Modena. Domenica, 15 settembre 2019, ore 10: “OroGialloBlu”. I monumenti e le leggende del cuore cittadino e la Galleria Estense…

oro_giallo_bluModena è una città nel cuore della pianura padana. La città degli Este, che custodisce opere di una indescrivibile bellezza e preziosità. Visiteremo i principali monumenti del centro storico e la Galleria Estense, una delle più più antiche e importanti gallerie nazionali d’Italia…

Modena, è una città nel cuore della pianura padana, situata lungo una delle vie più importanti del passato: la via Emilia. A Modena, è tutto giallo-blu! Dallo stadio alle palestre, dal colore degli autobus alle bandiere. Queste cromie nascono nel Medioevo e si sono trascinate con campanilismo fino ai giorni nostri. Città etrusca e colonia romana. Antico Ducato degli Este, città universitaria di fama indiscussa, ospita nel proprio territorio alcuni imponenti palazzi e costruzione di grande valore storico-artistico. Tra queste, spetta il privilegio al Duomo, incluso tra i patrimoni UNESCO. Patria felice della gastronomia emiliana, grazie soprattutto ad alcuni prodotti culinari degni di nota. Visiteremo alcuni importanti monumenti del centro storico, toccandone anche gli aneddoti e le leggende. Ci recheremo presso la Galleria Estense, dove è esposto il patrimonio artistico che la famiglia d’Este ha accumulato negli anni (si contano circa 40.000 pezzi, di autori come il Bernini, il Correggio e Guido Reni).

