Bologna: il lupo investito il 13 dicembre su via Idice, è fuori pericolo e tornerà a correre…

Bologna, il lupo Connor è salvo. Tornerà a correre…

Il lupo Connor è solo l’ultimo di una linga serie di animali selvatici investiti in via IdiceIl lupo Connor è solo l’ultimo di una linga serie di animali selvatici investiti in via Idice

Ozzano (Bologna), 27 dicembre 2016 – E’ stato chiamato Connor il lupo di sette mesi investito il 13 dicembre scorso lungo via Idice, tra Mercatale di Ozzano e Monterenzio: un giovane esemplare operato d’urgenza nella clinica veterinaria di Ozzano e ora in cura nel Centro di tutela e ricerca fauna esotica e selvatica di Monte Adone. Il lupo, in seguito a un violento impatto con una vettura, aveva riportato due fratture gravi a entrambi gli arti posteriori. Il suo percorso di riabilitazione sarà lungo, ma tornerà a correre su per i monti bolognesi. Lì dove non è affatto raro notare anche caprioli, tassi, puzzole, faine o scoiattoli attraversare la strada.

E se Connor è riuscito a sopravvivere, a settembre un altro lupo era stato investito ma è morto sul colpo in un incidente avvenuto a poche centinaia di metri dal punto dell’ultimo schianto. A finire sotto le ruote di una macchina, in quel caso, era stata stata una femmina adulta che non è riuscita a salvarsi a causa di un trauma riportato alla testa.

Via Idice, infatti, è una strada che si snoda tra le prime colline bolognesi: un tratto di asfalto amato da molti perché immerso nel verde, ma anche luogo dove ogni anno si contano in media 50–60 decessi di animali appartenenti alla locale fauna, tragicamente protagonisti e spesso vittime di incidenti molto pericolosi anche per chi è alla guida di un’auto o di una moto. Non si tratta solo animali di piccole o medie dimensioni, ma anche di cinghiali e lupi. Un allarme più volte lanciato dai residenti che abitano nei comuni lungo via Idice, perché nonostante le precauzioni adottate alla guida è difficile sapere se qualche esemplare attraverserà la strada.

Per questo qualche cittadino ha puntato nuovamente l’attenzione sul sottopasso tra Castel de Britti e Mercatale: un tunnel di una decina di metri pensato tempo fa, e in parte già realizzato, per invogliare e aiutare tutta la fauna selvatica ad evitare l’attraversamento di via Idice dove quotidianamente transitano centinaia di auto, il cui completamento era previsto per la primavera del 2016. «Il sottopasso rientra nel Parco dei Gessi e Calanchi dell’Abadessa e non è terminato – spiega Massimo Rossi, direttore dell’area protetta – . Abbiamo chiesto le apposite risorse alla Regione che dovrebbero arrivare nel 2017. In questo modo potrà essere completato l’intervento».

Fonte: La Repubblica

 

Castelnovo di Sotto: 120 cani, maltrattati, trovano casa…

Animali maltrattati, 120 cuccioli trovano una nuova casa

Castelnuovo Sotto, duecento persone si sono presentate per adottare gli animali, che erano stati sequestrati su un camion che li trasportava illegalmente

Un cane finalmente 'adottato'Castelnovo Sotto (Reggio Emilia) 12 dicembre 2016 – Nemmeno una nebbia che si tagliava col coltello, li ha fermati. Tutti in fila alle prime ora di una gelida domenica mattina, emozionati e silenziosi in attesa del loro turno per poter conoscere e portarsi a casa il loro nuovo amico, un cagnolino in attesa di braccia finalmente amiche.

Sono arrivati da tutta Italia, tra le mani calde coperte di lana dove avvolgerli e tenerli al caldo. Circa duecento persone sono accorse all’Azienda Agricola trasformata in un canile all’avanguardia «Madonna della Guadalupe» tra Cogruzzo e Meletole, frazioni alle porte di Castelnovo Sotto.

Lì sono arrivati 120 cuccioli provenienti da un sequestro disposto dalla Procura di Venezia e operato dalla Polizia Stradale che durante un controllo a metà novembre, si era imbattuta in un furgone dov’erano stipati i poveri cuccioli, strappati troppo presto alle cure materne e senza vaccinazioni.

Un carico del valore di circa 150mila euro. Ipotizzato il maltrattamento animale (è in corso un procedimento) nel frattempo le bestiole sopravvissute sono arrivate a Reggio e grazie al lavoro del veterinario Loretta Boni a cui sono stati consegnati, hanno trovato nuove e amorevoli famiglie. «E’ stato un lavoro di grande responsabilità – ammette Boni – li abbiamo curati per un mese e ora sono tutti in buone condizioni».

