Bologna, 19 settembre 2020, ore 14:30: Acque nascoste in città. Alla ricerca di canali e condutture sotterranee, con straordinaria discesa al Guazzatoio…

acquenascoste_BOLOGNAAlla scoperta di una fittissima ragnatela di canali e torrenti, che nel passato favorì lo sviluppo dei traffici e dei trasporti fino al Po…

Bologna nasconde un complesso reticolo di circa 60 km di vie d’acqua, soltanto in parte visibile. Fin dal XII secolo la città si dota di un sistema idraulico artificiale composto da chiuse, canali e condutture sotterranee che distribuivano l’acqua, utilizzata prevalentemente come fonte di energia per le attività produttive.

Forse non lo sapevate, ma sotto Bologna esiste una piccola Venezia. La città felsinea nasconde sotto le proprie strade una fittissima ragnatela di canali e di torrenti con gli approdi, le chiuse e le antiche vestigia del sistema idraulico che nel passato favorì lo sviluppo dei traffici e dei trasporti fino al Po e, di qui, all’Adriatico e a Venezia…

canale-reno-bologna-wellness-delle-acque-la-grada-700x400CANALE DI RENO: GRADA…
In seguito ad accordi con alcuni privati, nel 1208 il Comune di Bologna fece costruire una nuova chiusa sul fiume Reno a Casalecchio e un canale che entrava in città alla Grada. Il nome si riferisce alle due grate di ferro, tuttora visibili, usate per fermare i rami e le frasche trasportate dalla corrente e per impedire introduzioni clandestine di merci e di persone all’interno della cinta muraria. Il canale di Reno alimentava diverse lavorazioni.

bologna-wellness-delle-acque-lavandaia-nuda-700x400MONUMENTO ALLA LAVANDAIA…
All’incrocio tra via della Grada e via San Felice una statua (a dire il vero molto controversa data l’immagine alquanto succinta e non ritenuta rispettosa) ricorda per sempre il lavoro durissimo della lavandaie di Bologna.

cavaticcioCANALE NAVILE: CAVATICCIO…
All’incrocio fra le attuali vie Riva di Reno e Marconi si dirama il Cavaticcio, realizzato riutilizzando, verosimilmente, l’antico corso del Rio Vallescura che scaturiva dai rilievi collinari fra le porte San Mamolo e Saragozza. Il Cavaticcio alimentava il canale navigabile, chiamato Navile. Lungo il primo tratto del Cavaticcio, caratterizzato da una notevole pendenza, erano distribuite alcune cartiere e segherie per legname, la prima delle quali fu edificata nel 1347.

bologna_salara_arcigayCANALE NAVILE: EX AREA PORTUALE…
Dalla metà del XVI secolo questa area era occupata dal porto cittadino, progettato da Iacopo Barozzi detto il Vignola. Qui iniziava il canale Navile che, alimentato dal Cavaticcio, consentiva di navigare fino a Ferrara e Venezia. L’area portuale era dotata di diverse infrastrutture, fra le quali la settecentesca Salara, ancora visibile sulla destra, utilizzata per il deposito del sale. Con l’abbandono dei trasporti via acqua il complesso portuale venne completamente disattivato fra il 1934 e il 1935.

14736811090_cea3f5d0fe_bCANALE DI RENO: APERTURA ESCLUSIVA DEL GUAZZATOIO (CON DISCESA A RIDOSSO DEL CANALE RENO)…
Lo scivolo scendeva a un guazzatoio destinato all’abbeveraggio e al lavaggio degli equini e dei bovini, realizzato nel canale di Reno nel 1219, anno in cui venne aperta la piazza del Mercato (attuale piazza VIII Agosto).

canale delle moline a bolognaCANALE DI RENO: VIA PIELLA, AFFACCIO SUL CANALE…
Scampato alle coperture attuate fra gli anni Trenta e Cinquanta del Novecento, questo tratto di canale fungeva da fossato difensivo della seconda cerchia muraria, edificata nell’XI secolo. In passato il canale era fornito di lavatoi privati a ponte levatoio, costituiti da tavolati di legno sospesi sul livello dell’acqua, e di botti e vasche in cui si calavano le lavandaie per lavare i panni senza bagnarsi.


L’evento, che si terrà sabato, 19 settembre 2020 (con punto di ritrovo presso il Consorzio della Grada, via della Grada n. 12), partirà alle 14:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 16:40. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate + INGRESSO ESCLUSIVO PRESSO IL GUAZZATOIO):  23,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 12 settembre 2020, ore 20:30: Le sei leggende. Enigmi, segreti e gialli del capoluogo emiliano…

Le sei leggende: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

sei_leggende_2018È antico il fascino di Bologna. Come un’ombra, percorre da secoli i vicoli del centro storico, i monumenti e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città. Tutti conoscono la Bologna “dotta”, “grassa” e “turrita”, ma solo in pochi conoscono i segreti, gli enigmi e i gialli del capoluogo emiliano…



Sono innumerevoli i misteri custoditi dagli antichi portici della città di Bologna, così come le storie insolite che si raccontano all’ombra dei suoi vicoli medievali. Città dalla vocazione culturale e multietnica, sede della prima università del mondo, Bologna è una città ammantata di un fascino arcano. Un set perfetto, insomma, per raccontare gli enigmi e i segreti, nascosti dietro ad alcuni monumenti del centro storico…

lasantaPRIMA TAPPA: CORPUS DOMINI O CHIESA DELLA SANTA…
Costruito fra il 1477 e il 1480 dai toscani Nicolò Marchionne da Firenze e Francesco Fucci da Doccia, il Corpus Domini è uno dei santuari più cari alla devozione popolare. L’edificio è conosciuto anche con il nome di “Chiesa della Santa” in quanto in esso è conservato il corpo di Santa Caterina de’ Vigri, fondatrice nel 1456 del primo convento di suore Clarisse a Bologna. Il corpo della Santa, che visse nel convento fino alla sua morte, si conserva incorrotto nella cappella da più di cinquecento anni. L’edificio presenta una bella facciata rinascimentale, unico elemento rimasto della costruzione originale, la cui parte grezza  è ravvivata da eleganti rilievi in terracotta attribuiti a Sperandio da Mantova. La chiesa fu totalmente ristrutturata nel 1687 dall’architetto G. Giacomo Monti, che decise di decorare l’interno attraverso splendide pitture di M. Antonio Franceschini, ornati di Enrico Haffner e rilievi in stucco di Giuseppe Mazza: purtroppo i bombardamenti dell’ultima guerra hanno fatto in gran parte scempio di questo prezioso apparato artistico.
Degni di nota alcuni dipinti del Franceschini, tra cui il famoso Transito di S.Giuseppe (1692), e di Lodovico Carracci nonché la tomba del fisico Luigi Galvani e di Laura Bassi, celebre donna-scienziato del secolo XVIII.

galvani2SECONDA TAPPA: LUIGI GALVANI, IL FRANKENSTEIN ITALIANO…
Sapevate che il celebre romanzo “Frankenstein” è basato su fatti realmente accaduti? Mary Shelley trasse ispirazione da alcuni esperimenti che furono condotti proprio dal bolognese Giovanni Aldini, professore e ricercatore di fisica presso l’Università di Bologna. Nato nel 1792 a Bologna e nipote del noto Luigi Galvani, Giovanni seguì le orme dello zio nello studio degli effetti degli stimoli elettrici sui cadaveri: il fenomeno del galvanismo. Aldini organizzava rappresentazioni macabre e raccapriccianti, durante le quali faceva aprire gli occhi e la bocca a teste di animali e contrarre arti a corpi decapitati, applicando la corrente elettrica.
Egli era convinto che con l’elettricità fosse possibile risuscitare un cadavere, ma per tentare l’esperimento gli occorreva un corpo intero e in buono stato. Normalmente si serviva dei corpi dei condannati a morte, ma dato che in quasi tutti gli stati europei le esecuzioni avvenivano per decapitazione, nel 1803 Aldini si recò a Londra, dove l’impiccagione gli poteva garantire cadaveri interi. Trovato il prigioniero adatto ne attese la condanna a morte: George Forrest, probabilmente innocente, fu accusato dell’omicidio di moglie e figlia e si racconta che Aldini comprò i giudici per giudicarlo colpevole. Non appena fu eseguita la sentenza prelevò il cadavere per i suoi esperimenti in pubblico, dando vita a uno dei suoi spettacoli più teatrali, tanto riuscito che il suo assistente morì d’infarto la notte stessa. Applicando elettrodi in varie parti del corpo fece sollevare al cadavere le braccia e le gambe, aprire la bocca e gli occhi, sollevare il petto come in un profondo respiro. Gran parte del pubblico credette che il cadavere fosse risuscitato, sia pure per breve tempo.