PRIMA TAPPA: LA GALLERIA ESTENSE…
Galleria_Estense_Modena_MyModenaDiary_ArpaEstenseLa Galleria Estense di Modena, erede della plurisecolare vicenda di collezionismo d’arte legato Galleria_Estense_Modena_MyModenaDiary_Cembalo_-MicheleAntonioGrandialla famiglia degli Este, è una delle più importanti e più antiche Gallerie Nazionali d’Italia. Ad una ricchissima quadreria si aggiungono un’importante raccolta grafica (disegni, stampe, matrici silografiche), una sceltissima collezione di sculture, antiche e moderne, una significativa selezione di arti decorative (metalli, vetri, avori, maioliche, ceramiche, mobili e arredi) e una raccolta numismatica tra le più cospicue del mondo (monete antiche e moderne, medaglie e placchette, sigilli, coni e punzoni). La raccolta trae origine dalle favolose collezioni degli Este, dapprima Marchesi, poi Duchi di Ferrara, che si trasferirono nel 1598 a Modena, dove le raccolte vennero prevalentemente alloggiate nel nuovo e sontuoso Palazzo Ducale°°, edificato a partire dal 1630 attorno ad un nucleo di origine medievale (vedi la pagina sulla storia della città). Le collezioni riflettono i poliedrici e raffinati gusti degli Estensi, indirizzati non solo alla pittura e alla scultura, ma anche verso le antichità e le arti decorative, la grafica e la numismatica. Particolarmente significativo è il nucleo della quadreria, che presenta soprattutto capolavori della pittura emiliana dal XIV al XVIII secolo, da Cosmè Tura al Correggio, dai Carracci a Guercino a Guido Reni. Al generoso mecenatismo del duca Francesco I d’Este (1629-1659) si devono i due maggiori capolavori che la Galleria conserva, il suo ritratto ad opera di Diego Velázquez(1638-1639) e il meraviglioso busto in marmo di Gian Lorenzo Bernini (1650-51). Dopo la vendita di cento capolavori all’Elettore di Sassonia nel 1746 (la cosiddetta ‘vendita di Dresda’) e il drammatico periodo delle spoliazioni napoleoniche, le raccolte si arricchirono ulteriormente attraverso acquisti, doni GALLERIA-ESTENSE-interno5e lasciti, fra i quali spiccano quelli delle collezioni di Tommaso degli Obizzi (Trittico di El Greco) e di Giuseppe Campori (Madonna col Bambino del Correggio). Nel 1854 la Galleria fu Galleria_Estense_Modena_MyModenaDiary_Coveraperta al pubblico nella storica sede di Palazzo Ducale°°. Lasciata in eredità alla città dall’ultimo duca, Francesco V d’Austria-Este, la Galleria venne in seguito trasferita nel monumentale Palazzo dei Musei°°, già Albergo dei poveri, destinato ad ospitare le più importanti istituzioni culturali della città. Nella nuova collocazione la rinnovata Galleria Estense venne riaperta al pubblico il 3 giugno del 1894, dopo un’importante opera di riordino ad opera di uno dei maggiori storici dell’arte italiani, Adolfo Venturi, che nel 1882 aveva pubblicato un volume, tuttora fondamentale, sulla storia delle collezioni estensi. L’attuale aspetto della Galleria è il frutto di un’importante opera di riassetto museografico ad opera dell’architetto Leone Pancaldi realizzato fra il 1968 e il 1975, sottoposto in anni recenti ai necessari adeguamenti per rimanere al passo con le nuove esigenze del pubblico. La Galleria espone 609 opere: 327 dipinti, 40 sculture e 242 oggetti pregiati. Ecco un elenco delle più interessanti.
Gian Lorenzo Bernini, Busto del Duca Francesco I d’Este; Tommaso da Modena, Altarolo portatile; Barnaba da Modena, Altarolo portatile; Agnolo e Bartolomeo degli Erri, SS. Geminiano e Andrea; Bartolomeo Bonascia, Pietà; Cosmè Tura, S. Antonio da Padova; Francesco Bianchi Ferrari, Crocifissione, Annunciazione, Noli me tangere; Cristoforo da Lendinara, Madonna col Bambino; l’Antico, Vaso Gonzaga; Lorenzo di Credi, San Sebastiano; Joos van Cleve, Madonna col Bambino e Sant’Anna; Albrecht Bouts, S. Cristoforo; Mabuse, Madonna col Bambino; Cima da Conegliano, Pietà; Girolamo Mocetto, Testa di ragazzo, Boccaccio Boccaccino, Madonna col bambino e due pastori; Giovan Battista Giacomelli, Arpa Estense; Niccolò dell’Arca, Busto di Santa monaca; Guido Mazzoni, Testa virile; Nicolò dell’Abate, Battuta di caccia; Lelio Orsi, Pietà; Antonio Allegri dettoGalleria_Estense_Modena_MyModenaDiary_Violoncello-e-Violino il Correggio, Madonna col Bambino; Antonio Begarelli, Madonna col Bambino; Giovanni Luteri detto Dosso Dossi, Madonna in tronoMadonna col BambinoRitratto di buffone; Prospero Spani, Busto di Ercole II; Lelio Orsi, Martirio di Santa Caterina; Domenico Thetocopuli detto El Greco, Trittichetto portatile; il Garofalo, Madonna col Bambino; Pellegrino Munari, Natività; Bartolomeo Schedoni, Madonna col Bambino; Francesco Vellani, Sposalizio di Santa Caterina; Diego Rodriguez de Silva y Velazquez, Ritratto del Duca Francesco I; Ercole dell’Abate, Ritratto di letterato; Ludovico Lana, Ritratto di giovinetto; bottega di Pietro Paolo Rubens, Adorazione dei Magi; Charles le Brun, Nozze di Mosè e Sefora; Sigismondo Caula, San Carlo Borromeo; Raffaele Rinaldi detto il Menia, Ruderi con vedute; Rosalba Carriera, Ritratto di donna; Luca Carlevarijs, Fiera di Piazza San MarcoVeduta del porto di Livorno; Francesco Guardi, Isola di San Giorgio Maggiore; Jacopo Robusti detto il Tintoretto, Metamorfosi di Ovidio; Paolo Caliari detto il Veronese, San Giovanni Battista; Jacopo galleria_estense3da Ponte detto il Bassano, Santi Pietro e Paolo; Jacopo Negretti detto Palma il Giovane, Visitazione; Alessandro Varotari detto il Padovanino, Sposalizio di Santa Caterina; Guido Reni, S. Rocco in carcereCrocifissione; Ludovico Carracci, Assunzione; Annibale Carracci, Venere; Agostino Carracci, Plutone; Giovanni Andrea Donducci detto il Mastelletta, galleria_estense4Ritrovamento di Mosè; Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino, Martirio di San PietroMarte, Venere e AmoreRitratto di vecchio; Cristoforo Munari, Natura morta; Lionello Spada, Buona Ventura; Giovanni Boulanger, Ritratto; Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Natività; Leone Leoni, Scrittoio da viaggio; Giovan Battista Crespi detto il Cerano, Sant’Ignazio; Daniele Crespi, Incoronazione della Vergine; Francesco del Cairo, La buona ventura; Salvator Rosa, Paesaggio con ErminiaVeduta di una baia.