Si va per numeri, si viene chiamati in ordine d’arrivo e si entra in una stanza dove tra fogli e documenti, sono espletate le obbligatorie formalità curate dalla Forestale e dal vice Ispettore della sezione di Gualtieri, Fabio Gangemi che sovrintende alle operazioni e spiega: «Ci siamo accertati che chi ha fatto richiesta non faccia altri usi dei cani se non quello di dare loro una famiglia e tanto amore».

Poi finalmente i volontari portano i piccoli, alcuni solo di età perché dalle zampe si capisce che diventeranno dei giganti, tra le braccia dei «nuovi» padroni. Per loro anche in omaggio un giochino. L’emozione è forte, qualcuno piange mentre guarda negli occhi il suo amico a quattro zampe che ricambia con vigorose leccate. Sono tutti cani di razza alcuni anche pregiati ma qui il valore economico non c’entra. L’amore puro e disinteressato che lega queste persone ai loro animali testimonia l’inizio di una nuova vita insieme.

Tutti i 120 cani hanno trovato casa. Non è la prima esperienza del genere per questo canile: «Tredici anni fa – spiega il titolare Claudio Balugani – abbiamo deciso di comprare all’asta la struttura e grazie alla collaborazione del Comune, abbiamo investito e regolarizzato. Quando ci sono sequestri portano qui i cani perché siamo all’avanguardia e seguiamo tutte le linee guida dell’Emilia Romagna».

Fonte: Il Resto del Carlino

Bologna: per qualità della vita è ottava. Guadagna quattro posizioni rispetto all’anno scorso…

Qualità della vita, Bologna è ottava. Al top per gli asili nido

Le Due Torri simbolo della cittàNella classifica del Sole 24 ore, guadagna 4 posizioni rispetto all’anno scorso

Bologna, 12 dicembre 2016 – Bologna sale di quattro posizioni e torna così nella top ten della tradizionale classifica della Qualità della vita del Sole 24 ore. Il capoluogo è infatti all’ottavo posto, brillando sui temi del lavoro, dell’innovazione e dell’ambiente e pagando un alto numero di reati denunciati.

Bologna è al secondo posto (dopo Bolzano) per tasso di occupazione ed è al primo (seguita da Modena e Ravenna) per gli asili nido. Il capoluogo emiliano è anche la prima città italiana per saldo migratorio interno, ovvero quella dove si trasferiscono più persone dalle altre province.

Il lavoro e la dinamicità economica sono gli indicatori che trainano le province emiliano-romagnole: Ravenna, 12/a, perde due posizioni, Modena è 15/a, in calo di una piazza, Forlì-Cesena è stabile al 25/o posto. Perdono terreno Parma 22/a (-9) e Rimini 33/a (-10). A metà classifica ci sono Piacenza (48/o posto, in calo di 11 posizioni) e Ferrara, ultima in Regione, che recupera 5 gradini e chiude al 58/o posto.

Fonte: Il Resto del Carlino

Bologna, Sala Borsa: urban center nel sotterraneo e nuove aule studio. Sarà anche possibile visitare la “Torre dell’Orologio”…

Bologna, Sala Borsa festeggia i primi 15 anni e cambia volto cosìBologna, Sala Borsa festeggia i primi 15 anni e cambia volto così

Urban Center nel sotterraneo e aule studio a Palazzo. Ingressi sul cortile e aperture serali. Costo: tre milioni

Sala Borsa oggi festeggia 15 anni e si prepara a grandi cambiamenti. Una parte della biblioteca di piazza Nettuno diventerà un “laboratorio aperto” con tanto di aperture by night, grazie a 3 milioni di finanziamento regionale. Mentre si lavora al progetto di aprire nuove sale studio nel cuore di Palazzo d’Accursio, rimasto semivuoto dopo il trasferimento degli uffici in Liber Paradisus, e di rendere visitabile la Torre dell’Orologio.

La festa. Il compleanno che si celebra oggi, con il manifesto e i segnalibri disegnati da Andrea Bruno in omaggio ai “topi” di biblioteca e l’esibizione musicale stasera alle 21 dei Solisti dell’Orchestra Mozart, segna lo spartiacque tra la Sala Borsa come fino ad oggi è stata conosciuta e amata e gli sviluppi futuri. Anche se tutto parte dalle origini stesse della biblioteca, per la quale Umberto Eco aveva pensato a un “portico telematico” all’alba di Bologna 2000.

