Pillole di Arte & Cultura. Il Frankenstein di Bologna, sulle tracce degli esperimenti che ispirarono Mary Shelley…

Buon pomeriggio e buon sabato a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_cultura2Le curiosità su Bologna sono davvero numerosissime. Molte di esse, conosciute in tutto il mondo. Tra le sue vie si nascondono interessanti segreti. Uno dei più ghiotti lega Mary Shelley a Giovanni Aldini…

Vuoi sapere cos’hanno in comune Bologna e Londra? Frankenstein! Letteratura e scienza si fondono per dare “vita” a uno dei miti gotici più amati e conosciuti a livello mondiale…

Speranzosi che a breve ci venga permesso di ricominciare ad esercitare la nostra “passione” sotto forma di organizzazione di tour, oggi, ci occuperemo di alcune vie o strade bolognesi che dietro al loro nome celano aspetti a dir poco curiosi ed in alcuni casi geniali… ❤️

Buongiorno a tutti!  Eccoci nuovamente alla nostra rubrica di “Pillole di arte & cultura”.
Bene ma bando alle ciance, qualcuno di voi sa che cosa accomuna  Il “mostro di Frankenstein (romanzo scritto da Mery Shelley e pubblicato nel 1818)” e l’illustre scienziato bolognese, Giovanni Aldini?

esperimenti-galviniIl buon Aldini non era altro che il nipote di Luigi Galvani, altro famosissimo scienziato bolognese che grazie alla pila inventata da Alessandro Volta, con la collaborazione di Laura Bassi, aveva cominciato ad effettuare esperimenti con l’energia elettrica stimolando i centri nervosi di alcune sezioni di rane, convinto di poter riportare in vita gli animali (i loro arti si muovevano, grazie alle scosse ricevute). Credo li conosciate tutti, i suoi esperimenti!

Giovanni Aldini, nato nel 1762 era molto più visionario dello zio e decise IMG-20200530-WA0013di spingersi oltre proseguendo i suoi esperimenti sugli esseri umani.

Sono reperibili su Google tabelle illustrative con le sue composizioni di cadaveri ricuciti un po’ alla peggio, onestamente.
Ovviamente non era facile reperire materiale del genere se non all’obitorio, dove i condannati a morte erano gli unici ad avere la certezza di un corpo intero e che nessuno avrebbe mai reclamato. Sorgeva ugualmente un ulteriore problema ed era quello che in quasi tutta Europa chi subiva un esecuzione, la riceveva tramite ghigliottina. Quindi un corpo senza testa non soddisfava appieno le esigenze del buon Aldini. Fino a quando non scoprì che in Inghilterra i condannati a morte venivano impiccati. Entusiasmato dalla notizia, partì alla volta di Londra, dove nel 1803 esordì con una serie di spettacoli nelle piazze londinesi riguardanti proprio i suoi esperimenti. Anzi, le cronache del tempo parlarono di un tasso di mortalità del 300%, infatti sia il suo assistente, che due presenti tra il pubblico morirono di infarto quando videro il cadavere alzare una gamba prima e un braccio dopo.Il successo fu immediato tanto da replicare più volte al giorno nei luoghi di raccolta della Londra di inizio ‘800.

IMG-20200530-WA0012Ora, detto tra noi, sicuramente, la storia di Lord Byron e la sua villa in Svizzera con annessa competizione, durante una notte tempestosa, nella scrittura di un romanzo, è sicuramente molto più affascinante. Ma ahimè, si dà il caso, che ci siano più che tangibili possibilità che il romanzo sia una sorta di plagio, cioè non è stato inventato nulla, dal momento che la prima stesura risale al 1818,  poi rivisitato nel 1838. Coincidenze?

Mille grazie per l’attenzione e rimanete sintonizzati! ❤️ A sabato prossimo… 🎓


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Pillole di Arte & Cultura. Curiosità e leggende, tra le stradine del centro storico di Bologna…

Buon pomeriggio e buon sabato a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_cultura2Le curiosità su Bologna sono davvero numerosissime. Molte di esse, conosciute in tutto il mondo. Tra le sue vie si nascondono interessanti segreti. Oggi, ve ne sveleremo tre, tra i più strani e meno diffusi…

Una fitta intelaiatura di vie e di piazze, tra curiosità, leggende e monumenti, in una città tra le più interessanti d’Italia. L’unica, che conta una fitta presenza di portici, che diventeranno, molto probabilmente, patrimonio Unesco…

Speranzosi che a breve ci venga permesso di ricominciare ad esercitare la nostra “passione” sotto forma di organizzazione di tour, oggi, ci occuperemo di alcune vie o strade bolognesi che dietro al loro nome celano aspetti a dir poco curiosi ed in alcuni casi geniali… ❤️

1056-2293Partiamo da una laterale di via Irnerio. Più precisamente, da via “CENTOTRECENTO”. Chissà quanti di voi si saranno chiesti il significato di questi due numeri dal momento che la via, un tratto molto breve in realtà, ha l’ultimo numero civico che si ferma ben al di sotto delle cifre sopra menzionate.1527692469686-Via-Centotrecento-Bologna

Bene. Non ci crederete, ma ” CENTOTRECENTO” si riferiva esplicitamente al tariffario delle prostitute che esercitavano la “professione” negli appartamenti siti in codesta via. Da una parte le “libere professioniste”, più abbordabili da tutta la clientela interessata alle prestazioni (100, ovviamente), mentre dall’altra le peripatetiche di alto borgo (300, ovviamente), cosicché gli avventori avessero ben chiaro fin da subito la direzione da prendere.