duomoSECONDA TAPPA: IL DUOMO…
La posa della prima pietra per il nuovo Duomo avvenne il 9 giugno del 1099, incredibilmente in un momento in cui la sede vescovile era vacante: fu dunque la comunità cittadina in piena autonomia – e anzi per rivendicarla – a volere una degna cattedrale al fine di custodire le spoglie del Santo Patrono Geminiano (312-397). Architetto del complesso fu nominato Lanfranco. L’apparato scultoreo fu invece commissionato a Wiligelmo. I lavori procedettero in fretta a partire dalle absidi, e, nel 1106si poté traslare il corpo del Santo nella nuova cripta, alla presenza di Papa Pasquale II e di Matilde di Canossa (questo il racconto della Relatio de innovatione ecclesiae Sancti Geminiani ac de transaltione eius beatissimi corporis conservata nel Museo del Duomo). Qui nel 1173 si tenne un congresso della Lega Lombarda, cui Modena apparteneva. La solenne consacrazione ad opera di Papa Lucio III (il severo pontefice della decretale Ad leoniabolendam contro l’eresia) avvenne invece nel 1184. Già dalla fine del XII secolo intervennero alla fabbrica, sostituendosi ai seguaci di Lanfranco e di Wiligelmo, i Maestri Campionesi, che vi restarono sino almeno alla metà del Trecento, apportando importanti modifiche di gusto gotico (il rosone, le porte laterali in facciata, la Porta Regia su Piazza Grande, il finto transetto, molte decorazioni interne, la magnifica guglia della Ghirlandina). Nella prima metà del ‘400 si costruirono le volte a crociera in mattoni, sostituendo le precedenti capriate lignee, e si arricchì l’interno di pregevoli opere d’arte e monumenti. Sempre al centro della vita cittadina, pronto a fare da sfondo ai principali avvenimenti, la leggenda vuole per esempio che quando l’Imperatore Carlo V passò da Modena, visitandolo, rischiò di rompersi una gamba scivolando sul pavimento. Considerato incredibilmente sgraziato e spoglio dai modenesi dell’epoca barocca, veniva rivestito all’interno e all’esterno con decorazioni e apparati effimeri più confacenti al gusto del tempo. Quduomo3alcuno pensò anche di demolirlo e di costruivi quella che oggi sarebbe una banale chiesa come tante, ma per fortuna non fu esaudito.
Altri interventi risalgono al Settecento – in particolare la zona dell’abside centrale della cripta – e alla fine del secolo successivo, quando il Duomo venne ripulito da tutto ciò che vi era stato aggiunto di non pertinente. Di qui passò anche Napoleone, e in suo onore fu intonato un solenne Te Deum, salvo poi fare altrettanto per la sua sconfitta e il ritorno dei Duchi Estensi. La storia più recente del Duomo è prevalentemente storia di restauri conservativi, che mirano a mantenerlo nelle migliori condizioni possibili, proteggendolo dallo smog e dalla subsidenza, e consentendoci di ammiralo come i tantissimi che fecero altrettanto in quasi mille anni di storia.