Bologna, Sala Borsa festeggia i primi 15 anni e cambia volto così

I progetti serali. “Il laboratorio aperto che verrà allestito nel corso del 2017 – spiega l’assessore Matteo Lepore – prende le mosse da quell’intuizione, per mettere insieme tecnologie e progetti culturali, aperti a tutta la città che nei weekend affolla gli spazi di Piazza Maggiore tra la biblioteca, il cinema Modernissimo (l’apertura è prevista l’anno prossimo, ndr) e il sottopasso con l’Archivio Simenon “. Per fare questo, l’Urban Center che oggi si trova al piano più alto della biblioteca di piazza Nettuno 3, verrà spostato al piano terra e occuperà gli spazi del corridoio del Bramante, dell’auditorium Biagi e di alcuni uffici al livello del Cortile del Pozzo. Sul cortile che collega la biblioteca con il Comune affacciano anche due porte vetrate della sala studio che verranno aperte, in modo da rendere indipendente questo segmento di Sala Borsa che sarà il cuore del laboratorio e anche dell’ufficio per l’immaginazione civica.

Le aperture serali. “Questi spazi saranno isolabili dal resto della struttura e quindi anche il Cortile verrà in qualche modo “annesso” – spiega Lepore – . Grazie a queste modifiche strutturali sarà possibile tenere aperta questa parte anche la sera, un po’ come è successo per la “maratona” delle elezioni americane. Pensiamo a un posto dove non si va solo per leggere o vedere delle cose, ma anche per costruire innovazione, dalla singola applicazione a vere e proprie imprese”.

Bologna, Sala Borsa festeggia i primi 15 anni e cambia volto così
I lavori. L’idea, insomma, è quella di abbattere le barriere tra il Palazzo e la città. Sala Borsa, uno dei luoghi più amati e affollati, può essere un naturale “trait d’union” per portare tutti gli affezionati frequentatori a contaminare con la loro vitale presenza anche il palazzo comunale. Dopo i lavori di adeguamento strutturale (1,5 milioni compresi gli interventi nel sottopasso in piazza dove verrà ospitato l’Archivio Simenon) e l’organizzazione di iniziative ad hoc (1,5 milioni), si cercheranno altri finanziamenti per completare l’opera. “Il passo ulteriore sarà aprire delle sale studio per gli universitari a Palazzo d’Accursio, negli spazi rimasti vuoti dopo il trasferimento in Liber Paradisus – continua Lepore – per dare una dimensione anche simbolica di Palazzo aperto alla comunità e all’ateneo, con un atto concreto”.
La torre dell’orologio. La “ciliegina sulla torta” sarà aprire alle visite guidate la Torre dell’Orologio, dove dal 1444 troneggia il grande orologio meccanico. Spegnendo oggi le sue prime 15 candeline, Sala Borsa con i suoi 100mila libri e i suoi 40mila utenti può festeggiare il fatto di essere diventata un modello di vitalità culturale, che adesso il Comune vuole espandere a tutta piazza Maggiore. Con i punti cardinali del Modernissimo, del sottopasso e di Palazzo d’Accursio aperto anche agli studenti che devono far tardi sui libri.
Fonte: La Repubblica

Volete mangiare un’ottima cotoletta alla bolognese? Ecco i cinque posti più amati della città…

Quando il Parmigiano Reggiano incontra il prosciutto crudo sulla fetta di vitello impanato e fritto, il risultato è una delizia senza paragoni. Parliamo della Cotoletta alla Bolognese, inconfondibile, ghiotta e irresistibile. Per un bolognese doc la Cotoletta alla Bolognese è un paradiso dei sensi che non ha nulla a che vedere con la Cotoletta alla Milanese o la Valdostana. Bestemmia culinaria ancor peggiore è associarla al Cordon Bleu! È una delle ricette più rappresentative del capoluogo emiliano nel mondo e di questo antico piatto della cucina bolognese si parla anche ne «La Scienza in cucina e l’Arte di mangiar bene» dell’Artusi alla voce “Cotolette col prosciutto”.
La ricetta è da leccarsi i baffi, e chi fa una gita a Bologna non può non provare questa delizia. Si trova in tutti ristoranti di cucina tipica in città e in provincia, ma se chiedessimo a un bolognese dove poter mangiare la ricetta autentica risponderebbero: “a casa dalla nonna”. Tuttavia, per non lasciare Bologna a pancia vuota, abbiamo selezionato alcuni posti dove mangiare una buona Cotoletta alla Bolognese secondo noi. Non rimarrete delusi!