chiesa-santa-maria-dei-serviTERZA TAPPA: ORATORIO DEI BATTUTI…
L’Oratorio dei Battuti si trova nel Complesso di Santa Maria della Vita, nel ventre della città, ilQuadrilatero, alle spalle di Piazza Maggiore dalla quale vi si accede attraversando la scenografica facciata del Palazzo dei Banchi. Quest’area è caratterizzata da un dedalo di stradine che ricalca l’antica pianta romana della città. Il visitatore che vi entra, si trova immerso nel ventre di Bologna la grassa: botteghe, spesso prive di porte, espongono la loro merce su banchi protratti all’esterno dell’entrata; l’amore per il cibo prorompe in colori e profumi. La nostra meta è in via Clavature, il nome, come tutte le stradine del Quadrilatero, trae origine dalle botteghe presenti in epoca medievale. Allora, quando questa era una delle vie principali della città, attraversata da papi, principi e imperatori, vi lavoravano i fabbri che costruivano chiavi e serrature, Ciavadùr in dialetto bolognese, (Serratura, dal lat. medioevale clavatura. Modena, 1244). Nel 1260 il perugino Riniero Barcobini Fasani, decide con ventimila seguaci di dirigersi a Bologna, ispirato alla missione dalla Vergine Maria. Qui, nel 1275 Riniero fonda la Confraternita dei Battuti Bianchi, detti anche Devoti Flagellanti, e insieme ai bolognesi Bonaparte Ghisileri e alla terziaria Francescana Suor Dolce, organizza un ospedale per la cura e l’assistenza di infermi e pellegrini. Nascono così l’Ospedale, la Chiesa e la Confraternita dedicate a Santa Maria della Vita: un capitolo importante della storia della assistenza dal momento che ospitò uno dei primi ospedali cittadini pubblici. L’Oratorio è nato ad opera della Confraternita dei Battuti ed era la sede, collegata ma indipendente rispetto al Santuario e all’Ospedale, in cui si riunivano in forma strettamente privata i membri della Confraternita, per dedicarsi a quelle pratiche religiose, devozionali e penitenziali che erano alla base del movimento stesso. Nelle sue forme attuali, questo prezioso esempio del primo barocco bolognese, è esattamente come fu ideato in occasione del rifacimento, all’inizio del XVII secolo, del precedente edificio quattrocentesco.
Tra il 1604 ed il 1617, su progetto dell’architetto bolognese Floriano Ambrosini e con la supervisione dei lavori affidata a Bonifacio Socchi, l’aula fu completamente ricostruita. Giulio Cesare Conventi ed Antonio Martini furono invece autori degli stucchi e dei rilievi decorativi.
Del precedente oratorio vennero conservate e ricollocate due importanti opere cinquecentesche: il gruppo in terracotta realizzato tra il 1519 e il 1522 da Alfonso Lombardi di Ferrara e raffigurante un episodio dei funerali della Vergine, il Transito, e la pala d’altare, Madonna col Bambino e santi, eseguita nel 1564 da Giovanni Francesco Bezzi detto il Nosadella. I lavori di decorazione si sono conclusi nel 1639, come ricorda la data dipinta nella nicchia che ospita il Transito della Vergine, dove compare anche il nome del finanziatore: il conte Giovanni Pepoli, a testimonianza del legame intercorrente tra la Confraternita dei Battuti ed alcune delle più importanti famiglie bolognesi. Il Transito, formato da 15 statue in terracotta poco più grandi del naturale, rappresenta il momento di massima tangenza dello scultore con il mondo romano e, soprattutto, con Raffaello. Rispetto ad altri celebri oratori cittadini, quello dei Battuti prevede l’uso dell’affresco solo per la cappella, le volte e la cupola dell’altare, mentre le pareti ed il soffitto dell’aula sono destinati ad accogliere dipinti su tela di diverse dimensioni, scelti in base ad una specifica chiave di lettura, volta a coniugare il Culto Mariano con quello del Beato perugino. I soggetti delle opere vennero infatti definiti da un preciso programma iconografico redatto dai membri della Confraternita nel 1618, come testimoniano i documenti d’archivio. Lo prova la tela rinascimentale del Nosadella che adorna l’altare: a tre secoli di distanza dalla sua missione, il Beato umbro viene proposto ai piedi della Madonna, in un’immagine che mira ad unire idealmente la pratica della sua flagellazione con la passione di Cristo, ed è confortato dai Santi Apostoli Giacomo, Pietro e Paolo, assieme a San Girolamo, considerato il padre della Chiesa di lingua latina. Con le riforme napoleoniche del 1796-97, i beni della Confraternita vengono espropriati e diventano pubblici. Completamente restaurato nel 1997, vi è stato recentemente annesso il Museo della Sanità e dell’Assistenza della città di Bologna.

ex_ghetto_bologna-592x444QUARTA TAPPA: L’ANTICO GHETTO EBRAICO…
L’antico ghetto ebraico, in pieno centro medievale, conserva ancora oggi la sua struttura originaria. Un dedalo di viuzze e passaggi sospesi, ponti coperti e piccole finestre che racconta la storia di un’intera comunità, costretta a vivere in un’area specifica delle città italiane dallo Stato della Chiesa a partire dal 1556. Gli ebrei di Bologna vissero qui fino al 1569, quando furono espulsi una prima volta, e poi nuovamente tra il 1586, quando fu loro permesso di rientrare in città, e il 1593, anno della cacciata definitiva: 900 persone lasciarono Bologna e per oltre due secoli non fu permesso a un gruppo ebraico organizzato di viverci. Diversi erano gli ingressi al quartiere, tutti costantemente sorvegliati, aperti al mattino e sigillati al tramonto: uno all’inizio di via de’ Giudei, un altro all’incrocio tra via del Carro e via Zamboni, un terzo in via Oberdan in corrispondenza dell’arco che dà su vicolo Mandria. Il ghetto è certamente una delle zone più interessanti e suggestive dell’intero tessuto urbano, definita dai muri di palazzi appartenuti a ricchi mercanti e banchieri ebrei e animata da botteghe artigiane.

buca_campane2QUINTA TAPPA: OSTERIA BUCA DELLE CAMPANE…
L’Osteria Buca delle Campane ha sede in un palazzo che risale al XIII secolo, nell’antica via Bagnaroli, così chiamata poichè a quei tempi vi abitò una famiglia di questo nome. Il 5 marzo 1478 lo stabile fu acquistato da Giovanni di Musotto Malvezzi per lire 60. Il giovedì del 27 novembre 1488, sulle ore 18, in tale palazzo fu scoperta una congiura ordita da Giovanni Girolamo, Filippo di Battista Malvezzi e i loro amici, i quali volevano uccidere Giovanni Bentivogli e tutta la sua famiglia. Nel 1501 vi fu alloggiato l’Ambasciatore di Francia diretto a Firenze. Ai primi del ‘600 la via prese il nome di “via delle Campane”, poichè nella vicina chiesa di San Giacomo esisteva una fonderia di campane dal 1548, da cui deriva il nome dell’Osteria. Intorno al 1628 lo stabile passò sotto la proprietà della famiglia Lambertini Pollicini. In una stanza al pianterreno nacque il 31 marzo 1675, Prospero Lorenzo di Marcello Lambertini, destinato poi a diventare, il 30 aprile 1731, Vescovo di Bologna, poi il 17 agosto 1740 divenne Papa Benedetto XIV. Alla fine del 1800, l’antico palazzo fu acquistato dalla famiglia Marconi, dalla quale discende il celebre scienziato Guglielmo Giovanni Maria Marconi. Fisico e inventore italiano, Marconi è conosciuto in tutto il mondo per aver sviluppato per primo un efficace sistema di comunicazione con telegrafia senza fili via onde radio che ottenne una notevole diffusione: evoluzioni di tale sistema portarono allo sviluppo dei moderni sistemi e metodi di telecomunicazione come la radio, la televisione e in generale tutti i sistemi che utilizzano le comunicazioni senza fili. Eredi la moglie, Marchesa Maria Cristina e la figlia, Principessa Elettra. Nel 1905 all’Osteria Buca delle Campane fu rappresentata la commedia il Cardinale Lambertini, opera del commediografo bolognese Alfredo Testoni che ha per protagonista il Cardinale Bolognese. Fin dal 1958 l’Osteria fu sede della Goliardica Balla dell’Oca, ove è conservata la colonna, attorno alla quale venivano legate le matricole in attesa del processo studentesco. Gli affreschi che adornano le pareti della Sala degli Affreschi sono opera di tale studenti, tra i quali spicca il nome del maestro fumettista italiano Magnus, pseudonimo di Roberto Raviola nato e vissuto a Bologna, la cui arte ha conquistato l’intera Europa.

