e-ancora-non-e-stata-fatta-giustizia_1407897vicinanze del DC9. A destra dell’aereo dell’Itavia, viaggia in parallelo un oggetto non identificato. Un velivolo militare che, all’improvviso, svolta a sinistra, proprio in direzione del DC9. Ma, perché un aereo militare decide di attaccare un volo di linea su cui viaggiano innocui passeggeri? E com’è possibile che, nei cieli italiani possa svilupparsi un’azione di guerra, senza che le nostre autorità si accorgano di nulla? L’istruttoria della magistratura romana consentirà una ricostruzione solo parziale dell’accaduto, complici anche i numerosi tentativi d’inquinamento delle prove.

dams_carlinoI delitti del DAMS
Titola “Il Resto del Carlino”, il 6 dicembre 1983: “Non esiste il giallo del DAMS.” All’interno dell’articolo, viene citata la testimonianza di uno studente: “Sembra di assistere a un serial televisivo. Noi non siamo impressionati. Studiamo le tecniche della comunicazione e i titoli non ci fanno effetto. Ma, in famiglia sono preoccupati e qualche nostro amico non ha potuto iscriversi quest’anno, perché i familiari pensavano che il DAMS fosse davvero un ambiente frequentato da assassini.” Ma, cos’è successo, tanto da giustificare una tale psicosi?
Fondato nel 1970 da Umberto Eco, il DAMS è un corso di laurea della facoltà di Lettere, orientato alle “discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo”. Non ha una sede unica e le lezioni si svolgono presso diversi istituti e dipartimenti. Fin dalla sua nascita, il DAMS è stato nell’occhio del ciclone perché anomalo rispetto agli altri corsi di laurea, indicato, addirittura, come una sorta di “università per fricchettoni”. L’attenzione della cronaca nera sidams catalizza quando la mattina del 31 dicembre 1982 viene ritrovato, in Val di Zena, dalle parti di Farneto, il corpo senza vita di Angelo Fabbri, uno degli studenti del corso di Semiotica di Umberto Eco. Sul corpo sono presenti numerose ferite di arma da taglio. Nessun segno di colluttazione. Questo, fa pensare a un delitto premeditato. Il 15 giugno 1983, il corpo senza vita di Francesca Alinovi, assistente universitaria di ruolo al DAMS, viene trovato nella sua abitazione, in via del Riccio. La ragazza è stata assassinata con quarantasette, piccole, pugnalate. Passa un mese e, quella che sembra una maledizione, torna a far sentire la sua presenza: nel mese di luglio, la studentessa del DAMS, Liviana Rossi, viene uccisa in Calabria, mentre lavorava come stagionale. La sera del 29 novembre, un nuovo macabro ritrovamento: un guardiacaccia trova una borsetta da donna, nei pressi della grotta di Croara e, con un amico, si inoltra nella cava. Viene, così, scoperto il cadavere di una ragazza, nuda dalla vita in giù. Si tratta di Leonarda Polvani, ex studentessa del DAMS e residente a Casalecchio di Reno.
La stampa dell’epoca si gettò a capofitto nella vicenda, collegandola, immediatamente, alla serie di omicidi definiti “I delitti del DAMS” e ipotizzando l’esistenza di un serial killer.

essecaffeIl rapimento di Francesco Segafredo
Il giovane Francesco Segafredo, 23 anni, noto in città come il “Re del caffè”, sta tornando a casa in via dei Colli, zona signorile e dopo il tramonto, poco frequentata. È al volante della sua auto, ha giù premuto il pulsante del congegno elettronico di apertura del cancello e ne sta osservando i battenti che, lentamente, si stanno aprendo. Improvvisamente, sbuca dal buio un individuo col volto incappucciato, spalanca la portiera e lo afferra per trascinarlo fuori. Francesco reagisce, resiste, ma l’altro fa forza, riesce a fargli tirare fuori piedi e gambe. In quel momento, sopraggiungono altri due malviventi, uno palesemente armato, che lo estraggono violentemente dall’abitacolo, cagionandogli anchesegafredologo una ferita e parecchie escoriazioni e lo immobilizzano. Iniziano le 100 ore di rapimento, che scioccheranno talmente tanto la famiglia, da cedere la sua amministrazione all’attuale proprietario, mister Zanetti. Parleremo della vicenda, proprio di fronte alla prima torrefazione di caffé Segafredo, sita in via Galliera, oggi store Essse Caffé.


L’evento, che si terrà sabato, 12 giugno 2021 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto la statua dello scienziato), partirà alle ore 19, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle ore 20:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate): € 22,00, in presenza; € 11,00, on line.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

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