ghirlandina TERZA TAPPA: LA GHIRLADINA…
I modenesi ne sono a ragione convinti: la Ghirlandina è il più bel campanile del mondo. La sua storia è antica quanto quella del Duomo. Simbolo indiscusso della città, svetta da quasi mille anni a 86,12 metri sopra i tetti. Le pietre chiare che la rivestono la rendono ricca e luminosa, le sue proporzioni sono armoniche ed eleganti.
Il nome deriva secondo alcuni dalle ghirlande che la caratterizzano, ossia le due balaustre della parte ottagonale, secondo altri dalla Giralda di Siviglia, la torre con cui un certo numero di ebrei spagnoli stabilitisi in città nel XVI secolo avrebbe ravvisato una certa somiglianza. Si distinguono nettamente, ma armoniosamente, due parti. I primi sei piani sono a base quadrata e sono coevi alla Cattedrale: i primi cinque furono completati entro il 1184, il sesto riprende il tema a trifora dell’inferiore ed era già realizzato nel 1261. Fino ad allo006_Centro_Modenara il campanile rimase tronco, anche per importanti problemi di staticità: cedimenti nel terreno di fondazione, infatti, condussero ben presto all’inclinazione che oggi si nota verso il Duomo. Poi i cittadini, sensibili al gusto gotico nel frattempo diffusosi, chiamarono Arrigo da Campione perché la completasse: costui decise di elevare un’ardita guglia ottagonale con due balconate ornate da pinnacoli (poi rimossi), piegata leggermente in direzione opposta alla Cattedrale, sì da correggere la pendenza. I lavori furono terminati nel 1319. Un nuovo cedimento costrinse alla costruzione dei due archi che la uniscono alla chiesa, verosimilmente nel 1338. Solo nel 1588, però, venne effettivamente completato il campanile così come lo vediamo oggi: durante una cerimonia ufficiale, issandola lungo una scala a pioli esterna, venne montata in cima la croce, saldata alla sfera dorata in cui un’urna (incisa con la sigla S.P.Q.M., Senatus PopulusQue Mutinensis) contiene alcune reliquie del Santo Patrono Geminiano.
La torre venne usata non solo per funzioni religiose, ma anche civili e difensive. Osservando i rilievi che la decorano (oltre a quelli di reimpiego romano e ai protomi dalle figure umane e naturali), si possono vedere alcuni soggetti che rimandano alle altre funzioni della Ghirlandina: la Medusa pietrifica i nemici, Tritone doma i mostri marini, protomi leonine incutono soggezione, un’aquila si getta dal secondo piano, un corno avverte del pericolo, due guerrieri salvano una donzella, un altro uccide un capretto, il Re David suona un’arpa.


immagine3QUARTA TAPPA: PALAZZO DUCALE…
Secondo molti si tratta del primo palazzo barocco d’Europa, quello in cui vennero cioè per la prima volta realizzati i canoni dell’arte seicentesca. È monumentale e ricchissimo, d’arte e di storia: un gioiello degno delle ambizioni di chi lo volle. Per grandezza e fasto, ben potrebbe essere annoverato tra le più prestigiose regge a livello europeo.
L’attuale palazzo sorge sul luogo un tempo occupato dal castello fatto erigere nel 1291 da Obizzo d’Este, marchese di Ferrara, poi ricostruito mezzo secolo più tardi. Qui confluivano (e confluiscono tuttora, sottoterra) i vari canali modenesi che, scorrendo da sud verso il Po, si univano nel fossato della fortezza e ne uscivano uniti dal retro, lungo l’attuale viale Vittorio Emanuele II. Quando, nel 1598, la capitale del Ducato estense, dopo la devoluzione di Ferrara al Papa, divenne Modena, Cesare I si sistemò nella roccaforte, già allora inadatta come residenza principale di una corte europea. Fu così che il suo successore, Francesco I, uno dei più grandi Duchi che Modena abbia mai avuto, commissionò il progetto di un nuovo e meraviglioso palazzo, grande molto più del doppio del primo. Siccome desiderava ottenere una reggia sontuosa, si rivolse ai maggiori architetti dell’epoca: dopo un primo progetto di Girolamo Rainaldi degli anni 1631-2, intervennero Bartolomeo Avanzini, che ne curò la realizzazione, Gian Lorenzo Bernini (suoi lo scalone e i finestroni alla sommità della torre centrale), Francesco Borromini (interpellato come acerrimo rivale del primo, per sicurezza) e Pietro da Cortona. Si cominciò con la costruzione del lato orientale, dove sorgeva precedentemente il castello medievale e si continuò pezzo dopo pezzo (anche per via degli elevati costi) piazza-roma-modena_IM31032sino all’ottocento.
La facciata è solidissima ma anche estremamente armoniosa. È caratterizzata dai due torrioni laterali (che rimandano alla costruzione precedente) e da quello centrale, di più ampie dimensioni. Le finestre sono binate, incorniciate di marmo quelle a destra, dipinte quelle a sinistra, i piani sono scanditi da cornici doppie, il fregio contiene delle aquile, simbolo degli Este, tra finestre ovali. Coronano la facciata delle statue: seicentesche quelle a destra e al centro (da destra: Mercurio, Pallade, Giunone, Ercole; il Tempo, la Fortezza, la Virtù, Marte); del primo novecento, ad opera di Giuseppe Graziosi, quelle a sinistra (da destra: Venere, Bacco, Cerere, Vulcano). Stupisce poi la ricchezza del torrione centrale, con cinque ordini di colonne sovrapposti. Accanto al portone di accesso, sormontato da un’aquila, stanno le statue cinquecentesche di Prospero Spani con Ercole e Marco Emilio Lepido. Al bel balcone (da cui si affacciarono Re e Papi) si accede da una grande porta finestra con cariatidi, mentre i piani superiori riprendono i motivi delle cortine laterali. L’orologio che conclude la torre venne istallato nel 1757, in conformità alle nuove mode francesi.