Cattedrale_di_bologna_01SESTA TAPPA: I VAMPIRI DI SAN PIETRO…
E mentre gli studiosi continuano a indagare per fare chiarezza sulle sepolture anomale e sui teschi chiodati di San Pietro,
 emerge un ritratto inedito di una città dalle molteplici identità: la Bologna dei vampiri. La cattedrale, sarà proprio la nostra sesta e ultima tappa del mistero.


 

L’evento, che si terrà sabato, 12 settembre 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna. Domenica, 13 settembre 2020, ore 15: “Misteri dietro le torri”. Gli aneddoti sconosciuti del simbolo dell’energia vitale della città…

misteri_dietro_torriBologna è una città europea dai mille volti. Con le torri e con i portici, elementi architettonici unici, tutti concentrati nel centro storico, è diventata un punto di riferimento architettonico notevole…

È antico il fascino di Bologna. Chi percorre i vicoli del centro storico, i monumenti e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città, ne resta completamente ammaliato. Tutti conoscono la Bologna “dotta”, “grassa” e “turrita”. Le torri a Bologna sono qualcosa di più di una testimonianza del passato. Sono uno slancio verso il cielo e ne racconteremo i relativi misteri, ai più assolutamente sconosciuti…



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Le torri sono un elemento architettonico che le famiglie nobili bolognesi costruivano presso le loro case. Venivano per lo più utilizzate come luoghi di vedetta e di difesa, in tempo di guerra. Dietro alle torri, si nascondono storie straordinarie: amori impossibili, tremendi delitti, leggende incredibili. Ne parleremo, in un’occasione senza precedenti…

69463750_10157229169863382_6738812401912643584_nTorre degli Asinelli: c’era una volta un contadino che possedeva due robusti asinelli, i quali lo aiutavano quotidianamente nel faticoso lavoro dei campi. Egli non era un uomo tanto ricco, proprio per questo le sue giornate erano totalmente dedite al lavoro.
Un giorno, mentre erano intenti a scavare in un terreno isolato, gli asinelli, come impazziti, iniziarono a scalciare e poi a scavare sempre con più insistenza. Il brav’uomo, meravigliatosi di tanto ardore, cercò inutilmente di fermare i due asinelli.
Poco dopo dalla terra spuntò qualcosa che attirò l’attenzione del contadino: un baule pieno di monete d’oro e d’argento, arricchito di pietre preziose. Stupito da quanto aveva appena visto, il DUETORRIcontadino decise di rinominare tale tesoro “il tesoro degli asinelli”.
Il figlio si innamorò di una fanciulla appartenente a una delle famiglie più importanti della città di Bologna ed ella, con grande felicità, ricambiava totalmente il sentimento.I due innamorati però, nonostante fossero profondamente legati, non si facevano illusioni riguardo il loro futuro: troppo grande era la differenza sociale; la famiglia della fanciulla non avrebbe mai accettato di dare la mano della propria figlia ad un ragazzo di così umili origini ed è così che nacque la leggenda collegata a questa splendida torre (che approfondiremo, durante il tour), simbolo di Bologna, insieme alla Garisenda…

galluzziTorre dei Galluzzi: Boccaccio ha una sconcia novella intorno a madonna Beatrice, che sopravanzava ogni altra in bellezza, non che intorno al suo marito Egano Galluzzi e ad un gentiluomo di Firenze col mentito nome d’Anichino.
In ogni caso la storia più celebre della “Galluzzi” è Romeo e Giulietta, bolognesi. Tutto nasce dalla rivalità tra i Galluzzi, di parte guelfa, e i Carbonesi, di parte ghibellina, le due famiglie più potenti della città attorno al 1258. I figli più giovani delle due famiglie, Virginia Galluzzi e Alberto Carbonesi, si incontrarono e si innamorarono perdutamente. I due trovarono un frate disposto a sposarli e trascorsero la prima notte di nozze indisturbati, tuttavia l’idillio durò poco. Giampietro Galluzzi li scoprì ed accecato dall’ira uccise Alberto. Virginia, disperata, si impiccò sulla torre (o da un balcone a seconda delle versioni) ancora visibile nella Corte Galluzzi, da cui si può accedere in piazza Galvani o via d’Azeglio.

unnamedTorre della Magione: sorgeva accanto alla chiesa di Santa Maria del Tempio, sede dell’Ordine dei Templari fin dal 1161, all’angolo tra le attuali strada Maggiore e vicolo Malgrado. Alta 25 metri e del peso di circa 400 tonnellate, il 12 agosto 1455 venne spostata “tutta intera” di 13 metri, da Aristotele Fioravanti, l’uomo «che move le torre».

69625074_10157229169413382_1162837609135734784_nTorre Prendiparte: il suo proprietario (attualmente, è un Bad & Breakfast lo descrive come un “rifugio esclusivo” che regala “emozioni intense”. Costruita a metà dell’XI secolo, la torre veniva utilizzata nei secoli scorsi per proteggere la città dai nemici, poi è diventata una prigione per chi si macchiava di immoralità. È la seconda per altezza (ben 61 metri) nella meravigliosa città di Bologna. Cela le storie segrete di giudici, galeotti, curia e schiavitù. La torre venne adibita nel XVIII secolo a prigione per il foro ecclesiastico (all’interno sono ancor oggi visibili la sala dei carcerati e i loro graffiti) e poi divenne abitazione privata, quindi struttura ricettiva. A 18 metri dal suolo vi è lo stemma in arenaria, oggi molto degradato, del primo Arcivescovo di Bologna, Gabriele Paleotti.

Torre della Garisenda: citata nella Divina Commedia di Dante Alighieri, è famosa per la sua pendenza di 3,25 metri verso est/sudest, che indusse ad abbassarla di circa 20 metri a metà del garisenda2‘300. A partire dal Quattrocento la torre fu acquistata dall’Arte dei Drappieri, che ne diventò, poi, l’unica proprietaria fino alla fine dell’Ottocento, quando divenne proprietà comunale. Le superfici murarie esterne della torre sono state restaurate fra il 1998 ed il 2000, mentre una prima fase del consolidamento delle murature è stata attuata nel 1999 – 2000.

uguzzoni3Torre degli Uguzzoni: sorge in un angolo di Bologna che trasmette benissimo il senso della potenza e del’urbanistica medievale della città. Si tratta di una casa torre alta 32 metri, con i caratteristici blocchi di selenite alla base, che però sono inglobati a filo dei muri e non sporgenti, come invece si era soliti fare. La conservazione di questa torre sembra quasi aver fermato il tempo, a parte la presenza dell’altana costruita sulla sommità, che è di epoca successiva, probabilmente settecentesca.

guidozagni2Torre Guidozagni: la sua vicinanza alla ben più alta torre Prendiparte (o torre Coronata) ripropone alla vista, anche se in dimensioni diverse, l’accoppiamento più famoso delle torri Asinelli e Garisenda. Le dimensioni e lo spessore dei muri fanno pensare a una casa torre, che si abbinava ad un’alta torre della famiglia Guidozagni, che però è andata distrutta.

arengo2Torre dell’Arengo: è una torre molto particolare per la sua struttura, dato che si innalza dal voltone del Palazzo del Podestà e non ha quindi la solidità alla base tipica delle torri nate per la difesa e per la protezione.
La torre fu costruita nel XIII secolo e circa due secoli dopo, nel 1453, fu completata con la campana in bronzo innalzata da Aristotele Fioravanti. La grande campana di ben 47 quintali per i secoli successivi fu utilizzata per chiamare a raccolta i cittadini bolognesi al suono del suo potente rintocco.

Palazzo-d-accursio-Bologna-51184-2-682x1024Torre d’Accursio: è inglobata nel complesso di Palazzo d’Accursio, attuale sede del Municipio di Bologna. Accursio fu uno dei maggiori giureconsulti e maestro di diritto presso lo Studio bolognese nella prima metà del XIII secolo e fu anche assessore del podestà di Bologna. Il nome torre dell’orologio le viene dato da quando, a metà del XV secolo, l’imponente orologio fu aggiunto sul lato della torre che da su Piazza Maggiore. In occasione dell’inserimento di questo orologio, tutt’ora funzionante, fu costruita la torretta finestrata sulla sommità della torre originaria.

