Bologna, 19 aprile 2020, ore 9: “In cima al mondo”. Visita alla terrazza della cupola di San Luca, appena inaugurata, passando per i misteri del Santuario…

Il Santuario di San Luca, scrigno di bellezza e devozione popolare, arricchisce il panorama bolognese con la sua inconfondibile sagoma che si vede da chilometri di distanza. Il Santuario è uno dei simboli indiscussi di Bologna e tradizionale oggetto di culto religioso legato alla devozione dell’immagine della Beata Vergine di San Luca

A veder San Luca, da lontano, ci si sente già a casa…

incimaalmondoCentodieci scalini e sei in cima a San Luca. Non il Colle, ma proprio il Santuario, la cupola. È l’ultimo percorso turistico inaugurato da qualche giorno. Bologna ha una nuova terrazza panoramica, quella del Santuario…

Visiteremo la terrazza sita proprio sulla sommità della cupola di San Luca, che rappresenta non soltanto Bologna, ma tutta l’Emilia Romagna. Tradizionale oggetto di culto, si erge imponente, sul Colle della Guardia e il suo portico lo collega alla città. Ci sono misteri e leggende, popolari, proprio collegate a San Luca, al suo lunghissimo portico, alla Beata Vergine del Santuario. Da dove arriva l’icona della Madonna di San Luca? Perché, gli archi del lungo porticato sono 666? Quale emozione ci aspetta, armati di binocolo, ammirando il panorama da un’altezza di quasi 350 metri sopra il livello del mare, che quando il cielo è davvero pulito si vede eccome il porto di Ravenna?!


IMG-20170408-WA0030Prima tappa: TERRAZZA DELLA CUPOLA DI SAN LUCA…
Quasi 350 metri d’altezza sopra il livello del mare. Pochi metri quadrati di terrazzina con prato verde sintetico e l’intero appennino, con vette, boschi e nuvole, da ammirare a vista d’occhio. E poi, girandosi indietro, ecco laggiù Bologna col suo centro storico. IMG-20170408-WA0008Esposizione spettacolare di 180°, principalmente rivolta a sud, riservata a una trentina di persone che, alternandosi gruppo dopo gruppo, si avventurerà su per la scaletta a chiocciola che parte da una porticina all’interno della chiesa: Tre minuti di ascesa e ti sembra di toccare il cielo con un dito.

sanlucaSeconda tappa: IL SANTUARIO DI SAN LUCA…
La chiesa attuale viene realizzata dal Dotti tra 1723 e 1757 in sostituzione di una precedente chiesa quattrocentesca mentre le due tribune esterne sono concluse dal figlio Giovanni Giacomo nel 1774. In sintonia con la tradizione bolognese il volume esterno si presenta privo di decorazioni enfatiche e solenni e si caratterizza per la semplicità del profilo curvilineo su cui è impostata la cupola. Entro una planimetria ellittica gli spazi interni si dilatano a croce greca culminando nell’altare principale che precede la cappella della Vergine. Le decorazioni sono affidate a V. Bigari per gli affreschi, ad A. Borelli e G. Calegari per gli stucchi e ad A. Piò per le statue. Tra gli artisti che adornano la chiesa si segnalano inoltre Guido Reni (terzo altare a destra), Donato Creti (seconda cappella a destra), Giuseppe Mazza (cappella di S. Antonio da Padova), Guercino (sagrestia maggiore). Nel 1930 Ferruccio Gasparri realizza una funivia che con un solo pilone supera il dislivello di 220 metri tra via Saragozza e il santuario. Le polemiche che accompagnano il conseguente annullamento del percorso devozionale si concludono però con la sua definitiva sospensione. Visiteremo insieme, questo Santuario, veramente suggestivo.

funiviaTerza tappa: I MISTERI DEL SANTUARIO, DALLA MADONNA DI SAN LUCA, AGLI ARCHI DEL PORTICATO CHE ALLA CITTA’ LO COLLEGA, PASSANDO PER LA VECCHIA FUNIVIA…portico-san-luca-bologna-b
Tanti sono i misteri collegati al Santuario: misteri che circondano il lungo portico che lo collega alla città con i suoi oltre 600 archi, fino al miracolo della Madonna di San Luca una mattina quando, con accompagnamento d5BV-di-san-lucai magistrati, di clero e di popolo, accompagnati da una pioggia incessante, ci si avviò verso la città con l’immagine della stessa e avvenne un miracolo, sotto gli occhi increduli della cittadinanza. Parleremo di leggende, misteri e della vecchia funivia che fu attiva dal 1931 al 1976.


L’evento, che si terrà domenica, 19 aprile 2020 (con punto di ritrovo davanti all’ingresso principale del Santuario), partirà alle 9, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 11:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con guida turistica + audio guide + ingresso alla terrazza della cupola di San Luca):  20,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata. I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 18 marzo 2020, ore 10 (solo per OVER 60): Seven, le Sette Chiese. Misteri ed enigmi all’interno della basilica di Santo Stefano…

Seven, le Sette Chiese: alla scoperta della basilica di Santo Stefano, un’estasi di meraviglia e di curiosità, che solo tanta bellezza arcana sa sprigionare…

santo_stefano_OVER_2020A Bologna, nel centro storico, è situato un complesso religioso di straordinaria importanza, sia per la fede che per l’arte, che per i misteri ad esso collegati: il complesso abbaziale di Santo Stefano, un aggregato di edifici che riproducono i luoghi Santi di Gerusalemme…

Il complesso, racchiuso da una cancellata, fu sicuramente impostato sul modello dei Luoghi Santi di Gerusalemme in seguito all’impulso dato dalla prima Crociata, che vide la partecipazione di alcuni bolognesi. Si può pensare che i Cavalieri Templari abbiano svolto, in seguito, un ruolo nella realizzazione degli spazi del più affascinante complesso religioso di Bologna. 

bologna-piazza-santo-stefano-tramonto-foto-peterzulLa basilica di Santo Stefano, in pillole: divenne un antico tempio trasformato in un nucleo di edifici sacri cristiani, in epoca tardo romana, da Petronio (uomo colto, che aveva viaggiato in Oriente e aveva portato reliquie della passione a Bologna, tra cui la vera croce di Gesù, la colonna della flagellazione e, infine, la benda della Vergine Maria). È un luogo molto caro al cuore dei bolognesi. Le donne si recavano presso la basilica a pregare per un parto sano e sicuro, persino le prostitute vi erano ammesse, in particolari giorni dell’anno. È un luogo misterioso, intriso di 1500 anni di storia, nonché, un concentrato di misteri, leggende e tradizioni bolognesi. È un luogo di ritrovo della società dei Lombardi, eredi dei Templari, inoltre, un luogo di meditazione e studio da parte di Dante Alighieri, durante la sua permanenza nel capoluogo emiliano. Sede della comunità benedettina di Bologna. Luogo dell’antico tempo di Iside. Contiene, infine, uno dei presepi più antichi al mondo.


20151009-145148-largejpgLa chiesa di Santo Stefano è il luogo con la storia più originale di tutta Bologna. Sorta sulla base di un antico tempio pagano, fu immaginata come copia fedele del Santo Sepolcro di Gerusalemme, vide nei secoli una serie di ampliamenti che portarono non ad una ma a ben sette chiese, e una di queste chiese divenne talmente famosa per un ritrovamento inaspettato che fu necessario un intervento “straordinario” del papa. Delle sette chiese originarie al giorno d’oggi ne rimangono quattro, e soltanto una ha portato il nome di S. Stefano in un periodo incerto tra il V e l’ VIII secolo, poi lo ha cambiato dedicandosi al Santo Sepolcro, e del protomartire non è rimasta nemmeno una cappella. 22705538328_3ddb687e48_bComunque l’intero complesso è ricordato come Ecclesia Sancti Stephani e al giorno d’oggi comunemente indicato come Santo Stefano alle sette chiese.

La storia comincia una notte dell’anno 429, quando a papa Celestino I appare in sogno San Pietro che gli ordina di consacrare Petronio vescovo di Bologna. Considerando la motivazione della nomina (per inconfutabile segno divino) e il fatto che il buon Petronio sembra vantare origini nella famiglia imperiale di Costantino e Teodosio, la vicenda anticipa di più di un millennio l’attuale stile italiano di attribuzione delle cariche importanti. Petronio aveva abbandonato una posizione sociale molto elevata per entrare nell’ordine sacerdotale, era uomo di santa vita ed esercitato fin dall’adolescenza negli studi dei monaci, aveva meditato come eremita nei deserti egiziani, ma soprattutto aveva visitato più volte Gerusalemme, tornandone arricchito di informazioni e con reliquie di prim’ordine, tra cui il piede sinistro di Santa Caterina e un frammento della vera croce (a detta di alcune malelingue comprate per 3000 pezzi d’oro da mercanti saraceni). E a quanto pare decide di ricostruire a Bologna una Gerusalemme da dedicare ai suoi fedeli locali.

Bologna-Santo-Stefano-sepolcroGerusalemme e i luoghi santi all’epoca esercitavano un richiamo enorme sull’immaginario europeo, e i cristiani, finalmente liberi dalle persecuzioni dei secoli passati, vorrebbero vedere con i loro occhi la Terra Promessa dalla quale è arrivata la luce della speranza, anche per ottenere di riflesso la remissione e il premio dei giusti. Il progetto comincia dalla trasformazione in battistero cristiano di un antico tempio di Iside, che attorno all’anno 100 era stato fatto costruire da una ricca matrona bolognese a circa 80 metri dalla via Emilia, la strada che collegava Rimini con Piacenza. Rimasta vedova di Osiride, ucciso dal fratello Seth, Iside supplica il supremo dio Ra di ridar vita al marito, e Ra lo concede, ma solamente se lei riuscirà a ritrovare ogni parte del corpo di Osiride, ormai sparsa un po’ ovunque nel mondo. Dopo varie peripezie Iside ricompone il corpo di Osiride e Ra mantiene la promessa. A parte la vicenda intricata, soprattutto considerando il fatto che Iside Osiride e Seth erano tutti fratelli, tornando alla chiesa di SantoSanto Stefano il fatto interessante è che l’iniziazione al culto di Iside prevedeva un rituale molto simile a quello del battesimo, ed in entrambi i culti c’è il medesimo concetto di resurrezione come premio alla fede e al sacrificio. La fonte originaria viene riconsacrata con l’acqua del Giordano, e il colonnato circolare a cielo aperto che la circonda viene chiuso con un muro e sormontato con una cupola. Le colonne esistono ancora oggi all’interno del battistero: le colonne originali del sacrario di Iside sono quelle in cipollino nero (sette in tutto), mentre quelle in mattoni sono state aggiunte dopo.