QUINTA TAPPA: GIARDINI DUCALI…
giardini ducali-3L’origine del Giardino Ducale Estense (già Giardini Pubblici) si può far risalire al 1598, anno in cui il duca Cesare fece recintare con una siepe un ampio spazio incolto a Nord del Castello. La trasformazione in giardino fu realizzata negli anni successivi seguendo una tipologia frequente nel giardino rinascimentale. Nel 1634 furono ultimati anche i lavori di costruzione della palazzina del Vigarani, edificio di bella fattura che conserva i classici caratteri dell’architettura seicentesca. Successivamente, dopo quasigiardino_ducale3 un secolo di abbandono, sotto la corte di Francesco III, venne creato l’orto botanico, ripristinata la struttura interna del parco fino alle sostanziali modifiche avvenute a metà 800 che ci hanno consegnato un’area a giardino “misto”, con una zona ad aiuole ben disegnate per mantenere un raccordo formale con i vari edifici ducali e le rimanenti zone a boschetto.  Attualmente il parco è fortemente caratterizzato dal disegno originario e dalla presenza della pregevole palazzina Vigarani che emerge in tutte le principali prospettive. Sul piano vegetazionale va sottolineata la presenza di alberi appartenenti a diverse specie di notevole grandezza e importanza.


Tigellino37PER CHI LO DESIDERA, DALLE 13 ALLE 14, POSSIBILITA’ DI PRANZARE IN COMPAGNIA E CONCLUDERE IN BELLEZZA IL TOUR, ASSAGGIANDO LE PRELIBATEZZE DELLA CUCINA MODENESE. Il menu, a un costo di € 10,00, prevede: tigelle miste, farcite con prodotti della tradizione e un calice di vino. Acqua, tigella dolce e caffé.
La Crescentina, meglio conosciuta con il nome di Tigella, è uno dei più caratteristici Tigellino5prodotti alimentari modenesi. Originaria della montagna modenese, dove la sua storia si perde nella notte dei tempi, questo particolare tipo di pane veniva cotto nei camini impilato in dischi di terracotta (chiamati Tigelle) e consumato nei saloni delle povere case. Fedeli alle antiche tradizioni vi proponiamo questa peculiarità della gastronomia modenese accompagnata da una ricca e variegata scelta di farciture , dalle più classiche alla più innovative, il tutto accompagnato da dell’ottimo Lambrusco, eccellenza della vinicultura modenese o da un calice di Pignoletto DOC, dei colli bolognesi.
 


L’evento, che si terrà domenica, 15 settembre 2019 (con punto di ritrovo in Piazza Grande, davanti al Duomo), partirà alle ore 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà verso le ore 13. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: ingresso alla Galleria Estense, guida turistica, coordinatore e radio guide):  21,00.
Visita guidata + pranzo (a base di tigelle farcite con prodotti della tradizione, tigella dolce, acqua, calice di vino e caffé):  31,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata (pagano per intero, soltanto il pranzo). I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/WhatsApp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

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