Trattoria Nonna Rosa
Emblema dell’abbondanza e tripudio di sapori è la cucina di Dino e Vito alla Trattoria Nonna Rosa. Vi accoglieranno in un ambiente familiare e godereccio per farvi gustare tutte le specialità bolognesi, dalle crescentine alla tagliatelle, ma soprattutto la Cotoletta alla Bolognese. La scioglievolezza della scaglia di Parmigiano Reggiano adagiata sulla fetta doppia di Prosciutto Crudo di Parma vi farà perdere i sensi. La carne di vitello tenera avvolta dall’impanatura dorata vi farà dimenticare ogni impegno e preoccupazione.

nonna rosa bolognaRistorante Biagi
È il punto di incontro dei bolognesi da quando nacque come bar e tavola calda nel 1937. Oggi è un ristorante di cucina tradizionale tout court dove Simona e Fabio, eredi della terza generazione, iper attiva nel preservare il patrimonio gastronomico bolognese, continuano a preparare la Cotolotta con la “C” maiuscola. Di per sé la Cotoletta Bolognese è sinonimo di abbondanza, ma da Biagi anche le porzioni sono di gran lunga superiori alla norma. È il caso di chiamarla “Sua Maestà Cotoletta Bolognese”.

Da Sandro al Navile
Tra le più antiche trattorie della città, nonché uno dei migliori ristoranti dove mangiare la vera Cotoletta alla Bolognese. Un piatto opulento, ritratto di Bologna “la grassa”, così appagante che sarà difficile dimenticarne il sapore. Ingredienti di qualità e vitello tenerissimo. Il Parmigiano non è troppo stagionato e questo rende il sapore ancora più deciso. Particolarmente gustosa è l’impanatura croccante e compatta che non lascia vuoti tra la carne e l’esterno, ma aderisce perfettamente in un sol boccone.

da sandro al navileRistorante Cesarina
Se siete in centro a Bologna e attraversate l’affascinante piazza Santo Stefano delle sette Chiese, la tappa obbligatoria per mangiare la Cotoletta alla Bolognese doc è la Cesarina. È un locale da occasioni importanti: potete scegliere se gustare questa delizia all’interno un ambiente elegante con travi in legno sul soffitto e foto in bianco e nero della città, o all’aperto ammirando la piazza regale. Una volta impanata la carne viene lasciata insaporire due ore con gli aromi. E il risultato è un sapore eccellente.

Rosteria da Luciano
Cordiale, accogliente e invitante, proprio come la Cotoletta alla Bolognese. Materie prime di qualità, sapienza certosina nella cottura della carne. Si percepisce al primo morso che la carne è stata più volte passata nell’uovo prima di essere rosolata nel burro. Fila e fonde lungo la forchetta e il coltello, crocca in bocca per la perfezione della cottura del prosciutto e dell’impanatura. Ideale per una domenica in famiglia in un’atmosfera retrò, per far leccare i baffi anche i bambini con questa Cotoletta encomiabile.

cotoletta alla bolognese luciano

Se dopo aver mangiato questo secondo tipico della cucina bolognese siete alla ricerca di altri piatti tradizionali da provare, vi consigliamo il ragù bolognese e la crescenta. Inoltre, se vi siete appassionati alla cultura gastronomica di Bologna, approfondite curiosità e ricette nelle 10 cose da non fare se invitate a cena un bolognese.

Fonte: Il Giornale del Cibo

Bologna, 18 dicembre 2016, ore 19: visita guidata alla Basilica di San Petronio, aperta in esclusiva per I love Emilia Romagna…

La Basilica di San Petronio, apre in esclusiva per “I love Emilia Romagna”. Arte, cultura e leggendari aneddoti, daranno vita a una serata da ricordare (apertura straordinaria delle Cappelle più importanti, compresa la Cappella Bolognini)…

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Diversamente da ciò che avviene in altre città italiane ed europee, l’edificio sacro più importante di Bologna non è la cattedrale, bensì la Basilica dalla caratteristica facciata incompiuta che si trova in Piazza Maggiore ed è intitolata al patrono della città, San Petronio.

Ma chi era san Petronio? In realtà, si tratta di un vero e proprio mistero. La sua vita è avvolta nel mito dato che, su di lui esistono pochissime testimonianze storiche. È documentato che visse a Bologna nel V secolo: il suo nome compare come ottavo vescovo di Bologna nell’Elenco Renano, l’antica lista dei vescovi bolognesi di cui ci è stata tramandata la copia trecentesca, conservata oggi nella cattedrale di San Pietro.


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La Basilica di San Petronio, dedicata al patrono cittadino (ottavo vescovo di Bologna dal 431 al 450), è la più grande e importante chiesa bolognese (m 132 di lunghezza, 66 di larghezza totale, 47 di altezza). Nel 1514 Arduino degli Arriguzzi propone un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato in grandezza la chiesa di San Pietro a Roma. Secondo la leggenda Pio IV bloccò la realizzazione di questo sogno megalomane, sollecitando i lavori per la costruzione dell’Archiginnasio. Anche la facciata rimase incompiuta. Celebre fu la Cappella musicale petroniana il cui il simbolo più prestigioso è un organo tuttora funzionante, costruito attorno al 1470 da Lorenzo da Prato: il piùsanpetronio4 vecchio al mondo ancora in uso. L’interno del tempio, benché costruito in diverse epoche, ha un mirabile senso classico, lontano quindi dal gotico oltremontano. È diviso in tre navate sorrette da dieci piloni a nervatura poligona, sui quali si slanciano gli archi e le volte: le campate della navata maggiore sono a pianta quadrata. Il Sole, simbolo dell’antica divinità è presente anche all’interno della chiesa: si tratta della meridiana che attraversa il pavimento della navata sinistra. sanpetronio7Realizzata dall’astronomo Gian Domenico Cassini nel 1655, coi suoi 66,8 metri è la più lunga del mondo. Indica con sorprendente precisione il mezzogiorno solare, al punto che si narrache i vecchi orologiai di Bologna andassero in San Petronio per regolare gli orologi. Una delle particolarità è che non è una linea d’ombra a indicare l’orario come nelle meridiane tradizionali, ma un cono di luce che ricorda la figura del Sole. Una leggenda vuole che visitare la meridiana sia di buon auspicio per gli innamorati, in quanto periodicamente proietta un’immagine a forma di cuore.

Verranno aperte le Cappelle più importanti e significative, dove entreremo e prenderemo parte alle magiche storie connesse con affreschi e opere d’arte:

Cappella di S. Abbondio (I) già dei Dieci di Balia 
Fu restaurata in falso gotico nel 1865 da Albino Riccardi. Di antico resta la decorazione ornamentale con gli stemmi dei patroni (1397) e due grandi affreschi ritoccati da Giovanni da Modena (1420 ca.): a destra “Trionfo della chiesa cattolica sull’eresia” e a sinistra “Redenzione del peccato originale”. In questa cappella, nel 1530, fu incoronato imperatore Carlo V dal Papa Clemente VII.

Cappella dei Re Magi (IV) già Bolognini e Salina Amorini 
È l’unica che conserva, quasi intatta, la decorazione originaria. La cancellata gotica in marmo fu disegnata da Antonio di Vincenzo (1400). Furono dipinti da Jacopo di Paolo il “Polittico ligneo” e le finestre policrome. Le pareti furono sontuosamente affrescate da Giovanni da Modena con un ciclo raffigurante: “Il Paradiso” e “l’Inferno (l’affresco quattrocentesco, che continua a scandalizzare il mondo islamico, ritrae il Profeta Maometto, mentre viene seviziato e percosso da demoni feroci, naturalmente avvolto dalle fiamme. Seminudo, sofferente, dileggiato, vilipeso)” a sinistra, nella parete di destra “Le storie dei Re Magi”, nella parete di fondo “Consacrazione di San Petronio” e scene della sua vita.

Cappella di S. Vincenzo Ferrer (VI) già Griffoni, Cospi e Ranuzzi 
Si possono ammirare la grande tela con il santo di Vittorio Bigari (sulla destra).

Cappella di S. Sebastiano (V) già Vaselli 
In questa cappella si possono ammirare la grande tela a tempera “Martirio di S. Sebastiano”, “l’Annunziata” e i dodici “Apostoli” dipinti su tela di Lorenzo Costa; “l’Angelo Annunziante” è attribuito invece a Francesco Francia.

Cappella di S. Giacomo (VII) già Rossi e Baciocchi 
Sull’altare la splendida “Madonna in Trono”, capolavoro di Lorenzo Costa (1492); allo stesso autore sono attribuiti i disegni della vetrata policroma. Il monumento funebre di destra conserva le spoglie del principe Felice e di sua moglie Elisa Bonaparte e fu disegnato da Antonio Serra (1845).

Cappella di S. Rocco (VIII) o Cappella Malvezzi Ranuzzi  
Sull’altare si trova il “San Rocco” del Parmigianino (1527). Le vetrate furono disegnate da Achille Casanova (1926).

Cappella di S. Lorenzo (XVIII) già Garganelli, Ratta e Pallotti
Vi si trova la “Pietà” di Amico Aspertini.

Cappella di S. Brigida (XXI) già Pepoli 
Sull’altare spicca un polittico di Tommaso Garelli (1477). Il busto policromo della santa è di Giovanni Romagnoli.

Cappella della Madonna della Pace (XXII) 
La “Madonna” in pietra d’Istria è di Giovanni Ferabech (1394).

Cappella delle Reliquie XII già Zambeccari 
Il campanile è impostato su di essa.

Cappella della Santa Croce (XIX) o Cappella Rinaldi
Contiene affreschi di Francesco Lola, Giovanni da Modena e Pietro Lianori. La splendida vetrata venne realizzata dal beato frate Giacomo da Ulma su disegno di Michele di Matteo.

La cappella del SS. Sacramento in San Petronio
Il 4 ottobre nella basilica di San Petronio è riaperta la cappella del Santissimo Sacramento, restaurata su disegno di Angelo Venturoli. Sull’altare, in una nicchia che fu disegnata dal Vignola nel XVI secolo, si trova il trono del Santissimo di Alessandro Algardi, costruito con marmi provenienti da Roma antica. Per il nuovo allestimento, voluto dal marchese Antonio Malvezzi Campeggi, sono stati utilizzati il tabernacolo che prima si trovava nella chiesa delle monache di Santa Margherita e alcuni stalli del coro degli Olivetani di San Michele in Bosco.


quattro_crociIl mistero delle quattro croci
A delimitare la città di Bononia nei primi secoli di occupazione romana c’erano le cosiddette “quattro croci”. Per raccontare la loro storia occorre partire dal martirio dei santi Vitale e Agricola, che risale presumibilmente alla fine del III secolo, durante le persecuzioni ai cristiani volute dall’imperatore Diocleziano. Va sottolineato che i loro resti erano sepolti nel cimitero ebraico a testimonianza, forse, del fatto che fossero di origine giudaica. Di certo è escluso che Agricola fosse un cittadino romano, perché la pena sarebbe stata la decapitazione, e non la crocifissione. I loro corpi vennero riesumati dal vescovo di Milano, Ambrogio, nel 387 in visita a Bologna, città che in quegli anni era sotto la giurisdizione del capoluogo lombardo. La vita dei due santi, avvolta nel mistero, sarà argomento di discussione, durante il tour.


L’evento, che si terrà domenica, 18 dicembre 2016 (con punto di ritrovo in Piazza Galvani, davanti alla Banca di Bologna), partirà alle ore 19, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 21 (con cena tradizionale o vegetariana, la conclusione è prevista per le ore 22:45). Auricolari forniti dallo staff, obbligatori per l’entrata in Basilica. 

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo presso la Basilica di San Petronio + guida turistica + radio guide):  25,00.
Visita guidata + cena (con cucina tradizionale o vegatariana, presso la “Trattoria Belfiore”):  45,00.
I bambini, sotto i 5 anni di età, non pagano la visita guidata (pagano per intero, soltanto la cena).

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di logistica, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente, perché completamente al chiuso (verrà modificato esclusivamente il punto di ritrovo).

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Un capodanno strepitoso, quello nei padiglioni della Fiera di Bologna. Attese 15mila persone…

Cinque notti in una: il capodanno nei padiglioni della Fiera a Bologna

Tecno, elettronica, pop-rock: ce n’è per tutti i giusti grazie al format “Genesi”: “Attese 15mila persone”

Fonte: La Repubblica

Un’invasione di Babbi Natale in piena regola, quella che si terrà a Ferrara, durante il “Run for Christmas”…

La maratona dei Babbi Natale invaderà Ferrara

Sbarca a Ferrara un nuovo evento: la Run for Christmas è la magica corsa natalizia non competitiva di 5 chilometri in cui si partecipa travestiti da Babbo Natale, da elfo, da renna o da befana. I personaggi tipici del Natale invaderanno per la prima volta le strade della città estense sabato 17 dicembre.

babbi2Si tratta della seconda tappa del format natalizio proposto dagli organizzatori di Color Vibe Italia che partirà l’11 dicembre a Pontedera (PI) per concludersi a Mantova il 18 dicembre.

Un modo originale per prepararsi nel migliore dei modi alle festività natalizie: l’obiettivo, infatti, non è arrivare al traguardo prima degli altri, ma divertirsi senza limiti e farsi trascinare dalla magia del Natale. Per questo non è obbligatorio correre, si può anche passeggiare, è l’iniziativa è aperta a tutti, grandi e piccini.

La giornata – inserita nel programma del “Natale a Ferrara” – inizierà in piazza Trento e Trieste. Alle 10 gli organizzatori, in partnership con l’associazione Puedes e Telethon Ferrara, inaugureranno gli spazi dedicati alla manifestazione all’interno del Fideuram Christmas Village.

Sul listone tutti i partecipanti potranno ritirare il Christmas Kit compreso nell’iscrizione (maglietta e cappellino del personaggio prescelto, pettorale, gym bag offerta da Bruni Sport, gadget e prodotti offerti dai partner), ma anche godere delle attività di intrattenimento, musica e informazioni insieme ad amici, parenti e semplici spettatori. Per gli ultimi ritardatari, ci sarà la possibilità di registrarsi alla corsa fino a pochi minuti dal via, fissato per le 15.

I quattro travestimenti disponibili

Al pronti-via la Run for Christmas scatterà da Piazza Trento e Trieste e, attraverso un suggestivo percorso tra cittadino, porterà i partecipanti ad attraversare gli ‘special point’ (4 totali), ognuno dedicato ad un personaggio: Snow Point (“neve” con cui cospargersi), Gourmet Point (prelibatezze degli elfi), Thirsty Point (il nettare delle renne), Sweet Point (gommose gioie di cui vanno pazze le befane).

Tagliato il traguardo, grande festa nel cuore del Fideuram Christmas Village, dove si potranno iniziare nel migliore dei modi i festeggiamenti del Natale ed assistere al concerto del Coro di San Francesco dalle 17.

“Siamo molto contenti – spiega Alessandro Curti, responsabile organizzativo – di avere l’opportunità di portare a Ferrara questa festa natalizia. Ringraziamo gli assessori Maisto e Merli per la disponibilità e la ricettività alle nostre proposte. Oltre alla già collaudata collaborazione con l’associazione Puedes, siamo lieti di poter interagire con il Natale a Ferrara, città nella quale abbiamo peraltro già avuto un ottimo riscontro con gli eventi Color Vibe e su cui investiremo molto nel prossimo futuro. Non possiamo che esser entusiasti nel sostenere la raccolta fondi di Telethon, nostro nuovo charity partner per l’occasione, e siamo altresì contenti nel dare il benvenuto a Bruni Sport come partner dell’iniziativa”.

ne (www.runforchristmas.com), presso l’associazione Puedes (via Mentessi 4, Ferrara) e Bruni Sport fino a venerdì 16 dicembre. Il giorno dell’evento solo al Fideuram Christmas Village (piazza Trento e Trieste).

Le quote d’iscrizione sono differenti per bambini (10 euro per i nati dopo il 17/12/2002), adulti (12 euro) e team (55 euro, squadra di 4 componenti con i 4 travestimenti diversi) e sono valide fino al 30 novembre. A dicembre ed il giorno dell’evento subiranno un piccolo incremento, per incentivare l’iscrizione anticipata.

Fonte: Ferrarabynight

Un’idea stupefacente, che collega l’Emilia Romagna alla Toscana…

“Una maxi-funivia tra Emilia-Romagna e Toscana”. L’assessore al Turismo: “I soldi ci sono”…"Una maxi-funivia tra Emilia-Romagna e Toscana". L'assessore al Turismo: "I soldi ci sono"

Andrea Corsini, in giunta con Bonaccini: “Il progetto prevede un doppio collegamento tra i due fronti

BOLOGNA – Grazie ai 20 milioni di euro garantiti dal governo con l’accordo siglato ieri a sestola, “è ampiamente coperto” anche il costo del nuovo maxi-impianto che dovrebbe collegare il versante toscano sciistico e quello emiliano dell’Appennino. Comincia a sognare in grande Andrea Corsini, assessore al Turismo della regione Emilia-Romagna, che insieme alla Toscana sta portando avanti il progetto di una funivia-seggiovia per realizzare un unico grande comprensorio, collegando i due fronti dell’appennino tosco-emiliano.

Il progetto per ora è ancora in fase preliminare, spiega Corsini oggi a margine dell’Assemblea legislativa, e “andranno fatti tutti gli approfondimenti per capire la reale fattibilità dell’intervento. Sono cose che affronteremo nelle prossime settimane”, spiega l’assessore. Il progetto “prevede un doppio collegamento: sul versante toscano, una funivia tra la località Doganaccia e il lago Scaffaiolo; sul versante emiliano, una seggiovia quadriposto tra il lago Scaffaiolo e il Corno alle scale. In questo modo – afferma Corsini – si crea un grande comprensorio unico tra Toscana ed Emilia-Romagna e aumenta l’attrattività” dell’Appennino.

Anche l’investimento necessario per l’opera deve essere ancora definito, ma “con i 20 milioni garantiti dal Governo il costo dell’intervento è ampiamente coperto”, assicura l’assessore. Resta invece da superare la contrarietà di Legambiente, che osteggia il progetto. “E’ una presa di posizione legittima – commenta Corsini – ma non entra troppo nel merito della progettualità. Mi sembra più una posizione concettualmente e ideologicamente contraria a prescindere”.

Fonte: La Repubblica

La Certosa di Bologna: storia e origine, di una struttura dal fascino unico…

La Certosa. Vi siete mai chiesti perchè si chiami così?

Vicino allo Stadio Dall’Ara, ai piedi del Colle della Guardia, si trova il Cimitero della Certosa. Tutti i bolognesi sanno cosa sia ma forse non tutti conoscono la sua origine e la sua storia, ora ve la racconto.

15135719_1657128467951217_371481725_nCon l’arrivo di Napoleone in città si procedette alla soppressione degli ordini religiosi, il provvedimento non risparmiò nemmeno i certosini che si videro costretti ad abbandonare il Convento di San Girolamo di Casara fondato nel 1334.

A questo si aggiunse l’editto napoleonico di Saint Cloud, che stabiliva la sepoltura al di fuori delle mura cittadine e in grandi spazi aperti. L’editto trovò rispondenza proprio nell’ex Convento Certosino che dal 1801 venne quindi adibito a cimitero civile.

15135677_1657128461284551_876711371_nL’editto di Saint Cloud fu una normativa rivoluzionaria che mutò radicalmente urbanistica e tradizioni anche nei secoli a seguire: gli spazi di sepoltura relegati al di fuori dei centri abitati, dunque distanti dalla  quotidianità, rispecchiano la nuova mentalità che più o meno consapevolmente, confina la morte lontano dalla vita di tutti i giorni. Contestualmente sorge la Certosa, questo spazio sconfinato, oggetto di grande cura da parte dell’Accademia delle belle arti, i cui artisti e scultori  ne faranno uno dei cimiteri monumentali di maggior rilievo europeo.

Il 15 aprile 1801 viene sepolta la prima salma: Maddalena Brunini, una tessitrice deceduta per stenti. Ma il cimitero ospita anche personaggi celebri fra cui Giosue Carducci, Lucio Dalla, Giorgio Morandi, Guido Reni, Alfredo Testoni, Anteo Zamboni, Giuseppe Dozza, Marco Minghetti, Severino Ferrari, Ottorino Respighi.

15058504_1657128471284550_832064358_nI sepolcri di famiglia furono oggetto di grande cura e ricercatezza da parte di nobili e personaggi illustri che trasformarono questo cimitero in un vero e proprio “museo monumentale a cielo aperto”. Tra Otto e Novecento, Diego Sarti, Giacomo De Maria, Giovanni Putti,  Pasquale Rizzoli,  Giuseppe Romagnoli, arricchiscono la Certosa di un patrimonio artistico stilisticamente all’avanguardia per l’epoca. Anche in ambito letterario grandi scrittori come Stendhal, Carducci, Pascoli, Lord Byron e Charles Dickens  subiscono l’incanto di questi luoghi, tanto da scriverne poesie, versi o racconti.

Qui trova spazio anche il fascino dell’occulto: dalle testimonianze dei sepolcri che riproducono simbologie massoniche ed esoteriche, all’unica donna che possiede due monumenti funebri. Era una sonnambula, fu la chiaroveggente più famosa del XIX secolo, si chiamava Anna Bonazinga D’Amico, specializzata in consultazioni di Medicina Magnetica, sotto ipnosi formulava previsioni ed elargiva consigli ai suoi assistiti. Grazie ad un’efficace campagna di marketing con inserzioni pubblicitarie in varie riviste, riuscì a guadagnarsi fama a livello nazionale.

Dall’originaria stuttura monastica si dipartono spazi organizzati da logge e portici, creando scorci davero suggestivi nella loro unicità. Fra il 1801 e il 1811 l’architetto Ercole Gasparini collegò l’ingresso del cimitero alla zona del Meloncello, avendo cura di mantenenere una continuità formale col tratto di portici più lungo del mondo: quello di San Luca.  I lavori furono celebrati in pompa magna alla presenza delle autorità e dei cittadini. Nelle fondamenta dei nuovi portici venne posta, a memoria dei posteri, una medaglia di bronzo coniata appositamente in occasione dell’evento.

La Certosa di Bologna è senza dubbio un luogo ricco di significati, di storia e di arte che col tempo abbiamo dimenticato di apprezzare. Stendhal nel 1827 scriveva: “La vanité des habitants de Bologne est fière de leur cimetière: c’est une chartreuse à un quart de lieue de la ville” “La vanità degli abitanti di Bologna va fiera del loro cimitero: è una certosa a un quarto di lega dalla città.”

Fonte: Tralaviaemiliaedilsavena