15250218259_f80183ae67_bTorre Catalani: la foto identificativa che abbiamo riportato nella carta d’identità ha diversi anni, mancando ora gli spincioni di legno (per altro rifatti) infissi nelle mura come supporti di antichi ballatoi.
I Catalani (ma sarebbe meglio dire i Castellani) erano una potente famiglia bolognese, di parte Guelfa, che senza dubbio primeggiarono in città, possedendo oltre a questa, altre due torri nei pressi del Palazzo Comunale. Una di queste era alta quasi come l’Asinelli e venne mozzata nel 1484 forse perché pericolante. Per alcuni la torre “mozzata” è questa, per altri è la Garisenda che subì la stessa sorte.
I Catalani furono fra i fondatori della compagnia dei Frati Gaudenti (1251), istituiti per riappacificare le città e le loro fazioni. Furono loro affidate molte città e non sappiamo se questa funzione fosse svolta bene, certamente non per Dante che li condanna all’inferno.


L’evento, che si terrà domenica, 13 settembre 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 15, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 16:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 4 settembre 2020, ore 20:30: Crimini dietro ai monumenti. Viaggio alla scoperta di storie criminali che non hanno avuto un lieto fine…

Crimini dietro ai monumenti: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

crimini_monumenti

Bologna, al pari delle altre grandi città, ha una lunga tradizione criminale. Storie a volte romantiche, a volte tragiche, di persone che hanno scelto di vivere da fuorilegge per sfuggire alla povertà, per inclinazione naturale o forse a causa di un eccesso di opportunismo. La costante di queste storie è che difficilmente hanno avuto un lieto fine…

Dagli inafferrabili criminali ai delitti di gente perbene, fino al massacro in palazzo d’Accursio. Storie sconvolgenti, che hanno avuto luogo proprio nel centro storico della città “turrita”. Per una serata all’insegna del mistero “nero”…

Bologna_Monte_di_PietàIl grande furto al Monte di Pietà
Il primo “caso” di cui ci occuperemo è quello di un ladro che nella Bologna di fine Settecento avrebbe tenuto testa al celebre antieroe dei fumetti Diabolik. Il suo nome era Girolamo Lucchini, detto conte Lucchini e la sua Eva Kant.
Per raccontare la sua storia partiamo dalla notte di sabato 24 gennaio 1789, quando Girolamo Lucchini si cimentò in un furto mai tentato prima: svaligiare il caveau del Monte di Pietà, dove numerosi bolognesi depositavano i loro averi. Per preparare il colpo, Lucchini si servì soltanto di qualche pezzo di ottone e di una lima, con cui costruì una chiave artigianale molto complicata…

sansalvatore_bolognaRobin Hood all’emiliana
In famiglie affamate e numerose, dove un pezzo di pane doveva bastare a sfamare un pugno di bambini, capitava che i briganti diventassero eroi, proprio come nel caso di Robin Hood, l’arciere della tradizione popolare inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri, soffocati dalle tasse. Uno come Prospero Baschieri, insomma: il brigante bolognese che tra l’estate del 1809 e il marzo del 1810 compì gesta di tale risonanza che entrò nella leggenda.

via_oreficiDelitti di gente perbene
La storia di Bologna è costellata di omicidi compiuti con inaudita ferocia che hanno suscitato scalpore e indignazione anche perché sono avvenuti in seno agli ambienti più elevati della città. Significativo, in questo senso, il delitto Coltelli. Protagonista di questa vicenda è una dark lady ante litteram, una ragazza dall’incredibile fascino, con lunghi capelli neri, fianchi generosi e un viso dai lineamenti pronunciati ma proporzionati, come le più incantevoli bellezze provenienti dalle campagne di Bologna. Il suo nome era Enrica Zerbini e appena diciannovenne rimase coinvolta in uno degli omicidi più efferati della Bologna di fine Ottocento.

strada_maggioreIl delitto di via Mazzini, 39…
Pochi anni dopo il delitto Coltelli, un altro omicidio avvenuto in seno all’alta borghesia cittadina scuote le coscienze, arrivando ad avere echi e ripercussioni a livello nazionale, nel primo Novecento.
Nel tardo pomeriggio del 2 settembre 1902, a Bologna è in corso una seduta del consiglio comunale. Uno dei consiglieri è Tullio Murri, membro della borghesia progressista, laica e positivista dell’epoca e figlio di Augusto Murri, uomo dall’inattaccabile moralità e illuminato docente di quella che all’epoca era la facoltà di Medicina più prestigiosa d’Italia.

palazzo-daccursio_nettuno_galleryIl massacro di palazzo d’Accursio
Palazzo d’Accursio è per i bolognesi semplicemente Palàz, da secoli centro del potere cittadino. Già nel 1336, infatti, venne scelto come residenza degli Anziani, la massima autorità governativa dell’epoca. La Sala Rossa è una delle più suggestive, e si chiama così per via del colore delle tappezzerie. Anticamente era conservato al suo interno il Pallione della Peste, il dipinto commissionato a Guido Reni per celebrare la fine della pestilenza, nel 1631. Ed è all’interno della Sala Rossa di palazzo d’Accursio che il 21 novembre 1920 avvenne un brutale omicidio, quello del consigliere comunale Giulio Giordani, nell’ambito di violenti scontri che portarono alla morte di altre dieci persone e al ferimento di una sessantina.

Bologna-riapre-Via-Rizzoli-bus-27-tornano-in-centro-storico2Sparate al Duce!
Il 31 ottobre 1926 era destinato a diventare nefasto per Benito Mussolini: giunto a Bologna per l’inaugurazione dello stadio Littoriale, nonostante si fosse compiaciuto di aver trovato la città «più fascista che mai», quello fu il giorno in cui rischiò di essere ucciso. Luogo dell’attentato fu il Canton dei Fiori, come all’epoca era chiamato l’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli. Le celebrazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista erano terminate. Il buio era calato sulla città ed erano stati accesi i riflettori puntati su ogni monumento di piazza Vittorio Emanuele, l’attuale piazza Maggiore. Un fascio littorio fatto di lampadine brillava sulla cima della torre Asinelli.

unnamed (1)La Dalia Nera
Un anno dopo, un brutale omicidio sembra avere un legame con gli avvenimenti di palazzo d’Accursio. Avvenuto nel parco di una villa ubicata nella periferia di Bologna, si tratta di un delitto ammantato di mistero e su cui si stende l’ombra, addirittura, di una maledizione. Tra le ville inerpicate sul colle dell’Osservanza, infatti, quella con la fama più sinistra è di certo villa Frank, detta anche villa di Mezzaratta. Agli inizi del Novecento era tristemente nota perché, più di cent’anni prima, nel suo parco erano stati ritrovati i corpi di una donna e delle sue due figlie. Erano state barbaramente sgozzate, e il colpevole non era mai stato identificato.


L’evento, che si terrà venerdì, 4 settembre 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 11 luglio 2020, ore 20:30: Crimini dietro ai monumenti. Viaggio alla scoperta di storie criminali che non hanno avuto un lieto fine…

Crimini dietro ai monumenti: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

crimini_monumenti

Bologna, al pari delle altre grandi città, ha una lunga tradizione criminale. Storie a volte romantiche, a volte tragiche, di persone che hanno scelto di vivere da fuorilegge per sfuggire alla povertà, per inclinazione naturale o forse a causa di un eccesso di opportunismo. La costante di queste storie è che difficilmente hanno avuto un lieto fine…

Dagli inafferrabili criminali ai delitti di gente perbene, fino al massacro in palazzo d’Accursio. Storie sconvolgenti, che hanno avuto luogo proprio nel centro storico della città “turrita”. Per una serata all’insegna del mistero “nero”…

Bologna_Monte_di_PietàIl grande furto al Monte di Pietà
Il primo “caso” di cui ci occuperemo è quello di un ladro che nella Bologna di fine Settecento avrebbe tenuto testa al celebre antieroe dei fumetti Diabolik. Il suo nome era Girolamo Lucchini, detto conte Lucchini e la sua Eva Kant.
Per raccontare la sua storia partiamo dalla notte di sabato 24 gennaio 1789, quando Girolamo Lucchini si cimentò in un furto mai tentato prima: svaligiare il caveau del Monte di Pietà, dove numerosi bolognesi depositavano i loro averi. Per preparare il colpo, Lucchini si servì soltanto di qualche pezzo di ottone e di una lima, con cui costruì una chiave artigianale molto complicata…

sansalvatore_bolognaRobin Hood all’emiliana
In famiglie affamate e numerose, dove un pezzo di pane doveva bastare a sfamare un pugno di bambini, capitava che i briganti diventassero eroi, proprio come nel caso di Robin Hood, l’arciere della tradizione popolare inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri, soffocati dalle tasse. Uno come Prospero Baschieri, insomma: il brigante bolognese che tra l’estate del 1809 e il marzo del 1810 compì gesta di tale risonanza che entrò nella leggenda.

via_oreficiDelitti di gente perbene
La storia di Bologna è costellata di omicidi compiuti con inaudita ferocia che hanno suscitato scalpore e indignazione anche perché sono avvenuti in seno agli ambienti più elevati della città. Significativo, in questo senso, il delitto Coltelli. Protagonista di questa vicenda è una dark lady ante litteram, una ragazza dall’incredibile fascino, con lunghi capelli neri, fianchi generosi e un viso dai lineamenti pronunciati ma proporzionati, come le più incantevoli bellezze provenienti dalle campagne di Bologna. Il suo nome era Enrica Zerbini e appena diciannovenne rimase coinvolta in uno degli omicidi più efferati della Bologna di fine Ottocento.

strada_maggioreIl delitto di via Mazzini, 39…
Pochi anni dopo il delitto Coltelli, un altro omicidio avvenuto in seno all’alta borghesia cittadina scuote le coscienze, arrivando ad avere echi e ripercussioni a livello nazionale, nel primo Novecento.
Nel tardo pomeriggio del 2 settembre 1902, a Bologna è in corso una seduta del consiglio comunale. Uno dei consiglieri è Tullio Murri, membro della borghesia progressista, laica e positivista dell’epoca e figlio di Augusto Murri, uomo dall’inattaccabile moralità e illuminato docente di quella che all’epoca era la facoltà di Medicina più prestigiosa d’Italia.

palazzo-daccursio_nettuno_galleryIl massacro di palazzo d’Accursio
Palazzo d’Accursio è per i bolognesi semplicemente Palàz, da secoli centro del potere cittadino. Già nel 1336, infatti, venne scelto come residenza degli Anziani, la massima autorità governativa dell’epoca. La Sala Rossa è una delle più suggestive, e si chiama così per via del colore delle tappezzerie. Anticamente era conservato al suo interno il Pallione della Peste, il dipinto commissionato a Guido Reni per celebrare la fine della pestilenza, nel 1631. Ed è all’interno della Sala Rossa di palazzo d’Accursio che il 21 novembre 1920 avvenne un brutale omicidio, quello del consigliere comunale Giulio Giordani, nell’ambito di violenti scontri che portarono alla morte di altre dieci persone e al ferimento di una sessantina.

Bologna-riapre-Via-Rizzoli-bus-27-tornano-in-centro-storico2Sparate al Duce!
Il 31 ottobre 1926 era destinato a diventare nefasto per Benito Mussolini: giunto a Bologna per l’inaugurazione dello stadio Littoriale, nonostante si fosse compiaciuto di aver trovato la città «più fascista che mai», quello fu il giorno in cui rischiò di essere ucciso. Luogo dell’attentato fu il Canton dei Fiori, come all’epoca era chiamato l’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli. Le celebrazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista erano terminate. Il buio era calato sulla città ed erano stati accesi i riflettori puntati su ogni monumento di piazza Vittorio Emanuele, l’attuale piazza Maggiore. Un fascio littorio fatto di lampadine brillava sulla cima della torre Asinelli.

unnamed (1)La Dalia Nera
Un anno dopo, un brutale omicidio sembra avere un legame con gli avvenimenti di palazzo d’Accursio. Avvenuto nel parco di una villa ubicata nella periferia di Bologna, si tratta di un delitto ammantato di mistero e su cui si stende l’ombra, addirittura, di una maledizione. Tra le ville inerpicate sul colle dell’Osservanza, infatti, quella con la fama più sinistra è di certo villa Frank, detta anche villa di Mezzaratta. Agli inizi del Novecento era tristemente nota perché, più di cent’anni prima, nel suo parco erano stati ritrovati i corpi di una donna e delle sue due figlie. Erano state barbaramente sgozzate, e il colpevole non era mai stato identificato.


L’evento, che si terrà venerdì, 11 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 4 luglio 2020, ore 10: Misteri all’improvviso. La Certosa. Storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

misteri_allimprovvisoA Bologna, nessun luogo è come il cimitero monumentale, il quale raccoglie in sé una moltitudine di storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

Misteri all’improvviso è un percorso, all’interno della Certosa di Bologna, tra monumenti e leggende, per evocare storie fantastiche di spiriti, luci misteriose, simboli millenari e la presenza di alcune personalità bolognesi legate al mondo dell’occulto.


Schermata 2020-06-11 alle 17.46.32Nell’universo simbolico della Certosa non mancano aspetti esoterici e massonici. Basti ricordare la presenza di sfingi, ma anche lucerne, caducei e il più conosciuto simbolo dell’eternità: il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra, inoltre, molti episodi di fantasmi e di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti e i loro spiriti… 

04sgirolamonavataIl cimitero monumentale della Certosa di Bologna si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Nell’immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d’arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla 75040689_2534062723297643_4783526259781009408_osua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all’aria aperta”, tappa del grand tour italiano75233325_2533982316639017_5282704749244710912_o: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell’artista Flavio Favelli. La chiesa, non78168106_2538952756141973_4769254843665612800_o parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti.

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall’originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei “vivi”. Anche il porticato ad archi, presente all’entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole r1zzolimagnani-3significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici per l’ampliamento del cimitero alla fine dell’Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città. La Certosa di Bologna e il cimitero monumentale rappresentano un vero e proprio museo all’aria aperta, ricco di arte e storia. Basti pensare che già alla fine dell’800 venne ritrovata proprio in questa area una necropoli etrusca. Le 420 tombe rinvenute fecero accorrere studiosi da tutta Europa e oggi sono custodite nel Museo Civico Archeologico.

75576347_2533982493305666_4290147784348139520_oFondato nel 1801, il cimitero sorge sulle strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La ricchezza della chiesa di san Girolamo riesce ancora oggi a farsi testimone della ricchezza perduta del convento. È ancora possibile ammirare il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Il cuore del Cimitero bolognese è il Chiostro Terzo, di gusto neoclassico dove, alle iniziali tombe dipinte, si sono poi sostituite  opere in stucco e scagliola e – a partire dalla metà dell’Ottocento – in marmo e bronzo.

75380423_2533982656638983_7643738341615075328_oAll’interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, ma non solo, rimangono infatti molte testimonianze di artisti provenienti da lontano. Fra gli scultori di maggior rilievo segnaliamo  Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Leonardo Bistolfi, Silverio Montaguti e Giacomo Manzù, mentre tra i pittori Pelagio Pelagi e Pietro Fancelli.

Tra i personaggi illustri ospitati nel cimitero ricordiamo: il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci  i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti;  il cantante Lucio Dallai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

Nel corso del ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l‘Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento ai caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l’Ossario dei partigiani.


L’evento, che si terrà sabato, 4 luglio 2020 (con punto di ritrovo sotto al portico, a ridosso della chiesa di San Girolamo, ingresso da viale Gandhi), partirà alle 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 11:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 10 luglio 2020, ore 20:30: Crimini dietro ai monumenti. Viaggio alla scoperta di storie criminali che non hanno avuto un lieto fine…

Crimini dietro ai monumenti: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

crimini_monumenti

Bologna, al pari delle altre grandi città, ha una lunga tradizione criminale. Storie a volte romantiche, a volte tragiche, di persone che hanno scelto di vivere da fuorilegge per sfuggire alla povertà, per inclinazione naturale o forse a causa di un eccesso di opportunismo. La costante di queste storie è che difficilmente hanno avuto un lieto fine…

Dagli inafferrabili criminali ai delitti di gente perbene, fino al massacro in palazzo d’Accursio. Storie sconvolgenti, che hanno avuto luogo proprio nel centro storico della città “turrita”. Per una serata all’insegna del mistero “nero”…

Bologna_Monte_di_PietàIl grande furto al Monte di Pietà
Il primo “caso” di cui ci occuperemo è quello di un ladro che nella Bologna di fine Settecento avrebbe tenuto testa al celebre antieroe dei fumetti Diabolik. Il suo nome era Girolamo Lucchini, detto conte Lucchini e la sua Eva Kant.
Per raccontare la sua storia partiamo dalla notte di sabato 24 gennaio 1789, quando Girolamo Lucchini si cimentò in un furto mai tentato prima: svaligiare il caveau del Monte di Pietà, dove numerosi bolognesi depositavano i loro averi. Per preparare il colpo, Lucchini si servì soltanto di qualche pezzo di ottone e di una lima, con cui costruì una chiave artigianale molto complicata…

sansalvatore_bolognaRobin Hood all’emiliana
In famiglie affamate e numerose, dove un pezzo di pane doveva bastare a sfamare un pugno di bambini, capitava che i briganti diventassero eroi, proprio come nel caso di Robin Hood, l’arciere della tradizione popolare inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri, soffocati dalle tasse. Uno come Prospero Baschieri, insomma: il brigante bolognese che tra l’estate del 1809 e il marzo del 1810 compì gesta di tale risonanza che entrò nella leggenda.

via_oreficiDelitti di gente perbene
La storia di Bologna è costellata di omicidi compiuti con inaudita ferocia che hanno suscitato scalpore e indignazione anche perché sono avvenuti in seno agli ambienti più elevati della città. Significativo, in questo senso, il delitto Coltelli. Protagonista di questa vicenda è una dark lady ante litteram, una ragazza dall’incredibile fascino, con lunghi capelli neri, fianchi generosi e un viso dai lineamenti pronunciati ma proporzionati, come le più incantevoli bellezze provenienti dalle campagne di Bologna. Il suo nome era Enrica Zerbini e appena diciannovenne rimase coinvolta in uno degli omicidi più efferati della Bologna di fine Ottocento.

strada_maggioreIl delitto di via Mazzini, 39…
Pochi anni dopo il delitto Coltelli, un altro omicidio avvenuto in seno all’alta borghesia cittadina scuote le coscienze, arrivando ad avere echi e ripercussioni a livello nazionale, nel primo Novecento.
Nel tardo pomeriggio del 2 settembre 1902, a Bologna è in corso una seduta del consiglio comunale. Uno dei consiglieri è Tullio Murri, membro della borghesia progressista, laica e positivista dell’epoca e figlio di Augusto Murri, uomo dall’inattaccabile moralità e illuminato docente di quella che all’epoca era la facoltà di Medicina più prestigiosa d’Italia.

palazzo-daccursio_nettuno_galleryIl massacro di palazzo d’Accursio
Palazzo d’Accursio è per i bolognesi semplicemente Palàz, da secoli centro del potere cittadino. Già nel 1336, infatti, venne scelto come residenza degli Anziani, la massima autorità governativa dell’epoca. La Sala Rossa è una delle più suggestive, e si chiama così per via del colore delle tappezzerie. Anticamente era conservato al suo interno il Pallione della Peste, il dipinto commissionato a Guido Reni per celebrare la fine della pestilenza, nel 1631. Ed è all’interno della Sala Rossa di palazzo d’Accursio che il 21 novembre 1920 avvenne un brutale omicidio, quello del consigliere comunale Giulio Giordani, nell’ambito di violenti scontri che portarono alla morte di altre dieci persone e al ferimento di una sessantina.

Bologna-riapre-Via-Rizzoli-bus-27-tornano-in-centro-storico2Sparate al Duce!
Il 31 ottobre 1926 era destinato a diventare nefasto per Benito Mussolini: giunto a Bologna per l’inaugurazione dello stadio Littoriale, nonostante si fosse compiaciuto di aver trovato la città «più fascista che mai», quello fu il giorno in cui rischiò di essere ucciso. Luogo dell’attentato fu il Canton dei Fiori, come all’epoca era chiamato l’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli. Le celebrazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista erano terminate. Il buio era calato sulla città ed erano stati accesi i riflettori puntati su ogni monumento di piazza Vittorio Emanuele, l’attuale piazza Maggiore. Un fascio littorio fatto di lampadine brillava sulla cima della torre Asinelli.

unnamed (1)La Dalia Nera
Un anno dopo, un brutale omicidio sembra avere un legame con gli avvenimenti di palazzo d’Accursio. Avvenuto nel parco di una villa ubicata nella periferia di Bologna, si tratta di un delitto ammantato di mistero e su cui si stende l’ombra, addirittura, di una maledizione. Tra le ville inerpicate sul colle dell’Osservanza, infatti, quella con la fama più sinistra è di certo villa Frank, detta anche villa di Mezzaratta. Agli inizi del Novecento era tristemente nota perché, più di cent’anni prima, nel suo parco erano stati ritrovati i corpi di una donna e delle sue due figlie. Erano state barbaramente sgozzate, e il colpevole non era mai stato identificato.


L’evento, che si terrà venerdì, 10 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

 

Pillole di Arte & Cultura. La mortadella: il simbolo di una città, nota in tutto il mondo…

Buon pomeriggio e scusate il ritardo nella pubblicazione! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, come ogni settimana…


pillole_arte_cultura3Bologna è conosciuta in tutto il mondo per alcune sue peculiarità. La mortadella, ad esempio, ha una storia secolare ed è considerata il salume più famoso della tradizione gastronomica bolognese…

Rosa, profumatissima, dal gusto equilibrato e pieno: vi presentiamo la regina dei salumi, la mortadella. Buona da sola, tagliata grossa e fatta a tocchetti, irresistibile tagliata sottile, stracciata, dentro alla crescenta, alla pizza bianca o a una rosetta croccante. La mortadella, la “Bologna”, è un prodotto IGP dal 1998… ❤️

Buon pomeriggio a tutti!  Eccoci nuovamente alla nostra rubrica di “Pillole di arte & cultura”.

32649-mortadella-paninoOggi ci soffermeremo sulla storia niente popò di meno che, della mortadella, il salume che non mancherà mai sulle tavole dei bolognesi. Dovete sapere che, i primi indizi sulla produzione di questo alimento diventato simbolo dell’Emilia-Romagna, risalgono addirittura ai tempi dell’antica Felsina, etrusca e della Bononia dei galli boi. L’allora territorio era ricchissimo di querceti che rifornivano di gustose ghiande la dieta dei maiali, selvatici ed addomesticati, della nostra regione.

Il nome, probabilmente, deriva dal “mortarium” o meglio da “murtatum” che faceva esplicitamente riferimento al mortaio utilizzato dagli antichi per pestare e preparare la carne, cui venivano aggiunte alcune spezie. La mortadella divenne talmente famosa ed apprezzata da tutti che nei primi anni del XVII secolo l’agronomo Vincenzo Tanara ne scrisse un’accurata ricetta per la relativa produzione, completa di ingredienti e precise quantità dei primi (nella ricetta originale c’era una quantità nettamente maggiore di grasso rispetto a quella odierna).

15915458473271305000805La ricetta ebbe così tanto successo che nel 1661 il cardinale Farnese emise un bando che codificava la produzione della mortadella. Possiamo dire, insomma, con orsalaroligoglio, che si trattava del primo documento DOP e IGP della storia dell’uomo. Ovviamente, perché le regole fossero rispettate e sigillate a dovere venne istituita la “Corporazione dei Salaroli” con sede a Casalecchio di Reno, la quale aveva il compito di monitorare le varie produzioni di salume nel territorio e soprattutto, si assicurava che venissero rispettati i processi di preparazione. Rispetto ad oggi le sanzioni in vigore per chi avesse tentato di “taroccare” la mortadella erano abbastanza rigide, tant’è che nei casi più estremi, si rischiava, addirittura, anche l’esilio da Bologna.

La mortadella era una prelibatezza riservata ai nobili e ai più facoltosi che si potevano unnamed (1)permettere il salume più volte a settimana sulle loro tavole. Immaginate solamente che il prosciutto crudo, ad esempio, era molto meno costoso. Tutto ciò grazie a ingredienti di unnamedprimissima qualità e alla lunga e meticolosa modalità di preparazione, della quale erano incaricati artigiani altamente specializzati. Successivamente, grazie allo sviluppo dell’industria salumiera avviato nell’Ottocento, la mortadella diventerà un prodotto globale ed accessibile ai più, tanto da essere eletto come migliore spuntino da parte della quasi totalità degli operai italiani.

Per oggi è tutto, signori! A sabato prossimo e buona mortadella a tutti.

N.B. Quante volte, da bambini, in attesa della merenda pomeridiana, la cucina veniva invasa dalla fragranza della mortadella! Se chiudo gli occhi sento, ancora oggi, lo sgranocchìo della rosetta sotto ai denti e del companatico che si scioglieva in bocca. Buona merenda a tutti


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Bologna, 4 luglio 2020, ore 20:30: “Paura a Bologna”. La città negli anni ottanta, in un buio periodo storico, tra criminalità, delitti e terrorismo…

È un capitolo della città di Bologna oscuro. L’intensità temporale della maggior parte di questi crimini, aveva generato un diffuso allarme. Sarà una narrazione unitaria di avvenimenti (in primis, i sequestri) che hanno sconvolto una provincia e destato forti paure. Hanno emozionato, fatto trepidare e, tuttora, riecheggiano intorno a queste vicende solidali commozioni…

paura_a_bolognaLa Bologna degli anni ottanta è quella dal cui aeroporto è partito, alle 20:08 del 27 giugno 1980, il DC-9 della compagnia Itavia, diretto a Palermo, ma precipitato nei pressi dell’isola di Ustica, poco prima delle 21, cagionando la morte dei quattro componenti dell’equipaggio e dei settantasette passeggeri; tragedia subito seguita da quella ancora più tremenda del 2 agosto, alla stazione: ottantacinque morti e più di duecento feriti. Una città profondamente diversa da come era stata fino a qualche anno prima. Non più la città pacioccona, accogliente, buontempona e sorridente, non più la città occupata dalla genuina goliardia che l’aveva contraddistinta fino a poco tempo prima, ma una città drammaticamente ed irreversibilmente segnata dai foschi anni settanta dell’insorgente terrorismo, che qui ha dato i natali a non pochi gruppi fanatici utopisticamente rivoluzionari.

ustica3-messaggeroSempre più di frequente, negli anni Ottanta, Bologna si fa teatro di crimini e violenze di varia matrice. La città è sotto shock. Vive momenti di autentico terrore. Ci si tappa in casa, si cambiano abitudini ed orari di vita quotidiana. Chi abita in periferia ed in collina, installa solide inferriate e sofisticati sistemi di allarme. Chi può ricorre alle guardie del corpo, per sé e per ciascun componente della famiglia. È un allarme diffuso e generale, che non fermerà l’Anonima sequestri, che incalza e colpisce, senza pietà. Già, la pietà, la grande unnamedassente in queste forme di criminalità organizzata. I criminali sequestratori, in quegli anni, si impegnano a non dare tregua, all’ostaggio e alle famiglie, per giorni, settimane o mesi. Studiano come generare e accentuare il terrore, affidando ora al più sconvolgente silenzio, ora alle più brutali minacce, l’asservimento delle vittime, la rassegnazione, la ferocia dell’eliminazione, anche della speranza, anche della fede, anche della dignità. L’Anonima sequestri, in pochi anni, mette a segno cinque rapimenti, con modalità ed esiti diversi: solo cinque giorni per il giovane Francesco Segafredo, “re del caffè”; oltre tre mesi per la bella Ludovica Rangoni Machiavelli, ostaggio “sbagliato” perché la famiglia non dispone dell’enorme riscatto richiesto; 67 giorni e una ferita difficile da rimarginare per Patrizia Bauer; fino ai tragici episodi, terminati con la morte, di Alessandro Fantazzini ed Eugenio Gazzotti. Ricordare tutto ciò, ci sembra un dovere downloadcivico e lo faremo con la passione che ci contraddistingue! Analizzeremo quegli anni e ricostruiremo, passo dopo passo, i momenti salienti di questi avvenimenti della cronaca locale e nazionale, in una cornice affascinante di una Bologna di notte, che attraverso le sue luci dorate, che emozionano e rendono ancora più suggestivi i percorsi creati ad hoc per i partecipanti, riuscirà a far risaltare le sensazioni provocate dai racconti di quegli anni, che nessuno potrà mai dimenticare…

Il giovane Francesco Segafredo, 23 anni, noto in città come il “Re del caffè”, sta tornando a casa in via dei Colli, zona signorile e dopo il imagestramonto, poco frequentata. È al volante della sua auto, ha giù premuto il pulsante del congegno elettronico di apertura del cancello e ne sta osservando i battenti che, lentamente, si stanno aprendo. Improvvisamente, sbuca dal buio un individuo col volto incappucciato, spalanca la portiera e lo afferra per trascinarlo fuori. Francesco reagisce, resiste, ma l’altro fa forza, riesce a fargli tirare fuori piedi e gambe. In quel momento, sopraggiungono altri due malviventi, uno palesemente armato, che lo estraggono violentemente dall’abitacolo, cagionandogli anche una ferita e parecchie escoriazioni e lo immobilizzano. Iniziano le 100 ore di rapimento, che scioccheranno talmente tanto la famiglia, da cedere la sua amministrazione all’attuale proprietario, mister Zanetti. Parleremo della vicenda, proprio di fronte alla prima torrefazione di caffé Segafredo, sita in via Galliera, oggi store Essse Caffé…

via-de-giudeiChi percorre via Emilia Levante, da Bologna verso l’Adriatico, lasciatasi la città alle spalle, attraversati gli abitati di San Lazzaro di Savena e di Idice e superato, sulla destra, il bivio per Monterenzio, trova, sempre sulla destra, via Tomba Forella, che dopo i primi chilometri pianeggianti si inerpica verso la collina. Qui, ben visibile anche dalla via Emilia, sorge il palazzo-castello dei marchesi Rangoni Machiavelli, bellissima costruzione che, per le radici fiorentine della nobile famiglia, è copia perfetta, sebbene in dimensioni ridotte, dello storico palazzo Vecchio di Firenze. Qui è diretta mentre ha inizio il racconto. Sono passate da poco le 23:40 di mercoledì, 4 maggio 1983. Ludovica è a bordo della sua vecchia Cinquecento, che la porterà al castello. Ha già percorso più della metà della via Tomba Forella, quando sopraggiunge un’altra vettura, affianca la sua, la stringe verso il bordo, la urta, costringendola a fermarsi. Lei è terrorizzata. Tre uomini incappucciati circondano la sua auto. Uno di loro si si accosta allo sportello dal lato del guidatore, col calcio di un fucile picchia sul finestrino e le fa segno di uscire. I tre la bendano e la imbavagliano. Così scatta il rapimento della donna. Ludovica è nella sua prigione, dopo un viaggio piuttosto breve. Sarà il padre a scoprire l’auto abbandonata, proprio sulla via verso casa! Chiama il fidanzato, ma nessuna notizia della ragazza. È smarrimento e angoscia, terrore e senso di colpa. Viste le condizioni economiche in cui versava la famiglia, parenti e fidanzato, avevano il terrore che il rapimento fosse a scopo sessuale. Dopo qualche giorno vengono a sapere che Ludovica è viva. La mattina del lunedì, 9 maggio, giungono due strane missive, una delle quali al medico di famiglia di casa Rangoni Machiavelli, con lo studio sito in via dei Giudei. Cosa c’era scritto sulla lettera? Approfondiremo questa incredibile vicenda, recandoci proprio sul punto esatto dove era ubicato lo studio del medico curante…

VIA-MARCONI-2Patrizia Bauer, rapita dagli stessi malviventi di Ludovica Machiavelli, e tenuta ostaggio di riscatto, dopo vari spostamenti, nello stesso luogo della prima. Per la sua liberazione, furono pagati ben due miliardi e mezzo. La prigionia di Patrizia non era stata molto dura. I custodi la trattavano bene. Dormiva in una tenda da campeggio, dove doveva stare in ginocchio. Aveva una grandina e due sacchi a pelo. Mangiava bene, con rifornimenti che provenivano da una cooperativa di Piombino. Patrizia, durante il giorno veniva lasciata libera di stare nel bosco nel quale si dislocava l’accampamento di fortuna. Non provò mai a scappare, poiché non avrebbe saputo come uscire da quella zona, tra l’altro situata in un terreno recintato, con tanto di cancello chiuso e cane da guardia, ben appostato. Inoltre, aveva paura. Una incredibile, incommensurabile paura. Patrizia, nella notte del 6 febbraio 1983 viene condotta verso un’automobile, sdraiata sul sedile e incappucciata. Verso le 20 viene lasciata in un tratto della superstrada in Val di Chiana, dove telefona ai suoi genitori, che di lì a poco mandano i carabinieri a prenderla. Finisce così l’incubo di quel rapimento. Una delle auto utilizzata durante le operazioni di rapimento delle due donne, fu una Fiat Ritmo di colore bianco, rubata davanti ad un negozio di via Marconi, verso le 19 del 4 agosto. La stessa fu utilizzata per il rapimento di Patrizia e per il rilascio di Ludovica, il 12 agosto, la quale, dopo essere stata liberata, guidò la stessa fino a Bologna.

050312 - Esterni Questura di Bologna in piazza Galileo - polizia - foto Nucci/BenvenutiAlessandro Fantazzini, il “colpo grosso” preannunciato. Difficilmente la fantasia umana sarebbe stata capace di inventare una storia sul generis. È la narrazione di una cattiveria inspiegabile, piombata su una famiglia modesta, buona, dedita esclusivamente al lavoro e agli affetti. È il ricordo di un innocente, sacrificato all’ingordigia di chi non conosce misericordia. È un umile atto di solidarietà nei confronti di una madre che non si è arresa. E anche un doveroso apprezzamento per la dedizione di un magistrato che non si è risparmiato nella ricerca della verità e delle responsabilità! Un rapimento con un finale tragico, per una ferita creata da un oggetto contundente, servito per bloccare Alessandro, che si era ribellato ai tre malviventi che lo attendevano dietro la legnaia di casa della sua fidanzata. Il dirigente della Criminalpol di Bologna non ha perplessità e aiuta la famiglia, quando riceve una lettera da parte dei malviventi che domandano un riscatto, asserendo che il rapito sarebbe ancora vivo, anche se, ferito. Garantisce, entro due giorni dal pagamento di restituire Alessandro alla madre, insieme all’importo totale richiesto dai malviventi. Alessandro Fantazzini ha riportato una ferita, in seguito trascurata. Quando i malviventi si sono accorti che non sarebbe sopravvissuto, accelerano le trattative del riscatto. Alessandro è stato selvaggiamente picchiato. Ha perso dalla testa moltissimo sangue ed è stato costretto ad un viaggio disastroso. Purtroppo, il corpo di Alessandro non viene mai ritrovato. Una storia cruenta e straziante, di cui vi racconteremo i particolari durante la visita guidata…

267d69fc126d96b34d7f29f566e53164Eugenio Gazzotti, residente in via Castiglione nr. 117, senza una telefonata di spiegazione, il 3 marzo 1987 scompare senza lasciare traccia. L’ingegnere, lavorava nell’omonima azienda con enorme successo! Fallite le ricerche della moglie, dei figli e dei collaboratori più stretti, viene denunciata la scomparsa presso la Questura. Gli inquirenti, sospettano un rapimento, ma le indagini si spostano anche su altri fronti. Potrebbe trattarsi di una fuga per ammanchi finanziari, per una relazione clandestina, una disgrazia imprecisabile o anche uno smarrimento per improvvisa amnesia o depressione. Viene ritrovata l’auto, senza particolari segni di effrazione o ammaccature sulla carrozzeria. Inoltre, gli sportelli chiusi a chiave, freno a mano tirato e nessun documento mancava. Insomma, l’auto era nelle condizioni di un volontario, spontaneo, abbandono. Vicino all’azienda viene ritrovata un’auto rubata, all’interno di essa, la fondina di una pistola e un asciugamano. Si poteva, a questo punto, parlare di sequestro? Il 16 marzo è ufficiale: Gazzotti è stato sequestrato! Vittima di un raggiro da parte di finti finanzieri che lo bloccano sulla via del ritorno dal lavoro, viene obbligato a salire sull’auto che fu poi ritrovata, fuori l’azienda! I malviventi domandano un riscatto di tre miliardi e mezzo. La contrattazione si attua, come al solito, tramite i quotidiani. Ad un certo punto, Giacomo, il figlio di Gazzotti, viene rapito e portato nello stesso luogo in cui il padre è prigioniero. I due si riabbracciano in una condizione veramente anomala! Giacomo riesce a liberarsi dalle catene ed è armato. Lo riferisce al padre. Voglio azzardare l’iniziativa per attuare un attacco ai malviventi e fuggire a quell’incubo. Ne consegue uno scontro armato, padre e figlio fuggono. Il bandito preposto alla guardia della tenda lo insegue. Eugenio viene ferito e cammina in modo lento e faticoso. Giacomo raggiunge il malvivente e lo ferisce in modo grave! 71_bigCorre da suo padre e lo trova ferito gravemente alla testa (era stato colpito casualmente lui, anziché il figlio, nello scontro armato), le pupille spente! Giacomo pensa che sia morto. Corre a valle per chiedere aiuto! Corre, scende, incespica, si graffia, ma senza sosta, alla ricerca di un segno di vita e di civiltà! Finalmente, dopo una corsa durata almeno un’ora e mezza, si trova in campagna aperta, non più nel bosco. Imbocca un sentiero che lo porta ad una cavedagna. All’orizzonte qualche abitazione. Chiede ospitalità nella prima casa del borgo e chiama i Carabinieri, i quali gli dicono di non muoversi, che al più presto sarà raggiunto da militi del più vicino comando! I carabinieri trovano il rapitore ferito e, successivamente, Eugenio Gazzotti, il quale, fortunatamente, respira ancora! Gazzotti padre e figlio sono liberi! In una zona impervia e isolata, a pochi chilometri da Firenze una drammatica liberazione. Purtroppo, Gazzotti senior non ce la farà! Morirà per complicazioni al cuore, causate dall’affaticamento che la pallottola finita nel polmone ha procurato! Giacomo si sente terribilmente in colpa per il padre, che paga con la vita il suo rapimento…


L’evento, che si terrà sabato, 4 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Pillole di Arte & Cultura. Il Frankenstein di Bologna, sulle tracce degli esperimenti che ispirarono Mary Shelley…

Buon pomeriggio e buon sabato a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_cultura2Le curiosità su Bologna sono davvero numerosissime. Molte di esse, conosciute in tutto il mondo. Tra le sue vie si nascondono interessanti segreti. Uno dei più ghiotti lega Mary Shelley a Giovanni Aldini…

Vuoi sapere cos’hanno in comune Bologna e Londra? Frankenstein! Letteratura e scienza si fondono per dare “vita” a uno dei miti gotici più amati e conosciuti a livello mondiale…

Speranzosi che a breve ci venga permesso di ricominciare ad esercitare la nostra “passione” sotto forma di organizzazione di tour, oggi, ci occuperemo di alcune vie o strade bolognesi che dietro al loro nome celano aspetti a dir poco curiosi ed in alcuni casi geniali… ❤️

Buongiorno a tutti!  Eccoci nuovamente alla nostra rubrica di “Pillole di arte & cultura”.
Bene ma bando alle ciance, qualcuno di voi sa che cosa accomuna  Il “mostro di Frankenstein (romanzo scritto da Mery Shelley e pubblicato nel 1818)” e l’illustre scienziato bolognese, Giovanni Aldini?

esperimenti-galviniIl buon Aldini non era altro che il nipote di Luigi Galvani, altro famosissimo scienziato bolognese che grazie alla pila inventata da Alessandro Volta, con la collaborazione di Laura Bassi, aveva cominciato ad effettuare esperimenti con l’energia elettrica stimolando i centri nervosi di alcune sezioni di rane, convinto di poter riportare in vita gli animali (i loro arti si muovevano, grazie alle scosse ricevute). Credo li conosciate tutti, i suoi esperimenti!

Giovanni Aldini, nato nel 1762 era molto più visionario dello zio e decise IMG-20200530-WA0013di spingersi oltre proseguendo i suoi esperimenti sugli esseri umani.

Sono reperibili su Google tabelle illustrative con le sue composizioni di cadaveri ricuciti un po’ alla peggio, onestamente.
Ovviamente non era facile reperire materiale del genere se non all’obitorio, dove i condannati a morte erano gli unici ad avere la certezza di un corpo intero e che nessuno avrebbe mai reclamato. Sorgeva ugualmente un ulteriore problema ed era quello che in quasi tutta Europa chi subiva un esecuzione, la riceveva tramite ghigliottina. Quindi un corpo senza testa non soddisfava appieno le esigenze del buon Aldini. Fino a quando non scoprì che in Inghilterra i condannati a morte venivano impiccati. Entusiasmato dalla notizia, partì alla volta di Londra, dove nel 1803 esordì con una serie di spettacoli nelle piazze londinesi riguardanti proprio i suoi esperimenti. Anzi, le cronache del tempo parlarono di un tasso di mortalità del 300%, infatti sia il suo assistente, che due presenti tra il pubblico morirono di infarto quando videro il cadavere alzare una gamba prima e un braccio dopo.Il successo fu immediato tanto da replicare più volte al giorno nei luoghi di raccolta della Londra di inizio ‘800.

IMG-20200530-WA0012Ora, detto tra noi, sicuramente, la storia di Lord Byron e la sua villa in Svizzera con annessa competizione, durante una notte tempestosa, nella scrittura di un romanzo, è sicuramente molto più affascinante. Ma ahimè, si dà il caso, che ci siano più che tangibili possibilità che il romanzo sia una sorta di plagio, cioè non è stato inventato nulla, dal momento che la prima stesura risale al 1818,  poi rivisitato nel 1838. Coincidenze?

Mille grazie per l’attenzione e rimanete sintonizzati! ❤️ A sabato prossimo… 🎓


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo…