Bologna, 18 marzo 2023, ore 15: Acque nascoste in città. Alla ricerca di canali e condutture sotterranee, con straordinaria discesa nel Guazzatoio…

acquenascoste_BOLOGNAAlla scoperta di una fittissima ragnatela di canali e torrenti, che nel passato favorì lo sviluppo dei traffici e dei trasporti fino al Po…

Bologna nasconde un complesso reticolo di circa 60 km di vie d’acqua, soltanto in parte visibile. Fin dal XII secolo la città si dota di un sistema idraulico artificiale composto da chiuse, canali e condutture sotterranee che distribuivano l’acqua, utilizzata prevalentemente come fonte di energia per le attività produttive.


Forse non lo sapevate, ma sotto Bologna esiste una piccola Venezia. La città felsinea nasconde sotto le proprie strade una fittissima ragnatela di canali e di torrenti con gli approdi, le chiuse e le antiche vestigia del sistema idraulico che nel passato favorì lo sviluppo dei traffici e dei trasporti fino al Po e, di qui, all’Adriatico e a Venezia…

canale-reno-bologna-wellness-delle-acque-la-grada-700x400CANALE DI RENO: GRADA…
In seguito ad accordi con alcuni privati, nel 1208 il Comune di Bologna fece costruire una nuova chiusa sul fiume Reno a Casalecchio e un canale che entrava in città alla Grada. Il nome si riferisce alle due grate di ferro, tuttora visibili, usate per fermare i rami e le frasche trasportate dalla corrente e per impedire introduzioni clandestine di merci e di persone all’interno della cinta muraria. Il canale di Reno alimentava diverse lavorazioni.

bologna-wellness-delle-acque-lavandaia-nuda-700x400MONUMENTO ALLA LAVANDAIA…
All’incrocio tra via della Grada e via San Felice una statua (a dire il vero molto controversa data l’immagine alquanto succinta e non ritenuta rispettosa) ricorda per sempre il lavoro durissimo della lavandaie di Bologna.

cavaticcioCANALE NAVILE: CAVATICCIO…
All’incrocio fra le attuali vie Riva di Reno e Marconi si dirama il Cavaticcio, realizzato riutilizzando, verosimilmente, l’antico corso del Rio Vallescura che scaturiva dai rilievi collinari fra le porte San Mamolo e Saragozza. Il Cavaticcio alimentava il canale navigabile, chiamato Navile. Lungo il primo tratto del Cavaticcio, caratterizzato da una notevole pendenza, erano distribuite alcune cartiere e segherie per legname, la prima delle quali fu edificata nel 1347.

bologna_salara_arcigayCANALE NAVILE: EX AREA PORTUALE…
Dalla metà del XVI secolo questa area era occupata dal porto cittadino, progettato da Iacopo Barozzi detto il Vignola. Qui iniziava il canale Navile che, alimentato dal Cavaticcio, consentiva di navigare fino a Ferrara e Venezia. L’area portuale era dotata di diverse infrastrutture, fra le quali la settecentesca Salara, ancora visibile sulla destra, utilizzata per il deposito del sale. Con l’abbandono dei trasporti via acqua il complesso portuale venne completamente disattivato fra il 1934 e il 1935.

14736811090_cea3f5d0fe_bCANALE DI RENO: APERTURA ESCLUSIVA DEL GUAZZATOIO (CON DISCESA A RIDOSSO DEL CANALE RENO)…
Lo scivolo scendeva a un guazzatoio destinato all’abbeveraggio e al lavaggio degli equini e dei bovini, realizzato nel canale di Reno nel 1219, anno in cui venne aperta la piazza del Mercato (attuale piazza VIII Agosto).

canale delle moline a bolognaCANALE DI RENO: VIA PIELLA, AFFACCIO SUL CANALE…
Scampato alle coperture attuate fra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, questo tratto di canale fungeva da fossato difensivo della seconda cerchia muraria, edificata nell’XI secolo. In passato il canale era fornito di lavatoi privati a ponte levatoio, costituiti da tavolati di legno sospesi sul livello dell’acqua, e di botti e vasche in cui si calavano le lavandaie per lavare i panni senza bagnarsi.


L’evento, che si terrà sabato, 18 marzo 2023 (con punto di ritrovo davanti all’ingresso del Guazzatoio, via Augusto Righi n. 1, Bologna), partirà alle ore 15, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà intorno alle 17. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: ingresso esclusivo al Guazzatoio, meravigliosa location, a ridosso del canale Reno, guida turistica e radio guide):  25,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Consigliate scarpe comode.

Il tour è a numero chiuso.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 1˚ aprile 2023, ore 14:30: La Chiusa e i suoi misteri. Apertura, in esclusiva, della più antica opera di meccanica idraulica del mondo, ancora oggi utilizzata…

chiusa_casalecchio_2022La visita vi darà la possibilità di esplorare un sito normalmente non accessibile al pubblico, la cui storia attraversa i secoli…

Quando parliamo della Chiusa di Casalecchio di Reno, non stiamo parlando di una normale opera di ingegneria idraulica, come ne possiamo trovare tante nel nostro paese, ma della più antica opera di meccanica idraulica del mondo, ancora oggi utilizzata in maniera continua ed ininterrotta…

La Chiusa di Casalecchio è uno sbarramento artificiale realizzato a metà del XIV secolo lungo il corso del fiume Reno che consente di derivare una parte delle acque del fiume per sfruttarle artificialmente attraverso un canale eponimo (il canale di Reno), il quale ha contribuito in larga parte alle fortune economiche e alla difesa idraulica della città di Bologna dal medioevo fino ai giorni nostri.

Nell’antichità questo sbarramento e deviazione del fiume Reno fece le fortune della città di Bologna prima e dell’agricoltura poi, fornendo alla città e alla campagna sia una inesauribile fonte energetica, sia  una buona quantità d’acqua per l’irrigazione dei campi. Ma facciamo un passo indietro. La Chiusa di Casalecchio di Reno anticamente aveva una doppia funzione, serviva infatti sia come regolazione delle bizzarre e capricciose acque del fiume, spesso soggetto a piene improvvise e repentine secche, sia come opera idraulica che piegava il corso d’acqua agli usi della città di Bologna. Un canale infatti deviava parte della portata del Reno nella città felsinea che tra salti d’acqua, porti e canalizzazioni, era riuscita nel tempo a sfruttare la forza dell’acqua per azionare i marchingegni e gli argani idraulici degli opifici cittadini. A cavallo del Medioevo, quindi, Bologna poteva assomigliare ad una piccola Venezia, piena di canalizzazioni (pare fossero circa 86) che riuscivano a portare l’acqua del canale proveniente dal Reno in molte delle vie cittadine. Le prime testimonianze della realizzazione dell’opera sono datate intorno all’anno Mille. A quel tempo Bologna già sfruttava in parte l’acqua proveniente da alcuni rii cittadini, ma i commerci e la navigazione avevano bisogno per svilupparsi di un flusso d’acqua  costante, che fosse in grado con la sua portata di azionare i pesanti argani e mulini delle industrie cittadine. Fu così deciso di intraprendere questa imponente opera di deviazione del fiume attraverso un minuzioso piano di organizzazione delle risorse idriche che farebbe invidia ancora oggi per la precisione e dovizia con cui venivano sfruttate le preziose acque del Reno.

Nel tempo i canali bolognesi e la Chiusa di Casalecchio vennero spesso ristrutturati e ammodernati, o semplicemente riparati a causa di qualche piena del fiume, tanto che oggi si può affermare che il sistema idraulico bolognese è stato un millenario “lavori in corso” in cui l’uomo e la natura si sono fronteggiati in una lotta acerrima: l’uomo cercando di “educare” ai propri scopi la forza del fiume, mentre la Natura riprendendosi, ogni volta che poteva, il terreno sottrattole.
Nel tempo quindi questa imponente opera di ingegneria si è arricchita e migliorata, ha subito danni e distruzioni catastrofiche, ma non ha mai smesso di essere quella cerniera che ha sempre collegato la città di Bologna all’ambiente circostante, rendendola dipendente da questo.

Oggi la chiusa è visitabile ed è inserita all’interno di un area naturale molto vasta, tanto che molti abitanti della zona la sfruttano d’estate come luogo di relax, di pesca o per qualche bagno refrigerante. A dire il vero i popolani locali hanno sempre avuto l’abitudine di nuotare sia nel Reno, che nei canali bolognesi, cosa che ha suscitato spesso le ire delle autorità cittadine per lo scarso rispetto dei costumi morali della popolazione.

