Bologna, 11 luglio 2020, ore 20:30: Crimini dietro ai monumenti. Viaggio alla scoperta di storie criminali che non hanno avuto un lieto fine…

Crimini dietro ai monumenti: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

crimini_monumenti

Bologna, al pari delle altre grandi città, ha una lunga tradizione criminale. Storie a volte romantiche, a volte tragiche, di persone che hanno scelto di vivere da fuorilegge per sfuggire alla povertà, per inclinazione naturale o forse a causa di un eccesso di opportunismo. La costante di queste storie è che difficilmente hanno avuto un lieto fine…

Dagli inafferrabili criminali ai delitti di gente perbene, fino al massacro in palazzo d’Accursio. Storie sconvolgenti, che hanno avuto luogo proprio nel centro storico della città “turrita”. Per una serata all’insegna del mistero “nero”…

Bologna_Monte_di_PietàIl grande furto al Monte di Pietà
Il primo “caso” di cui ci occuperemo è quello di un ladro che nella Bologna di fine Settecento avrebbe tenuto testa al celebre antieroe dei fumetti Diabolik. Il suo nome era Girolamo Lucchini, detto conte Lucchini e la sua Eva Kant.
Per raccontare la sua storia partiamo dalla notte di sabato 24 gennaio 1789, quando Girolamo Lucchini si cimentò in un furto mai tentato prima: svaligiare il caveau del Monte di Pietà, dove numerosi bolognesi depositavano i loro averi. Per preparare il colpo, Lucchini si servì soltanto di qualche pezzo di ottone e di una lima, con cui costruì una chiave artigianale molto complicata…

sansalvatore_bolognaRobin Hood all’emiliana
In famiglie affamate e numerose, dove un pezzo di pane doveva bastare a sfamare un pugno di bambini, capitava che i briganti diventassero eroi, proprio come nel caso di Robin Hood, l’arciere della tradizione popolare inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri, soffocati dalle tasse. Uno come Prospero Baschieri, insomma: il brigante bolognese che tra l’estate del 1809 e il marzo del 1810 compì gesta di tale risonanza che entrò nella leggenda.

via_oreficiDelitti di gente perbene
La storia di Bologna è costellata di omicidi compiuti con inaudita ferocia che hanno suscitato scalpore e indignazione anche perché sono avvenuti in seno agli ambienti più elevati della città. Significativo, in questo senso, il delitto Coltelli. Protagonista di questa vicenda è una dark lady ante litteram, una ragazza dall’incredibile fascino, con lunghi capelli neri, fianchi generosi e un viso dai lineamenti pronunciati ma proporzionati, come le più incantevoli bellezze provenienti dalle campagne di Bologna. Il suo nome era Enrica Zerbini e appena diciannovenne rimase coinvolta in uno degli omicidi più efferati della Bologna di fine Ottocento.

strada_maggioreIl delitto di via Mazzini, 39…
Pochi anni dopo il delitto Coltelli, un altro omicidio avvenuto in seno all’alta borghesia cittadina scuote le coscienze, arrivando ad avere echi e ripercussioni a livello nazionale, nel primo Novecento.
Nel tardo pomeriggio del 2 settembre 1902, a Bologna è in corso una seduta del consiglio comunale. Uno dei consiglieri è Tullio Murri, membro della borghesia progressista, laica e positivista dell’epoca e figlio di Augusto Murri, uomo dall’inattaccabile moralità e illuminato docente di quella che all’epoca era la facoltà di Medicina più prestigiosa d’Italia.

palazzo-daccursio_nettuno_galleryIl massacro di palazzo d’Accursio
Palazzo d’Accursio è per i bolognesi semplicemente Palàz, da secoli centro del potere cittadino. Già nel 1336, infatti, venne scelto come residenza degli Anziani, la massima autorità governativa dell’epoca. La Sala Rossa è una delle più suggestive, e si chiama così per via del colore delle tappezzerie. Anticamente era conservato al suo interno il Pallione della Peste, il dipinto commissionato a Guido Reni per celebrare la fine della pestilenza, nel 1631. Ed è all’interno della Sala Rossa di palazzo d’Accursio che il 21 novembre 1920 avvenne un brutale omicidio, quello del consigliere comunale Giulio Giordani, nell’ambito di violenti scontri che portarono alla morte di altre dieci persone e al ferimento di una sessantina.

Bologna-riapre-Via-Rizzoli-bus-27-tornano-in-centro-storico2Sparate al Duce!
Il 31 ottobre 1926 era destinato a diventare nefasto per Benito Mussolini: giunto a Bologna per l’inaugurazione dello stadio Littoriale, nonostante si fosse compiaciuto di aver trovato la città «più fascista che mai», quello fu il giorno in cui rischiò di essere ucciso. Luogo dell’attentato fu il Canton dei Fiori, come all’epoca era chiamato l’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli. Le celebrazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista erano terminate. Il buio era calato sulla città ed erano stati accesi i riflettori puntati su ogni monumento di piazza Vittorio Emanuele, l’attuale piazza Maggiore. Un fascio littorio fatto di lampadine brillava sulla cima della torre Asinelli.

unnamed (1)La Dalia Nera
Un anno dopo, un brutale omicidio sembra avere un legame con gli avvenimenti di palazzo d’Accursio. Avvenuto nel parco di una villa ubicata nella periferia di Bologna, si tratta di un delitto ammantato di mistero e su cui si stende l’ombra, addirittura, di una maledizione. Tra le ville inerpicate sul colle dell’Osservanza, infatti, quella con la fama più sinistra è di certo villa Frank, detta anche villa di Mezzaratta. Agli inizi del Novecento era tristemente nota perché, più di cent’anni prima, nel suo parco erano stati ritrovati i corpi di una donna e delle sue due figlie. Erano state barbaramente sgozzate, e il colpevole non era mai stato identificato.


L’evento, che si terrà venerdì, 11 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 4 luglio 2020, ore 10: Misteri all’improvviso. La Certosa. Storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

misteri_allimprovvisoA Bologna, nessun luogo è come il cimitero monumentale, il quale raccoglie in sé una moltitudine di storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

Misteri all’improvviso è un percorso, all’interno della Certosa di Bologna, tra monumenti e leggende, per evocare storie fantastiche di spiriti, luci misteriose, simboli millenari e la presenza di alcune personalità bolognesi legate al mondo dell’occulto.


Schermata 2020-06-11 alle 17.46.32Nell’universo simbolico della Certosa non mancano aspetti esoterici e massonici. Basti ricordare la presenza di sfingi, ma anche lucerne, caducei e il più conosciuto simbolo dell’eternità: il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra, inoltre, molti episodi di fantasmi e di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti e i loro spiriti… 

04sgirolamonavataIl cimitero monumentale della Certosa di Bologna si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Nell’immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d’arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla 75040689_2534062723297643_4783526259781009408_osua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all’aria aperta”, tappa del grand tour italiano75233325_2533982316639017_5282704749244710912_o: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell’artista Flavio Favelli. La chiesa, non78168106_2538952756141973_4769254843665612800_o parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti.

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall’originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei “vivi”. Anche il porticato ad archi, presente all’entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole r1zzolimagnani-3significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici per l’ampliamento del cimitero alla fine dell’Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città. La Certosa di Bologna e il cimitero monumentale rappresentano un vero e proprio museo all’aria aperta, ricco di arte e storia. Basti pensare che già alla fine dell’800 venne ritrovata proprio in questa area una necropoli etrusca. Le 420 tombe rinvenute fecero accorrere studiosi da tutta Europa e oggi sono custodite nel Museo Civico Archeologico.

75576347_2533982493305666_4290147784348139520_oFondato nel 1801, il cimitero sorge sulle strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La ricchezza della chiesa di san Girolamo riesce ancora oggi a farsi testimone della ricchezza perduta del convento. È ancora possibile ammirare il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Il cuore del Cimitero bolognese è il Chiostro Terzo, di gusto neoclassico dove, alle iniziali tombe dipinte, si sono poi sostituite  opere in stucco e scagliola e – a partire dalla metà dell’Ottocento – in marmo e bronzo.

75380423_2533982656638983_7643738341615075328_oAll’interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, ma non solo, rimangono infatti molte testimonianze di artisti provenienti da lontano. Fra gli scultori di maggior rilievo segnaliamo  Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Leonardo Bistolfi, Silverio Montaguti e Giacomo Manzù, mentre tra i pittori Pelagio Pelagi e Pietro Fancelli.

Tra i personaggi illustri ospitati nel cimitero ricordiamo: il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci  i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti;  il cantante Lucio Dallai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

Nel corso del ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l‘Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento ai caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l’Ossario dei partigiani.


L’evento, che si terrà sabato, 4 luglio 2020 (con punto di ritrovo sotto al portico, a ridosso della chiesa di San Girolamo, ingresso da viale Gandhi), partirà alle 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 11:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 10 luglio 2020, ore 20:30: Crimini dietro ai monumenti. Viaggio alla scoperta di storie criminali che non hanno avuto un lieto fine…

Crimini dietro ai monumenti: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

crimini_monumenti

Bologna, al pari delle altre grandi città, ha una lunga tradizione criminale. Storie a volte romantiche, a volte tragiche, di persone che hanno scelto di vivere da fuorilegge per sfuggire alla povertà, per inclinazione naturale o forse a causa di un eccesso di opportunismo. La costante di queste storie è che difficilmente hanno avuto un lieto fine…

Dagli inafferrabili criminali ai delitti di gente perbene, fino al massacro in palazzo d’Accursio. Storie sconvolgenti, che hanno avuto luogo proprio nel centro storico della città “turrita”. Per una serata all’insegna del mistero “nero”…

Bologna_Monte_di_PietàIl grande furto al Monte di Pietà
Il primo “caso” di cui ci occuperemo è quello di un ladro che nella Bologna di fine Settecento avrebbe tenuto testa al celebre antieroe dei fumetti Diabolik. Il suo nome era Girolamo Lucchini, detto conte Lucchini e la sua Eva Kant.
Per raccontare la sua storia partiamo dalla notte di sabato 24 gennaio 1789, quando Girolamo Lucchini si cimentò in un furto mai tentato prima: svaligiare il caveau del Monte di Pietà, dove numerosi bolognesi depositavano i loro averi. Per preparare il colpo, Lucchini si servì soltanto di qualche pezzo di ottone e di una lima, con cui costruì una chiave artigianale molto complicata…

sansalvatore_bolognaRobin Hood all’emiliana
In famiglie affamate e numerose, dove un pezzo di pane doveva bastare a sfamare un pugno di bambini, capitava che i briganti diventassero eroi, proprio come nel caso di Robin Hood, l’arciere della tradizione popolare inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri, soffocati dalle tasse. Uno come Prospero Baschieri, insomma: il brigante bolognese che tra l’estate del 1809 e il marzo del 1810 compì gesta di tale risonanza che entrò nella leggenda.

via_oreficiDelitti di gente perbene
La storia di Bologna è costellata di omicidi compiuti con inaudita ferocia che hanno suscitato scalpore e indignazione anche perché sono avvenuti in seno agli ambienti più elevati della città. Significativo, in questo senso, il delitto Coltelli. Protagonista di questa vicenda è una dark lady ante litteram, una ragazza dall’incredibile fascino, con lunghi capelli neri, fianchi generosi e un viso dai lineamenti pronunciati ma proporzionati, come le più incantevoli bellezze provenienti dalle campagne di Bologna. Il suo nome era Enrica Zerbini e appena diciannovenne rimase coinvolta in uno degli omicidi più efferati della Bologna di fine Ottocento.

strada_maggioreIl delitto di via Mazzini, 39…
Pochi anni dopo il delitto Coltelli, un altro omicidio avvenuto in seno all’alta borghesia cittadina scuote le coscienze, arrivando ad avere echi e ripercussioni a livello nazionale, nel primo Novecento.
Nel tardo pomeriggio del 2 settembre 1902, a Bologna è in corso una seduta del consiglio comunale. Uno dei consiglieri è Tullio Murri, membro della borghesia progressista, laica e positivista dell’epoca e figlio di Augusto Murri, uomo dall’inattaccabile moralità e illuminato docente di quella che all’epoca era la facoltà di Medicina più prestigiosa d’Italia.

palazzo-daccursio_nettuno_galleryIl massacro di palazzo d’Accursio
Palazzo d’Accursio è per i bolognesi semplicemente Palàz, da secoli centro del potere cittadino. Già nel 1336, infatti, venne scelto come residenza degli Anziani, la massima autorità governativa dell’epoca. La Sala Rossa è una delle più suggestive, e si chiama così per via del colore delle tappezzerie. Anticamente era conservato al suo interno il Pallione della Peste, il dipinto commissionato a Guido Reni per celebrare la fine della pestilenza, nel 1631. Ed è all’interno della Sala Rossa di palazzo d’Accursio che il 21 novembre 1920 avvenne un brutale omicidio, quello del consigliere comunale Giulio Giordani, nell’ambito di violenti scontri che portarono alla morte di altre dieci persone e al ferimento di una sessantina.

Bologna-riapre-Via-Rizzoli-bus-27-tornano-in-centro-storico2Sparate al Duce!
Il 31 ottobre 1926 era destinato a diventare nefasto per Benito Mussolini: giunto a Bologna per l’inaugurazione dello stadio Littoriale, nonostante si fosse compiaciuto di aver trovato la città «più fascista che mai», quello fu il giorno in cui rischiò di essere ucciso. Luogo dell’attentato fu il Canton dei Fiori, come all’epoca era chiamato l’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli. Le celebrazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista erano terminate. Il buio era calato sulla città ed erano stati accesi i riflettori puntati su ogni monumento di piazza Vittorio Emanuele, l’attuale piazza Maggiore. Un fascio littorio fatto di lampadine brillava sulla cima della torre Asinelli.

unnamed (1)La Dalia Nera
Un anno dopo, un brutale omicidio sembra avere un legame con gli avvenimenti di palazzo d’Accursio. Avvenuto nel parco di una villa ubicata nella periferia di Bologna, si tratta di un delitto ammantato di mistero e su cui si stende l’ombra, addirittura, di una maledizione. Tra le ville inerpicate sul colle dell’Osservanza, infatti, quella con la fama più sinistra è di certo villa Frank, detta anche villa di Mezzaratta. Agli inizi del Novecento era tristemente nota perché, più di cent’anni prima, nel suo parco erano stati ritrovati i corpi di una donna e delle sue due figlie. Erano state barbaramente sgozzate, e il colpevole non era mai stato identificato.


L’evento, che si terrà venerdì, 10 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

 

Pillole di Arte & Cultura. La mortadella: il simbolo di una città, nota in tutto il mondo…

Buon pomeriggio e scusate il ritardo nella pubblicazione! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, come ogni settimana…


pillole_arte_cultura3Bologna è conosciuta in tutto il mondo per alcune sue peculiarità. La mortadella, ad esempio, ha una storia secolare ed è considerata il salume più famoso della tradizione gastronomica bolognese…

Rosa, profumatissima, dal gusto equilibrato e pieno: vi presentiamo la regina dei salumi, la mortadella. Buona da sola, tagliata grossa e fatta a tocchetti, irresistibile tagliata sottile, stracciata, dentro alla crescenta, alla pizza bianca o a una rosetta croccante. La mortadella, la “Bologna”, è un prodotto IGP dal 1998… ❤️

Buon pomeriggio a tutti!  Eccoci nuovamente alla nostra rubrica di “Pillole di arte & cultura”.

32649-mortadella-paninoOggi ci soffermeremo sulla storia niente popò di meno che, della mortadella, il salume che non mancherà mai sulle tavole dei bolognesi. Dovete sapere che, i primi indizi sulla produzione di questo alimento diventato simbolo dell’Emilia-Romagna, risalgono addirittura ai tempi dell’antica Felsina, etrusca e della Bononia dei galli boi. L’allora territorio era ricchissimo di querceti che rifornivano di gustose ghiande la dieta dei maiali, selvatici ed addomesticati, della nostra regione.

Il nome, probabilmente, deriva dal “mortarium” o meglio da “murtatum” che faceva esplicitamente riferimento al mortaio utilizzato dagli antichi per pestare e preparare la carne, cui venivano aggiunte alcune spezie. La mortadella divenne talmente famosa ed apprezzata da tutti che nei primi anni del XVII secolo l’agronomo Vincenzo Tanara ne scrisse un’accurata ricetta per la relativa produzione, completa di ingredienti e precise quantità dei primi (nella ricetta originale c’era una quantità nettamente maggiore di grasso rispetto a quella odierna).

15915458473271305000805La ricetta ebbe così tanto successo che nel 1661 il cardinale Farnese emise un bando che codificava la produzione della mortadella. Possiamo dire, insomma, con orsalaroligoglio, che si trattava del primo documento DOP e IGP della storia dell’uomo. Ovviamente, perché le regole fossero rispettate e sigillate a dovere venne istituita la “Corporazione dei Salaroli” con sede a Casalecchio di Reno, la quale aveva il compito di monitorare le varie produzioni di salume nel territorio e soprattutto, si assicurava che venissero rispettati i processi di preparazione. Rispetto ad oggi le sanzioni in vigore per chi avesse tentato di “taroccare” la mortadella erano abbastanza rigide, tant’è che nei casi più estremi, si rischiava, addirittura, anche l’esilio da Bologna.

La mortadella era una prelibatezza riservata ai nobili e ai più facoltosi che si potevano unnamed (1)permettere il salume più volte a settimana sulle loro tavole. Immaginate solamente che il prosciutto crudo, ad esempio, era molto meno costoso. Tutto ciò grazie a ingredienti di unnamedprimissima qualità e alla lunga e meticolosa modalità di preparazione, della quale erano incaricati artigiani altamente specializzati. Successivamente, grazie allo sviluppo dell’industria salumiera avviato nell’Ottocento, la mortadella diventerà un prodotto globale ed accessibile ai più, tanto da essere eletto come migliore spuntino da parte della quasi totalità degli operai italiani.

Per oggi è tutto, signori! A sabato prossimo e buona mortadella a tutti.

N.B. Quante volte, da bambini, in attesa della merenda pomeridiana, la cucina veniva invasa dalla fragranza della mortadella! Se chiudo gli occhi sento, ancora oggi, lo sgranocchìo della rosetta sotto ai denti e del companatico che si scioglieva in bocca. Buona merenda a tutti


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Bologna, 4 luglio 2020, ore 20:30: “Paura a Bologna”. La città negli anni ottanta, in un buio periodo storico, tra criminalità, delitti e terrorismo…

È un capitolo della città di Bologna oscuro. L’intensità temporale della maggior parte di questi crimini, aveva generato un diffuso allarme. Sarà una narrazione unitaria di avvenimenti (in primis, i sequestri) che hanno sconvolto una provincia e destato forti paure. Hanno emozionato, fatto trepidare e, tuttora, riecheggiano intorno a queste vicende solidali commozioni…

paura_a_bolognaLa Bologna degli anni ottanta è quella dal cui aeroporto è partito, alle 20:08 del 27 giugno 1980, il DC-9 della compagnia Itavia, diretto a Palermo, ma precipitato nei pressi dell’isola di Ustica, poco prima delle 21, cagionando la morte dei quattro componenti dell’equipaggio e dei settantasette passeggeri; tragedia subito seguita da quella ancora più tremenda del 2 agosto, alla stazione: ottantacinque morti e più di duecento feriti. Una città profondamente diversa da come era stata fino a qualche anno prima. Non più la città pacioccona, accogliente, buontempona e sorridente, non più la città occupata dalla genuina goliardia che l’aveva contraddistinta fino a poco tempo prima, ma una città drammaticamente ed irreversibilmente segnata dai foschi anni settanta dell’insorgente terrorismo, che qui ha dato i natali a non pochi gruppi fanatici utopisticamente rivoluzionari.

ustica3-messaggeroSempre più di frequente, negli anni Ottanta, Bologna si fa teatro di crimini e violenze di varia matrice. La città è sotto shock. Vive momenti di autentico terrore. Ci si tappa in casa, si cambiano abitudini ed orari di vita quotidiana. Chi abita in periferia ed in collina, installa solide inferriate e sofisticati sistemi di allarme. Chi può ricorre alle guardie del corpo, per sé e per ciascun componente della famiglia. È un allarme diffuso e generale, che non fermerà l’Anonima sequestri, che incalza e colpisce, senza pietà. Già, la pietà, la grande unnamedassente in queste forme di criminalità organizzata. I criminali sequestratori, in quegli anni, si impegnano a non dare tregua, all’ostaggio e alle famiglie, per giorni, settimane o mesi. Studiano come generare e accentuare il terrore, affidando ora al più sconvolgente silenzio, ora alle più brutali minacce, l’asservimento delle vittime, la rassegnazione, la ferocia dell’eliminazione, anche della speranza, anche della fede, anche della dignità. L’Anonima sequestri, in pochi anni, mette a segno cinque rapimenti, con modalità ed esiti diversi: solo cinque giorni per il giovane Francesco Segafredo, “re del caffè”; oltre tre mesi per la bella Ludovica Rangoni Machiavelli, ostaggio “sbagliato” perché la famiglia non dispone dell’enorme riscatto richiesto; 67 giorni e una ferita difficile da rimarginare per Patrizia Bauer; fino ai tragici episodi, terminati con la morte, di Alessandro Fantazzini ed Eugenio Gazzotti. Ricordare tutto ciò, ci sembra un dovere downloadcivico e lo faremo con la passione che ci contraddistingue! Analizzeremo quegli anni e ricostruiremo, passo dopo passo, i momenti salienti di questi avvenimenti della cronaca locale e nazionale, in una cornice affascinante di una Bologna di notte, che attraverso le sue luci dorate, che emozionano e rendono ancora più suggestivi i percorsi creati ad hoc per i partecipanti, riuscirà a far risaltare le sensazioni provocate dai racconti di quegli anni, che nessuno potrà mai dimenticare…

Il giovane Francesco Segafredo, 23 anni, noto in città come il “Re del caffè”, sta tornando a casa in via dei Colli, zona signorile e dopo il imagestramonto, poco frequentata. È al volante della sua auto, ha giù premuto il pulsante del congegno elettronico di apertura del cancello e ne sta osservando i battenti che, lentamente, si stanno aprendo. Improvvisamente, sbuca dal buio un individuo col volto incappucciato, spalanca la portiera e lo afferra per trascinarlo fuori. Francesco reagisce, resiste, ma l’altro fa forza, riesce a fargli tirare fuori piedi e gambe. In quel momento, sopraggiungono altri due malviventi, uno palesemente armato, che lo estraggono violentemente dall’abitacolo, cagionandogli anche una ferita e parecchie escoriazioni e lo immobilizzano. Iniziano le 100 ore di rapimento, che scioccheranno talmente tanto la famiglia, da cedere la sua amministrazione all’attuale proprietario, mister Zanetti. Parleremo della vicenda, proprio di fronte alla prima torrefazione di caffé Segafredo, sita in via Galliera, oggi store Essse Caffé…

via-de-giudeiChi percorre via Emilia Levante, da Bologna verso l’Adriatico, lasciatasi la città alle spalle, attraversati gli abitati di San Lazzaro di Savena e di Idice e superato, sulla destra, il bivio per Monterenzio, trova, sempre sulla destra, via Tomba Forella, che dopo i primi chilometri pianeggianti si inerpica verso la collina. Qui, ben visibile anche dalla via Emilia, sorge il palazzo-castello dei marchesi Rangoni Machiavelli, bellissima costruzione che, per le radici fiorentine della nobile famiglia, è copia perfetta, sebbene in dimensioni ridotte, dello storico palazzo Vecchio di Firenze. Qui è diretta mentre ha inizio il racconto. Sono passate da poco le 23:40 di mercoledì, 4 maggio 1983. Ludovica è a bordo della sua vecchia Cinquecento, che la porterà al castello. Ha già percorso più della metà della via Tomba Forella, quando sopraggiunge un’altra vettura, affianca la sua, la stringe verso il bordo, la urta, costringendola a fermarsi. Lei è terrorizzata. Tre uomini incappucciati circondano la sua auto. Uno di loro si si accosta allo sportello dal lato del guidatore, col calcio di un fucile picchia sul finestrino e le fa segno di uscire. I tre la bendano e la imbavagliano. Così scatta il rapimento della donna. Ludovica è nella sua prigione, dopo un viaggio piuttosto breve. Sarà il padre a scoprire l’auto abbandonata, proprio sulla via verso casa! Chiama il fidanzato, ma nessuna notizia della ragazza. È smarrimento e angoscia, terrore e senso di colpa. Viste le condizioni economiche in cui versava la famiglia, parenti e fidanzato, avevano il terrore che il rapimento fosse a scopo sessuale. Dopo qualche giorno vengono a sapere che Ludovica è viva. La mattina del lunedì, 9 maggio, giungono due strane missive, una delle quali al medico di famiglia di casa Rangoni Machiavelli, con lo studio sito in via dei Giudei. Cosa c’era scritto sulla lettera? Approfondiremo questa incredibile vicenda, recandoci proprio sul punto esatto dove era ubicato lo studio del medico curante…

VIA-MARCONI-2Patrizia Bauer, rapita dagli stessi malviventi di Ludovica Machiavelli, e tenuta ostaggio di riscatto, dopo vari spostamenti, nello stesso luogo della prima. Per la sua liberazione, furono pagati ben due miliardi e mezzo. La prigionia di Patrizia non era stata molto dura. I custodi la trattavano bene. Dormiva in una tenda da campeggio, dove doveva stare in ginocchio. Aveva una grandina e due sacchi a pelo. Mangiava bene, con rifornimenti che provenivano da una cooperativa di Piombino. Patrizia, durante il giorno veniva lasciata libera di stare nel bosco nel quale si dislocava l’accampamento di fortuna. Non provò mai a scappare, poiché non avrebbe saputo come uscire da quella zona, tra l’altro situata in un terreno recintato, con tanto di cancello chiuso e cane da guardia, ben appostato. Inoltre, aveva paura. Una incredibile, incommensurabile paura. Patrizia, nella notte del 6 febbraio 1983 viene condotta verso un’automobile, sdraiata sul sedile e incappucciata. Verso le 20 viene lasciata in un tratto della superstrada in Val di Chiana, dove telefona ai suoi genitori, che di lì a poco mandano i carabinieri a prenderla. Finisce così l’incubo di quel rapimento. Una delle auto utilizzata durante le operazioni di rapimento delle due donne, fu una Fiat Ritmo di colore bianco, rubata davanti ad un negozio di via Marconi, verso le 19 del 4 agosto. La stessa fu utilizzata per il rapimento di Patrizia e per il rilascio di Ludovica, il 12 agosto, la quale, dopo essere stata liberata, guidò la stessa fino a Bologna.

050312 - Esterni Questura di Bologna in piazza Galileo - polizia - foto Nucci/BenvenutiAlessandro Fantazzini, il “colpo grosso” preannunciato. Difficilmente la fantasia umana sarebbe stata capace di inventare una storia sul generis. È la narrazione di una cattiveria inspiegabile, piombata su una famiglia modesta, buona, dedita esclusivamente al lavoro e agli affetti. È il ricordo di un innocente, sacrificato all’ingordigia di chi non conosce misericordia. È un umile atto di solidarietà nei confronti di una madre che non si è arresa. E anche un doveroso apprezzamento per la dedizione di un magistrato che non si è risparmiato nella ricerca della verità e delle responsabilità! Un rapimento con un finale tragico, per una ferita creata da un oggetto contundente, servito per bloccare Alessandro, che si era ribellato ai tre malviventi che lo attendevano dietro la legnaia di casa della sua fidanzata. Il dirigente della Criminalpol di Bologna non ha perplessità e aiuta la famiglia, quando riceve una lettera da parte dei malviventi che domandano un riscatto, asserendo che il rapito sarebbe ancora vivo, anche se, ferito. Garantisce, entro due giorni dal pagamento di restituire Alessandro alla madre, insieme all’importo totale richiesto dai malviventi. Alessandro Fantazzini ha riportato una ferita, in seguito trascurata. Quando i malviventi si sono accorti che non sarebbe sopravvissuto, accelerano le trattative del riscatto. Alessandro è stato selvaggiamente picchiato. Ha perso dalla testa moltissimo sangue ed è stato costretto ad un viaggio disastroso. Purtroppo, il corpo di Alessandro non viene mai ritrovato. Una storia cruenta e straziante, di cui vi racconteremo i particolari durante la visita guidata…

267d69fc126d96b34d7f29f566e53164Eugenio Gazzotti, residente in via Castiglione nr. 117, senza una telefonata di spiegazione, il 3 marzo 1987 scompare senza lasciare traccia. L’ingegnere, lavorava nell’omonima azienda con enorme successo! Fallite le ricerche della moglie, dei figli e dei collaboratori più stretti, viene denunciata la scomparsa presso la Questura. Gli inquirenti, sospettano un rapimento, ma le indagini si spostano anche su altri fronti. Potrebbe trattarsi di una fuga per ammanchi finanziari, per una relazione clandestina, una disgrazia imprecisabile o anche uno smarrimento per improvvisa amnesia o depressione. Viene ritrovata l’auto, senza particolari segni di effrazione o ammaccature sulla carrozzeria. Inoltre, gli sportelli chiusi a chiave, freno a mano tirato e nessun documento mancava. Insomma, l’auto era nelle condizioni di un volontario, spontaneo, abbandono. Vicino all’azienda viene ritrovata un’auto rubata, all’interno di essa, la fondina di una pistola e un asciugamano. Si poteva, a questo punto, parlare di sequestro? Il 16 marzo è ufficiale: Gazzotti è stato sequestrato! Vittima di un raggiro da parte di finti finanzieri che lo bloccano sulla via del ritorno dal lavoro, viene obbligato a salire sull’auto che fu poi ritrovata, fuori l’azienda! I malviventi domandano un riscatto di tre miliardi e mezzo. La contrattazione si attua, come al solito, tramite i quotidiani. Ad un certo punto, Giacomo, il figlio di Gazzotti, viene rapito e portato nello stesso luogo in cui il padre è prigioniero. I due si riabbracciano in una condizione veramente anomala! Giacomo riesce a liberarsi dalle catene ed è armato. Lo riferisce al padre. Voglio azzardare l’iniziativa per attuare un attacco ai malviventi e fuggire a quell’incubo. Ne consegue uno scontro armato, padre e figlio fuggono. Il bandito preposto alla guardia della tenda lo insegue. Eugenio viene ferito e cammina in modo lento e faticoso. Giacomo raggiunge il malvivente e lo ferisce in modo grave! 71_bigCorre da suo padre e lo trova ferito gravemente alla testa (era stato colpito casualmente lui, anziché il figlio, nello scontro armato), le pupille spente! Giacomo pensa che sia morto. Corre a valle per chiedere aiuto! Corre, scende, incespica, si graffia, ma senza sosta, alla ricerca di un segno di vita e di civiltà! Finalmente, dopo una corsa durata almeno un’ora e mezza, si trova in campagna aperta, non più nel bosco. Imbocca un sentiero che lo porta ad una cavedagna. All’orizzonte qualche abitazione. Chiede ospitalità nella prima casa del borgo e chiama i Carabinieri, i quali gli dicono di non muoversi, che al più presto sarà raggiunto da militi del più vicino comando! I carabinieri trovano il rapitore ferito e, successivamente, Eugenio Gazzotti, il quale, fortunatamente, respira ancora! Gazzotti padre e figlio sono liberi! In una zona impervia e isolata, a pochi chilometri da Firenze una drammatica liberazione. Purtroppo, Gazzotti senior non ce la farà! Morirà per complicazioni al cuore, causate dall’affaticamento che la pallottola finita nel polmone ha procurato! Giacomo si sente terribilmente in colpa per il padre, che paga con la vita il suo rapimento…


L’evento, che si terrà sabato, 4 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Pillole di Arte & Cultura. Il Frankenstein di Bologna, sulle tracce degli esperimenti che ispirarono Mary Shelley…

Buon pomeriggio e buon sabato a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_cultura2Le curiosità su Bologna sono davvero numerosissime. Molte di esse, conosciute in tutto il mondo. Tra le sue vie si nascondono interessanti segreti. Uno dei più ghiotti lega Mary Shelley a Giovanni Aldini…

Vuoi sapere cos’hanno in comune Bologna e Londra? Frankenstein! Letteratura e scienza si fondono per dare “vita” a uno dei miti gotici più amati e conosciuti a livello mondiale…

Speranzosi che a breve ci venga permesso di ricominciare ad esercitare la nostra “passione” sotto forma di organizzazione di tour, oggi, ci occuperemo di alcune vie o strade bolognesi che dietro al loro nome celano aspetti a dir poco curiosi ed in alcuni casi geniali… ❤️

Buongiorno a tutti!  Eccoci nuovamente alla nostra rubrica di “Pillole di arte & cultura”.
Bene ma bando alle ciance, qualcuno di voi sa che cosa accomuna  Il “mostro di Frankenstein (romanzo scritto da Mery Shelley e pubblicato nel 1818)” e l’illustre scienziato bolognese, Giovanni Aldini?

esperimenti-galviniIl buon Aldini non era altro che il nipote di Luigi Galvani, altro famosissimo scienziato bolognese che grazie alla pila inventata da Alessandro Volta, con la collaborazione di Laura Bassi, aveva cominciato ad effettuare esperimenti con l’energia elettrica stimolando i centri nervosi di alcune sezioni di rane, convinto di poter riportare in vita gli animali (i loro arti si muovevano, grazie alle scosse ricevute). Credo li conosciate tutti, i suoi esperimenti!

Giovanni Aldini, nato nel 1762 era molto più visionario dello zio e decise IMG-20200530-WA0013di spingersi oltre proseguendo i suoi esperimenti sugli esseri umani.

Sono reperibili su Google tabelle illustrative con le sue composizioni di cadaveri ricuciti un po’ alla peggio, onestamente.
Ovviamente non era facile reperire materiale del genere se non all’obitorio, dove i condannati a morte erano gli unici ad avere la certezza di un corpo intero e che nessuno avrebbe mai reclamato. Sorgeva ugualmente un ulteriore problema ed era quello che in quasi tutta Europa chi subiva un esecuzione, la riceveva tramite ghigliottina. Quindi un corpo senza testa non soddisfava appieno le esigenze del buon Aldini. Fino a quando non scoprì che in Inghilterra i condannati a morte venivano impiccati. Entusiasmato dalla notizia, partì alla volta di Londra, dove nel 1803 esordì con una serie di spettacoli nelle piazze londinesi riguardanti proprio i suoi esperimenti. Anzi, le cronache del tempo parlarono di un tasso di mortalità del 300%, infatti sia il suo assistente, che due presenti tra il pubblico morirono di infarto quando videro il cadavere alzare una gamba prima e un braccio dopo.Il successo fu immediato tanto da replicare più volte al giorno nei luoghi di raccolta della Londra di inizio ‘800.

IMG-20200530-WA0012Ora, detto tra noi, sicuramente, la storia di Lord Byron e la sua villa in Svizzera con annessa competizione, durante una notte tempestosa, nella scrittura di un romanzo, è sicuramente molto più affascinante. Ma ahimè, si dà il caso, che ci siano più che tangibili possibilità che il romanzo sia una sorta di plagio, cioè non è stato inventato nulla, dal momento che la prima stesura risale al 1818,  poi rivisitato nel 1838. Coincidenze?

Mille grazie per l’attenzione e rimanete sintonizzati! ❤️ A sabato prossimo… 🎓


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Pillole di Arte & Cultura. Curiosità e leggende, tra le stradine del centro storico di Bologna…

Buon pomeriggio e buon sabato a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_cultura2Le curiosità su Bologna sono davvero numerosissime. Molte di esse, conosciute in tutto il mondo. Tra le sue vie si nascondono interessanti segreti. Oggi, ve ne sveleremo tre, tra i più strani e meno diffusi…

Una fitta intelaiatura di vie e di piazze, tra curiosità, leggende e monumenti, in una città tra le più interessanti d’Italia. L’unica, che conta una fitta presenza di portici, che diventeranno, molto probabilmente, patrimonio Unesco…

Speranzosi che a breve ci venga permesso di ricominciare ad esercitare la nostra “passione” sotto forma di organizzazione di tour, oggi, ci occuperemo di alcune vie o strade bolognesi che dietro al loro nome celano aspetti a dir poco curiosi ed in alcuni casi geniali… ❤️

1056-2293Partiamo da una laterale di via Irnerio. Più precisamente, da via “CENTOTRECENTO”. Chissà quanti di voi si saranno chiesti il significato di questi due numeri dal momento che la via, un tratto molto breve in realtà, ha l’ultimo numero civico che si ferma ben al di sotto delle cifre sopra menzionate.1527692469686-Via-Centotrecento-Bologna

Bene. Non ci crederete, ma ” CENTOTRECENTO” si riferiva esplicitamente al tariffario delle prostitute che esercitavano la “professione” negli appartamenti siti in codesta via. Da una parte le “libere professioniste”, più abbordabili da tutta la clientela interessata alle prestazioni (100, ovviamente), mentre dall’altra le peripatetiche di alto borgo (300, ovviamente), cosicché gli avventori avessero ben chiaro fin da subito la direzione da prendere.

Salendo in direzione Piazza Maggiore, da via Indipendenza, ci imbattiamo invece in una laterale di A. Righi, per l’esattezza, via “MALCONTENTI”. in questo caso non c’è bisogno di sforzare tanto la fantasia per immaginare a cosa via-malcontentipotesse riferirsi, per il semplice motivo che il nome in sé e per sé è già molto indicativo sul motivo della scelta riguardo questa, oggi, piccola viuzza. infatti “MALCONTENTI” era esplicitamente riferito all’umore dei condannati a morte, che erano soliti transitare in quella strada, diretti sotto il Padiglione del Podestà, dove era cbba1899c314ee018799432842a103b9situato il patibolo nel quale venivano impiccati i malcapitati.

Concludiamo il nostro breve viaggio per le vie del centro storico (in realtà, Bologna è piena di vie e strade che riportano racconti e curiosità che meriterebbero una menzione, ma capite anche voi che ci vorrebbero giorni e giorni per raccontarle tutte) terminando nella centralissima via S. Stefano, ovvero in una piccolissima laterale denominata via “DAL LUZZO (in dialetto bolognese il “LUZZO” sarebbe il “LUCCIO”, successivamente adoperata anche per indicare un capitombolo non indifferente)”. Ma cosa rende particolare questa via?

Schermata 2020-05-23 alle 16.19.52La caratteristica di via “DAL LUZZO” è quella di avere sulla parete di un palazzo un bassorilievo raffigurante proprio un esemplare ittico della specie dei lucci e non solo per indicare la famiglia nobile proprietaria dello stemma, ma soprattutto, per sopperire al forte analfabetismo che era una costante del periodo tra la popolazione più povera. Insomma, chi non via-dal-luzzo-a-due-passisapeva leggere poteva aiutarsi con le figure per non sbagliare destinazione. A dir poco geniale, aggiungerei! 😊

Con la speranza di aver soddisfatto, e contemporaneamente stuzzicato la vostra curiosità, ci auguriamo di poterci vedere personalmente il prima possibile! Per il momento è tutto. Alla prossima settimana…

Mille grazie per l’attenzione e rimanete sintonizzati! ❤️


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Le ricette della nonna: la ciambella bolognese…

riceette_nonna

La cucina emiliano-romagnola, ricca di sapori e storia, porta immediatamente alla memoria, immagini di commensali riuniti attorno alla tavola per celebrare feste e ricorrenze. Ruolo tradizionale di fondamentale importanza è quello dell’azdora, la padrona di casa, intenta a preparare le delizie della tradizione. Tutta la Regione e in particolare Bologna, tra le capitali della cucina italiana, offre piatti tipici noti e ormai diffusi su tutto il territorio nazionale…

Ciambella bolognese…

La ciambella bolognese (brazadéla, in dialetto bolognese), rappresenta per un bolognese la quotidianità, la famiglia e il focolare domestico. Il nome brazadéla (ciambella), sembra che derivi dal dialetto “braz (braccio)”, poiché l’oste porgeva la ciambella ai clienti tenendola infilata nel braccio, mentre con l’altro versava il vino nel bicchiere dove la ciambella veniva “tocciata (inzuppata)”…


Schermata 2020-05-20 alle 13.30.33Ingredienti:
250 gr. di farina “00”
100 gr. di burro
100 gr. di zucchero semolato
1 uovo intero
Una bustina di lievito vanigliato per dolci
Scorza grattugiata di un limone biologico
Un pizzico di sale
Latte q.b.
Per la decorazione
Granella di zucchero, un tuorlo d’uovo, un po’ di latte

Procedimento: disponete la farina a fontana, mettete al centro l’uovo, lo zucchero, il burro ammorbidito, il lievito, la scorza di limone e un pizzico di sale. Impastate bene, aggiungendo la quantità di latte necessaria per ottenere un impasto omogeneo. Fate un cordone e disponetelo in uno stampo imburrato per ciambella con un buco in mezzo. Con un coltellino affilato, fare un’incisione al centro dell’impasto lungo tutta la circonferenza. Spennellare con un tuorlo d’uovo sbattuto, insieme a un po’ di latte e guarnite con i granelli di zucchero. Cuocete in forno a 180° C per mezz’ora. Servite fredda, accompagnata da un Romagna Albana DOCG, dal colore giallo dorato con riflessi ambrati, dal profumo ricco e intenso, dal sapore corposo…

Pillole di Arte & Cultura: il Giardino Ducale di Parma…

Buongiorno a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_cultura2Oggi parleremo del Giardino Ducale di Parma, plurisecolare, riscritto, nei secoli, in molteplici forme artistiche e naturalistiche…

Lo spazio verde all’interno della città, programmata al servizio di conventi, monasteri e di grandi casate, era stato progettato per i cosiddetti “orti”. All’interno, vi si coltivavano: legumi, farro, grani di vario tipo, segale, biade e lino. Questo verde urbano, nato per fini economici, non si contrapponeva al verde che esisteva fuori le mura, alla campagna, alle diverse forme di coltura, ma al contrario le integrava e le arricchiva…

Palazzo_Ducale_in_settembreIn origine anche gli spazi dell’attuale Giardino Ducale, fino all’acquisto che ne fece Ottavio Farnese nel 1561, non erano che un sistema di orti, come fino al XIX secolo avvenne per la zona intorno alla chiesa del Quartiere, sempre nell’Oltretorrente. Quasi un quarto della città medievale era rimasta a verde, quando le aree fabbricabili erano richieste e le costruzioni di concentravano su vie strette, elevandosi verso l’alto, con piani bassi, per risparmiare al massimo lo spazio.

Una curiosità: tra le eresie che furono recuperate dalla Chiesa Cattolica, ci fu quella che, per un certo periodo, sembrò coinvolgere l’ordine degli Umiliati, un ordine misto di laici e di sacerdoti, che conducevano vita in comune, ma esaltavano la famiglia, il lavoro manuale e la lettura e predicazione pubblica dei Vangeli. A Parma, gli Umiliati nella zona gravitante intorno al borgo del Naviglio, proprio perché qui aveva sede l’Arte della Lana e vi erano i maggiori opifici per predisporre le lane e tessere e colorare le stoffe. Questa zona era stata scelta per salvaguardare le acque da usare in città, poiché la lavorazione era fortemente inquinante.cof Gli Umiliati ebbero anche incarichi importanti nel Comune di Parma, del quale erano spesso massari, cioé tesorieri. Tuttavia, da questa parte della città, gli Umiliati furono, verso la metà del duecento, soppiantati dall’ordine dei Francescani, per cui essi si ritirarono al di là del torrente Parma, sulla riva sinistra, abbandonando la partecipazione all’arte della lana, investendo così le proprie risorse economiche in un ritorno all’agricoltura, ritenuta un’attività che meglio corrispondeva al loro Ordine. Il ritorno a una purezza originaria, ad una forma di autenticità di testimonianza dei primordi, quando l’uomo era uscito dal unnamed (1)Paradiso terrestre e, nonostante il peccato originale, era ancora vicino ad una sentire autentico che non ne modificava la natura semplice e spontanea.

Nel 1546, dopo poco meno di un anno di governo, il primo duca di Parma e Piacenza, Pier Luigi Farnese, aveva delineato gli spazi per un sistema di protezione del verde, creando una enorme riserva di caccia. Promuovere un’area a riserva di caccia, non significava snaturarne le funzioni. In nessun modo veniva alterato l’equilibrio tra prato, bosco, orti che costituiva il paesaggio dell’epoca, un paesaggio totalmente “umanizzato”, poiché anche i boschi erano il prodotto di un millenario intervenire dell’uomo sull’ambiente, modificandolo, assoggettandolo, quasi reinventandolo, tra esigenze economiche, botaniche ed estetiche. Con la riserva si sottolineava però che, ogni modificazione, ogni fuguro mutamento, dovevano essere sottoposti alla volontà del duca. Significava avere uno strumento di politica del territorio, in grado di assicurare l’equilibrio ecologico. Con Ottavio Farnese il sistema del verde venne incardinato intorno e a partire dal Giardino Ducale, che era parco, orto, giardino, ma anche zoo con fosse dedicate agli animali esotici come orsi e leoni. Intanto, sui rampari delle mura iniziava la coltura del gelso, che così entrava a far parte del paesaggio parmense. Il Giardino Ducale nasce dunque con Ottavio Farnese. Le sue trasformazioni indicheranno le linee guida per i cambiamenti di gusto e di moda ai quali i sudditi conformeranno, nei secoli, i propri modesti giardini. Parma, infatti, non è città di palazzi, non è una capitale di grandi residenze aristocratiche o di ricchi mercanti, di agiati artigiani, per cui solo dal XVI secolo, unnamedincominciano a trovare traccia di presenze di giardini nei cortili, negli spazi retrostanti le costruzioni di una certa dignità edilizia, nelle parco_ducale_estensequali la funzionalità d’uso si affiancava a valori estetici di alto pregio che si collegavano a modelli sia della corte che stranieri. Nel 1561 il Vignola, diede vita, da una pusterla sulle mura, a una villa cubica con loggiato e torretta centrale, che diventò una residenza estiva, luogo delle meraviglie e di stupore, ai quali contribuivano particolarmente la grotta e la fontana, vasta e articolata. La facciata del palazzo sembrava sorgere com un’isola in eleganti forme classicheggianti e luminose, rispecchiatesi sull’acqua. Il palazzo divenne così il luogo di delizie. Il giardino, tra le altre, conteneva un labirinto di verzura (piccole selve e boschetti). Il palazzo, eretto per volontà di fasto, quindi, per rafforzare l’immagine del potere assoluto, luogo della fantasia, dell’unità, il castello incantato dei poemi cavallereschi, per cui non a caso Ottavio Farnese vi fece affrescare storie tratte dall’Orlando innamorato del Boiardo, con foreste di specchi nei quali la realtà si riflette ed insieme viene a mancare.

Parco-Ducale-scultura-di-Jean-Baptiste-BoudardNel 1598, il modello di costruire le dimore ducali, sui lati del fiume, era quello farnesiano. Nel 1690, con la costruzione della grande vasca, un vero e proprio specchio d’acqua, voluto da Ranuccio II Farnese, per la naumachia che doveva far parte dei festeggiamenti di nozze del figlio Odoardo con Dorotea Sofia di Neuburg. Il Giardino diventata così spazio per eventi scenici, per rappresentazioni teatrali, per declamazioni allegoriche e poetiche, per i riti dell’Arcadia di Carlo Innocenzo Frugoni, ma anche per la Fiera cinese, eretta per il matrimonio tra don Ferdinando di Borbone, nel 1769 e Maria Amalia d’Asburgo. Il Giardino cambia radicalmente con l’arrivo dei Borbone a Parma, nel 1749, i quali richiedono all’architetto di giardini Pierre Contant d’Ivry, un progetto “tardobarocco” che divideva lo stesso in trecofparti: una triangolare davanti al palazzo, che sarebbe stato il parterre rappresentativo, una centrale con orti e frutteti e l’ultima, intorno al recuperato laghetto ovoidale, con uno specchio d’acqua luminoso e aperto. Successivamente, pur mantenendo la struttura invariata, di fronte al palazzo disassato rispetto all’andamento del Giardino, un architetto francese, Alexandre Petitot, unisce e integra le tre zone, attraverso un cerchio erboreo di viali alberati. Questo è uno dei grandi episodi spaziali, che caratterizzeranno il Giardino. Il laghetto farnesiano divenne un altro punto spaziale, rilevante. A partire dal 1753 furono piantati: tigli, ippocastani e siepi di carpino, forse miste ad acero campestre. Il Giardino Ducale venne anche aperto al pubblico.


 

Pillole di Arte & Cultura. Feste civili a Bologna nell’Ottocento: la Festa della Porchetta…

Buon pomeriggio e buon sabato a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_culturaOggi parleremo della Festa della Porchetta, che si è svolta il 24 agosto di ogni anno, per più di cinque secoli…

La Festa della Porchetta ha rappresentato per la città, per tantissimo tempo, il culmine di una decina di giorni di festa che iniziavano alla vigilia di Ferragosto…

Schermata 2020-05-09 alle 15.36.33Buongiorno e bentornati alla nostra rubrica del sabato. Dal momento che domenica scorsa ricorreva il 199esimo anniversario della morte di Napoleone, oggi parleremo di una tipica festa bolognese che l’imperatore abolì nel 1793, durante la sua campagna in Italia, causando gravi disordini tra la popolazione. La manifestazione in questione si chiamava “Festa della Porchetta” e si teneva tra Piazza Maggiore e le vie 0barbericavazza07qattigue del centro storico. Il tutto consisteva in una tre giorni intensa di canti, balli, giocolieri, spettacoli in strada e tantissimo vino. Il tutto come contorno al piatto principale che era per l’appunto il suino, protagonista indiscusso dei festeggiamenti. Infatti, vere e proprie porzioni di carne cotta alla brace venivano lanciate addirittura dalle finestre dei più abbienti, verso la gente in strada che così poteva godere appieno della festa. Una delle ultime rappresentazioni della Festa della Porchetta, sopravvissute fino ai giorni nostri, si può ancora vedere all’inizio di via Zamboni ed è posizionata esattamente sopra l’arco di un vecchio porticato che introduceva nella corte dei Bentivoglio, proprietari del palazzo.

IMG-20200411-WA0030La bocca del bassorilievo di Bacco era collegata con una vasca all’interno dell’appartamento dove, durante la Festa della Porchetta, ma anche in occasione di successi famigliari, i Bentivoglio erano soliti versare del vino che sgorgava copiosamente dalla bocca dello stesso, cosicché i passanti potessero dissetarsi direttamente in strada.

00000667
Ahimè, il “buon” Napoleone Bonaparte decise di abolire questa tradizionale ricorrenza bolognese e una volta sconfitto ed esiliato, purtroppo, non fu mai più reintrodotta.

Si potrebbe proporre al sindaco, no? 😋

Per oggi è tutto! Buon fine settimana, rimanete sintonizzati e a sabato prossimo!


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo…