Bologna, 4 luglio 2020, ore 20:30: “Paura a Bologna”. La città negli anni ottanta, in un buio periodo storico, tra criminalità, delitti e terrorismo…

È un capitolo della città di Bologna oscuro. L’intensità temporale della maggior parte di questi crimini, aveva generato un diffuso allarme. Sarà una narrazione unitaria di avvenimenti (in primis, i sequestri) che hanno sconvolto una provincia e destato forti paure. Hanno emozionato, fatto trepidare e, tuttora, riecheggiano intorno a queste vicende solidali commozioni…

paura_a_bolognaLa Bologna degli anni ottanta è quella dal cui aeroporto è partito, alle 20:08 del 27 giugno 1980, il DC-9 della compagnia Itavia, diretto a Palermo, ma precipitato nei pressi dell’isola di Ustica, poco prima delle 21, cagionando la morte dei quattro componenti dell’equipaggio e dei settantasette passeggeri; tragedia subito seguita da quella ancora più tremenda del 2 agosto, alla stazione: ottantacinque morti e più di duecento feriti. Una città profondamente diversa da come era stata fino a qualche anno prima. Non più la città pacioccona, accogliente, buontempona e sorridente, non più la città occupata dalla genuina goliardia che l’aveva contraddistinta fino a poco tempo prima, ma una città drammaticamente ed irreversibilmente segnata dai foschi anni settanta dell’insorgente terrorismo, che qui ha dato i natali a non pochi gruppi fanatici utopisticamente rivoluzionari.

ustica3-messaggeroSempre più di frequente, negli anni Ottanta, Bologna si fa teatro di crimini e violenze di varia matrice. La città è sotto shock. Vive momenti di autentico terrore. Ci si tappa in casa, si cambiano abitudini ed orari di vita quotidiana. Chi abita in periferia ed in collina, installa solide inferriate e sofisticati sistemi di allarme. Chi può ricorre alle guardie del corpo, per sé e per ciascun componente della famiglia. È un allarme diffuso e generale, che non fermerà l’Anonima sequestri, che incalza e colpisce, senza pietà. Già, la pietà, la grande unnamedassente in queste forme di criminalità organizzata. I criminali sequestratori, in quegli anni, si impegnano a non dare tregua, all’ostaggio e alle famiglie, per giorni, settimane o mesi. Studiano come generare e accentuare il terrore, affidando ora al più sconvolgente silenzio, ora alle più brutali minacce, l’asservimento delle vittime, la rassegnazione, la ferocia dell’eliminazione, anche della speranza, anche della fede, anche della dignità. L’Anonima sequestri, in pochi anni, mette a segno cinque rapimenti, con modalità ed esiti diversi: solo cinque giorni per il giovane Francesco Segafredo, “re del caffè”; oltre tre mesi per la bella Ludovica Rangoni Machiavelli, ostaggio “sbagliato” perché la famiglia non dispone dell’enorme riscatto richiesto; 67 giorni e una ferita difficile da rimarginare per Patrizia Bauer; fino ai tragici episodi, terminati con la morte, di Alessandro Fantazzini ed Eugenio Gazzotti. Ricordare tutto ciò, ci sembra un dovere downloadcivico e lo faremo con la passione che ci contraddistingue! Analizzeremo quegli anni e ricostruiremo, passo dopo passo, i momenti salienti di questi avvenimenti della cronaca locale e nazionale, in una cornice affascinante di una Bologna di notte, che attraverso le sue luci dorate, che emozionano e rendono ancora più suggestivi i percorsi creati ad hoc per i partecipanti, riuscirà a far risaltare le sensazioni provocate dai racconti di quegli anni, che nessuno potrà mai dimenticare…

Il giovane Francesco Segafredo, 23 anni, noto in città come il “Re del caffè”, sta tornando a casa in via dei Colli, zona signorile e dopo il imagestramonto, poco frequentata. È al volante della sua auto, ha giù premuto il pulsante del congegno elettronico di apertura del cancello e ne sta osservando i battenti che, lentamente, si stanno aprendo. Improvvisamente, sbuca dal buio un individuo col volto incappucciato, spalanca la portiera e lo afferra per trascinarlo fuori. Francesco reagisce, resiste, ma l’altro fa forza, riesce a fargli tirare fuori piedi e gambe. In quel momento, sopraggiungono altri due malviventi, uno palesemente armato, che lo estraggono violentemente dall’abitacolo, cagionandogli anche una ferita e parecchie escoriazioni e lo immobilizzano. Iniziano le 100 ore di rapimento, che scioccheranno talmente tanto la famiglia, da cedere la sua amministrazione all’attuale proprietario, mister Zanetti. Parleremo della vicenda, proprio di fronte alla prima torrefazione di caffé Segafredo, sita in via Galliera, oggi store Essse Caffé…

via-de-giudeiChi percorre via Emilia Levante, da Bologna verso l’Adriatico, lasciatasi la città alle spalle, attraversati gli abitati di San Lazzaro di Savena e di Idice e superato, sulla destra, il bivio per Monterenzio, trova, sempre sulla destra, via Tomba Forella, che dopo i primi chilometri pianeggianti si inerpica verso la collina. Qui, ben visibile anche dalla via Emilia, sorge il palazzo-castello dei marchesi Rangoni Machiavelli, bellissima costruzione che, per le radici fiorentine della nobile famiglia, è copia perfetta, sebbene in dimensioni ridotte, dello storico palazzo Vecchio di Firenze. Qui è diretta mentre ha inizio il racconto. Sono passate da poco le 23:40 di mercoledì, 4 maggio 1983. Ludovica è a bordo della sua vecchia Cinquecento, che la porterà al castello. Ha già percorso più della metà della via Tomba Forella, quando sopraggiunge un’altra vettura, affianca la sua, la stringe verso il bordo, la urta, costringendola a fermarsi. Lei è terrorizzata. Tre uomini incappucciati circondano la sua auto. Uno di loro si si accosta allo sportello dal lato del guidatore, col calcio di un fucile picchia sul finestrino e le fa segno di uscire. I tre la bendano e la imbavagliano. Così scatta il rapimento della donna. Ludovica è nella sua prigione, dopo un viaggio piuttosto breve. Sarà il padre a scoprire l’auto abbandonata, proprio sulla via verso casa! Chiama il fidanzato, ma nessuna notizia della ragazza. È smarrimento e angoscia, terrore e senso di colpa. Viste le condizioni economiche in cui versava la famiglia, parenti e fidanzato, avevano il terrore che il rapimento fosse a scopo sessuale. Dopo qualche giorno vengono a sapere che Ludovica è viva. La mattina del lunedì, 9 maggio, giungono due strane missive, una delle quali al medico di famiglia di casa Rangoni Machiavelli, con lo studio sito in via dei Giudei. Cosa c’era scritto sulla lettera? Approfondiremo questa incredibile vicenda, recandoci proprio sul punto esatto dove era ubicato lo studio del medico curante…

VIA-MARCONI-2Patrizia Bauer, rapita dagli stessi malviventi di Ludovica Machiavelli, e tenuta ostaggio di riscatto, dopo vari spostamenti, nello stesso luogo della prima. Per la sua liberazione, furono pagati ben due miliardi e mezzo. La prigionia di Patrizia non era stata molto dura. I custodi la trattavano bene. Dormiva in una tenda da campeggio, dove doveva stare in ginocchio. Aveva una grandina e due sacchi a pelo. Mangiava bene, con rifornimenti che provenivano da una cooperativa di Piombino. Patrizia, durante il giorno veniva lasciata libera di stare nel bosco nel quale si dislocava l’accampamento di fortuna. Non provò mai a scappare, poiché non avrebbe saputo come uscire da quella zona, tra l’altro situata in un terreno recintato, con tanto di cancello chiuso e cane da guardia, ben appostato. Inoltre, aveva paura. Una incredibile, incommensurabile paura. Patrizia, nella notte del 6 febbraio 1983 viene condotta verso un’automobile, sdraiata sul sedile e incappucciata. Verso le 20 viene lasciata in un tratto della superstrada in Val di Chiana, dove telefona ai suoi genitori, che di lì a poco mandano i carabinieri a prenderla. Finisce così l’incubo di quel rapimento. Una delle auto utilizzata durante le operazioni di rapimento delle due donne, fu una Fiat Ritmo di colore bianco, rubata davanti ad un negozio di via Marconi, verso le 19 del 4 agosto. La stessa fu utilizzata per il rapimento di Patrizia e per il rilascio di Ludovica, il 12 agosto, la quale, dopo essere stata liberata, guidò la stessa fino a Bologna.

050312 - Esterni Questura di Bologna in piazza Galileo - polizia - foto Nucci/BenvenutiAlessandro Fantazzini, il “colpo grosso” preannunciato. Difficilmente la fantasia umana sarebbe stata capace di inventare una storia sul generis. È la narrazione di una cattiveria inspiegabile, piombata su una famiglia modesta, buona, dedita esclusivamente al lavoro e agli affetti. È il ricordo di un innocente, sacrificato all’ingordigia di chi non conosce misericordia. È un umile atto di solidarietà nei confronti di una madre che non si è arresa. E anche un doveroso apprezzamento per la dedizione di un magistrato che non si è risparmiato nella ricerca della verità e delle responsabilità! Un rapimento con un finale tragico, per una ferita creata da un oggetto contundente, servito per bloccare Alessandro, che si era ribellato ai tre malviventi che lo attendevano dietro la legnaia di casa della sua fidanzata. Il dirigente della Criminalpol di Bologna non ha perplessità e aiuta la famiglia, quando riceve una lettera da parte dei malviventi che domandano un riscatto, asserendo che il rapito sarebbe ancora vivo, anche se, ferito. Garantisce, entro due giorni dal pagamento di restituire Alessandro alla madre, insieme all’importo totale richiesto dai malviventi. Alessandro Fantazzini ha riportato una ferita, in seguito trascurata. Quando i malviventi si sono accorti che non sarebbe sopravvissuto, accelerano le trattative del riscatto. Alessandro è stato selvaggiamente picchiato. Ha perso dalla testa moltissimo sangue ed è stato costretto ad un viaggio disastroso. Purtroppo, il corpo di Alessandro non viene mai ritrovato. Una storia cruenta e straziante, di cui vi racconteremo i particolari durante la visita guidata…

267d69fc126d96b34d7f29f566e53164Eugenio Gazzotti, residente in via Castiglione nr. 117, senza una telefonata di spiegazione, il 3 marzo 1987 scompare senza lasciare traccia. L’ingegnere, lavorava nell’omonima azienda con enorme successo! Fallite le ricerche della moglie, dei figli e dei collaboratori più stretti, viene denunciata la scomparsa presso la Questura. Gli inquirenti, sospettano un rapimento, ma le indagini si spostano anche su altri fronti. Potrebbe trattarsi di una fuga per ammanchi finanziari, per una relazione clandestina, una disgrazia imprecisabile o anche uno smarrimento per improvvisa amnesia o depressione. Viene ritrovata l’auto, senza particolari segni di effrazione o ammaccature sulla carrozzeria. Inoltre, gli sportelli chiusi a chiave, freno a mano tirato e nessun documento mancava. Insomma, l’auto era nelle condizioni di un volontario, spontaneo, abbandono. Vicino all’azienda viene ritrovata un’auto rubata, all’interno di essa, la fondina di una pistola e un asciugamano. Si poteva, a questo punto, parlare di sequestro? Il 16 marzo è ufficiale: Gazzotti è stato sequestrato! Vittima di un raggiro da parte di finti finanzieri che lo bloccano sulla via del ritorno dal lavoro, viene obbligato a salire sull’auto che fu poi ritrovata, fuori l’azienda! I malviventi domandano un riscatto di tre miliardi e mezzo. La contrattazione si attua, come al solito, tramite i quotidiani. Ad un certo punto, Giacomo, il figlio di Gazzotti, viene rapito e portato nello stesso luogo in cui il padre è prigioniero. I due si riabbracciano in una condizione veramente anomala! Giacomo riesce a liberarsi dalle catene ed è armato. Lo riferisce al padre. Voglio azzardare l’iniziativa per attuare un attacco ai malviventi e fuggire a quell’incubo. Ne consegue uno scontro armato, padre e figlio fuggono. Il bandito preposto alla guardia della tenda lo insegue. Eugenio viene ferito e cammina in modo lento e faticoso. Giacomo raggiunge il malvivente e lo ferisce in modo grave! 71_bigCorre da suo padre e lo trova ferito gravemente alla testa (era stato colpito casualmente lui, anziché il figlio, nello scontro armato), le pupille spente! Giacomo pensa che sia morto. Corre a valle per chiedere aiuto! Corre, scende, incespica, si graffia, ma senza sosta, alla ricerca di un segno di vita e di civiltà! Finalmente, dopo una corsa durata almeno un’ora e mezza, si trova in campagna aperta, non più nel bosco. Imbocca un sentiero che lo porta ad una cavedagna. All’orizzonte qualche abitazione. Chiede ospitalità nella prima casa del borgo e chiama i Carabinieri, i quali gli dicono di non muoversi, che al più presto sarà raggiunto da militi del più vicino comando! I carabinieri trovano il rapitore ferito e, successivamente, Eugenio Gazzotti, il quale, fortunatamente, respira ancora! Gazzotti padre e figlio sono liberi! In una zona impervia e isolata, a pochi chilometri da Firenze una drammatica liberazione. Purtroppo, Gazzotti senior non ce la farà! Morirà per complicazioni al cuore, causate dall’affaticamento che la pallottola finita nel polmone ha procurato! Giacomo si sente terribilmente in colpa per il padre, che paga con la vita il suo rapimento…


L’evento, che si terrà sabato, 4 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

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