Salendo in direzione Piazza Maggiore, da via Indipendenza, ci imbattiamo invece in una laterale di A. Righi, per l’esattezza, via “MALCONTENTI”. in questo caso non c’è bisogno di sforzare tanto la fantasia per immaginare a cosa via-malcontentipotesse riferirsi, per il semplice motivo che il nome in sé e per sé è già molto indicativo sul motivo della scelta riguardo questa, oggi, piccola viuzza. infatti “MALCONTENTI” era esplicitamente riferito all’umore dei condannati a morte, che erano soliti transitare in quella strada, diretti sotto il Padiglione del Podestà, dove era cbba1899c314ee018799432842a103b9situato il patibolo nel quale venivano impiccati i malcapitati.

Concludiamo il nostro breve viaggio per le vie del centro storico (in realtà, Bologna è piena di vie e strade che riportano racconti e curiosità che meriterebbero una menzione, ma capite anche voi che ci vorrebbero giorni e giorni per raccontarle tutte) terminando nella centralissima via S. Stefano, ovvero in una piccolissima laterale denominata via “DAL LUZZO (in dialetto bolognese il “LUZZO” sarebbe il “LUCCIO”, successivamente adoperata anche per indicare un capitombolo non indifferente)”. Ma cosa rende particolare questa via?

Schermata 2020-05-23 alle 16.19.52La caratteristica di via “DAL LUZZO” è quella di avere sulla parete di un palazzo un bassorilievo raffigurante proprio un esemplare ittico della specie dei lucci e non solo per indicare la famiglia nobile proprietaria dello stemma, ma soprattutto, per sopperire al forte analfabetismo che era una costante del periodo tra la popolazione più povera. Insomma, chi non via-dal-luzzo-a-due-passisapeva leggere poteva aiutarsi con le figure per non sbagliare destinazione. A dir poco geniale, aggiungerei! 😊

Con la speranza di aver soddisfatto, e contemporaneamente stuzzicato la vostra curiosità, ci auguriamo di poterci vedere personalmente il prima possibile! Per il momento è tutto. Alla prossima settimana…

Mille grazie per l’attenzione e rimanete sintonizzati! ❤️


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Le ricette della nonna: la ciambella bolognese…

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La cucina emiliano-romagnola, ricca di sapori e storia, porta immediatamente alla memoria, immagini di commensali riuniti attorno alla tavola per celebrare feste e ricorrenze. Ruolo tradizionale di fondamentale importanza è quello dell’azdora, la padrona di casa, intenta a preparare le delizie della tradizione. Tutta la Regione e in particolare Bologna, tra le capitali della cucina italiana, offre piatti tipici noti e ormai diffusi su tutto il territorio nazionale…

Ciambella bolognese…

La ciambella bolognese (brazadéla, in dialetto bolognese), rappresenta per un bolognese la quotidianità, la famiglia e il focolare domestico. Il nome brazadéla (ciambella), sembra che derivi dal dialetto “braz (braccio)”, poiché l’oste porgeva la ciambella ai clienti tenendola infilata nel braccio, mentre con l’altro versava il vino nel bicchiere dove la ciambella veniva “tocciata (inzuppata)”…


Schermata 2020-05-20 alle 13.30.33Ingredienti:
250 gr. di farina “00”
100 gr. di burro
100 gr. di zucchero semolato
1 uovo intero
Una bustina di lievito vanigliato per dolci
Scorza grattugiata di un limone biologico
Un pizzico di sale
Latte q.b.
Per la decorazione
Granella di zucchero, un tuorlo d’uovo, un po’ di latte

Procedimento: disponete la farina a fontana, mettete al centro l’uovo, lo zucchero, il burro ammorbidito, il lievito, la scorza di limone e un pizzico di sale. Impastate bene, aggiungendo la quantità di latte necessaria per ottenere un impasto omogeneo. Fate un cordone e disponetelo in uno stampo imburrato per ciambella con un buco in mezzo. Con un coltellino affilato, fare un’incisione al centro dell’impasto lungo tutta la circonferenza. Spennellare con un tuorlo d’uovo sbattuto, insieme a un po’ di latte e guarnite con i granelli di zucchero. Cuocete in forno a 180° C per mezz’ora. Servite fredda, accompagnata da un Romagna Albana DOCG, dal colore giallo dorato con riflessi ambrati, dal profumo ricco e intenso, dal sapore corposo…

Pillole di Arte & Cultura: il Giardino Ducale di Parma…

Buongiorno a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_cultura2Oggi parleremo del Giardino Ducale di Parma, plurisecolare, riscritto, nei secoli, in molteplici forme artistiche e naturalistiche…

Lo spazio verde all’interno della città, programmata al servizio di conventi, monasteri e di grandi casate, era stato progettato per i cosiddetti “orti”. All’interno, vi si coltivavano: legumi, farro, grani di vario tipo, segale, biade e lino. Questo verde urbano, nato per fini economici, non si contrapponeva al verde che esisteva fuori le mura, alla campagna, alle diverse forme di coltura, ma al contrario le integrava e le arricchiva…

Palazzo_Ducale_in_settembreIn origine anche gli spazi dell’attuale Giardino Ducale, fino all’acquisto che ne fece Ottavio Farnese nel 1561, non erano che un sistema di orti, come fino al XIX secolo avvenne per la zona intorno alla chiesa del Quartiere, sempre nell’Oltretorrente. Quasi un quarto della città medievale era rimasta a verde, quando le aree fabbricabili erano richieste e le costruzioni di concentravano su vie strette, elevandosi verso l’alto, con piani bassi, per risparmiare al massimo lo spazio.

Una curiosità: tra le eresie che furono recuperate dalla Chiesa Cattolica, ci fu quella che, per un certo periodo, sembrò coinvolgere l’ordine degli Umiliati, un ordine misto di laici e di sacerdoti, che conducevano vita in comune, ma esaltavano la famiglia, il lavoro manuale e la lettura e predicazione pubblica dei Vangeli. A Parma, gli Umiliati nella zona gravitante intorno al borgo del Naviglio, proprio perché qui aveva sede l’Arte della Lana e vi erano i maggiori opifici per predisporre le lane e tessere e colorare le stoffe. Questa zona era stata scelta per salvaguardare le acque da usare in città, poiché la lavorazione era fortemente inquinante.cof Gli Umiliati ebbero anche incarichi importanti nel Comune di Parma, del quale erano spesso massari, cioé tesorieri. Tuttavia, da questa parte della città, gli Umiliati furono, verso la metà del duecento, soppiantati dall’ordine dei Francescani, per cui essi si ritirarono al di là del torrente Parma, sulla riva sinistra, abbandonando la partecipazione all’arte della lana, investendo così le proprie risorse economiche in un ritorno all’agricoltura, ritenuta un’attività che meglio corrispondeva al loro Ordine. Il ritorno a una purezza originaria, ad una forma di autenticità di testimonianza dei primordi, quando l’uomo era uscito dal unnamed (1)Paradiso terrestre e, nonostante il peccato originale, era ancora vicino ad una sentire autentico che non ne modificava la natura semplice e spontanea.

Nel 1546, dopo poco meno di un anno di governo, il primo duca di Parma e Piacenza, Pier Luigi Farnese, aveva delineato gli spazi per un sistema di protezione del verde, creando una enorme riserva di caccia. Promuovere un’area a riserva di caccia, non significava snaturarne le funzioni. In nessun modo veniva alterato l’equilibrio tra prato, bosco, orti che costituiva il paesaggio dell’epoca, un paesaggio totalmente “umanizzato”, poiché anche i boschi erano il prodotto di un millenario intervenire dell’uomo sull’ambiente, modificandolo, assoggettandolo, quasi reinventandolo, tra esigenze economiche, botaniche ed estetiche. Con la riserva si sottolineava però che, ogni modificazione, ogni fuguro mutamento, dovevano essere sottoposti alla volontà del duca. Significava avere uno strumento di politica del territorio, in grado di assicurare l’equilibrio ecologico. Con Ottavio Farnese il sistema del verde venne incardinato intorno e a partire dal Giardino Ducale, che era parco, orto, giardino, ma anche zoo con fosse dedicate agli animali esotici come orsi e leoni. Intanto, sui rampari delle mura iniziava la coltura del gelso, che così entrava a far parte del paesaggio parmense. Il Giardino Ducale nasce dunque con Ottavio Farnese. Le sue trasformazioni indicheranno le linee guida per i cambiamenti di gusto e di moda ai quali i sudditi conformeranno, nei secoli, i propri modesti giardini. Parma, infatti, non è città di palazzi, non è una capitale di grandi residenze aristocratiche o di ricchi mercanti, di agiati artigiani, per cui solo dal XVI secolo, unnamedincominciano a trovare traccia di presenze di giardini nei cortili, negli spazi retrostanti le costruzioni di una certa dignità edilizia, nelle parco_ducale_estensequali la funzionalità d’uso si affiancava a valori estetici di alto pregio che si collegavano a modelli sia della corte che stranieri. Nel 1561 il Vignola, diede vita, da una pusterla sulle mura, a una villa cubica con loggiato e torretta centrale, che diventò una residenza estiva, luogo delle meraviglie e di stupore, ai quali contribuivano particolarmente la grotta e la fontana, vasta e articolata. La facciata del palazzo sembrava sorgere com un’isola in eleganti forme classicheggianti e luminose, rispecchiatesi sull’acqua. Il palazzo divenne così il luogo di delizie. Il giardino, tra le altre, conteneva un labirinto di verzura (piccole selve e boschetti). Il palazzo, eretto per volontà di fasto, quindi, per rafforzare l’immagine del potere assoluto, luogo della fantasia, dell’unità, il castello incantato dei poemi cavallereschi, per cui non a caso Ottavio Farnese vi fece affrescare storie tratte dall’Orlando innamorato del Boiardo, con foreste di specchi nei quali la realtà si riflette ed insieme viene a mancare.

Parco-Ducale-scultura-di-Jean-Baptiste-BoudardNel 1598, il modello di costruire le dimore ducali, sui lati del fiume, era quello farnesiano. Nel 1690, con la costruzione della grande vasca, un vero e proprio specchio d’acqua, voluto da Ranuccio II Farnese, per la naumachia che doveva far parte dei festeggiamenti di nozze del figlio Odoardo con Dorotea Sofia di Neuburg. Il Giardino diventata così spazio per eventi scenici, per rappresentazioni teatrali, per declamazioni allegoriche e poetiche, per i riti dell’Arcadia di Carlo Innocenzo Frugoni, ma anche per la Fiera cinese, eretta per il matrimonio tra don Ferdinando di Borbone, nel 1769 e Maria Amalia d’Asburgo. Il Giardino cambia radicalmente con l’arrivo dei Borbone a Parma, nel 1749, i quali richiedono all’architetto di giardini Pierre Contant d’Ivry, un progetto “tardobarocco” che divideva lo stesso in trecofparti: una triangolare davanti al palazzo, che sarebbe stato il parterre rappresentativo, una centrale con orti e frutteti e l’ultima, intorno al recuperato laghetto ovoidale, con uno specchio d’acqua luminoso e aperto. Successivamente, pur mantenendo la struttura invariata, di fronte al palazzo disassato rispetto all’andamento del Giardino, un architetto francese, Alexandre Petitot, unisce e integra le tre zone, attraverso un cerchio erboreo di viali alberati. Questo è uno dei grandi episodi spaziali, che caratterizzeranno il Giardino. Il laghetto farnesiano divenne un altro punto spaziale, rilevante. A partire dal 1753 furono piantati: tigli, ippocastani e siepi di carpino, forse miste ad acero campestre. Il Giardino Ducale venne anche aperto al pubblico.


 

Pillole di Arte & Cultura. Feste civili a Bologna nell’Ottocento: la Festa della Porchetta…

Buon pomeriggio e buon sabato a tutti! Eccoci nuovamente con la nostra “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_culturaOggi parleremo della Festa della Porchetta, che si è svolta il 24 agosto di ogni anno, per più di cinque secoli…

La Festa della Porchetta ha rappresentato per la città, per tantissimo tempo, il culmine di una decina di giorni di festa che iniziavano alla vigilia di Ferragosto…

Schermata 2020-05-09 alle 15.36.33Buongiorno e bentornati alla nostra rubrica del sabato. Dal momento che domenica scorsa ricorreva il 199esimo anniversario della morte di Napoleone, oggi parleremo di una tipica festa bolognese che l’imperatore abolì nel 1793, durante la sua campagna in Italia, causando gravi disordini tra la popolazione. La manifestazione in questione si chiamava “Festa della Porchetta” e si teneva tra Piazza Maggiore e le vie 0barbericavazza07qattigue del centro storico. Il tutto consisteva in una tre giorni intensa di canti, balli, giocolieri, spettacoli in strada e tantissimo vino. Il tutto come contorno al piatto principale che era per l’appunto il suino, protagonista indiscusso dei festeggiamenti. Infatti, vere e proprie porzioni di carne cotta alla brace venivano lanciate addirittura dalle finestre dei più abbienti, verso la gente in strada che così poteva godere appieno della festa. Una delle ultime rappresentazioni della Festa della Porchetta, sopravvissute fino ai giorni nostri, si può ancora vedere all’inizio di via Zamboni ed è posizionata esattamente sopra l’arco di un vecchio porticato che introduceva nella corte dei Bentivoglio, proprietari del palazzo.

IMG-20200411-WA0030La bocca del bassorilievo di Bacco era collegata con una vasca all’interno dell’appartamento dove, durante la Festa della Porchetta, ma anche in occasione di successi famigliari, i Bentivoglio erano soliti versare del vino che sgorgava copiosamente dalla bocca dello stesso, cosicché i passanti potessero dissetarsi direttamente in strada.

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Ahimè, il “buon” Napoleone Bonaparte decise di abolire questa tradizionale ricorrenza bolognese e una volta sconfitto ed esiliato, purtroppo, non fu mai più reintrodotta.

Si potrebbe proporre al sindaco, no? 😋

Per oggi è tutto! Buon fine settimana, rimanete sintonizzati e a sabato prossimo!


Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Pillole di Arte & Cultura: Ravenna, i misteri del Mausoleo di Teodorico…

Buongiorno! Da oggi e per tutti i sabati a venire, abbiamo deciso di dare vita a una “rubrica” denominata “Pillole di Arte & Cultura”. Speriamo di allietarvi, attendendo con ansia di riprendere la nostra attività…


pillole_arte_culturaOggi parleremo del Mausoleo di Teodorico, meta irrinunciabile per chi visita Ravenna…

Un’opera grandiosa, diversa da qualsiasi altro edificio mai costruito, rappresenta la più celebre costruzione funeraria degli Ostrogoti ed è tutelata dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità…

Stamani ci trasferiamo in Romagna e più precisamente a Ravenna, per parlare del monumento funerario più unico che raro in assoluto nel suo genere…. e adesso andremo a vedere il perché!

IMG_20200502_103533_resized_20200502_024710225Costruito per contenere le spoglie di Teodorico, il Mausoleo, si suppone sia stato cominciato attorno al 526 d.c. dal popolo degli Ostrogoti, ma le sue componenti architettoniche sono la vera sorpresa dell’edificio. Innanzitutto non è eretto in mattoni, ma in blocchi di pietra d’Istria e soprattutto non è un corpo unico ma è diviso in 2 grandi elementi.

La base (quella cilindrica) e la cupola o cappello, posizionata in cima, considerate che è stimato in 230 tonnellate di peso ( è il blocco che sovrasta l’opera) e questo ha stimolato la curiosità degli IMG_20200502_144041studiosi odierni, portandoli a domandarsi come  potessero essere riusciti a posizionare a quell’altezza un peso così eccezionale.

Alla fine di varie prove e tentativi il sorprendente ingegno degli Ostrogoti è emerso grazie ad alcune riprese aeree sopra la pianura dove si trova il mausoleo di Teodorico. Con accurate immagini si è potuto notare come ancor oggi ci siano i segni evidenti della mano dell’uomo, nel cambiamento morfologico del territorio. In pratica gli Ostrogoti, una volta terminata la base cilindrica, costruirono una diga e dei canali di deflusso per riempire la vallata d’acqua, cosicché con l’aiuto della IMG_20200502_144320_resized_20200502_024710135stessa poterono trasportare più facilmente la cupola sino a sopra il resto del monumento. Una volta arrivati nel punto corretto, aprirono le saracinesche di contenimento e l’acqua cominciò a defluire, abbassando il livello del lago artificiale che si era formato.

Nonostante la sorprendente precisione, probabilmente, qualcosa andò storto nell’esecuzione della manovra, perché nella parte interna della cupola si è formata una crepa che la passa da parte a parte e questo si ipotizza sia dovuto alla velocità troppo elevata dell’uscita dell’acqua dalla vallata, quindi il blocco si è appoggiato perfettamente ma troppo rapidamente e, di conseguenza, non si è propriamente adagiato sul cilindro ma piuttosto è come 745px-Mausoleo_di_Teodorico,_Ravennacaduto.

Nonostante questo, ancor oggi abbiamo la dimostrazione che l’uomo si è involuto piuttosto che evoluto, con il passare dei secoli…

Alla prossima puntata!

Grazie al nostro vice, Roberto, per la redazione dell’articolo… 


Bologna, 16 maggio 2020, ore 16: La Chiusa e i suoi misteri. L’apertura, in esclusiva, della più antica opera di meccanica idraulica del mondo, ancora oggi utilizzata…

chiusa_casalecchioLa visita vi darà la possibilità di esplorare un sito normalmente non accessibile al pubblico, la cui storia attraversa i secoli…

Quando parliamo della Chiusa di Casalecchio di Reno, non stiamo parlando di una normale opera di ingegneria idraulica, come ne possiamo trovare tante nel nostro paese, ma della più antica opera di meccanica idraulica del mondo, ancora oggi utilizzata in maniera continua ed ininterrotta…

La Chiusa di Casalecchio è uno sbarramento artificiale realizzato a metà del XIV secolo lungo il corso del fiume Reno che consente di derivare una parte delle acque del fiume per sfruttarle artificialmente attraverso un canale eponimo (il canale di Reno), il quale ha contribuito in larga parte alle fortune economiche e alla difesa idraulica della città di Bologna dal medioevo fino ai giorni nostri.

Nell’antichità questo sbarramento e deviazione del fiume Reno fece le fortune della città di Bologna prima e dell’agricoltura poi, fornendo alla città e alla campagna sia una inesauribile fonte energetica, sia  una buona quantità d’acqua per l’irrigazione dei campi. Ma facciamo un passo indietro. La Chiusa di Casalecchio di Reno anticamente aveva una doppia funzione, serviva infatti sia come regolazione delle bizzarre e capricciose acque del fiume, spesso soggetto a piene improvvise e repentine secche, sia come opera idraulica che piegava il corso d’acqua agli usi della città di Bologna. Un canale infatti deviava parte della portata del Reno nella città felsinea che tra salti d’acqua, porti e canalizzazioni, era riuscita nel tempo a sfruttare la forza dell’acqua per azionare i marchingegni e gli argani idraulici degli opifici cittadini. A cavallo del Medioevo, quindi, Bologna poteva assomigliare ad una piccola Venezia, piena di canalizzazioni (pare fossero circa 86) che riuscivano a portare l’acqua del canale proveniente dal Reno in molte delle vie cittadine. Le prime testimonianze della realizzazione dell’opera sono datate intorno all’anno Mille. A quel tempo Bologna già sfruttava in parte l’acqua proveniente da alcuni rii cittadini, ma i commerci e la navigazione avevano bisogno per svilupparsi di un flusso d’acqua  costante, che fosse in grado con la sua portata di azionare i pesanti argani e mulini delle industrie cittadine. Fu così deciso di intraprendere questa imponente opera di deviazione del fiume attraverso un minuzioso piano di organizzazione delle risorse idriche che farebbe invidia ancora oggi per la precisione e dovizia con cui venivano sfruttate le preziose acque del Reno.

Nel tempo i canali bolognesi e la Chiusa di Casalecchio vennero spesso ristrutturati e ammodernati, o semplicemente riparati a causa di qualche piena del fiume, tanto che oggi si può affermare che il sistema idraulico bolognese è stato un millenario “lavori in corso” in cui l’uomo e la natura si sono fronteggiati in una lotta acerrima: l’uomo cercando di “educare” ai propri scopi la forza del fiume, mentre la Natura riprendendosi, ogni volta che poteva, il terreno sottrattole.
Nel tempo quindi questa imponente opera di ingegneria si è arricchita e migliorata, ha subito danni e distruzioni catastrofiche, ma non ha mai smesso di essere quella cerniera che ha sempre collegato la città di Bologna all’ambiente circostante, rendendola dipendente da questo.

Oggi la chiusa è visitabile ed è inserita all’interno di un area naturale molto vasta, tanto che molti abitanti della zona la sfruttano d’estate come luogo di relax, di pesca o per qualche bagno refrigerante. A dire il vero i popolani locali hanno sempre avuto l’abitudine di nuotare sia nel Reno, che nei canali bolognesi, cosa che ha suscitato spesso le ire delle autorità cittadine per lo scarso rispetto dei costumi morali della popolazione.

Per questa sua estrema importanza nel sistema economico della zona sulla Chiusa del Reno sono cresciuti miti e leggende, come il mito di un fantasma di colore rosso che si aggirerebbe tra i ballatoi durante la notte o come la leggenda di un tesoro nascosto in uno degli innumerevoli e millenari interventi di riparazione. In un epoca in cui non esistevano le energie fossili, la Chiusa sul Reno di Casalecchio, quindi, fu e rimane tutt’ora uno strumento di produzione energetica e uno strumento cui l’antica cittadinanza della zona intese il suo rapporto con il territorio, un mezzo per uno sviluppo economico più celere e una importante opera di regolazione dell’igiene pubblica. Visitare la chiusa oggi è allora un modo per apprezzare l’ingegneria umana, ma soprattutto è un modo per affrontare, valutare e riflettere sul rapporto tra l’uomo, l’ambiente e sulla cura e manutenzione di questo, come unico mezzo per controllare le forze naturali e piegarle al servizio umano nel modo più armonioso e sostenibile possibile.

20170301_155330La Chiusa e le opere idrauliche ad essa collegate sono espressione di una tecnologia paleoindustriale di grande impatto monumentale e paesaggistico e vanno considerate come uno dei siti di “archeologia delle acque” più interessanti e significativi d’Europa. Nel 2000 il sito ha ottenuto il riconoscimento UNESCO di “Patrimonio messaggero di una cultura di pace a favore dei giovani”. La visita vi darà la possibilità di esplorare un sito storico-tecnico normalmente non accessibile al pubblico, la cui storia attraversa i secoli dal Duecento fino ad oggi. Sospesi tra il fiume e il canale e circondati dal paesaggio del Parco della Chiusa, percorrerete il camminamento costruito nel XVI secolo, il cui progetto è stato attribuito Copertina_Foto di Paolo Cortesi 3al genio di Jacopo Barozzi, detto il Vignola, forse l’architetto più noto e più rappresentativo del tardo Rinascimento.  Ammirerete la monumentale opera idraulica, il cui scivolo è lungo m 160 e largo m 35, con un dislivello di m 8, e scoprirete l’importanza funzionale ancora attuale della Chiusa, le cui conservazione e manutenzione sono curate dall’antico Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno.

Il sito è un luogo d’interesse storico, tecnico e paesaggistico, riuniti in un’unica passeggiata guidata da personale del Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno.

Abbigliamento consigliato: scarpe basse, no tacchi – no infradito. I minori devono essere accompagnati.

Foto gentilmente concesse da: Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno.


L’evento, che si terrà sabato, 16 maggio 2020 (con punto di ritrovo presso il cancello della Chiusa di Casalecchio, via Porrettana n. 187, Casalecchio di Reno – BO), partirà alle ore 16, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà verso le ore 17:30. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: ingresso esclusivo alla Chiusa e guida turistica):  20,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata. I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Santarcangelo di Romagna (RN), 3 maggio 2020, ore 10: “Tutti giù per terra”. Viaggio nella città sotterranea e nel borgo medievale…

Nel sottosuolo di Santarcangelo di Romagna, c’è una storia sotterranea e misteriosa, dove cavità, pozzi, cunicoli e gallerie, costituiscono una città sotterranea, ai più ancora sconosciuta…

sant_copertina“Tutti giù per terra” è un viaggio. Un viaggio misterioso ed emozionante. Una Santarcangelo d’altri tempi. Un sottosuolo ricco di vicende storiche, dove esistono suggestioni e sensazioni uniche, in un mondo sotterraneo, isolato nella sua quiete millenaria.

Un tour davvero singolare, che partirà dalla città sotterranea e arriverà all’antico borgo medievale. Una visita guidata dall’atmosfera suggestiva e indimenticabile.

grotte01-bigPrima tappa: GLI IPOGEI…
Gli ipogei di Santarcangelo, erroneamente definiti tufacei, sono circa 150, scavati nell’arenaria e nell’argilla. Situati nella parte orientale del colle Giove, sono disposti su tre piani. Vengono distinti in “grotte a struttura semplice“ ed altre a “struttura complessa”. I primi presentano solitamente un corridoio con nicchie laterali a pettine e copertura a botte o crociera; i secondi, complessivamente cinque, sono caratterizzati invece da una struttura molto più articolata. Se per i primi si è ipotizzato un uso pratico (depositi, cantine per la conservazione del nostro Sangiovese, grazie ad una temperatura costante di 12/13 gradi), per i secondi non si esclude, invece, una finalità cultuale. ipogei (58)Gli studiosi, a tale proposito, avanzano numerose ipotesi: tombe etrusche, grotte paleocristiane, sacelli per il culto orientale del Dio Mitra, basilichette di monaci Basiliani. Tuttora è un vero mistero! Sappiamo invece con certezza che, indipendentemente dalla loro origine, sono stati ottimi rifugi per gli abitanti della città durante la seconda guerra mondiale, occasione in cui furono messi tutti in comunicazione.