218403745_10159151868963382_4292190569817895644_nPer questa sua estrema importanza nel sistema economico della zona sulla Chiusa del Reno sono cresciuti miti e leggende, come il mito di un fantasma di colore rosso che si aggirerebbe tra i ballatoi durante la notte o come la leggenda di un tesoro nascosto in uno degli innumerevoli e millenari interventi di riparazione. In un epoca in cui non esistevano le energie fossili, la Chiusa sul Reno di Casalecchio, quindi, fu e rimane tutt’ora uno strumento di produzione energetica e uno strumento cui l’antica cittadinanza della zona intese il suo rapporto con il territorio, un mezzo per uno sviluppo economico più celere e una importante opera di regolazione dell’igiene pubblica. Visitare la chiusa oggi è allora un modo per apprezzare l’ingegneria umana, ma soprattutto è un modo per affrontare, valutare e riflettere sul rapporto tra l’uomo, l’ambiente e sulla cura e manutenzione di questo, come unico mezzo per controllare le forze naturali e piegarle al servizio umano nel modo più armonioso e sostenibile possibile.

20170301_155330La Chiusa e le opere idrauliche ad essa collegate sono espressione di una tecnologia paleoindustriale di grande impatto monumentale e paesaggistico e vanno considerate come uno dei siti di “archeologia delle acque” più interessanti e significativi d’Europa. Nel 2000 il sito ha ottenuto il riconoscimento UNESCO di “Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani”. La visita vi darà la possibilità di esplorare un sito storico-tecnico normalmente non accessibile al pubblico, la cui storia attraversa i secoli dal Duecento fino ad oggi. Sospesi tra il fiume e il canale e circondati dal paesaggio del Parco della Chiusa, percorrerete il camminamento costruito nel XVI secolo, il cui progetto è stato attribuito Copertina_Foto di Paolo Cortesi 3al genio di Jacopo Barozzi, detto il Vignola, forse l’architetto più noto e più rappresentativo del tardo Rinascimento. Ammirerete la monumentale opera idraulica, il cui scivolo è lungo m 160 e largo m 35, con un dislivello di m 8, e scoprirete l’importanza funzionale ancora attuale della Chiusa, le cui conservazione e manutenzione sono curate dall’antico Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno.

Il sito è un luogo d’interesse storico, tecnico e paesaggistico, riuniti in un’unica passeggiata guidata da personale del Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno.

Consigliate scarpe comode. I bambini piccoli devono, obbligatoriamente, essere tenuti per mano.


L’evento, che si terrà sabato, 1˚ aprile 2023 (con punto di ritrovo davanti all’ingresso principale, via Porrettana n. 187, Casalecchio di Reno – Bologna), partirà alle ore 14:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora e mezza

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo + guida turistica + radio guide):  25,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 1˚ aprile 2023, ore 11: Simboli e segreti (INEDITO!) di Santo Stefano. I segreti sconosciuti, collegati al simbolismo, del complesso delle Sette Chiese…

Simboli e segreti di Santo Stefano: i segreti sconosciuti, collegati al simbolismo, del complesso delle Sette Chiese. Un’estasi di meraviglia e di curiosità, che solo tanta bellezza arcana sa sprigionare…

santo_stefano_2021Dove anticamente sorgeva il Tempio di Iside, si trova ora il complesso di Santo Stefano e, sebbene il termine “complesso” possa sembrare più adatto ad una costruzione recentissima, non ne esiste uno migliore per indicare un insieme di diverse chiese, cappelle, chiostro e monastero, nessuno dei quali, però, è intitolato a Stefano, il primo martire cristiano…

Dell’antico tempio isiaco, si conservano diverse colonne in marmo e una colonna nera che è chiamata della Flagellazione e che, invece, era senz’altro collegata al culto di Iside, dato che il nero è l’elemento cromatico specifico della dea che, nei primissimi secoli dopo Cristo, aveva un culto diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Il complesso di Santo Stefano è un luogo misterioso, intriso di 1500 anni di storia, nonché, un concentrato di misteri, leggende e tradizioni bolognesi. È un luogo di ritrovo della società dei Lombardi, eredi dei Templari, inoltre, un luogo di meditazione e studio da parte di Dante Alighieri, durante la sua permanenza nel capoluogo emiliano. Sede della comunità benedettina di Bologna. Luogo dell’antico tempo di Iside. Contiene, infine, uno dei presepi più antichi al mondo.

bologna-piazza-santo-stefano-tramonto-foto-peterzulDocumentato fin dal X secolo, il complesso di Santo Stefano è uno dei luoghi cristiani più antichi della città, e anche per questo vibra di un alone di suggestione, mistico fascino che me fa una meta irrinunciabile per tutti i visitatori. Tuttavia, bisogna chiarire che la struttura così come ora appare è il prodotto di consistenti e non sempre felici lavori di restauro e di risistemazione compiuti tra Otto e Novecento, che non si sono basati tanto su ricostruzioni storicamente precise, quanto piuttosto di supposizioni.


s-stefano-boFin dal IX secolo si diffuse in gran parte d’Europa l’usanza di costruire chiese che imitassero l’Anastasis di Gerusalemme. Un pellegrinaggio in Terra Santa era cosa costosa e rischiosa, che ben pochi potevano o volevano affrontare. Si pensò, allora, di ricreare i luoghi santi nella propria terra; ecco dunque che sorse in Bologna la chiesa del Santo Sepolcro, la Sancta Jerusalem bononiensis.

Essa presenta, in chiarissima analogia con il Tempio di Salomone, una pianta ottagonale e dodici colonne che sorreggono la volta.
Le tre chiese più importanti sono quasi allineate: da destra a sinistra, si trovano la chiesa del Crocifisso, la chiesa del Santo Sepolcro (che si elevaSanto sul sito del Tempio di Iside), la chiesa dei Santi Vitale e Agricola.
Nel presbiterio che si trova al termine della chiesa del Crocifisso, affissa alla parete di sinistra, si noti una lapide del II secolo con la dedica a Iside: Dominae Isidi Victrici, alla dea iside vincitrice. La lapide venne rinvenuta durante uno scavo nel 1299, in essa vi si legge che il liberto Aniceto, esecutore testamentario, innalzò il tempio a Iside per esaudire il desiderio di Marco Calpurnio Tirone e della sua libertà Sestilia Omulla.

La chiesa del Santo Sepolcro o del Calvario, ha pianta ottagona irregolare: il suo interno è scandito da dodici colonne, sette delle quali sono doppie, formate cioé da una coppia di colonne più sottili, una delle quali è in laterizio, l’altra in marmo; con ogni probabilità, sono queste le colonne originali del Tempio di Iside.
22705538328_3ddb687e48_bDa notare che la serie delle colonne doppie individua l’asse nord-sud, ovvero la prima e l’ultima delle doppie colonne indicano rispettivamente il nord e il sud; ciò è un’altra rievocazione del Tempio di Salomone, i cui lati sono orientati verso i punti cardinali.
Al centro, dentro un altare con pulpito, si trova la tomba di San Petronio, celeberrimo patrono di Bologna.
Dietro alla chiesa, si apre il Cortile di Pilato, così chiamato per analogia con i luoghi santi della passione di Cristo e risalente all’undicesimo o dodicesimo secolo.

La chiesa della Trinità, attigua al cortile predetto, è stata completamente ristrutturata tra il 1910 e il 1923; sorge probabilmente 20151009-145148-largejpgsull’antico “martyrium”, cioé il cimitero cristiano, che accoglieva i primi “martiri” della fede, risalente al quinto o addirittura, al quarto secolo d.C.

In questo stesso edificio si trova, un po’ isolata dalle altre, una colonna che simboleggia il momento della fustigazione di Cristo, portata probabilmente dalle terre mediorientali.

All’interno della chiesa dei Santi Vitale e Agricola, protagonista di uno degli episodi più scandalosi della chiesa bolognese. Nel 1141 vennero infatti ritrovate, durante i restauri, delle reliquie chiuse in un cofanetto di legno recante il nome greco Simon. Inizialmente considerate di poco peso, queste reliquie Sancta_Jerusalem_di_Bologna._Prima_Chiesa,_SS._Trinità_sul_Cortile_di_Pilato._-_panoramiovennero rivalutate alla fine del XIV secolo quando le Sette Chiese stavano perdendo fama a favore della nascente Basilica di San Petronio. I monaci allora, desiderosi di avere un continuo flusso di pellegrini, cominciarono a raccontare che le reliquie trovate erano appartenenti a Simon Pietro, ovvero il padre della chiesa.
Le dicerie arrivarono fino a Roma e il Papa impose ai monaci di smentire questa versione dei fatti ricevendo però un netto rifiuto. Per tutta risposta il Papa decise di far scoperchiare la chiesa dei Santi Vitale e Agricola e di farla riempire di terra fino all’altezza delle bifore. La chiesa rimase in queste condizioni fino alla fine del ‘400 quando venne svuotata, riconsacrata e restaurata.

Una leggenda racconta infine che Dante, studente di diritto a Bologna, abbia tratto ispirazione per alcune delle terribili pene del suo 2012-11-ipad-486-0famosissimo inferno dai capitelli zoomorfi ed antropomorfi che decorano il lato del Chiostro Superiore sotto al campanile.

Bologna fu la sede templare più importante d’Italia, a capo della “provincia” del nord Italia. La storia templare della città fu però colpita da una feroce “damnatio memoriae” e per secoli si cercò di cancellarne tutte le tracce ed anche di rimuoverne il ricordo dalla storia. L’organizzazione del Tempio in Italia si basava su due province: una al nord, detta provincia di Lombardia, che comprendeva anche la Sardegna e faceva capo a Bologna, e una al sud, detta provincia di Apulia che faceva capo alla commenda di Monte Sant’Angelo. Roma non era soggetta a tali suddivisioni territoriali. I Templari arrivarono a Bologna nel 1161 e stabilirono la loro sede in strada Maggiore, tra vicolo Malgrado a via Torleone. L’entrata principale corrispondeva a quello che è oggi Palazzo Scaroli, in strada Maggiore n.80, vicino al monastero di Santa Caterina. Il Tempio a Bologna possedeva, fuori città, la più bella Commanderia del Nord Italia, il Cenobio di San Vittore, sui colli bolognesi. Il termine moderno ‘Commendatore’ deriva dal titolo del capo della Commanderia. Il termine era in uso sia tra i Templari che tra gli Ospitalieri.
Il Tempio possedeva inoltre 4 chiese nel centro di Bologna, di cui 3 in Strada Maggiore, molti terreni e vari palazzi. Appena a ridosso del centro città, era stata costruita, quasi mille anni prima, una Gerusalemme in miniatura, ancora oggi nota con questo nome, intorno al complesso di Santo Stefano, che non era di proprietà templare ma che i Templari rivitalizzarono con i loro rapporti con la Terrasanta.

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Curiosità

Nella cripta di San Giovanni Battista c’era (e c’è ancora) una colonna che venne portata dal vescovo Petronio di ritorno dalla Terra Santa e che documenta l’altezza di Gesù Cristo (circa un metro e settanta). Nella stessa chiesa una pietà in cartapesta ricorda le quaresime del ‘700, quando le beghine facevano il giro delle taverne sequestrando i mazzi di carte da gioco, che portavano poi a macerare per riprodurle in immagini sacre a remissione dei peccati commessi da mariti e figli. Sulla facciata della chiesa del Santo Sepolcro resta il segno di un’altra leggenda: una pietra nera così lucida che le donne vi si specchiavano. Indignato per tanta vanità un santo eremita fece un incantesimo e da quel giorno le donne non videro più i loro volti ma i loro peccati. Il vescovo proibì allora a tutti ad avvicinarsi alla pietra, e prodigiosamente la pietra diventò così opaca da non riflettere più nulla. Il Santo Sepolcro era la tomba scavata nella roccia dove venne deposto il corpo di Gesù Cristo. Il sepolcro originario, quello di Giuseppe di Arimatea, venne distrutto nell’anno 135 quando l’imperatore Adriano fece radere al suolo Gerusalemme a seguito della rivolta del 132. L’operazione venne eseguita dalla XXII Legione, che in seguito venne spostata sul limes e ampliò il piccolo avamposto di Mogontiacum, l’attuale Magonza. Fu l’imperatore Costantino I che a seguito del concilio di Nicea del 325 ordinò l’edificazione di una chiesa nei luoghi della passione di Gesù Cristo. La pietra in cui fu scavato il Santo Sepolcro venne chiusa da un piccolo edificio: l’edicola dell’Anastasis, chiesa consacrata nel 335.


L’evento, che si terrà sabato, 1˚ aprile 2023 (con punto di ritrovo in via Santo Stefano n. 24, davanti all’ingresso principale della basilica), partirà alle ore 11, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle ore 12:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide):  22,00.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Brescello (RE), 12 marzo 2023, ore 10:30: Don Camillo, Brescello e l’onorevole Peppone. Uno spaccato della vita emiliana del dopoguerra, tra i cimeli dei film che li hanno resi protagonisti, nel piccolo centro della Bassa Padana…

Un itinerario che si snoda tra i luoghi resi celebri dallo schermo cinematografico. La chiesa con il crocifisso parlante, le strade, le piazze, i portici, la stazione ferroviaria, in un viaggio nel tempo che riporterà in vita la vicende che tanto abbiamo amato…

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“C’era una volta un piccolo paesino chiamato Brescello. Continuiamo la storia sempre uguale e sempre diversa, perché sempre uguale e sempre diversa è la storia del parroco Don Camillo e del sindaco Peppone. Brescello visto da destra è il paese di Don Camillo, visto da sinistra è il paese di Peppone, visto dall’alto è della gente che litiga senza mai essere nemici, tanto che la coscienza ha sempre l’ultima parola…”

Le parole di Giovanni Guareschi trovano loro compimento a Brescello, piccolo centro della Bassa Padana, divenuto il set naturale per gli eroi don Camillo e Peppone.

don-camilloLa casa di Peppone: situata lungo via Carducci, la casa (non visitabile all’interno) fu utilizzata per girare alcune riprese fra cui quella notissima del Schermata 2019-01-30 alle 11.23.23primo film, ‘Don Camillo’, quando dal suo balcone Peppone si affaccia mostrando a tutti i cittadini il figlio appena nato.

campanaLa campana di Peppone: nel film ‘Don Camillo Monsignore… ma non troppo’, Peppone fa costruire una campana per il funerale di un giovane comunista morto negli scontri con la polizia a Reggio Emilia e la fa sistemare davanti al municipio. Nella notte qualcuno ruba il batacchio ed è una vera fortuna, perché il sindaco, nel prosieguo del film, rimarrà sotto la campana (la campana, in cartapesta, cadde realmente in testa a Gino Cervi durante le prove). Oggi la campana è appesa sotto il porticato di via Giglioli.

stazione-ferroviaria-2La stazione ferroviaria: posta alla fine di viale Venturini, la stazione ha conservato pressoché immutata l’immagine mostrata nei film. È da qui che don Camillo parte per la sua ‘convalescenza politica’ in montagna, ne ‘Il ritorno di Don Camillo’.
La stazione, come all’epoca delle riprese, collega Brescello a Parma.

gisellaCaricatura di “Gisella”: il murales cinematografico realizzato per il film “Don Camillo Monsignore… ma non troppo” 1961 viene clonata da Marco Cagnolati nel 2008 mentre la “TSI” Televisione Svizzera riprende l’artista all’opera. Per i numerosissimi turisti, nel 2009 gli operai del comune hanno installato una targa sul muro di via Salvio Ottone n°2 che spiega ai visitatori il contenuto del nuovo sito visitabile.

stazione-823x420La locomotiva: accanto al museo è stata sistemata la locomotiva protagonista di tanti episodi dei film. È stata restaurata da volontari brescellesi.

Il carro armato: il carro armato utilizzato nel film Don Camillo e l’On. Peppone è collocato in Piazza Mingori, accanto al museo. Non si tratta dell’originale Sherman americano utilizzato nel film, ma di un Pershing M26 che i brescellesi Schermata 2019-01-30 alle 11.26.21hanno ottenuto dall’Esercito Italiano. Grazie ad una squadra di volontari è stata riparata la parte meccanica. Il 26 agosto 1991, in occasione della festa patronale di San Genesio, il carro armato è entrato trionfalmente in paese.

guareschiBusto di Guareschi: da vedere anche il busto in bronzo dedicato a Giovannino Guareschi, il ‘padre’ di Peppone e Don Camillo, realizzato dalla scultrice tedesca Gudrun Schreiner: si trova nel parco del museo a lui intitolato accanto alla locomotiva.

Il museo: è gestito dalla Pro Loco, raccoglie numerosi cimeli e ricordi della saga di Don Camillo e Peppone cinematografico. A Brescello furono girati, dal 1951 al 1965, cinque film ispirati ai celebri personaggi di Giovanni museo-di-peppone-e-donGuareschi, interpretati sullo schermo da Fernandel e Gino Cervi. Le sale contengono numerosi ricordi relativi alla lavorazione dei films (dall’abito sacerdotale indossato da Fernandel, alla moto di Peppone ecc.). Nel piazzale antistante il museo è sistemato il carro armato che compare in una famosa scena di un film; la campana, che cadde su xdoncamillo-peppone.jpg.pagespeed.ic.Kn5eFOWG-RPeppone invece si trova altrove: essa pende da una trave sotto il porticato che costeggia via Giglioli, il celebre Crocefisso parlante è conservato invece in una cappella laterale della chiesa di S.interno_museo_don_camillo_brescello Maria Maggiore.

Il comune di Brescello (RE): s
orto ad opera dei Gallo Cenomani e conquistata successivamente dai Romani, che la rinominarono Brixellum, Brescello è un must per gli appassionati di borghi e per gli appassionati di letteratura. Stiamo parlando, infatti, del luogo dove tutte le avventure di Don Camillo e Peppone sono ambientate.
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Rasa al suolo dai longobardi dopo la caduta dell’Impero Romano, passò poi sotto la dominazione bizantina e, in seguito, sotto quella degli Estensi, durata fino al 1859. Geograficamente si colloca nella bassa padana, in provincia di Reggio Emilia, are2015brescellopalazzo_municipalew10006albertobru circa 27 km dal capoluogo e sulle rive del fiume Enza, alla destra del Po.


L’evento, che si terrà domenica, 12 marzo 2023 (con punto di ritrovo presso piazza Giacomo Matteotti, Brescello (RE), sotto alla statua di Don Camillo), partirà alle 10:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora e mezza

Costo della visita guidata (con ingresso al museo, dedicato + guida turistica + radio guide + accoglienza):  22,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 11 marzo 2023, ore 14:30: La Chiusa e i suoi misteri. Apertura, in esclusiva, della più antica opera di meccanica idraulica del mondo, ancora oggi utilizzata…

chiusa_casalecchio_2022La visita vi darà la possibilità di esplorare un sito normalmente non accessibile al pubblico, la cui storia attraversa i secoli…

Quando parliamo della Chiusa di Casalecchio di Reno, non stiamo parlando di una normale opera di ingegneria idraulica, come ne possiamo trovare tante nel nostro paese, ma della più antica opera di meccanica idraulica del mondo, ancora oggi utilizzata in maniera continua ed ininterrotta…

La Chiusa di Casalecchio è uno sbarramento artificiale realizzato a metà del XIV secolo lungo il corso del fiume Reno che consente di derivare una parte delle acque del fiume per sfruttarle artificialmente attraverso un canale eponimo (il canale di Reno), il quale ha contribuito in larga parte alle fortune economiche e alla difesa idraulica della città di Bologna dal medioevo fino ai giorni nostri.

Nell’antichità questo sbarramento e deviazione del fiume Reno fece le fortune della città di Bologna prima e dell’agricoltura poi, fornendo alla città e alla campagna sia una inesauribile fonte energetica, sia  una buona quantità d’acqua per l’irrigazione dei campi. Ma facciamo un passo indietro. La Chiusa di Casalecchio di Reno anticamente aveva una doppia funzione, serviva infatti sia come regolazione delle bizzarre e capricciose acque del fiume, spesso soggetto a piene improvvise e repentine secche, sia come opera idraulica che piegava il corso d’acqua agli usi della città di Bologna. Un canale infatti deviava parte della portata del Reno nella città felsinea che tra salti d’acqua, porti e canalizzazioni, era riuscita nel tempo a sfruttare la forza dell’acqua per azionare i marchingegni e gli argani idraulici degli opifici cittadini. A cavallo del Medioevo, quindi, Bologna poteva assomigliare ad una piccola Venezia, piena di canalizzazioni (pare fossero circa 86) che riuscivano a portare l’acqua del canale proveniente dal Reno in molte delle vie cittadine. Le prime testimonianze della realizzazione dell’opera sono datate intorno all’anno Mille. A quel tempo Bologna già sfruttava in parte l’acqua proveniente da alcuni rii cittadini, ma i commerci e la navigazione avevano bisogno per svilupparsi di un flusso d’acqua  costante, che fosse in grado con la sua portata di azionare i pesanti argani e mulini delle industrie cittadine. Fu così deciso di intraprendere questa imponente opera di deviazione del fiume attraverso un minuzioso piano di organizzazione delle risorse idriche che farebbe invidia ancora oggi per la precisione e dovizia con cui venivano sfruttate le preziose acque del Reno.

Nel tempo i canali bolognesi e la Chiusa di Casalecchio vennero spesso ristrutturati e ammodernati, o semplicemente riparati a causa di qualche piena del fiume, tanto che oggi si può affermare che il sistema idraulico bolognese è stato un millenario “lavori in corso” in cui l’uomo e la natura si sono fronteggiati in una lotta acerrima: l’uomo cercando di “educare” ai propri scopi la forza del fiume, mentre la Natura riprendendosi, ogni volta che poteva, il terreno sottrattole.
Nel tempo quindi questa imponente opera di ingegneria si è arricchita e migliorata, ha subito danni e distruzioni catastrofiche, ma non ha mai smesso di essere quella cerniera che ha sempre collegato la città di Bologna all’ambiente circostante, rendendola dipendente da questo.

Oggi la chiusa è visitabile ed è inserita all’interno di un area naturale molto vasta, tanto che molti abitanti della zona la sfruttano d’estate come luogo di relax, di pesca o per qualche bagno refrigerante. A dire il vero i popolani locali hanno sempre avuto l’abitudine di nuotare sia nel Reno, che nei canali bolognesi, cosa che ha suscitato spesso le ire delle autorità cittadine per lo scarso rispetto dei costumi morali della popolazione.

218403745_10159151868963382_4292190569817895644_nPer questa sua estrema importanza nel sistema economico della zona sulla Chiusa del Reno sono cresciuti miti e leggende, come il mito di un fantasma di colore rosso che si aggirerebbe tra i ballatoi durante la notte o come la leggenda di un tesoro nascosto in uno degli innumerevoli e millenari interventi di riparazione. In un epoca in cui non esistevano le energie fossili, la Chiusa sul Reno di Casalecchio, quindi, fu e rimane tutt’ora uno strumento di produzione energetica e uno strumento cui l’antica cittadinanza della zona intese il suo rapporto con il territorio, un mezzo per uno sviluppo economico più celere e una importante opera di regolazione dell’igiene pubblica. Visitare la chiusa oggi è allora un modo per apprezzare l’ingegneria umana, ma soprattutto è un modo per affrontare, valutare e riflettere sul rapporto tra l’uomo, l’ambiente e sulla cura e manutenzione di questo, come unico mezzo per controllare le forze naturali e piegarle al servizio umano nel modo più armonioso e sostenibile possibile.

20170301_155330La Chiusa e le opere idrauliche ad essa collegate sono espressione di una tecnologia paleoindustriale di grande impatto monumentale e paesaggistico e vanno considerate come uno dei siti di “archeologia delle acque” più interessanti e significativi d’Europa. Nel 2000 il sito ha ottenuto il riconoscimento UNESCO di “Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani”. La visita vi darà la possibilità di esplorare un sito storico-tecnico normalmente non accessibile al pubblico, la cui storia attraversa i secoli dal Duecento fino ad oggi. Sospesi tra il fiume e il canale e circondati dal paesaggio del Parco della Chiusa, percorrerete il camminamento costruito nel XVI secolo, il cui progetto è stato attribuito Copertina_Foto di Paolo Cortesi 3al genio di Jacopo Barozzi, detto il Vignola, forse l’architetto più noto e più rappresentativo del tardo Rinascimento. Ammirerete la monumentale opera idraulica, il cui scivolo è lungo m 160 e largo m 35, con un dislivello di m 8, e scoprirete l’importanza funzionale ancora attuale della Chiusa, le cui conservazione e manutenzione sono curate dall’antico Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno.

Il sito è un luogo d’interesse storico, tecnico e paesaggistico, riuniti in un’unica passeggiata guidata da personale del Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno.

Consigliate scarpe comode. I bambini piccoli devono, obbligatoriamente, essere tenuti per mano.


L’evento, che si terrà sabato, 11 marzo 2023 (con punto di ritrovo davanti all’ingresso principale, via Porrettana n. 187, Casalecchio di Reno – Bologna), partirà alle ore 14:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora e mezza

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo + guida turistica):  25,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 5 marzo 2023, ore 14: Il labirinto sotterraneo. “Villa Benni” e il suo rifugio antiaereo, a 15 metri nel sottosuolo…

villabenni_2022Alle porte della citta delle Due Torri, è situata “Villa Benni”. Un luogo d’incanto, per il suo parco, la villa e il rifugio antiaereo, sotterraneo…

IMG20221013101754Sede del comando tedesco, durante la seconda guerra mondiale e in stile Liberty, “Villa Benni” fu costruita per volontà di Alfredo Benni, già facoltosoIMG20221013095642 proprietario terriero, nella zona del budriese. A cinque minuti di cammino dal centro di Bologna, conta due ettari e mezzo di verde e un curioso camino rasoterra, che è il primo indizio del rifugio antiaereo, voluto proprio dagli ufficiali nazisti per assicurarsi la massima protezione, in caso di attacco.


IMG20221013101843Cinquantadue scalini (25 metri di lunghezza, totale) portano a una fitta rete di undici gallerie a circa quindici metri sotto il livello del suolo. Manodopera italiana, con una grande quantità di stanze a forme variegate, con numerose funzioni (centrale radio, magazzino delleIMG20221013102112 armi, magazzino viveri, magazzino abbigliamento), assicurava una grande protezione antiaerea, agli ufficiali. Il cunicolo di accesso doveva sempre restare libero, poiché l’aria era fondamentale all’interno delle gallerie. Due ingressi: uno vicino all’accesso principale della villa, IMG20221013102209l’altro, sul retro, con muro anti soffio e un bellissimo arco antiurto, che serviva a spezzare un’eventuale onda d’urto di un ordigno esploso. L’impianto elettrico è originale. Si nota, all’interno del parco, l’affascinante presenza diIMG20221013103419 una “garitta”, costruita per il riparo della sentinella, posta all’entrata secondaria che evoca ingressi di rumorose jeep militari e auto di rappresentanza… 

277535993_444883207434655_2223264304133196438_nAnche se sembra impossibile che un’abitazione a cinque minuti di cammino dal centro di Bologna possa essere circondata da un vero e proprio parco, sarebbe riduttivo definire quello che sta intorno a “Villa Benni”, semplicemente un giardino. Due ettari e mezzo di verde abbracciano la costruzione, con piante tipiche del sottobosco, felci, ciclamini primaverili e invernali e, in un angolo, un curioso caminoIMG20221013095507 rasoterra, che è il primo indizio dell’esistenza del rifugio antiaereo costruito dai nazisti durante la seconda guerra mondiale. Tuie secolari, tigli, Calicantus estivi – quelli che profumano d’aceto e mela – faggi, lecci, ippocampi, cedri del libano, un sorbo, un fico, un albero di rusticani e un’infinita varietà di altre piante costeggiano, scavalcano e si allontanano dal viale che corre – o sarebbe meglio dire, cammina – intorno alla villa, toccando, come ideali tappe di un percorso a metà strada tra la botanica e la storia, le testimonianze di un’epoca bellica che per un certo lasso di tempo è riuscita a colonizzare anche questo angolo sublime alle porte della città delle Due Torri. Villa che è stata IMG_8354-300x200sede del comando tedesco, durante la seconda guerra mondiale. Una villa in stile Liberty, ricca di stile e di bellezze. Situata davanti alla Madonna Grassa che è una statua settecentesca dello scultore Ferreri, ed è una delle stazioni della processione della Madonna di San Luca (è la prima stazione). Via Saragozza è dal 1900 un luogo prestigioso per costruire la propria residenza. La villa è stata costruita nel 1927, per volontà di Alfredo Benni (nasce a Vedrana di Budrio ed era proprietario della tenuta di Mezzolara, proprietà dell’ultima vedova di Napoleone III) che è stato sicuramente uno dei più importanti imprenditori agricoli della prima metà del novecento, nella nostra Regione. Prima di “Villa Benni”, c’erano già degli edifici ed erano casini di caccia, di famiglie bolognesi (sin dal 1400, primi insediamenti). Il progetto è di Bruno Orsoni, architetto molto notoIMG20221013100900 negli anni ’20 a Bologna. Costruita in un periodo post bellico, è un’espressione dell’atmosfera che si viveva a quei tempi (molto agiata). Questa villa ha vissuto un momento cupo, durante il periodo bellico.

La seconda guerra mondiale ha lasciato traccia del suo passaggio in uno dei rifugi meglio conservati della città, costruito in maniera magistrale. È ottimamente conservato. LaIMG20221013100950 particolarità di “Villa Benni” è che è rimasta cristallizzata al 1920. Tutto, anche nell’arredamento, è rimasto collegato a quell’epoca. Anche i radiatori sono rimasti risalenti all’epoca. L’ingresso è molto arioso e ricorda le planimetrie delle ville cinquecentesche bolognesi. La villa ha l’ottagono in ogni suo arredo, come simbolo di vita eterna nel cristianesimo. Questo tipo di simbologia, un tempo, era molto forte. Chi poteva permetterselo cercava di utilizzarli nella propria residenza. La villa è stata voluta per il figlio Aureliano e per la moglie a cui Alfredo era legato. Un simbolo di eternità della famiglia, della sua stirpe. Il parco arriva a noi come è stato pensato nel 1927, escluse le tuie, plurisecolari, che erano già presenti. Moltissima vegetazione, veramente straordinaria, è presente al suo interno. Da un angolo non troppo visibile, al lato dello scalone principale, un piccolo e mimetizzato cancello costituisce l’accesso al rifugio antiaereo, costruito dai nazisti durante la IMG20221013102230seconda guerra mondiale, quando i tedeschi requisirono “Villa Benni” per farne l’Alto Comando a Bologna. Cinquantadue scalini (25 metri di lunghezza, totale) portano a una fitta rete di undici gallerie a circa quindici metri sotto il livello del suolo. L’impianto elettrico è originale. Costruito con manodopera italiana e voluto dai tedeschi. Una grande quantità di stanze a forme variegate, per costituire una forte protezione antiaerea, quindi, portare, agli ufficiali, la massima protezione, possibile. Il cunicolo di accesso doveva essere sempre libero, poiché l’aria era fondamentaleIMG20221013101705 all’interno delle gallerie. Tutto il sistema ha un’ottima ventilazione naturale.

Sono presenti due ingressi (vicino all’ingresso principale della villa, sede degli ufficiali e sul retro, con un bellissimo arco e muro anti soffio, centrale, che doveva spezzare un’eventuale onda d’urto di un ordigno esploso). Le numerose stanze avevano tantissime funzioni: centrale radio, magazzino delle armi, magazzino viveri, abbigliamento e una sorta di sistema molto rudimentale di riscaldamento e ventilazione. C’era anche una “riservetta”, una stanza riservata alle munizioni. Il rifugio è davvero molto grandeIMG20221013101713 e poteva contenere 150/200 persone. Arrivava anche qualche civile, a difendersi dagli attacchi aerei. Una volta, questa zona, si prestava alla costruzione di rifugi in galleria. Per questo, da Porta Saragozza, fino al Meloncello, ne sussistevano dieci. Molto grande l’arco antiurto. Il rifugio non venne mai colpito, fortunatamente. Dalla villaIMG20221013101322 sono passati i tedeschi, gli inglesi, gli americani e, infine, anche gli italiani. C’è un cratere, una grande voragine, all’interno del parco (terreno), dove doveva sorgere una potentissima stazione radio. Gli inglesi la vollero trasformare in una struttura antiatomica, ma non fu mai terminata, fino alla fine del conflitto. È presente anche una “garitta”, costruita per il riparo della sentinella, posta all’entrata secondaria del parco, che evoca ingressi di rumorose jeep militari e auto di rappresentanza a quella che era la sede prescelta per ospitare il comando nazista a Bologna.


L’evento, che si terrà domenica, 5 marzo 2023 (con punto d’incontro davanti all’ingresso principale di Villa Benni, via Saragozza n. 210), partirà alle 14, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora e mezza, circa. 

Costo della visita guidata 25,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 5 marzo 2023, ore 10, 11 e 12 (durata: un’ora, 15° costanti all’interno del sito sotterraneo): “Tunnel misteriosi nel sottosuolo”. Visita agli antichi condotti idrici, sotterranei, realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa…

Nel sottosuolo di Bologna ci sono luoghi sotterranei, sconosciuti, che raccontano una parte dell’antica città sull’acqua…

bagni_di_mario_2021“Tunnel misteriosi nel sottosuolo” è un viaggio. Un viaggio nella Bologna rinascimentale. Una cisterna, ricca di cunicoli e condotti, sotterranei, denominati “Conserva di Valverde”, che furono realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto dei Semplici (attuale Sala Borsa).

Un tour davvero singolare, dove sono situate vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde e che si utilizzavano per raccogliere le acque cittadine.

65038093_10157035899093382_1559603501074481152_nConserva di Valverde…
La Conserva di Valverde, che si suppose luogo per uso termale quando venne scoperta, nel XX secolo, in realtà non ha mai avuto attinenza con quell’uso. Cisterna di epoca rinascimentale (1563) eseguita da Tommaso Laureti, architetto palermitano, fu realizzata per alimentare la fontana del Nettuno e altre particolarità idrauliche come l’orto dei Semplici (oggi, piazza coperta di Sala Borsa).

Tunnel e cunicoli: scendendo nel sottosuolo incontriamo, oltre ad un vestibolo, una spettacolare sala ottagonale (sovrastata da un’ampia cupola avente stessa forma) dove, nel piano di calpestio, sono scavate otto piccole vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da66108455_10157076726638382_4518577385217458176_n quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde. Da questi l’acqua usciva depurata mediante un procedimento di decantazione. All’interno del primo cunicolo si segnala la particolarità di un camino di aerazione completamente ricoperto da incrostazioni calcaree secolari. Inoltre, è presente una seconda piccola camera ottagonale, detta Cisternetta, dotata di un’ulteriore vasca di decantazione, oggi, ancora visibile). L’acqua che usciva da questa seconda camera scendeva al livello inferiore tramite apposita tubazione, per percorrere centinaia di metri, prima di sfociare nel pieno centro città, andando ad alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa. Tutte le acque provenienti dalla Conserva di Valverde procedevano all’interno di un cunicolo in mattoni fin nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Annunziata, dove si univano a quelle del condotto del Remondato (fonte Remonda) che a sua volta raccoglieva le acque che scaturivano da San Michele in Bosco. Da qui sono immesse all’interno di una tubazione (originariamente in orcioli di terracotta) che, alloggiata sopra un muretto, arriva attraverso un cunicolo lungo oltre 1 km sotto la Fontana del Nettuno, realizzata proprio in quegli anni.


L’evento, che si terrà domenica, 5 marzo 2023 (con punto di ritrovo presso la Conserva di Valverde, via Bagni di Mario n. 10, Bologna), partirà alle ore 10, alle ore 11 e alle ore 12, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo + guida turistica):  22,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 25 febbraio 2023, ore 19:30: Demoni, streghe e vampiri. I luoghi magici di Bologna…

Demoni, streghe e vampiri, un viaggio nella magia di Bologna…

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Dalle leggende più oscure ai fatti storici più inquietanti, Bologna si svela città dai segreti risvolti, culla di personaggi eccentrici, streghe enormissime, Revenant (teschi chiodati), medici astrologi, apparizioni paranormali in pieno centro città e protagonista delle prime dissezioni sui cadaveri umani.

Il vampirismo, con i suoi Revenant bolognesi, la caccia alle streghe con la messa al rogo dell’henormissima Gentile Budrioli, la diffusione della Teriaca, considerata una panacea universale, i medici astrologi, che attraverso gli studi astronomici e l’oroscopo, erano richiestissimi anche dai principi, la Diavolessa di via d’Azeglio, protettrice dei viandanti, le apparizioni paranormali di torre Lambertini e, infine, le prime dissezioni sui cadaveri umani del teatro Anatomico dell’Archiginnasio, saranno le tappe principali di questo incredibile e suggestivo, tour.

Cranio rinvenuto nella cripta della basilica di S. Pietro, a Bologna. VIII-X secPrima tappa: IL VAMPIRISMO (i revenant bolognesi, ritrovati in un famoso luogo del centro cittadino, che vi sveleremo)…
Nel pensiero di ognuno di noi è Dracula il vampiro per antonomasia. E forse qualcuno che lavorò a Bologna potrebbe averlo davvero incontrato! Di sicuro, ha conosciuto il personaggio storico che ispirò il romanziere inglese. Stiamo parlando di Galeotto Marzio, che ricoprì la carica di lettore di Retorica e Poesia presso l’università di Bologna dal 1462 al 1477.
Personaggio eclettico, si direzionò verso studi di filologia, medicina, chiromanzia e astrologia.
La sua opera, gli valse un’accusa dal tribunale dell’Inquisizione e fu messo, per questo, alla berlina in pubblica piazza. Il suo libro fu anche bruciato. Galeotto, frequentò un’associazione di Budapest in cui si disquisiva di pura alchimia. In questo contesto, si cita la presenza di un certo “Vlad III di Valacchia, il Dracul”.
Anche Vasques d’Ayola, studente spagnolo in città, si occupò di non-morti, di vampiri di Bologna e scrisse, ispirato dagli studi di Galeotto, un racconto-ricerca sui Revenant, i redivivi. Scrisse di sepolture strane, di corpi scarnati e carichi di catene. I Revenant, così vengono soprannominati i redivivi, vengono descritti come persone border-line, che in vita hanno dovuto fare i conti con una vita disagiata, spesso, vissuta ai margini della società e che si sono dedicati alla delinquenza e, soprattutto, al maligno. Utilizzavano le arti nere per il loro potere terreno (a volte, riesumato il corpo sospettato di malvagità notturna e notati i caratteristici segnali di sicura non-morte – elasticità del corpo, bocca aperta mostrante i denti, oppure, un ventre particolarmente rigonfio di sangue), quindi, alla loro morte, il corpo veniva riesumato, legato, gli veniva estratto il cuore, veniva percosso con chiodi e spine e, tra le soluzioni più frequenti, vi era quella di conficcare lunghi chiodi benedetti nella testa del defunto, per fissare il suo luogo a terra e impedirgli il ritorno. Spesso, alle persone sospettate di potersi trasformare in vampiri, si amputavano gli arti.

Piazza_San_Domenico_-_BolognaSeconda tappa: LA CACCIA ALLE STREGHE…
C’erano potenti pozioni, malefiche o d’amore. Potevano aumentare il desiderio e favorire la fedeltà. Oppure, condurre la persona alla pazzia. Potevano donare potenza virile all’uomo e facoltà feconda alla donna. La Mandragora divenne il simbolo delle arti occulte delle streghe. Uno dei più potenti unguenti. Come si sa, la stessa contiene diverse sostanze tossiche che possono portare allucinazioni, che le antiche popolazioni consideravano visioni magiche, quindi, anche per questo motivo era considerata favorevole alla magia nera. Le origini della strega sono ascrivibili al complesso sistema di riti e miti antichi, come il sabba, ad esempio, che sarebbe un’antica cerimonia sciamanica, i cui attributi principali reggerebbero il mondo dell’occulto. Oppure, lo stato di trance e le trasformazioni in altri stadi, sarebbe provocata da erbe e funghi velenosi, sinonimo di magia nera, quindi, di arte del demonio.
Il termine “strega” potrebbe significare “strige, uccello notturno”, animale ritenuto in grado di succhiare il sangue dei bambini nella culla e di avvelenarli.
A volte, per indicare queste donne, si utilizzava la parola “lamia”, evocando un demonio femminile crudele. Oppure, “masca”, anima di morto.
Fino all’anno mille l’immagine della strega e dello stregone sembrano aver rivestito un ruolo marginale all’interno del sistema sociale.
Erano condannate dalla Chiesa le pratiche magiche, ma, allo stesso tempo, erano tollerate, in quanto l’istituzione religiosa doveva cercare di sconfiggere le pratiche pagane ancora molto diffuse e le insorgenti eresie, poiché solo Dio avrebbe dovuto avere il potere sugli elementi e le streghe, ovviamente, erano considerate pericolose in quanto seguaci di culti pagani, di derivazione assolutamente satanica.
A Bologna, Dina di Castagnolo fu portata al rogo nel 1357 a causa della sua abitudine di praticare la magia nera per indurre a rapporti carnali con l’uso di bamboline di cera, scongiuri e formule magiche e servendosi di piante velenose che dava, successivamente, da mangiare ai clienti, ai quali indicava di praticare riti e formule magiche precise, per far cadere nella rete carnale la vittima.
Una certa Caterina fu accusata di praticare riti di magia nera nei confronti del marito per togliergli la volontà psichica e incontrare, all’interno della sua abitazione, l’amante di Milano. Addirittura, la stessa aveva confessato di aver tagliato in due parti un colombo ancora vivo e di avergli strappato il cuore con i denti e tutto perché era insoddisfatta della sua condizione famigliare. Caterina utilizzava, per far addormentare il marito, l’oppio ricavato dal papavero, che una volta veniva utilizzato anche nelle minestre dei bambini per favorire il sonno.
La strega henormissima di Bologna fu Gentile Budrioli che discendeva da una famiglia nobile. Viveva nel torresotto compreso nelle mura di fronte alla chiesa di San Francesco. Gentile divenne astrologa e alchimista (negromanzia). La sua fama crebbe poiché cominciò a mettere in pratica la sua opera di guarire i mali dell’anima e del corpo. La gente l’apprezzava, ma affermava che avesse fatto un patto col diavolo, attraverso un rituale ripetuto nel tempo, per ottenere in cambio: ricchezza, potere e conoscenza.Gentile entrò nelle grazie di Ginevra Sforza, moglie di Giovanni II di Bentivoglio, al punto da esser einvitata a Mantova per curare la di lei figlioletta, Laura. Si creò un clima di pace in casa, che fu interrotto dalla congiura dei Malvezzi. Essi avevano tramato per uccidere i Bentivoglio e riconquistare Bologna. Giovanni scoprì la congiura e si vendicò, speditamente. Il clima a corte rimase tesissimo e il popolo mormorava che lui stesso non aveva tempra, ma che si facesse condizionare e plagiare da Gentile e Ginevra. La figura di Gentile, a questo punto, divenne molto scomoda, tanto che, per accontentare il popolo e accattivarsi la benevolenza del Pontefice, giovanni levò la protezione alla donna, poiché si persuase che le sue magie fossero veramente pericolose. Egli trovò il modo per liberarsi di lei, consegnandola al tribunale dell’Inquisizione con l’accusa di stregoneria, ignobile, diabolica e maledetta. La sua accusa fu quella di utilizzare i suoi poteri contro i membri della classe dirigente bolognese. Il processo di svolse in San Petronio, dove sotto tortura confessò terribili colpe esercitate per oltre vent’anni, a contatto con Lucifero stesso. Furono trovate polveri magiche (che prelevava dai defunti) e oggetti sacri con i quali celebrava messe nere ed esercitava i suoi poteri magici. Fu consegnata dall’Inquisizione al braccio secolare e messa al rogo in piazza San Domenico. Il boia, mastro Giacomo, legò la strega e fu messa al rogo insieme a polvere da sparo, per accreditare ancora meglio il suo legame con i demoni. Per questo, Gentile, venne soprannominata “strega henormissima”.

brododiserpe2012saaTerza tappa: LA TERIACA DEL CONVENTO DI SAN SALVATORE…
Nel II secolo, si diffuse la teriaca, un farmaco inventato da Galeno che conteneva, tra gli altri ingredienti, dosi elevate di oppio. Galeno si trasferì dalla Grecia a Roma, nel 163 d.C. La sua opera univa conoscenze antiche a quelle esoteriche. La sua teriaca comprendeva meno di settanta ingredienti e divenne un famoso rimedio (nato su base alchemica), considerato la panacea universale. Utilizzato, in prima battuta, contro il morso di animali velenosi. Tra i suoi ingredienti, guarda caso, figurava anche la carne della vipera.
All’origine, in effetti, il termine “teriaca” designava un’intera categoria di farmaci nati per combattere l’avvelenamento. La stessa fu addirittura paragonata alla pietra filosofale degli alchimisti, quindi, in grado di curare tutti i mali. Per questo motivo, Ulisse Aldrovandi la produsse a Bologna nel 1574 nella spezieria del convento di San Salvatore. La chiesa era una delle spezierie cittadine, insieme a quella dell’Archiginnasio, del Meloncello e poche altre. Fu messa a punto all’interno dell’Archiginnasio. La relativa preparazione sottostava a un preciso rituale che, tra l’altro, vi racconteremo.

FOTO COPERTINA-2Quarta tappa: ASTRONOMIA E ASTROLOGIA, A BOLOGNA…
Nel XIII secolo l’astrologia fu un’arte apprezzata in Italia. Basti ricordare i legami tra Federico II e Michele Scoto, quelli tra Guido da Montefeltro e Guido Bonatti. Va sottolineato, inoltre, che in quest’epoca l’astrologia aveva molti più legami con il governo della cosa pubblica – i prìncipi, infatti, volevano conoscere la propria “fortuna” – che non con il privato, in particolare con la medicina. Ciò può essere riscontrato dalla lista dei possibili usi di un oroscopo, così come risulta dai trattati di Guido Bonatti e di Bartolomeo da Parma. All’inizio del secolo successivo si registra un diverso atteggiamento. Sia Pietro d’Abano (1250-1315), il famoso professore padovano di Medicina, che Francesco Stabili, meglio noto come Cecco d’Ascoli, mostrano un grandissimo interesse per quella che sarà poi denominata “astrologia medica”. L’astrologia medica includeva l’uso degli oroscopi e questo richiedeva una conoscenza più dettagliata dell’astronomia matematica di quanto non fosse giudicato necessario quando questa disciplina era apprezzata essenzialmente per il suo contenuto culturale, nel contesto delle arti liberali. In particolare era necessario insegnare le procedure per il calcolo delle longitudini dei pianeti e quelle per l’uso dell’astrolabio, il meraviglioso calcolatore analogico che permette di determinare, ad ogni data ora di un qualsiasi giorno dell’anno e senza fatica, le posizioni nel cielo delle stelle, dei pianeti e dell’eclittica e i cui principi di funzionamento, basati sugli sviluppi più avanzati della geometria greca, restavano per i più misteriosi. 

195604455_10159050728233382_3920459350651771048_nQuinta tappa: LA DIAVOLESSA DI VIA D’AZEGLIO…
La diavolessa di via d’Azeglio, protettrice dei viandanti in un periodo in cui camminare di notte per le strade bolognesi rappresentava un viaggio pericoloso, è copia di un’altra scultura, uguale, creata dal Giambologna, presso la fontana del Nettuno. Nella tradizione popolare, il diavolo era associato o assimilato ad animali, per lo più come serpente, drago, capra o cane. Poteva assumere anche sembianze umane. Spesso, appariva mostruoso e deforme. Il diavolo, seguendo l’iconografia medievale dei tarocchi, rappresenterebbe il grande caos da cui nasce la vita. È androgino e, nella sua figura, coesistono i contrari, l’alto e il basso, unione del maschile col femminile. Per questo, rappresenta il potere creativo tra uomo e donna, ma anche la dipendenza e la schiavitù dei sensi, quando l’attrazione sensuale divine morbosa. Così, la diavolessa, posta in una posizione d’angolo sui muri, serve a rinfrescare la memoria del peccato.

torre-lambertini-pal.-re-enzo-5eSesta tappa: TORRE LAMBERTINI E I FANTASMI DI CITTA’…
A Bologna, è la torre dei Lambertini ad aggiudicarsi il premiato sulle apparizioni dei fantasmi. Essa fu incorporata alla residenza del Capitano del Popolo, sul lato che guarda via degli Orefici. Sembra avere ospitato il più antico orologio pubblico della città. La leggenda vuole che, questa torre sia tuttora abitata dalle presenze della famiglia Lambertini, che a volte, si incontrano con i capitani del Popolo, usurpatori dell’antica residenza e con i fantasmi delle donne rinchiuse in essa, quando fu carcere femminile. Fu il cardinal Prospero della famiglia Lambertini, poi divenuto papa Benedetto XIV a descrivere, per la prima volta, i fenomeni paranormali nel suo testo di parapsicologia.

Schermata 2021-11-04 alle 19.21.00Settima tappa: ARCHIGINNASIO, CON LE PRIME DISSEZIONI SUI CADAVERI E IL TEATRO ANATOMICO…
La sala, chiamata Teatro per la caratteristica forma ad anfiteatro, fu progettata nel 1637 per le lezioni anatomiche dall’architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti, scolaro dei Carracci.
Venne rivestita in legno d’abete e decorata con due ordini di statue raffiguranti in basso dodici celebri medici (Ippocrate, Galeno, Fabrizio Bartoletti, Girolamo Sbaraglia, Marcello Malpighi, Carlo Fracassati, Mondino de’ Liuzzi, Bartolomeo da Varignana, Pietro d’Argelata, Costanzo Varolio, Giulio Cesare Aranzio, Gaspare Tagliacozzi) e in alto venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese. La cattedra del lettore, che sovrasta quella del dimostratore, è fiancheggiata da due statue dette “Spellati”, scolpite nel 1734 su disegno di Ercole Lelli, che servivano a visualizzare il corpo umano, come un libro aperto. Sopra al baldacchino una figura femminile seduta, allegoria dell’Anatomia, riceve come omaggio da un putto alato non un fiore, ma un femore.

Schermata 2021-11-04 alle 19.54.24Ottava tappa: SAN PROCOLO E I FUNERALI DELLA CHIAROVEGGENTE, ANNA BONAZINGA D’AMICO…
A partire dal 1860, Anna Bonazinga d’Amico, esercita presso il frequentatissimo “gabinetto medico-magnetico, di via Solferino n. 15. Le cronache dell’epoca raccontano della presunta capacità della chiaroveggente di indirizzare i flussi energetici attraverso le proprie mani, per guarire le persone malate. Per usufruire delle consultazioni di Anna era sufficiente inviare una lettera contenente i sintomi della persona malata, insieme a due capelli e un compenso di 3,20 lire. Molto partecipate erano anche le sue celebri “serate magnetiche”, che prevedevano esibizioni di sonnambulismo. Nonostante queste pratiche fossero avversate dalla Chiesa, a Bologna, Anna era una figura molto amata. Le venne, infatti, celebrato il funerale solenne, presso la chiesa di San Procolo e dedicati ben due monumenti in Certosa. Anna Bonazinga, donna dell’Ottocento, che nel suo campo è stata un’autorità molto stimata, ci restituisce il ritratto di una Bologna incuriosita dal mistero.


L’evento, che si terrà sabato, 25 febbraio 2023 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 19:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 21. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  18,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 19 febbraio 2023, ore 10:30: Misteri occulti in Certosa. I simbolismi segreti, collegati al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

misteri_occulti_certosaA Bologna, nessun luogo è come il cimitero monumentale, il quale raccoglie in sé una moltitudine di storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

Misteri occulti in Certosa è un percorso, all’interno della Certosa di Bologna, tra monumenti e leggende, per evocare storie fantastiche di spiriti, luci misteriose, simboli millenari e la presenza di alcune personalità bolognesi legate al mondo dell’occulto.


Schermata 2020-06-11 alle 17.46.32Nell’universo simbolico della Certosa non mancano aspetti esoterici e massonici. Basti ricordare la presenza di sfingi, ma anche lucerne, caducei e il più conosciuto simbolo dell’eternità: il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra, inoltre, molti episodi di fantasmi e di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti e i loro spiriti… 

04sgirolamonavataIl cimitero monumentale della Certosa di Bologna si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Nell’immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d’arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla 75040689_2534062723297643_4783526259781009408_osua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all’aria aperta”, tappa del grand tour italiano75233325_2533982316639017_5282704749244710912_o: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell’artista Flavio Favelli. La chiesa, non78168106_2538952756141973_4769254843665612800_o parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti.

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall’originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei “vivi”. Anche il porticato ad archi, presente all’entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole r1zzolimagnani-3significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici per l’ampliamento del cimitero alla fine dell’Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città. La Certosa di Bologna e il cimitero monumentale rappresentano un vero e proprio museo all’aria aperta, ricco di arte e storia. Basti pensare che già alla fine dell’800 venne ritrovata proprio in questa area una necropoli etrusca. Le 420 tombe rinvenute fecero accorrere studiosi da tutta Europa e oggi sono custodite nel Museo Civico Archeologico.

75576347_2533982493305666_4290147784348139520_oFondato nel 1801, il cimitero sorge sulle strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La ricchezza della chiesa di san Girolamo riesce ancora oggi a farsi testimone della ricchezza perduta del convento. È ancora possibile ammirare il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Il cuore del Cimitero bolognese è il Chiostro Terzo, di gusto neoclassico dove, alle iniziali tombe dipinte, si sono poi sostituite  opere in stucco e scagliola e – a partire dalla metà dell’Ottocento – in marmo e bronzo.

75380423_2533982656638983_7643738341615075328_oAll’interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, ma non solo, rimangono infatti molte testimonianze di artisti provenienti da lontano. Fra gli scultori di maggior rilievo segnaliamo  Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Leonardo Bistolfi, Silverio Montaguti e Giacomo Manzù, mentre tra i pittori Pelagio Pelagi e Pietro Fancelli.

Tra i personaggi illustri ospitati nel cimitero ricordiamo: il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci  i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti;  il cantante Lucio Dallai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

Nel corso del ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l‘Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento ai caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l’Ossario dei partigiani.


L’evento, che si terrà domenica, 19 febbraio 2023 (con punto di ritrovo sotto al portico, a ridosso della chiesa di San Girolamo, ingresso da viale Gandhi), partirà alle 10:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 12:15. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 19 febbraio 2023, ore 14, 15 e 16 (durata: un’ora, 15° costanti all’interno del sito sotterraneo): “Tunnel misteriosi nel sottosuolo”. Visita agli antichi condotti idrici, sotterranei, realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa…

Nel sottosuolo di Bologna ci sono luoghi sotterranei, sconosciuti, che raccontano una parte dell’antica città sull’acqua…

bagni_di_mario_2021“Tunnel misteriosi nel sottosuolo” è un viaggio. Un viaggio nella Bologna rinascimentale. Una cisterna, ricca di cunicoli e condotti, sotterranei, denominati “Conserva di Valverde”, che furono realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto dei Semplici (attuale Sala Borsa).

Un tour davvero singolare, dove sono situate vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde e che si utilizzavano per raccogliere le acque cittadine.

65038093_10157035899093382_1559603501074481152_nConserva di Valverde…
La Conserva di Valverde, che si suppose luogo per uso termale quando venne scoperta, nel XX secolo, in realtà non ha mai avuto attinenza con quell’uso. Cisterna di epoca rinascimentale (1563) eseguita da Tommaso Laureti, architetto palermitano, fu realizzata per alimentare la fontana del Nettuno e altre particolarità idrauliche come l’orto dei Semplici (oggi, piazza coperta di Sala Borsa).

Tunnel e cunicoli: scendendo nel sottosuolo incontriamo, oltre ad un vestibolo, una spettacolare sala ottagonale (sovrastata da un’ampia cupola avente stessa forma) dove, nel piano di calpestio, sono scavate otto piccole vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da66108455_10157076726638382_4518577385217458176_n quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde. Da questi l’acqua usciva depurata mediante un procedimento di decantazione. All’interno del primo cunicolo si segnala la particolarità di un camino di aerazione completamente ricoperto da incrostazioni calcaree secolari. Inoltre, è presente una seconda piccola camera ottagonale, detta Cisternetta, dotata di un’ulteriore vasca di decantazione, oggi, ancora visibile). L’acqua che usciva da questa seconda camera scendeva al livello inferiore tramite apposita tubazione, per percorrere centinaia di metri, prima di sfociare nel pieno centro città, andando ad alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa. Tutte le acque provenienti dalla Conserva di Valverde procedevano all’interno di un cunicolo in mattoni fin nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Annunziata, dove si univano a quelle del condotto del Remondato (fonte Remonda) che a sua volta raccoglieva le acque che scaturivano da San Michele in Bosco. Da qui sono immesse all’interno di una tubazione (originariamente in orcioli di terracotta) che, alloggiata sopra un muretto, arriva attraverso un cunicolo lungo oltre 1 km sotto la Fontana del Nettuno, realizzata proprio in quegli anni.


L’evento, che si terrà domenica, 19 febbraio 2023 (con punto di ritrovo presso la Conserva di Valverde, via Bagni di Mario n. 10, Bologna), partirà alle ore 14, alle ore 15 e alle ore 16, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo + guida turistica):  22,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…