Durante il vescovato di Petronio, negli anni 431-450, l’iseo diventa dunque un battistero cristiano coperto, ed accanto viene costruita la chiesa di San Vitale, la seconda delle 7 chiese. Successivamente poco distante viene aggiunto il Martyrium. Nel 737 arrivano i Longobardi. Non toccano l’esistente complesso, ma costruiscono un quartiere accanto al complesso, e una nuova chiesa a destra del battistero che dedicano a San Giovanni Battista. Nella parte posteriore sorgono nove piccoli edifici, alcuni dei quali sono dati in uso ad un gruppo di monaci detti Stefaniani, di cui però non si conosce né provenienza né devozione. Negli anni 1000-1100 i monaci Benedettini costruiscono il campanile, il chiostro, un grande monastero e una nuova chiesa, quella che sarà chiamata del Cenacolo (che sorge a sinistra del campanile). In questo periodo anche il battistero originario viene trasformato in chiesa, quella del Santo Sepolcro, a pianta ottagonale e tamburo della cupola a dodici lati.

2590200541_d2e07234dc_o-810x538A questo punto la storia diventa interessante: verso la fine del 1300 viene rinvenuta una tomba di epoca romana sepolta sotto il pavimento dell’attuale chiesa dei santi Vitale e Agricola, su cui è nitidamente inciso il nome “Simone”, che era il nome originario di San Pietro (ribattezzato poi da Gesù “Kefa”, che in aramaico significa appunto “pietra”).
Nessuno si pone minimamente il dubbio che possa trattarsi di un qualsiasi altro Simone, e il sarcofago viene collocato sull’altare, il vescovo fa suonare le campane a festa e la chiesa è immediatamente dedicata a San Pietro. E tra i pellegrini che arrivano dal nord si diffonde la voce che il sepolcro del primo vicario di Cristo in terra non si trova a Roma, ma a Bologna. La notizia arriva anche in Vaticano, ma in un primo momento non viene creduta perché troppo inverosimile. E poi nel dicembre del 1399 si era a poche settimane dal nuovo anno santo e c’erano ben altri pensieri per l’organizzazione. Ma già a febbraio i cardinali preposti alle celebrazioni del Giubileo si accorgono che qualche cosa non funziona: gli arrivi dei pellegrini sono inferiori al previsto, e anche la durata del soggiorno di quelli che arrivano è ridotta. Nonostante il grande successo di questo giubileo riportato da molte cronache, si comincia a lamentare il clero, si lamentano osti e artigiani, cerusici e negozianti, persino ladri e prostitute: è un disastro economico, ed è dovuto al fatto che i pellegrini si fermano a Bologna e tornano a casa contenti e ricolmi di indulgenze. La risposta di Bonifacio VIII è durissima: la chiesa viene sconsacrata e il vescovo ha l’ordine di demolirla e reinterrare il sarcofago in un luogo segreto con la massima discrezione, nonché ovviamente di spiegare ai fedeli che i veri resti di San Pietro non si sono mai mossi da Roma. Nel giro di pochi giorni crollano il tetto e le parti alte delle mura, la tomba sparisce. Quindi, caso unico nella storia, una chiesa non viene distrutta dagli infedeli ma dal primo ministro di Dio, il Papa. E tutto questo senza dare scandalo, ma a maggior gloria del Signore, le cui vie sono decisamente infinite. Questo comportamento può sembrare inverosimile al giorno d’oggi,  basilica-santuario-dima a quei tempi molti vicari di Cristo si preoccupavano più degli interessi personali che del Santo Ufficio. Ad esempio tra le sante opere di papa Bonifacio VIII, oltre alla incredibile distruzione della chiesa di Santo Stefano, possiamo anche ricordare l’incarcerazione e successiva eliminazione del suo inoffensivo predecessore Celestino V (colui che fece per viltade il gran rifiuto) e l’aver completamente raso al suolo l’intera città di Palestrina per motivi di vendetta personale contro i Colonna.

2012-11-ipad-486-0Tornando alla chiesa distrutta, soltanto settant’anni più tardi Sisto IV consentirà che la chiesa, ormai in completa rovina, sia riaperta al culto, purché dedicata ai santi Vitale e Agricola (due martiri bolognesi uccisi nella persecuzione di Domiziano nel 304). Probabilmente il tutto fu dovuto alle ambizioni e agli interessi del nipote, Girolamo Riario, che difatti nel 1473 diventa signore di Imola e subito dopo anche di Forlì. Nell’attuale chiesa i sarcofaghi dei santi sono ai lati dell’abside: quello di San Vitale è alla sinistra, sul suo sarcofago è scolpito un pavone, simbolo dell’immortalità; quello di Agricola è sul lato destro, è più ricco e rifinito dell’altro, e porta i simboli del cervo e del leone. L’altare centrale è un’ara pagana con il coperchio rivoltato.

Sancta_Jerusalem_di_Bologna._Prima_Chiesa,_SS._Trinità_sul_Cortile_di_Pilato._-_panoramioNonostante tutto i bolognesi rimasero affezionati alla loro piccola Gerusalemme. Tra il 1400 e il 1800 il complesso raggiunse il suo massimo sviluppo, e tranne piccole modifiche è giunto intatto ai nostri giorni.  In particolare qui possiamo osservare la più antica, e si suppone più fedele, ricostruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme.  Grazie alle testimonianze dei cavalieri crociati il sepolcro venne ricostruito nelle stesse forme e proporzioni di quelle che l’imperatore bizantino Costantino IX Monomaco aveva eretto a Gerusalemme nel 1050, che a sua volta replicava quanto più fedelmente possibile il disegno dell’originale (vedi anche note a fondo pagina).

Curiosità

Nella cripta di San Giovanni Battista c’era (e c’è ancora) una colonna che venne portata dal vescovo Petronio di ritorno dalla Terra Santa e che documenta l’altezza di Gesù Cristo (circa un metro e settanta). Nella stessa chiesa una pietà in cartapesta ricorda le quaresime del ‘700, quando le beghine facevano il giro delle taverne sequestrando i mazzi di carte da gioco, che portavano poi a macerare per riprodurle in immagini sacre a remissione dei peccati commessi da mariti e figli. Sulla facciata della chiesa del Santo Sepolcro resta il segno di un’altra leggenda: una pietra nera così lucida che le donne vi si specchiavano. Indignato per tanta vanità un santo eremita fece un incantesimo e da quel giorno le donne non viderò più i loro volti ma i loro peccati. Il vescovo proibì allora a tutti ad avvicinarsi alla pietra, e prodigiosamente la pietra diventò così opaca da non riflettere più nulla. Il Santo Sepolcro era la tomba scavata nella roccia dove venne deposto il corpo di Gesù Cristo. Il sepolcro originario, quello di Giuseppe di Arimatea, venne distrutto nell’anno 135 quando l’imperatore Adriano fece radere al suolo Gerusalemme a seguito della rivolta del 132. L’operazione venne eseguita dalla XXII Legione, che in seguito venne spostata sul limes e ampliò il piccolo avamposto di Mogontiacum, l’attuale Magonza. Fu l’imperatore Costantino I che a seguito del concilio di Nicea del 325 ordinò l’edificazione di una chiesa nei luoghi della passione di Gesù Cristo. La pietra in cui fu scavato il Santo Sepolcro venne chiusa da un piccolo edificio: l’edicola dell’Anastasis, chiesa consacrata nel 335.


L’evento, che si terrà mercoledì, 18 marzo 2020 (con punto di ritrovo in via Santo Stefano n. 24, davanti alla basilica di Santo Stefano), partirà alle ore 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un paio d’ore. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata 12,00 (SOLO OVER 60).

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna. Domenica, 19 aprile 2020, ore 14: “Bononia sottosopra”. Alla scoperta dei siti archeologici del decumano romano, sopra e sotto il suolo del centro cittadino…

Un affascinante itinerario per ripercorrere la storia antica del capoluogo emiliano-romagnolo, tra cinte murarie, teatro romano, necropoli dei reietti, scavi romani della suggestiva Sala Borsa e, infine, l’antico acquedotto, voluto dall’imperatore Augusto. Bologna, ancora una volta, ci riserva archeologici e sorprendenti misteri, che ci permetteranno di avere una visione più completa di quella che era Bononia al tempo del decumano romano (sorse nel 43 a.c.)…

bononia_sottosopra_2020Gli antichi romani avevano compreso l’importanza della posizione strategica di Bologna, come crocevia commerciale tra il nord e il sud della penisola italica, ed è per questo che abbiamo ancora nascosta, nel sottosuolo, una quantità innumerevole di esempi architettonici e indizi che, dopo più di 2.000 anni, ci permettono di poter comprendere al meglio la struttura, la società e la morfologia della Bononia imperiale.