roccaSeconda tappa: ROCCA MALATESTIANA…
Passeggiando in via della Cella, si giunge all’ingresso dell’imponente Rocca, importante baluardo di difesa della famiglia Malatesta. La struttura è caratterizzata da un’alta torre del XIV secolo, così descritta da Cesare Clementini, storico riminese del 1600: “Carlo Malatesta… rizzò da fondamenti una torre, chi’in altezza e beltà superava le più famose e nominate d’Italia e dentro ad essa erano due scale a lumaca per salire e discendere… riputata poco meno che l’ottava meraviglia del mondo”.

porta_campanoneTerza tappa: PORTA DEL CAMPANONE VECCHIO…
Costituisce il più antico accesso della prima fortificazione sorta sul colle Giove. Era sormontata da una torre campanaria fino al 1880 circa, periodo in cui la popolazione, suo malgrado, decise di abbatterla poiché fatiscente. Sono ancora visibili i resti della prima cinta muraria in prossimità della porta, attraversata la quale si compie un viaggio indietro nel tempo. Piccole casette colorate, bastioni e torri caratterizzano le viuzze del borgo antico, giardini pensili e terrazzi adornati con ulivi e fiori invitano il visitatore a soffermarsi un attimo, assorto nella loro contemplazione, inebriato dai mille colori e dagli intensi profumi.

porta_cerveseQuarta tappa: PORTA CERVESE…
Conosciuta anche come “Porta del Sale”, costituisce l’unico accesso rimasto della seconda cinta muraria della città (in passato erano 4). Costruita dalla famiglia Malatesta, è così denominata poiché immette sulla via che in passato collegava Santarcangelo con Cervia, città nota soprattutto per le numerose saline. Munita in origine di un ponte levatoio, mostra tuttora traccia delle corsie per lo scorrimento degli assi.

campanoneQuinta tappa: CAMPANONE
Si erge maestoso (25 metri di altezza) nel cuore del borgo medievale, in piazzetta Galassi; è forse il monumento più identificativo della città. Costruito nel 1893, in stile neogotico con merlatura in alto e coronato dall’immagine di San Michele Arcangelo in ferro battuto a mano indicante la direzione del vento. Il suo profilo ha ispirato numerosi artisti della città ed ha costituito inoltre lo scenario ideale per gli spettacoli più suggestivi del Festival dei Teatri.


L’evento, che si terrà domenica, 3 maggio 2020 (con punto di ritrovo in via Cesare Battisti n. 5, davanti allo IAT di Santarcangelo di Romagna), partirà alle 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 13. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo presso gli Ipogei + guida turistica + radio guide):  20,00.
Visita guidata + pranzo (con cucina tradizionale o vegetariana, comprensiva di menu completo, acqua, vino, dolce e caffé):  40,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata (pagano per intero, soltanto il pranzo). I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 10 maggio 2020, ore 17: A due passi dal cielo. Visita al sottotetto di San Petronio. Un luogo magico e inaspettato, che regala grandi emozioni…

sottotetti_sanpetronio_2020Un’imperdibile occasione per visitare il sottotetto della Basilica di San Petronio, realizzato tra le capriate originali della chiesa e le sue volte, della metà del Seicento…

Nella seconda metà del Seicento la Basilica, iniziata nel 1390, conosce una seconda fase di lavori. Si decide, soprattutto, di sottrarre le inestetiche travature della capriata che costituiscono il tetto della chiesa alla vista dei fedeli, costruendo un nuovo soffitto a volta. Camminando tra le due intercapedini avremo al possibilità di ammirare i legni originali del tetto, le iscrizioni lasciate dai lavoratori edili e le cupole delle volte. Vedremo soprattutto gli argani utilizzati per alzare e abbassare i lampadari che illuminavano la chiesa e gli “apparati effimeri” montati nelle occasioni speciali.

61188171_10156965264808382_8960080959537938432_n (1)Quella al sottotetto è una visita speciale il cui accesso ci permette di accedere in una foresta di capriate e travature, sopra l’abside e di costruzione seicentesca, fino alla facciata della Basilica, di costruzione trecentesca, da cui si scorge un panorama mozzafiato su piazza Maggiore attraverso le due finestrelle, corrispondenti. Un passaggio attraverso secoli di storia edile e artistica della Basilica che ha lasciato segni visibili delle diverse tecniche di travatura; sui muri si possono notare anche antiche iscrizioni di lavoratori che hanno lasciato a noi posteri l’incisione dell’anno che li ha visti dedicare sudore e fatica a questo luogo… 

65386715_10218884184125390_6487996752891740160_nIl sottotetto è una specie di soffitta, una per ogni navata, che sta tra le volte della chiesa (quelle in muratura decorate) ed il tetto interamente in legno (poi ovviamente ricoperto con tegole od altri sistemi). Quando il sottotetto è quello di San Petronio, terza chiesa più grande d’Italia e sesta nel mondo, l’emozione ed il senso della storia avvolgono lo spettatore in un mondo che non si aspetta.

La visita al sottotetto permette anche di guardare dall’alto verso l’interno attraverso il piccolo foro gnomonico della linea meridiana diimages Cassini, quella che, all’interno della Basilica, è posta sul pavimento, attorniata da simboli zodiacali e segnante il mezzogiorno; per motivi di sicurezza il foro della meridiana è visibile attraverso uno specchio appositamente posto. Si entra all’interno del sottotetto con apposito casco di sicurezza; è necessario indossare scarpe comode, per percorrere gli scalini che porteranno a destinazione.

sanpetronio1La Basilica di San Petronio, dedicata al patrono cittadino (ottavo vescovo di Bologna dal 431 al 450), è la più grande e importante chiesa bolognese (m 132 di lunghezza, 66 di larghezza totale, 47 di altezza). Nel 1514 Arduino degli Arriguzzi propone un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato in grandezza la chiesa di San Pietro a Roma. Secondo la leggenda Pio IV bloccò la realizzazione di questo sogno megalomane, sollecitando i lavori per la costruzione dell’Archiginnasio. Anche la facciata rimase incompiuta. Celebre fu la Cappella musicale petroniana il cui il simbolo più prestigioso è un organo tuttora funzionante, costruito attorno al 1470 da Lorenzo da Prato: il piùsanpetronio4 vecchio al mondo ancora in uso. L’interno del tempio, benché costruito in diverse epoche, ha un mirabile senso classico, lontano quindi dal gotico oltremontano. È diviso in tre navate sorrette da dieci piloni a nervatura poligona, sui quali si slanciano gli archi e le volte: le campate della navata maggiore sono a pianta quadrata. Il Sole, simbolo dell’antica divinità è presente anche all’interno della chiesa: si tratta della meridiana che attraversa il pavimento della navata sinistra. sanpetronio7Realizzata dall’astronomo Gian Domenico Cassini nel 1655, coi suoi 66,8 metri è la più lunga del mondo. Indica con sorprendente precisione il mezzogiorno solare, al punto che si narrache i vecchi orologiai di Bologna andassero in San Petronio per regolare gli orologi. Una delle particolarità è che non è una linea d’ombra a indicare l’orario come nelle meridiane tradizionali, ma un cono di luce che ricorda la figura del Sole. Una leggenda vuole che visitare la meridiana sia di buon auspicio per gli innamorati, in quanto periodicamente proietta un’immagine a forma di cuore.

Approfittando dei ponteggi allestiti per un cantiere di restauro, in questi mesi è stato reso accessibile, tramite visite guidate su prenotazione, un luogo che da 600 anni a questa parte è stato visto e calpestato solo da pochi addetti ai lavori.

L’evento, che si terrà domenica, 10 maggio 2020 (con punto di ritrovo presso piazza Galvani, sotto alla statua), partirà alle ore 17, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: guida turistica, radio guide, ingresso esclusivo al sottotetto e noleggio caschetto di protezione):  25,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata. I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 3,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente, perché completamente al chiuso.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 18 aprile 2020, ore 14: Misteri all’improvviso. La Certosa e i suoi lati oscuri…

misteri_allimprovvisoA Bologna, nessun luogo è come il cimitero monumentale, il quale raccoglie in sé una moltitudine di storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

Misteri all’improvviso è un percorso, all’interno della Certosa di Bologna, tra monumenti e leggende, per evocare storie fantastiche di spiriti, luci misteriose, simboli millenari e la presenza di alcune personalità bolognesi legate al mondo dell’occulto.

Nell’universo simbolico della Certosa non mancano aspetti esoterici e massonici. Basti ricordare la presenza di sfingi, ma anche lucerne, caducei e il più conosciuto simbolo dell’eternità: il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra, inoltre, molti episodi di fantasmi e di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti e i loro spiriti… 

04sgirolamonavataIl cimitero monumentale della Certosa di Bologna si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Nell’immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d’arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla 75040689_2534062723297643_4783526259781009408_osua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all’aria aperta”, tappa del grand tour italiano75233325_2533982316639017_5282704749244710912_o: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell’artista Flavio Favelli. La chiesa, non78168106_2538952756141973_4769254843665612800_o parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti.

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall’originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei “vivi”. Anche il porticato ad archi, presente all’entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole r1zzolimagnani-3significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici per l’ampliamento del cimitero alla fine dell’Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città. La Certosa di Bologna e il cimitero monumentale rappresentano un vero e proprio museo all’aria aperta, ricco di arte e storia. Basti pensare che già alla fine dell’800 venne ritrovata proprio in questa area una necropoli etrusca. Le 420 tombe rinvenute fecero accorrere studiosi da tutta Europa e oggi sono custodite nel Museo Civico Archeologico.

75576347_2533982493305666_4290147784348139520_oFondato nel 1801, il cimitero sorge sulle strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La ricchezza della chiesa di san Girolamo riesce ancora oggi a farsi testimone della ricchezza perduta del convento. È ancora possibile ammirare il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Il cuore del Cimitero bolognese è il Chiostro Terzo, di gusto neoclassico dove, alle iniziali tombe dipinte, si sono poi sostituite  opere in stucco e scagliola e – a partire dalla metà dell’Ottocento – in marmo e bronzo.

75380423_2533982656638983_7643738341615075328_oAll’interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, ma non solo, rimangono infatti molte testimonianze di artisti provenienti da lontano. Fra gli scultori di maggior rilievo segnaliamo  Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Leonardo Bistolfi, Silverio Montaguti e Giacomo Manzù, mentre tra i pittori Pelagio Pelagi e Pietro Fancelli.

Tra i personaggi illustri ospitati nel cimitero ricordiamo: il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci  i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti;  il cantante Lucio Dallai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

Nel corso del ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l‘Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento ai caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l’Ossario dei partigiani.


L’evento, che si terrà sabato, 18 aprile 2020 (con punto di ritrovo presso l’ingresso principale – Cortile Chiesa, di via della Certosa), partirà alle ore 14, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo due ore. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: guida turistica, radio guide):  20,00.
I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata. I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 65, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…