La colonia romana di Bononia fu stabilita dai romani dopo aver sconfitto i Galli Boi (popolazione celtica dell’Età del ferro, originaria dell’Antica Gallia, che con gli Etruschi abitò la città in età preromana). Si presuppone che, il nome provenisse dal nome Boi, oppure, dalla parola celta “bona”, dato a un “luogo fortificato”, o forse ancora, proveniva da Bona, divinità celtica della prosperità (sempre collegata ai Galli Boi). Bononia era uno dei primi esempi di città fortificata costruita dagli antichi romani. Moltissime sono le testimonianze del passaggio e dello stazionamento dei capitolini nel nostro territorio e sarebbe stato quanto meno inappropriato rimanere estranei al racconto di secoli di dominio imperiale, per mettere in luce la magnificenza e l’ingegno di un popolo che ha dominato per un millennio il mondo antico.


IMG-20200212-WA0033Prima tappa: cinta muraria palazzo Caccianemici, di via de’ Toschi
Alla fine del terzo secolo, i barbari saccheggiarono o conquistarono tutte le città attraversate dalla via Emilia, per cui i bolognesi decisero di edificare una cerchia muraria costruita con blocchi di selenite che, però, non racchiudevano tutta l’area urbana, ma escludevano i quartieri più poveri, a nord e a ovest. Le mura ebbero sei porte: Ravegnana, a est; San Procolo, a sud; Stiera, a ovest; IMG-20200212-WA0026San Cassiano, denominata successivamente San Pietro, a nord. Il perimetro della città fortificata (costruito in selenite) che all’epoca contava circa 25-30 mila abitanti, è visibile in rarissimi punti del centro storico. Uno di questi è situato a ridosso di palazzo Caccianemici, in via de’ Toschi, che assieme ad altri scorci (Palazzo Conoscenti di via Mnzoni e piazzetta San Simone a lato di via Oberdan), hanno permesso agli studiosi di tracciare i confini cartografici della prima cinta muraria.

Durante questa tappa, faremo un accenno alla necropoli dei Reietti, scoperta creietti2asualmente durante gli scavi dell’alta velocità in via de’ Carracci. Ancora avvolta nel mistero, la sepoltura dei cadaveri. Alcuni scheletri, infatti, sono stati ritrovati letteralmente inchiodati al terreno. La causa è da attribuirsi, molto probabilmente, alla paura che potessero risorgere dall’inferno degli Dei, portando sventura e malasorte ai vivi.

viaugobassi2Seconda tappa: via Ugo Bassi
Gli scavi di via Ugo Bassi hanno evidenziato molti strati di terreno, sovrapposti, con una difficile distinzione cronologica. Sono state, però, rinvenute strade solcate perfino dai carri trainati (ancora oggi, visibili), di epoca romana, Ancora oggi, le stesse, mantengono la loro morfologia originale, tant’è che, durante i lavori di ristrutturazione dell’attuale via Ugo Bassi, è riemerso un tratto della via Emilia praticamente intatto dopo più di 2000 viaugobassi1anni. Fatto di ciottolame, comprendente marciapiede e piccolo canale di scolo utilizzato come scarico fognario, è stato poi accuratamente coperto con tessuto speciale per conservarlo al di sotto dell’odierno manto stradale. Bologna rivela ancora, nel centro storico, resti dell’epoca romana. La città romana fu impostata secondo lo schema classico, basato su due strade principali: il cardine massimo, che andava da nord a sud (via Galliera, via Val d’Aposa) e il decumano massimo, diretto da est a ovest (via Rizzoli, via Ugo Bassi). Una serie di cardini e decumani minori formavano una griglia di isolati rettangolari di 600 metri per lato.

9c8277c099591a1b981ac36ee24a07bb_1_1_1Terza tappa: scavi di Sala Borsa (sottosuolo)
Sotto il cristallo della piazza coperta si possono ammirare gli antichi scavi e la sedimentazione delle varie civiltà in uno scenario di armonia e di luce. Rivivono così secoli di storia, dai primi insediamenti di capanne della civiltà villanoviana del VII secolo a.C., alla Felsina etrusca, alla Bononia romana fondata nel 189 a.C. Che cosa sia stata nel tempo la parte nord del palazzo di città che si affaccia su piazza Nettuno ce lo raccontano gli scavi archeologici intrapresi nel corso dei lavori bologna-sotto-sala-borsadell’attuale sistemazione di Sala Borsa. Le tracce di edifici pubblici e religiosi e l’assetto urbanistico testimoniano che il luogo è stato fin dalle origini il baricentro della vita pubblica cittadina. La stratigrafia degli scavi scopre le trasformazioni che si sono verificate in età romana fino a quando, tra la fine del V sec. ed il VII sec. d.C., l’area subisce sempre più marcati fenomeni di degrado, dal crollo delle strutture a spogli del materiale di pregio. La depauperazione del territorio provoca una notevole riduzione degli edifici, fino alla loro quasi totale scomparsa all’inizio dell’alto medioevo.

teatro1Quarta tappa: teatro romano (sottosuolo)
Il teatro romano in via de’ Carbonesi, finalmente riaperto al pubblico, dopo anni di apparente abbandono, è uno straordinario monumento di età repubblicana (88 a.c.), quando, all’indomani della guerra sociale, gli abitanti di Bononia, ottennero lo status di teatro2cittadini romani e la città fu promossa da colonia di diritto latino a Municipium. In quella occasione, l’impianto urbano fu dotato di nuovi edifici, di cui abbiamo, forse, un’ulteriore testimonianza nella basilica e proprio nelel strutture murarie del teatro. Esso rappresentava un unicum per il suo tempo. Basti pensare che, neanche a Roma esistevano teatri in muratura, ma solo strutture lignee, rimovibili. Sarà solo Gneo Pompeo Magno a far erigere un teatro in muratura, a quasi trent’anni di distanza da quello bolognese, tra il 61 e il 55 a.c. Infatti, il teatro, costruito in epoca tardo repubblicana (dal 120 all’80 a.c.) fu successivamente ampliato in età augustea e ancora sotto Nerone nel primo teatro3secolo d.c., il teatro costituisce una delle più interessanti testimonianze della Bononia Romana. Lo stesso è caratterizzato da una struttura autoportante, fondata su una fitta rete di muri radiali a vista, in pietra arenaria, lavorati a opus incertum.

Prima di accedere al teatro romano, nel tragittneroneo da Sala Borsa, ripercorreremo la storia di espansione demografica e strutturale dell’antica Bononia, ricordando che lo stesso Nerone amava talmente tanto la nostra città da averla eletta come seconda dimora dopo Roma. Erano molti, infatti, i possedimenti dell’imperatore nelle nostre terre. Come tutte le città imperiali di una certa importanza anche Bononia era dotata di terme (salus per aquam), poste esattamente nel centro cittadino (unico caso in Italia), dove l’imperatore Augusto decise di erigere il primo stabilimento pubblico. Si evince da due iscrizioni rinvenute, durante i relativi scavi archeologici, la grande considerazione che avevano gli antichi romani rispetto a questi luoghi di benessere. Sono state ritrovate, infatti, testimonianze che ci raccontano come un facoltoso cittadino, tamaretermalel Tito Avasio Servando, in punto di morte lasciò in eredità al figlio Seneca la somma di 400.000 sesterzi, incaricandolo di utilizzarli per garantire l’accesso gratuito al maggior numero di cittadini residenti a Bononia.

azeglio1Quinta tappa: acquedotto romano, sito in via d’Azeglio
È uno dei rari esempi di acquedotti interrati (costruito completamente in galleria), costruiti nella storia dell’impero romano (generalmente, erano condotti aerei). Della lunghezza di ben 18 chilometri, riforniva d’acqua i quasi 30.000 abitanti dell’antica Bononia, prelevandola direttamente dal fiume che scorreva a Sasso Marconi (fiume Setta), convogliandola, a sua volta, nell’Aposa. Grazie a vasche di decantazione (Castellum), ne aumentavano la qualità e ne diminuivano le impurità rendendola più appropriata per l’utilizzo a uso domestico e termale. Nel corso dei secoli, a causa delle invasioni barbariche e della conseguente incuria, rimase inutilizzato per parecchio tempo sino al suo definitivo restauro e reintegro nell’impianto idrico bolognese verso la fine dell’’800. A rafforzare l’intuizione degli antichi romani, l’acquedotto è tutt’oggi in funzione e contribuisce, anche se parzialmente, al rifornimento d’acqua, la città. In fontanazannonionore della fine dei lavori di ristrutturazione, venne costruita una fontana (posizionata proprio al centro di Piazza Maggiore, sull’attuale Crescentone). Oltre all’approvvigionamento d’acqua per la città, l’antico acquedotto romano contribuì in maniera decisa alla limitazione di epidemie virali, a causa dell’inquinamento prodotto dai rifiuti organici della falda freatica.


L’evento, che si terrà domenica, 19 aprile 2020 (con punto di ritrovo presso piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle ore 14, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo due ore e mezzo. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour.

Costo della visita guidata:  28,00.
Ai ragazzi, dai 10 ai 18 anni di età e agli over 60, applichiamo € 2,00 di sconto sul tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Sarà possibile scattare fotografie per utilizzo personale (Sala Borsa e Teatro Romano, senza flash)…


Fossoli (MO), 1º marzo 2020, ore 10: “Il giorno della Shoa (REPLICA). Visita all’ex campo di concentramento di Fossoli (MO)”. Tra luoghi di deportazione e prigionia, per ricordare i giorni dell’Olocausto…

Un viaggio nella Memoria, nel ricordo storico della seconda guerra mondiale, durante i terrificanti anni del nazismo, ma anche un viaggio nel tempo in Memoria delle discriminazioni che subirono, in quei luoghi, i deportati e gli oppositori politici…

fossoli_ebreiIl Giorno della Memoria è un evento che si celebra in tutto il mondo il 27 gennaio di ogni anno, in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Questa è una ricorrenza importante perché sapere e ricordare è un obbligo e nessuno deve dimenticare cosa è accaduto a milioni di persone vittime di barbarie, morte, terrore e persecuzione, in quegli anni. 

Con questo tour desideriamo raccontare la storia di un popolo, seriamente discriminato di chi ha vissuto la seconda guerra mondiale.

Il tramonto di Fossoli (di Primo Levi)
Io so cosa vuol dire non tornare.
A traverso il filo spinato ho visto il sole scendere e morire;
ho sentito lacerarmi la carne.
Le parole del vecchio poeta: “Possono i soli cadere e tornare:
a noi, quando la breve luce è spenta. Una notte infinita è da dormire”.

Il 22 febbraio 1944 partì da Fossoli un convoglio con destinazione Auschwitz, sul quale vi era anche Primo Levi , anch’egli internato nel campo di Fossoli come deportato politico; fu uno dei 650 che furono deportati con quel convoglio e fu uno dei 23 che ritornarono.


20160124_101852Il campo di concentramento di Fossoli era ubicato in una località di campagna a 6 chilometri da Carpi, in provincia di Modena. Il campo fu allestito nel luglio 1942 come una tendopoli per prigionieri di guerra; qualche mese più tardi vennero costruite le baracche in muratura che nell’estate 1943 diedero riparo a circa 5000 internati militari. Circondato da una doppia recinzione alta 2 metri e con una serie di torrette distanti 50 metri le une dalle altre, il grande recinto era illuminato con riflettori dal tramonto all’alba. La notte dell’8 settembre una colonna di tede­schi circondò la struttura, per impedire – dopo la proclamazione dell’armistizio – la fuga dei prigionieri. Due ufficiali italiani furono incaricati della gestione ordinaria del Lager, mentre i loro colleghi furono incarcerati a Mo­dena. In un paio di settimane si 20160124_120158organizzò il trasferimen­to dei prigionieri alleati nel Reich e dal 5 dicembre l’ex Campo prigionieri di guerra n. 73 funzionò come luogo d’internamento per ebrei, sotto il controllo della polizia della Repubblica sociale italiana e alle dipendenze della prefettura di Modena. La collocazione strategica nella rete ferroviaria, sulla linea per il Brennero, agevolava il viaggio verso i Lager del Reich.

Dal mese di gennaio 1944 giunsero a Fossoli prigionieri politici. Da metà marzo 1944 il Comando di Verona della Polizia di sicurezza germanica (Befehlshaber der SIPO-SD) assunse il controllo diretto sugli internati politici e razziali destinati alla deportazione (rinchiusi nei due settori del «campo nuovo»), lasciando alle autorità di Salò la competenza su internati comuni, politici, genitori di renitenti alla leva e civili di nazionalità straniera esclusi dal trasferimento nei Lager del Reich (concentrati nel «campo vecchio»).

Campo_di_Fossoli_3Il Polizei- und Durchgangslager era comandato dal sottotenente Karl Titho, ma è il suo vice, Hans Haage, a gestire il campo. Il settore ebraico includeva 8 baracche larghe 11,60 metri e lunghe 47 metri, fornite di latrine e lavatoi, ognuna delle quali poteva accogliere 256 prigionieri; i politici erano ammassati in 7 baracche di dimensioni maggiori. I due settori disponevano di cucina e infermeria. L’alimentazione consisteva essenzialmente in pane e verdure; i prigionieri – che indossavano i loro abiti civili e portavano dei contrassegni a seconda della categoria di appartenenza – venivano suddivisi in gruppi incaricati della pulizia del campo, dei lavori agricoli e artigianali. Fossoli funzionava come centro di smistamento per la deportazione ad Auschwitz, Bergen-Belsen, Buchenwald, ex-campo-di-fossoliMauthausen, Ravensbruck. Dal 19 febbraio 1944 (con l’invio di 141 ebrei a Bergen-Belsen), partirono dalla località modenese sei convogli ferroviari carichi di internati, selezionati d’intesa tra il comandante Titho e il Comando germanico veronese. Nel complesso verranno deportati oltre cinquemila prigionieri: 2726 ebrei e 2483 politici.

Per chi proveniva da mesi di isolamento in una cella malsana, esposto inerme alle torture degli aguzzini, il trasferimento a Fossoli – col ritorno alla dimensione sociale – apparve l’uscita da un incubo. Sensazione comune ai prigionieri politici sottoposti nel carcere milanese a pressioni disumane: «La prima impressione fu che il campo di Fossoli fosse un luogo migliore di San Vittore e che anche le SS fossero, per così dire, più corrette», osserverà l’architetto Belgiojoso. Le possibilità di ritrovarsi in compagnia, di poter parlare senza il terrore della punizione, di impostare forme clandestine di aggregazione politica segnavano un deciso mutamento di condizione. Tuttavia gli internati sapevano che la loro sorte era sospesa a un filo: potevano essere condannati a morte per la loro attività cospirativa, oppure fucilati per rappresaglia contro un’azione partigiana, oppure venire deportati in un campo di eliminazione.

Fossoli-2 (1)Il pensiero della fuga era dominante, alla sorveglianza delle guardie si univa quella – meno appariscente ma ugualmente micidiale – delle spie. L’evasione individuale si presentava ardua, quella collettiva era ancora più problematica. Una volta fuori dal campo i fuggiaschi sarebbero statu alla mercé dell’apparato repressivo tedesco, agevolato dalle estese campagne, che offrivano scarsi nascondigli. A fatica si cercava di stabilire un rapporto con l’esterno; il rischio di cadere in provocazioni era elevato e concedere la fiducia a una spia poteva significare la fucila­zione.
(da Diario di Fossoli di Leopoldo Gasparotto a cura di Mimmo Franzinelli)


L’evento, che si terrà domenica, 1º marzo 2020 (con punto di ritrovo presso via Remesina Esterna n. 32, 41012, Fossoli (MO), partirà alle ore 10:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 12:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour.

Costo della visita guidata:  20,00.
Tour non adatto ai bambini sotto ai 10 anni di età.
Ai ragazzi, dai 10 ai 18 anni di età e agli over 60, applichiamo € 2,00 di sconto sul tour.
Le persone con disabilità non pagano.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente (verrà modificato esclusivamente il punto di ritrovo).

Sarà possibile scattare fotografie per utilizzo personale…


Bologna. Domenica, 29 marzo 2020, ore 10: “TowerLand”. Il tour delle torri, con salita alla straordinaria torre Prendiparte…

tower_landBologna è una città europea dai mille volti. Con le torri e con i portici, elementi architettonici unici, tutti concentrati nel centro storico, è diventata un punto di riferimento architettonico notevole…

È antico il fascino di Bologna. Chi percorre i vicoli del centro storico, i monumenti e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città, ne resta completamente ammaliato. Tutti conoscono la Bologna “dotta”, “grassa” e “turrita”. Noi riscopriremo il significato di questi tre appellativi.

Le torri sono un elemento architettonico che le famiglie nobili bolognesi costruivano presso le loro case. Venivano per lo più utilizzate come luoghi di vedetta e di difesa, in tempo di guerra. Dietro alle torri, si nascondono storie straordinarie: amori impossibili, tremendi delitti, leggende incredibili. Ne parleremo e avremo un’occasione senza precedenti: salire sulla torre Prendiparte, la seconda in altezza dopo gli Asinelli, ancora arredata come un tempo e visitabile…

STARTING TOUR: TORRE PRENDIPARTE…18519987_10155129643688382_5746828227371441102_n
(SULLA TORRE PRENDIPARTE SALIREMO ED È UN’OCCASIONE UNICA)
18519998_10155129644793382_5715004538692188474_nNota come la “Coronata”, costruita nella seconda metà del XII secolo, di fianco al Palazzo dell’Arcivescovado. In cima alla torre vi è, infatti, una caratteristica resega, a 4 cuspidi per lato, che assomigliando a una corona ha dato il soprannome al monumento. È la seconda di Bologna per altezza (58,60 metri). Le nove fila di parallelepipedi della base in selenite furo
no più volte restaurati. Lo spessore dei muri alla base è di 2,80 metri che si riduce progressivamente sino a 1,35 metri alla sommità. Come per tutte le torri medievali bolognesi, si tratta di una muratura a sacco: due cortine di prendiparte02laterizio racchiudono un conglomerato di ciottoli di fiume cementati da calce bianca. Tenuto conto delle dimensione del lato alla base (nove metri circa) e dello spessore dei muri, sempre alla base, è presumibile che la torre fosse progettata per essere ancora più alta. Non è neppure escluso (fatto questo accaduto a molte altre torri bolognesi) che sia stata successiv18556050_10155129647113382_7996896471988408450_namente mozzata. La torre venne adibita nel XVIII secolo a prigione per il foro ecclesiastico (all’interno sono ancor oggi visibili la sala dei carcerati e i loro graffiti) e poi divenne abitazione privata, quindi struttura ricettiva. A 18 metri dal suolo vi è lo stemma in arenaria, oggi molto degradato, del primo Arcivescovo di Bologna, Gabriele Paleotti.


asinelliPRIMA TAPPA: TORRE DEGLI ASINELLI…
(97 metri e 498 gradini per raggiungere la cima) Alla fine del ‘300 passò in proprietà al Comune. Il portale, posto sul lato della Torre che dà su Strada Maggiore, fu costruito in epoca rinascimentale quando la torre fu corredata del basso torresotto merlato. Il torresotto ha ospitato, prima, un corpo di guardia, poi, botteghe artigiane e commerciali. Subito dietro il portale, si trova la porticina, con architrave in selenite, che dà accesso alla torre. Questa piccola porta non è coeva alla torre poiché, come detto, tali costruzioni, che avevano scopo prima di tutto difensivo/offensivo, non presentavano porte di accesso, bensì una portafinestra posta a diversi metri dal suolo. Le torri erano, infatti, provviste di vari ballatoi esterni in legno sorretti da barre in selenite, dette meniani, di cui oggi è possibile osservare solo i monconi. Nel corso dei secoli la Torre degli Asinelli ha rappresentato un luogo simbolo per diversi aspetti della vita civile e militare bolognese: gli scienziati Giovanni Battista Riccioli (nel 1640) e Giovanni Battista Guglielmini (nel secolo successivo) utilizzarono la torre per esperimenti sul moto dei gravi e sulla rotazione della terra. Durante la seconda guerra mondiale,tra il 1943 e il 1945, la torre fu utilizzata con funzioni di avvistamento: quattro volontari si appostavano in cima alla torre durante i bombardamenti al fine di indirizzare i soccorsi verso i luoghi colpiti dalle bombe alleate. Infine, una curiosità: la Torre Asinelli nella sua lunga storia fu spesso colpita da fulmini, finché nel 1824 fu collocato l’impianto parafulmine. C’è una leggenda, collegata alla Torre degli Asinelli, di cui parleremo.


STorreGarisenda,BolognaECONDA TAPPA: TORRE GARISENDA…
Citata nella Divina Commedia di Dante Alighieri, è famosa per la sua pendenza di 3,25 metri verso est/sudest, che indusse ad abbassarla di circa 20 metri a metà del ‘300. A partire dal Quattrocento la torre fu acquistata dall’Arte dei Drappieri, che ne diventò, poi, l’unica proprietaria fino alla fine dell’Ottocento, quando divenne proprietà comunale. Le superfici murarie esterne della torre sono state restaurate fra il 1998 ed il 2000, mentre una prima fase del consolidamento delle murature è stata attuata nel 1999 – 2000. La torre è visitabile dall’esterno.


torreuguzzoniTERZA TAPPA: TORRE DEGLI UGUZZONI…
Situata all’interno della zona della città storicamente riconosciuta come “Ghetto Ebraico”, costruita nel XIII secolo. A differenza delle altre torri costruite tra l’XI e XII secolo, presenta un’elegante porta a sesto acuto all’incirca a livello del suolo che già esisteva all’epoca della sua costruzione. Questa torre, con i due cavalcavia che la fiancheggiano, rappresenta uno degli angoli più caratteristici della Bologna Medievale. Uno dei cavalcavia ha una bella finestra in terracotta di foggia quattrocentesca. Al contrario delle torri vicine (Asinelli,Garisenda, Altabella, Prendiparte) qui alcuni blocchi diselenite del basamento sembrano, almeno in parte, d’epoca, vale a dire non sostituiti durante i restauri eseguiti tra ‘800 e ‘900. Parleremo della torre, collegata alla storia della Lady nera, di Bologna.


GUIDOZAGNIQUARTA TAPPA: TORRE DEI GUIDOZAGNI…
Dopo il crollo avvenuto nel 1487, divenne una casa-torre, cioè un’abitazione fortificata. Questa edificio rappresenta una testimonianza del passato feudale della città e la rivalità tra le famiglie nobili dell’epoca.

ARRENGOQUINTA TAPPA: TORRE DELL’ARENGO…
Guardando frontalmente palazzo Re Enzo dal centro della Piazza, si vede la Torre dell’Arengo. Lo scarso spessore dei suoi muri alla base, soprattutto nei lati di est-nord e ovest e le  fondamenta poco profonde, non l’hanno mai resa decisamente solida. In origine e siamo all’inizio del 1200, era soltanto un modesto rialzamento sull’incrocio delle due vie coperte dal voltone. Solo successivamente ha potuto assumere forma di torre, e non prima di aver subito notevoli opere di consolidamento della base, di rafforzamento e di restauro. Poco solida ma molto equilibrista dunque, perché i quattro pilastri la sorreggono ma non le evitano di vibrare. Dal 1453, a vibrare ci ha pensato la campana, innalzata da Aristotele Fioravanti nella cella della torre che ancora oggi è possibile vedere. Meglio nota come il “campanone”, visti i suoi 47 quintali di bronzo, chiamava i bolognesi a raccolta, ed ogni 21 aprile continua a ricordare quel giorno del 1945 quando la città venne liberata dal fascismo.

torre accursioSESTA TAPPA: TORRE ACCURSIO…
Situata in Piazza Maggiore, Torre Accursio è anche nota come Torre dell’Orologio. Accursio, che ne era il proprietario, era arrivato da Firenze per studiare legge e divenuto poi illustre giurista, volle costruirsi la sua casa: una costruzione molto grande che includeva una scuola, con il portico verso la piazza, e una torre in angolo. La torre venne inglobata dalla residenza di Accursio che,  poco dopo la morte del proprietario, venne acquistata dal nuovo Comune, in fase di espansione. Con la vendita della casa, degli Accursi sulla scena rimarrà solo il nome dato al futuro municipio di Bologna. Ciò che ancora oggi salta agli occhi è l’enorme orologio meccanico, posto sulla facciata della Torre nel 1444. Alla meridiana posta sulla torre dell’Arengo restava il compito di segnare le ore diurne e soprattutto il mezzogiorno, rispetto a cui venivano tarati tutti gli altri orologi, mentre dal 1451 il nuovo meccanismo  iniziò a scandire anche la notte. Per fare posto al nuovo orologio la vecchia torre  venne un po’ alzata e completata con una torre di modeste dimensioni e consistenza. Dopo il pesante intervento di restauro di tutto il palazzo, eseguito fra il 1885 e il 1887 da Raffaele Faccioli, dalla torre venne rimosso il parapetto rinascimentale a pilastrini, sostituito con la fascia di mattoni considerata più adatta al nuovo aspetto complessivo del palazzo, di ritrovato stile medievale. Infatti il porticato ora visibile sotto palazzo d’Accursio è relativamente recente.

SETTIMA TAPPA: TORRE GALLUZZI…350px-Torre_Galluzzi
Fa parte della cosidetta triade dei grattacieli medievali di Bologna, insieme alle sue colleghe Prendiparte e Azzoguidi, che si stagliano in un’altra zona del centro. Seppur distanti tra loro, le tre torri appartenevano tutte a famiglie di parte guelfa, ovvero filo papali, e non è un caso che si trovino in zone della città cruciali da questo punto di vista: la Azzoguidi e la Prendiparte accanto alla sede vescovile, e la Galluzzi vicino alla prima sede  comunale, l’allora complesso di Sant’Ambrogio. La Galluzzi ancor oggi si distingue per l’altezza (30 metri, sicuramente ridotti rispetto all’origine) e la robustezza: la torre ha muri talmente spessi che ha sempre scoraggiato attacchi e incendi, ostentando una solidità che era sinonimo di potenza e ricchezza. La Galluzzi è interessante anche per il contesto in cui è inserita:  all’interno di un unico nucleo edilizio, che all’epoca veniva definito “curia”,  in cui si trovavano le case abitative, la cappella gentilizia e le torri di un’unica famiglia. Oggi il piano terra della stessa torre,  ospita una libreria dal cui interno è possibile vedere  il tipo di murature originarie messe in evidenza da un ottimo restauro. Dall’esterno, invece, si può osservare la porta originaria della costruzione, quella che si apre a oltre sei metri dal suolo. Da un lato la sua forma, ad arco ogivale (o a sesto acuto, cioè appuntito), dimostra la relativa modernità della Torre, visto che le consorelle antecedenti hanno tutte porte e finestre a modiglioni – cioè squadrate – o a tutto sesto – cioè circolari, stilisticamente più antiche. Dall’altro lato, lascia intravedere una chiara usura da calpestio: ciò potrebbe dimostrare come la porta fosse un punto di collegamento tra la torre e la casa di legno che le si addossava, aggrappata con le sue travi alla muratura della torre stessa.

torre_catalaniOTTAVA TAPPA: TORRE CATALANI…
La foto identificativa che abbiamo riportato nella carta d’identità ha diversi anni, mancando ora gli spincioni di legno (per altro rifatti) infissi nelle mura come supporti di antichi ballatoi.
I Catalani (ma sarebbe meglio dire i Castellani) erano una potente famiglia bolognese, di parte Guelfa, che senza dubbio primeggiarono in città, possedendo oltre a questa, altre due torri nei pressi del Palazzo Comunale. Una di queste era alta quasi come l’Asinelli e venne mozzata nel 1484 forse perché pericolante. Per alcuni la torre “mozzata” è questa, per altri è la Garisenda che subì la stessa sorte.
I Catalani furono fra i fondatori della compagnia dei Frati Gaudenti (1251), istituiti per riappacificare le città e le loro fazioni. Furono loro affidate molte città e non sappiamo se questa funzione fosse svolta bene, certamente non per Dante che li condanna all’inferno.
Si sa che questa torre, dopo aver protetto la famosa famiglia, ebbe a “proteggere” per secoli il maggiore bordello di Bologna che si collocava negli edifici che l’affiancavano, anche se dopo i catalani diventò proprietà dei Frati Celestini. Dal 1796, con la soppressione degli ordini monastici, la torre divenne proprietà dello Stato. La torre è un grosso blocco squadrato e disadorno, poco visibile in quanto inserito in un angusto viottolo.


L’evento, che si terrà domenica, 29 marzo 2020 (con punto di ritrovo presso piazza Galvani, davanti alla Banca di Bologna), partirà alle ore 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà verso le ore 13. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: ingresso alla torre Prendiparte, guida turistica, radio guide):  25,00.
Visita guidata + pranzo (con cucina tradizionale o vegetariana, presso la “Trattoria Belfiore”):  45,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata (pagano per intero, soltanto il pranzo). I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 3,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/WhatsApp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 7 marzo 2020, ore 14: Misteri all’improvviso. La Certosa e i suoi lati oscuri…

misteri_allimprovvisoA Bologna, nessun luogo è come il cimitero monumentale, il quale raccoglie in sé una moltitudine di storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

Misteri all’improvviso è un percorso, all’interno della Certosa di Bologna, tra monumenti e leggende, per evocare storie fantastiche di spiriti, luci misteriose, simboli millenari e la presenza di alcune personalità bolognesi legate al mondo dell’occulto.

Nell’universo simbolico della Certosa non mancano aspetti esoterici e massonici. Basti ricordare la presenza di sfingi, ma anche lucerne, caducei e il più conosciuto simbolo dell’eternità: il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra, inoltre, molti episodi di fantasmi e di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti e i loro spiriti… 

04sgirolamonavataIl cimitero monumentale della Certosa di Bologna si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Nell’immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d’arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla 75040689_2534062723297643_4783526259781009408_osua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all’aria aperta”, tappa del grand tour italiano75233325_2533982316639017_5282704749244710912_o: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell’artista Flavio Favelli. La chiesa, non78168106_2538952756141973_4769254843665612800_o parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti.

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall’originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei “vivi”. Anche il porticato ad archi, presente all’entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole r1zzolimagnani-3significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici per l’ampliamento del cimitero alla fine dell’Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città. La Certosa di Bologna e il cimitero monumentale rappresentano un vero e proprio museo all’aria aperta, ricco di arte e storia. Basti pensare che già alla fine dell’800 venne ritrovata proprio in questa area una necropoli etrusca. Le 420 tombe rinvenute fecero accorrere studiosi da tutta Europa e oggi sono custodite nel Museo Civico Archeologico.

75576347_2533982493305666_4290147784348139520_oFondato nel 1801, il cimitero sorge sulle strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La ricchezza della chiesa di san Girolamo riesce ancora oggi a farsi testimone della ricchezza perduta del convento. È ancora possibile ammirare il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Il cuore del Cimitero bolognese è il Chiostro Terzo, di gusto neoclassico dove, alle iniziali tombe dipinte, si sono poi sostituite  opere in stucco e scagliola e – a partire dalla metà dell’Ottocento – in marmo e bronzo.

75380423_2533982656638983_7643738341615075328_oAll’interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, ma non solo, rimangono infatti molte testimonianze di artisti provenienti da lontano. Fra gli scultori di maggior rilievo segnaliamo  Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Leonardo Bistolfi, Silverio Montaguti e Giacomo Manzù, mentre tra i pittori Pelagio Pelagi e Pietro Fancelli.

Tra i personaggi illustri ospitati nel cimitero ricordiamo: il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci  i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti;  il cantante Lucio Dallai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

Nel corso del ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l‘Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento ai caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l’Ossario dei partigiani.


L’evento, che si terrà sabato, 7 marzo 2020 (con punto di ritrovo presso l’ingresso principale – Cortile Chiesa, di via della Certosa), partirà alle ore 14, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo due ore. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: guida turistica, radio guide):  20,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata. I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Cesena, 5 aprile 2020, ore 10: Il castello dei misteri. Visita guidata alla Rocca Malatestiana. Un luogo magico e inaspettato, che regala grandi emozioni…

rocca_cesena_iloveER_2020Un’imperdibile occasione per visitare la Rocca Malatestiana, che racchiude una cittadella fortificata, due imponenti edifici e misteriose apparizioni…

Nel corridoio dei fantasmi si manifestano apparizioni, rumori inquietanti e voci misteriose. Situata al centro della città di Cesena, la Rocca e il suo corridoio dei fantasmi furono edificati intorno al 1380 da Galeotto Malatesta, sulla sommità del Colle Garampo. Un maestoso complesso, ultimato nel 1477, con spalti panoramici e suggestivi camminamenti, interni alle mura. 

cofLa Rocca Malatestiana, a base esagonale, è stata costruita per difendere Cesena, poiché dalle sue mura era possibile controllare tutta la pianura circostante. Il complesso si compone di più parti: la Corte, due torri (Mastio e Palatium) che dominano sul grande prato del pendio, una serie di corridoi e piccole stanze chiamate “Camminamenti interni”, gli Spalti Panoramici dai quali si apre la vista su tutta la città. Oggi la Rocca Malatestiana ospita il Museo di Storia dell’Agricoltura e uno spazio espositivo dedicato ai reperti del periodo malatestiano e rinascimentale…. 

cofLa Rocca Malatestiana
La Rocca Malatestiana è l’ultima di una serie di rocche costruita con la finalità difensiva di Cesena, che, in seguito ad una serie di episodi, vennero distrutte e poi ricostruite. La prima di cui si ha documentazione è la Rocca antica, distrutta per un semplice evento naturale, in seguito ad una frana. La successiva rocca fu assediata da Federico Barbarossa nel 1241 per contrastare la dominazione guelfa, conquistandola e ricostruendola più solida con il nome di Rocca Vecchia o “dell’Imperatore”. La Rocca  che vediamo oggi è quella definitiva voluta da Galeotto Malatesta nel 1380. Cia degli Ubaldini, una delle più forti donne combattenti italiane viene qui ricordata una figura di una donna combattente molto coraggiosa. Per chicofancora non lo sa la storia femminile non è fatta solo dalle figure eccezionali di Giovanna d’Arco, ma molte donne diedero prova di coraggio nel passato in alcuni casi più degli uomini. Marzia degli Ubaldini, detta Cia, fu non solo un personaggio di spicco nella storia di Cesena, ma viene ricordata fra le donne combattenti più famose d’Italia. L’irregolarità della struttura, il “maschio” e la “femmina”. Presenta pianta esagonale irregolare con sette torri esterne di forma differente, circolare, quadrata, rettangolare, poligonale. Al centro vi è una piccola anomalia, dato che non è presente solo il classico maschio, come torre alta e snella, ma accanto vi è la “femmina” una torre più bassa e larga. I lavori finirono sotto la supervisione di Papa Sisto IV.

cofLeonardo da Vinci è stato qui
Nel 1502 la città accolse Leonardo Da Vinci che su commissione di Cesare Borgia detto “il Valentino” completò le fortificazioni con una tecnica architettonica innovativa per le scale interne della torre, perchè le distribuì in maniera concentrica e sovrapposta. Leonardo aveva il compito di revisionare le fortificazioni del Castello per crearne un miglioramento.

Il rifugio antiaereo
Interessante nei pressi di Viale Manzoni il tunnel-rifugio antiaereo progettato dall’Ingegner Mario Tellerini con la lunghezza di sessantamde metri, un sistema di illuminazione e di rifornimento d’acqua con due latrine.

Le iscrizioni dei prigionieri
L’interno del castello raccoglie strumenti della vita contadina, arredamenti antichi e armi. Nei pressi dell’armeria sono presenti alcune classiche aperture dai quali si lanciava a tradimento sopra i nemici sassi frecce o pece bollente (mai l’olio bollente, era troppo raro e prezioso!).

cofIl pozzo dei rasoi e il corridoio del nano
Percorrendo i camminamenti interni si attraversa il “corridoio del pozzo” chiamato così per via di una grata a metà corso che si affaccerebbe sul famigerato “pozzo dei rasoi” una tortura abbastanza diffusa nella quale venivano gettati i prigionieri che morivano tagliati dalle lame che affioravano dalle pareti. Secondo altre interpretazioni quello poteva essere un passaggio segreto come fuga dal castello in seguito ad attacco a sorpresa.

Il corridoio dei fantasmi e la sala delle torture
Anche questa Rocca ha il piacere di ospitare, come gran parte dei castelli, i propri fantasmi, esiste un corridoio a loro dedicato chiamatomde per l’appunto corridoio “dei fantasmi” per via di alcune apparizioni, fenomeni paranormali ed inspiegabili. Dopo aver sceso una lunga scala di quarantadue gradini, si può ancora scendere fino alla stanza semicircolare interrata definita sala delle torture per la sua lontananza dal complesso e il suo infossamento nel terreno tipico degli ambienti in cui avvenivano i terribili interrogatori, affinché le urla dei prigionieri scomparissero nella polvere come avveniva per lo stesso condannato. A guardarla così forte e possente, mai si direbbe che sia stata distrutta in tante occasioni, dopotutto vanta le mura più spesse di tutta la Romagna (3-4 metri) caratteristica questa che rende la Rocca famosa per la sua inespugnabilità.cof Forse all’occhio dell’uomo, più qualcosa è grande e indistruttibile, più conferisce valore e soddisfazione nell’esser distrutta. Come eterni bambini costruiamo e poi demoliamo.

L’evento, che si terrà domenica, 5 aprile 2020 (con punto di ritrovo presso piazza del Popolo, a ridosso della fontana Masini), partirà alle ore 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo due ore. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: guida turistica, radio guide, check-in e ingresso esclusivo presso la Rocca):  22,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata. I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente, perché completamente al chiuso.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 22 marzo 2020, ore 10: I misteri di Ustica. Apertura, in esclusiva, del museo per la Memoria delle 81 vittime della tragedia ancora senza colpevoli, né spiegazioni…

Bologna, 22 marzo 2020, ore 10, museo per la Memoria di Ustica. Il DC9 viaggia regolarmente. A bordo, 81 persone (tra cui 11 ragazzi e 2 neonati) perderanno la vita…

ustica_bigVolo Itavia 870, Bologna-Palermo, 27 giugno 1980: il silenzio delle autorità alimenta i sospetti di una collisione, nella tragedia di Ustica. Poi, nessuna indagine, fino al 1986, quando la ricerca della verità si fa urgente.

L’installazione permanente di Christian Boltanski al museo per la Memoria di Ustica, circonda i resti del DC9 abbattuto il 27 giugno 1980, mentre si dirigeva verso l’aeroporto di Palermo. Le 81 vittime della strage sono ricordate attraverso altrettante luci che, dal soffitto del museo, si accendono e si spengono al ritmo di un respiro.

Un tour toccante e suggestivo. Ne racconteremo la storia e le indagini che circondano questa misteriosa vicenda.

ustica1Le indagini procedono a rilento: solo il 16 marzo 1989 il primo collegio peritale, nominato nel novembre 1984 – a quattro anni dalla tragedia -consegna al giudice istruttore Bucarelli la sua relazione. I sei periti che compongono il collegio rilasciano alla stampa una breve dichiarazione: “Tutti gli elementi a disposizione fanno concordemente ritenere che l’incidente occorso al DC9 sia stato causato da un missile esploso in prossimità della zona anteriore dell’aereo. Allo stato odierno mancano elementi sufficienti per precisarne il tipo, la provenienza e l’identità”. Ricevono dal giudice il compito di proseguire le indagini per identificare il tipo di missile, ma le forti pressioni fanno vacillare le iniziali certezze investigative: due periti su sei non sono più certi del missile. Poi, a seguito di uno scontro con l’on. Giuliano Amato, che ha seguito la vicenda come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Bucarelli abbandona l’indagine, che viene affidata al giudice Rosario Priore.

ustica5Con il passare del tempo l’opinione pubblica diventa protagonista di un’ampia mobilitazione che porta il Parlamento ad interessarsi direttamente della vicenda con la Commissione Stragi, presieduta dal compianto senatore Libero Gualtieri, che approva nell’aprile del 1992 una relazione: “per la Commissione è possibile indicare al Parlamento le responsabilità delle istituzioni militari per avere trasformato una ‘normale’ inchiesta sulla perdita di un aereo civile, con tutti i suoi 81 passeggeri, in un insieme di menzogne, di reticenze, di deviazioni, al termine del quale, alle 81 vittime, se ne è aggiunta un’altra: quell’Aeronautica militare che, per quello che ha rappresentato e che rappresenta, non meritava certo di essere trascinata nella sua interezza in questa avventura”.

ustica4Il 15 maggio 1992 i generali, ai vertici dell’Aeronautica all’epoca dei fatti, sono incriminati per alto tradimento, “perché, dopo aver omesso di riferire alle Autorità politiche e a quella giudiziaria le informazioni concernenti la possibile presenza di traffico militare statunitense, la ricerca di mezzi aeronavali statunitensi a partire dal 27 giugno 1980, l’ipotesi di un’esplosione coinvolgente il velivolo e i risultati dell’analisi dei tracciati radar, abusando del proprio ufficio, fornivano alle Autorità politiche informazioni errate.”

Nei primi mesi del 1994 vengono resi noti i risultati delle perizie ordinate dal Giudice Priore. Queste perizie parziali, che dovrebbero essere le fondamenta della perizia conclusiva, escludono che sul DC9 sia esplosa una bomba. Non ci sono tracce di esplosione sui cadaveri, non ci sono segni di “strappi” da esplosione sui metalli, le analisi chimiche non danno spazio all’ipotesi di una bomba e anche gli esperimenti e le simulazioni di scoppio danno risultati negativi. Invece, alla fine del luglio 1994 gli stessi periti si pronunciano per la bomba, anche se poi non sanno dire come era fatta, né dove era collocata. Ma per i PM Coiro, Salvi e Rosselli e lo stesso giudice Priore, “il lavoro dei periti d’ufficio é affetto da tali e tanti vizi di carattere logico, da molteplici contraddizioni e distorsioni del materiale probatorio da renderlo inutilizzabile”. Restano comunque molti dubbi sull’attività di quei periti, alcuni dei quali sono stati estromessi, per indegnità, dal loro ruolo proprio dal giudice istruttore che li aveva nominati.
ustica7
Le indagini si concentrano allora sullo scenario radar, e per capire la situazione di un cielo che si vuol far credere vuoto da ogni presenza di aerei militari si chiede anche la collaborazione della Nato.
E così, a fine agosto del 1999, il giudice Rosario Priore concludendo la più lunga istruttoria della storia giudiziaria del nostro Paese può sentenziare “l’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento”. Dunque c’era la guerra, quella notte del 27 giugno 1980 nel cielo di Ustica e il DC9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto.
Nell’ottobre del 2000 inizia il processo davanti alla terza sezione della Corte d’Assise di Roma contro i vertici dell’Aeronautica che nell‘aprile 2004 vengono assolti per prescrizione; si riconosce comunque che hanno omesso di riferire alle autorità politiche i risultati dell’analisi dei tracciati radar di Fiumicino/Ciampino – (i nastri di Ciampino sono quelli in cui tanti, negli anni successivi, hanno poi visto la presenza di una manovra d’attacco al dc 9) – conosciuti nell’immediatezza della tragedia, e hanno fornito informazioni errate alle autorità politiche escludendo il possibile coinvolgimento di altri aerei militari nella caduta dell’aereo civile.
Intanto però la maggioranza ha cancellato dal nostro ordinamento il reato dustica6i alto tradimento – o meglio lo ha mantenuto soltanto nel caso che ci sia uso della forza – e quindi è abbastanza scontata la successiva assoluzione in Appello, poi confermata, all’inizio del 2006 dalla Cassazione.
Dopo questa conclusione processuale, ha commentato Maurizio Costanzo “Dopo 26 anni veniamo informati che l’abbattimento di un aereo ad Ustica, che ha provocato tanti morti, non ha nessun colpevole.

Nel Marzo 2008 la magistratura ha riaperto l’inchiesta.


L’evento, che si terrà domenica, 22 marzo 2020 (con punto di ritrovo presso via di Saliceto n. 3/22, Bologna), partirà alle 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora

Costo della sola visita guidata (con apertura esclusiva + guida turistica + radio guide):  15,00.
Sconsigliato ai bambini, sotto al settimo anno di età. I ragazzi, dagli 8 ai 18 anni e gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata. Le persone con disabilità, non pagano.

Il tour è a numero chiuso!

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente, perché completamente al chiuso.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Cesena, 23 febbraio 2020, ore 10: Il castello dei misteri. Visita guidata alla Rocca Malatestiana. Un luogo magico e inaspettato, che regala grandi emozioni…

rocca_cesena_iloveER_2020Un’imperdibile occasione per visitare la Rocca Malatestiana, che racchiude una cittadella fortificata, due imponenti edifici e misteriose apparizioni…

Nel corridoio dei fantasmi si manifestano apparizioni, rumori inquietanti e voci misteriose. Situata al centro della città di Cesena, la Rocca e il suo corridoio dei fantasmi furono edificati intorno al 1380 da Galeotto Malatesta, sulla sommità del Colle Garampo. Un maestoso complesso, ultimato nel 1477, con spalti panoramici e suggestivi camminamenti, interni alle mura. 

cofLa Rocca Malatestiana, a base esagonale, è stata costruita per difendere Cesena, poiché dalle sue mura era possibile controllare tutta la pianura circostante. Il complesso si compone di più parti: la Corte, due torri (Mastio e Palatium) che dominano sul grande prato del pendio, una serie di corridoi e piccole stanze chiamate “Camminamenti interni”, gli Spalti Panoramici dai quali si apre la vista su tutta la città. Oggi la Rocca Malatestiana ospita il Museo di Storia dell’Agricoltura e uno spazio espositivo dedicato ai reperti del periodo malatestiano e rinascimentale…. 

cofLa Rocca Malatestiana
La Rocca Malatestiana è l’ultima di una serie di rocche costruita con la finalità difensiva di Cesena, che, in seguito ad una serie di episodi, vennero distrutte e poi ricostruite. La prima di cui si ha documentazione è la Rocca antica, distrutta per un semplice evento naturale, in seguito ad una frana. La successiva rocca fu assediata da Federico Barbarossa nel 1241 per contrastare la dominazione guelfa, conquistandola e ricostruendola più solida con il nome di Rocca Vecchia o “dell’Imperatore”. La Rocca  che vediamo oggi è quella definitiva voluta da Galeotto Malatesta nel 1380. Cia degli Ubaldini, una delle più forti donne combattenti italiane viene qui ricordata una figura di una donna combattente molto coraggiosa. Per chicofancora non lo sa la storia femminile non è fatta solo dalle figure eccezionali di Giovanna d’Arco, ma molte donne diedero prova di coraggio nel passato in alcuni casi più degli uomini. Marzia degli Ubaldini, detta Cia, fu non solo un personaggio di spicco nella storia di Cesena, ma viene ricordata fra le donne combattenti più famose d’Italia. L’irregolarità della struttura, il “maschio” e la “femmina”. Presenta pianta esagonale irregolare con sette torri esterne di forma differente, circolare, quadrata, rettangolare, poligonale. Al centro vi è una piccola anomalia, dato che non è presente solo il classico maschio, come torre alta e snella, ma accanto vi è la “femmina” una torre più bassa e larga. I lavori finirono sotto la supervisione di Papa Sisto IV.

cofLeonardo da Vinci è stato qui
Nel 1502 la città accolse Leonardo Da Vinci che su commissione di Cesare Borgia detto “il Valentino” completò le fortificazioni con una tecnica architettonica innovativa per le scale interne della torre, perchè le distribuì in maniera concentrica e sovrapposta. Leonardo aveva il compito di revisionare le fortificazioni del Castello per crearne un miglioramento.

Il rifugio antiaereo
Interessante nei pressi di Viale Manzoni il tunnel-rifugio antiaereo progettato dall’Ingegner Mario Tellerini con la lunghezza di sessantamde metri, un sistema di illuminazione e di rifornimento d’acqua con due latrine.

Le iscrizioni dei prigionieri
L’interno del castello raccoglie strumenti della vita contadina, arredamenti antichi e armi. Nei pressi dell’armeria sono presenti alcune classiche aperture dai quali si lanciava a tradimento sopra i nemici sassi frecce o pece bollente (mai l’olio bollente, era troppo raro e prezioso!).

cofIl pozzo dei rasoi e il corridoio del nano
Percorrendo i camminamenti interni si attraversa il “corridoio del pozzo” chiamato così per via di una grata a metà corso che si affaccerebbe sul famigerato “pozzo dei rasoi” una tortura abbastanza diffusa nella quale venivano gettati i prigionieri che morivano tagliati dalle lame che affioravano dalle pareti. Secondo altre interpretazioni quello poteva essere un passaggio segreto come fuga dal castello in seguito ad attacco a sorpresa.

Il corridoio dei fantasmi e la sala delle torture
Anche questa Rocca ha il piacere di ospitare, come gran parte dei castelli, i propri fantasmi, esiste un corridoio a loro dedicato chiamatomde per l’appunto corridoio “dei fantasmi” per via di alcune apparizioni, fenomeni paranormali ed inspiegabili. Dopo aver sceso una lunga scala di quarantadue gradini, si può ancora scendere fino alla stanza semicircolare interrata definita sala delle torture per la sua lontananza dal complesso e il suo infossamento nel terreno tipico degli ambienti in cui avvenivano i terribili interrogatori, affinché le urla dei prigionieri scomparissero nella polvere come avveniva per lo stesso condannato. A guardarla così forte e possente, mai si direbbe che sia stata distrutta in tante occasioni, dopotutto vanta le mura più spesse di tutta la Romagna (3-4 metri) caratteristica questa che rende la Rocca famosa per la sua inespugnabilità.cof Forse all’occhio dell’uomo, più qualcosa è grande e indistruttibile, più conferisce valore e soddisfazione nell’esser distrutta. Come eterni bambini costruiamo e poi demoliamo.

L’evento, che si terrà domenica, 23 febbraio 2019 (con punto di ritrovo presso piazza del Popolo, a ridosso della fontana Masini), partirà alle ore 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo due ore. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: guida turistica, radio guide, check-in e ingresso esclusivo presso la Rocca):  22,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata. I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente, perché completamente al chiuso.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna. Sabato, 28 marzo 2020, ore 16:15 e 17:30: “A casa di Dalla”. Un viaggio nei luoghi più intimi del cantautore e poeta, che Bologna porta nel cuore…

a_casa_di_dalla2“Bologna, ogni strada c’è una buca. Per prima cosa mangio una pizza da Altero c’è un barista buffo, un tipo nero Bologna, sai mi sei mancata un casino.” (Lucio Dalla)… 

Le porte del quattrocentesco Palazzo Fontana, dove Lucio Dalla aveva scelto di vivere nell’ultima parte della vita, venivano spalancate solo occasionalmente e nella data del 4 marzo, anniversario del compleanno. Da bambino, con la madre sarta, l’artista aveva abitato al 2 di piazza Cavour, lo slargo che corrisponde alla mitica “Piazza Grande”. Aveva poi scelto Casa Fontana perché da qui poteva ascoltare le campane di San Petronio di cui amava il tocco…

sputoUna targa nell’androne del palazzo riporta il suo pseudonimo condominiale: per vezzo, si faceva chiamare prof. Domenico Sputo. L’appartamento è la summa del suo universo. Afflitto, come lui stesso confessava, da “presepite acuta”, Dalla collezionava tutto ciò che univa sacro e profano. Sotto soffitti lignei dipinti ci sono frammenti di presepi napoletani e statue di aspetto canzonatorio cui il cantautore esprimeva gratitudine giornaliera offrendo confetti come ex-voto. La sala sede della sua casa discografica, la Pressing Line, conserva il ritratto di Caruso, la copertina del vinile di 4 marzo 1943 con cui nel ’71 vinse Sanremo e la laurea honoris causa dell’Università di Bologna data per “l’inquietudine timbrica” che lo spingeva a cantare. Fuori da queste pareti, il legame di Dalla con la città resta strettoe tracciabile. In via Caprarie e via Orefici, incastonate nella pavimentazione ci sono targhe a forma di stella con i nomi dei grandi del jazz passati per Bologna. C’è la Fitzgerald. C’è naturalmente Dalla. Sotto antiche volte, in via C. Battisti, si trova la cantina per jam session Dr. Dixie Jazz Band dove, con Pupi Avati, Lucio aveva cominciato a suonare il jazz. La chiesa di San Domenico è dove Dalla avrebbe conosciuto padre Michele Casati, il “caro amico” cui scrive nella canzone L’Anno che verrà.

nxHKXfBXJSnsckt-800x450-noPadLucio Dalla, artista geniale ed eclettico. Cantautore, musicista, ma anche attore e regista, appassionato ed esperto d’arte, innamorato del cinema e della fotografia e affascinato dalla poesia. Al centro della sua vita c’è stata sempre l’arte, di cui si è nutrito, che lo ha ispirato e che egli stesso ha alimentato con una produzione artistica acclamata a livello mondiale, eterogenea e ricchissima. La sua casa, che Lucio amava profondamente, rappresenta tutto questo e costituisce un percorso affascinante tra le sue innumerevoli passioni e i suoi interessi mossi da un’insaziabile curiosità che, negli anni, lo ha portato a riempire gli spazi mescolando stili, epoche, copie di opere e preziosi originali, oggetti di valore e cose di poco conto, ma in grado di suscitare in lui emozioni e ricordi e in noi stupore e meraviglia. Meraviglia per la bellezza della casa e della ricca collezione d’arte, dagli artisti del ‘500 ai contemporanei, e stupore per i “premi” come lui li definiva, collanine o confetti dorati, che l’ ”eterno bambino” adagiava su opere e oggetti per ripagare, a modo suo, l’emozione che gli suscitavano. Visitare la casa di Lucio, attraversare le sue stanze, sentirne il profumo, osservarne gli oggetti, significa compiere un viaggio nella sua vita. La Fondazione dopo la sua scomparsa ha organizzato la visita intitolando ogni stanza prendendo spunto dalle storie che ciascuna ci racconta. La casa di Lucio si trova al piano nobile di un pregevole Palazzo Bolognese originario del ‘400 che all’inizio del ‘500 divenne di proprietà della famiglia Fontana il cui blasone è dipinto negli affreschi della Bottega di Antonio Basoli e Felice Giani che decorano i saloni.

casadalla_bologna1La “stanza Caruso”
Ancora oggi in questo salone ha la sede Pressing Line, etichetta discografica fondata e presieduta da Lucio Dalla che negli anni è stata artefice di alcuni tra i suoi album di maggior successo come Dallamericaruso, Dalla-Morandi, Cambio, Canzoni, solo per citarne alcuni. La casa discografica ha anche prodotto molti nuovi talenti del panorama musicale italiano, due nomi tra tutti: Luca Carboni e Samuele Bersani oltre ad aver promosso l’album Varietà del 1989 di Gianni Morandi. Questo grande ambiente era ufficio, sala riunioni, sala da pranzo e ufficio amministrativo, testimoniando ancora l’assoluta integrazione tra privato e lavoro. Lucio considerava i collaboratori come la propria famiglia con la quale amava condividere passioni e quotidianità.
Numerose le opere esposte, sia dipinti che sculture, tra le quali ritratti di Dalla realizzati da amici artisti. Particolarissimo quello di Carlo Pasini, allievo di Mondino, interamente realizzato con puntine da disegno.
Dalla sceglieva le opere e gli oggetti in totale autonomia, non si faceva consigliare, ma seguiva il proprio gusto personale senza dare troppa importanza al valore economico e di mercato. Molto importanti erano per lui le amicizie, i legami e le opere presenti in questa casa testimoniano le tante frequentazioni con artisti, più o meno famosi, a volte incoraggiati e aiutati proprio da Dalla.
Sono ora esposte sul grande tavolo di cristallo alcuni premi ricevuti da Lucio Dalla tra i quali un microfono donatogli dalla RCA.

Wooden wind musical instrument clarinet. Close-up.“Stanza delle Colonne”
Uno dei tanti salotti della casa che rappresenta al meglio lo splendore dei Palazzi bolognesi: gli alti soffitti sono affrescati da artisti della scuola di Antonio Basoli, esponente del neoclassicismo bolognese, a terra i pavimenti in legno di inizio ‘800, ornano poi il salone le alte colonne lavorate a marmo.
In questa stanza il comune denominatore è il “luogo”: tutte le opere rimandano a Napoli, al sud Italia, alla Sicilia, a Capri e testimoniano l’interesse di Dalla per questi luoghi e questa cultura che ha profondamente amato sin dall’adolescenza, dalle prime vacanze al Sud trascorse con la madre poi appuntamento fisso delle sue estati.
L’artista ricordò quel periodo in una intervista all’Europeo:
“E’ stato durante queste vacanze da emigrante alla rovescia, che è avvenuta in me la spaccatura tra due diversi modi di vivere. Così oggi mi ritrovo con due anime; quella nordica (ordinata, efficiente, futuribile, perfezionista, esigente verso di sé e verso gli altri) e quella meridionale (disordinata, brada, sensuale, onirica, mistica). E’ nel sud che sono diventato religioso, di una religiosità forsennata, irrazionale, pagana.”

Lo “Studio di Lucio”
Si tratta di una piccola stanza, ufficio e studio personale dell’artista che amava sedersi sulla poltrona vicino alla finestra e qui riceveva i suoi collaboratori o gli ospiti per riunioni “ristrette”. Moltissimi gli oggetti a lui cari come un frammento del muro di Berlino davanti al quale l’artista compose il famoso brano che ha come protagonisti due amanti, uno di Berlino Est, l’altro di Berlino Ovest, che progettano di avere una figlia che si chiamerà “Futura”. Molti i libri, di cui uno autografato da Dan Brown, grandissimo fan di Lucio, e opere alle pareti. Tra queste un disegno di Milo Manara, regalo dell’artista a Lucio, che diventerà la copertina di “12000 Lune”: Dalla è rappresentato come un marinaio al timone, alle sue spalle San Petronio sotto una notte stellata.


L’evento, che si terrà sabato, 28 marzo 2020 (con punto di ritrovo in piazza de’ Celestini, davanti alla casa di Dalla), partirà alle ore 16:15 e 17:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna.

Costo della sola visita guidata (che comprende: ingresso esclusivo presso la Casa di Dalla, coordinatore e guida turistica certificata):  25,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour. Le persone con disabilità non pagano.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/WhatsApp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…