Dozza Imolese (BO), 14 febbraio 2021, ore 10: Il borgo dei murales, dove l’arte si fa paesaggio, con visita esclusiva alla Rocca Sforzesca…

Un borgo carino, ordinato, colorato, da sembrare quasi finto. Sembra uscito dalle pagine di un libro di fiabe. Un dedalo di viuzze ricche di murales, cui fa capo la Rocca Sforzesca, originaria del medioevo…

dozza_imolese_iloveER_2020Basta allontanarsi di pochi chilometri dalla città di Bologna per ritrovarsi catapultati in una dimensione in cui storia e arte si intersecano, per formare la perfezione. La Rocca Sforzesca e i suoi murales, fanno di Dozza Imolese un unico e incantevole borgo

A ogni passo, si incontra una nuova opera d’arte, ad ogni angolo una creazione che ti stupisce per originalità. Un museo aperto, sotto a un soffitto fatto di nuvole. Ti senti catapultato in un’altra dimensione, impreziosita dalla presenza della fortezza Sforzesca, il paese ha dato una svolta alla sua popolarità nel 1960, trasformandosi in una tela sulla quale gli artisti potevano dar sfogo alla propria fantasia. Questo, ha dato, addirittura, i natali alla “Biennale del muro dipinto”, rassegna che accoglie i più grandi esperti di street art.

34392_dozza_wandmalerei_in_dozzaUn paesaggio idilliaco dominato da una maestosa Rocca Sforzesca – la Rocca di Caterina – perfettamente conservata, così come le IMG_3883mura e i tetti delle case che compongono questa borgata, un tempo conosciuta con il nome di ‘Ducia’ che significa letteralmente ‘Doccia’. A guardarla bene, viene da chiedersi cosa c’entri Dozza con l’acqua, la grande assente – e al tempo stesso assoluta protagonista – della storia di questo luogo entrato a buon diritto nel novero dei 295 Borghi più belli d’Italia. L’acqua dovrebbe essecosa-vedere-a-dozza-gita-domenicale-fuori-portare, per Dozza, quasi un paradosso considerando che da secoli essa ha fatto del buon vino una delle sue più raffinate eccellenze. Eppure tutto parla di lei: lo stemma del Comune con il grifone araldico che si abbevera da una conduttura da cui sgorga dell’acqua; i resti di un antico acquedotto costruito per raccogliere l’acqua da Monte del Re e far fronte ai periodi più siccitosi; i toponimi delle chiese, delle stradine e dello stesso borgo: “Duza” o “Ducia” in latino non vuol dire semplicemente “doccia”, ma come suggerisce l’etimologia del termine, “canale” in cui scorre l’acqua.

https___cdn.evbuc.com_images_61418580_233068263889_1_originalI muri d’autore di Dozza Imolese, raccontano storie da più di mezzo secolo…
Mazzetti dipinge Il Menestretto Dozza81-2C’era una volta una rocca quattrocentesca affacciata sui morbidi e tondeggianti colli bolognesi e le prime pendici dell’Appennino romagnolo. Era una bellissima fortezza che dominava dall’alto un piccolo paesino di sole due strade principali. Come per magia quelle strade adesso raccontano centinaia di altre storie da tutti gratuitamente visibili, molte delle quali legate alle tradizioni del luogo, altre in grado di far viaggiare in luoghi lontanissimi. Il grazioso paese su cui si erge la Rocca, che oltre a ospitare mostre temporanee è visitabile negli interni ricchi di dipinti e arredi e dal 1970 è sede dell’Enoteca Regionale Emilia Romagna, è diventato un museo all’aperto dove dal 1960 fino a oggi hanno lasciato il segno del loro passaggio oltre duecento artisti, come per esempio Sebastian Matta, Bruno Saetti, Giuseppe Ziganina, Emilio Contini, Concetto Pozzati, Remo Brindisi, Renzo Grazzini, Giacob_7e49bb_img-4142omo Soffiantino, Riccardo Schweizer, Riccardo Licata, Aldo Borgonzoni, Ennio Calabria, Cesare Sughi, Norma Mascellari, Tano Pisano, Bruno Ceccobelli, Luca Alinari, Gino Pellegrini, Marcello Jori, Bruno Benuzzi, Karin Andresen. E l’incantesimo non si è ancora fermato, ma si è esteso anche alla cittadina contemporanea, Toscanella, dove dal 2007 i murales rivestono i grigi muri con opere di street art firmate da artisti come Ericailcane, Eron, Dado, Wany, Basik, Cuoghi Corsello, Rusty, Joys, Moneyless, Hemo, Paperresistance.

10_12_18-03_06_04-S612559fa9169a0d48e468d4f948f144La Rocca Sforzesca…

L’affascinante Rocca di Dozza sulle colline tra Imola e Bologna è un complesso medievale sorto nel XIII secolo, ancora visitabile all’interno, dove si ammirano la cucina antica, la sala delle torture, le prigioni, i vari appartamenti arredati con mobilio originale e dipinti.2019.03.24-21.56.22_2 Oltre alla cucina storica, alle prigioni, alle camere da letto, ci sono torri e un’enoteca nei sotterranei con prodotti tipici della zona che rendono la Rocca di Dozza unica nel suo genere. Immersa in un borgo con i muri dipinti ci si ritrova in un museo a cielo aperto in cui arte e storia convivono in un’atmosfera da lasciare senza fiato. La Rocca di Dozza nel tempo si trasforma da possente fortezza medievale a fortezza rinascimentale fino a diventare una Rocca settecentesca. L’attuale aspetto esterno della Rocca è ascrivibile al tardo quattrocento, quando Dozza entrò a far parte della Signoria Riario – Sforza. Nel 1473, con un matrimonio dalle forti valenze politiche, Girolamo Riario, nipote di Papa Sisto IV, si unisce a Caterina Sforza, figlia del Duca di Milano e nipote di Ludovico il Moro. Invece, l’impianto distributivo del palazzo – cortili, atrio, androne e scale – e l’organizzazione del piano nobile, così come oggi ci appaiono, sono in prevalenza riconducibili alla Signoria dei Campeggi che, nella seconda metà del Cinquecento, intraprese massicci interventi di trasformazione allo scopo di trasformare la Rocca da fortezza a sede di rappresentanza diplomatica.
Quando il feudo di Dozza fu abolito, la Rocca rimase di proprietà dei Malvezzi-Campeggi che ne fecero la loro residenza fino al 1960.

dozza3LA FORTEZZA MEDIEVALE (1300-1480)
Le origini della Rocca di Dozza risalgono al secolo XIII. Nel corso del Medioevo, la posizione strategica al confine tra Bologna e la dozza_emotional-nydt3wxtujo18iys86pr8m2wt1c7uxrqqvecwxdgh8Romagna, rende la fortezza di Dozza oggetto di forti contese. Gli annali storici citano nel corso del Trecento l’egemonia dei bolognesi, poi il governo del signore di Romagna, Ricciardo Manfredi, del legato papale Cardinale Egidio Albornoz, ed ancora dei Bentivoglio, a segnare il rientro nella sfera di Bologna. La Rocca fu senz’altro oggetto di modifiche, distruzioni, ricostruzioni, tuttavia non possediamo descrizioni o piante dell’antico castello. Scavi, ritrovamenti e rilievi condotti in occasione dei restauri architettonici hanno consentito di elaborare un’ipotesi stratigrafica dell’impianto. E’ stato rinvenuto l’arco dell’antico portale di ingresso decorato con simbologie araldiche. Un altro elemento riferibile al periodo medievale è l’impianto del mastio leggibile nelle stanze interne della Torre Maggiore. La torre, composta di tre stanze a pianta quadrata, voltate in muratura, sovrapposte fra loro, collegate da una scala interna e dotate di una Dozza-In-der-Roccacisterna per l’approvvigionamento dell’acqua, costituiva un nucleo abitativo autonomo in cui ci si poteva rifugiare durante i lunghi assedi

ellqTQ==_museorocca_0FORTEZZA RINASCIMENTALE (1480-1554)
L’attuale aspetto esterno della Rocca è ascrivibile al tardo quattrocento, quando Dozza entrò a far parte della signoria Riario – Sforza. Nel 1473, con un matrimonio dalle forti valenze politiche, Girolamo Riario, nipote di Papa Sisto IV, si unisce a Caterina Sforza, figlia del Duca di Milano e nipote di Ludovico il Moro, ed ottiene dallo zio Papa il vicariato di Imola, fino ad allora sotto il dominio sforzesco, cui si aggiunse nel 1480 la signoria di Forlì. Girolamo, e dopo la sua morte, Caterina, apportarono consistenti interventi di fortificazione su tutti i castelli del loro Stato, di cui facevano parte una serie di possedimenti minori fra cui Dozza. Qui è assai probabile l’impiego del tecnico militare Gian Ludovico Manghi e di mastro Giorgio Fiorentino da Settignano per l’esecuzione dei lavori; il ffee2447b152494b43d9816faaea83c8_XLprofondo fossato, i possenti torrioni segnati dalle cordonature dei marcapiani, il coronamento ritmico dei beccatelli sono elementi sforzeschi. Le torri arrotondate sono integrate in un sistema continuo di elementi angolari a forma poligonale con bordi smussati tipici della forma bastionata che nasce con Giuliano ed Antonio Sangallo.

RESIDENZA RINASCIMENTALE (1565-1594)
Nel corso del Cinquecento il castello ed il feudo di Dozza furono ceduti da Papa Clemente VII al Cardinale Lorenzo Campeggi, nunzio apostolico di alto prestigio che svolse importanti missioni diplomatiche presso i sovrani dell’epoca, quali il re d’Inghilterra Enrico VIII e l’imperatore Carlo V. L’impimagesianto distributivo del palazzo (cortili, atrio, androneIMG_3888-768x960 e scale) e l’organizzazione del piano nobile, così come oggi ci appaiono, sono in prevalenza riconducibili alla signoria dei Campeggi che, nella seconda metà del Cinquecento, intraprese massicci interventi di trasformazione allo scopo di trasformare la Rocca da fortezza a sede di rappresentanza diplomatica. La copertura del cortile compreso tra i bastioni rivolti a sud, consente l’ampliamento delle superfici da destinare a residenza sia al piano terra sia al piano primo. La costruzione dei IMG_3885-768x511due loggiati sovrapposti, con colonnati in arenaria, oltre a caratterizzare stilisticamente l’architettura della residenza, perimetra una corte centrale che diverrà il punto nodale delle attività svolte all’interno dell’edificio.

RESIDENZA SETTECENTESCA (1795)
Nel 1728, con la morte di Lorenzo Campeggi, ultimo maschio della casata, il marchesato di Dozza perviene per eredità a Francesca Maria Campeggi, moglie di Mprogetto-luce-progetto-illuminotecnico-museo-mostra-rocca-dozza-1atteo Malvezzi, la quale trasferisce i diritti feudali a quest’ultima famiglia. Il figlio di Francesca, Emilio fu il primo marchese che unificò il nome dei due casati in Malvezzi-Campeggi. Nel 1798, con l’entrata in vigore delle leggi napoleoniche, la Rocca fu sul punto di essere confiscata ma il marchese Giacomo riuscì a dimostrare che il castello era un bene privato. Dunque il feudo di Dozza fu abolito, ma la Rocca rimase di proprietà dei Malvezzi-Campeggi che ne fecero la loro residenza fino al 1960. Le puntuali descrizioni dell’invenrario del 1795 riferiscono di un Palazzo gi` compiuto, sia in pianta che in elevazione. Tutti gli ampliamenti realizzati in quest’epoca sono determinati dallo sviluppo e dall’incremento degli usi residenziali, compresa la costruzione degli appartamenti del piano secondo (ora destinati a sede espositiva).

 Curiosità Schermata 2020-09-11 alle 17.32.41

In principio, nel 1960, il Muro dipinto nacque a Dozza come una manifestazione di arte contemporanea, estemporanea e alla stregua di tante altre. Istituita dal comune di Dozza, un delizioso borgo medievale tra i colli bolognesi, questa rassegna vedeva però i muri delle case paesane, e non le tele affisse sulle pareti di una galleria, colorarsi e animarsi di disegni, forme, azioni e nuove emozioni portate dagli artisti (così come accadde nel 1956 ad Arcumeggia, in provincia di Varese, primo paese dipinto d’Italia, link). E rivolte a tutti, abitanti e passanti occasionali, conoscitori e non..
Nel frattempo, nei giorni di festa, importanti opere di restauro sono state terminate grazie alla tecnica e alla manualità degli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Bologna, che hanno restituito luce e integrità a diversi murales del borgo medievale. Tra questi, Muro 150 firmata nel 2011 da Gino Pellegrini sulla facciata della caserma dei Carabinieri di Dozza antistante la Rocca; Libertà di pensiero di Simon Benetton (1997) e La scalata di Concetto Pozzati (1971) in piazza Zotti. Durante la manifestazione, le Accademie delle Belle Arti di Bologna e Brera hanno organizzato nel salone maggiore della Rocca la conferenza “Restauro dei muri dipinti di Dozza”, rivelando agli ascoltatori curiosi i segreti della manutenzione delle opere su muro durante i 50 anni di Biennale. È stato Vanni Dal Re invece a restituire prestigio all’opera del padre Tonino Del Re, La festa della segavecchia, dipinta nel 1962, quando il Muro dipinto era ancora una manifestazione a cadenza annuale.


L’evento, che si terrà domenica, 14 febbraio 2021 (con punto di ritrovo in Piazza della Rocca, Dozza Imolese), partirà alle ore 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle ore 12:15. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  25,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 7 novembre 2020, ore 11: I misteri occulti di Santo Stefano. Leggende, misteri e segreti sconosciuti del complesso delle Sette Chiese…

I misteri occulti di Santo Stefano: leggende, misteri e segreti sconosciuti del complesso delle Sette Chiese. Un’estasi di meraviglia e di curiosità, che solo tanta bellezza arcana sa sprigionare…

santo_stefano_diurnaDove anticamente sorgeva il Tempio di Iside, si trova ora il complesso di Santo Stefano e, sebbene il termine “complesso” possa sembrare più adatto ad una costruzione recentissima, non ne esiste uno migliore per indicare un insieme di diverse chiese, cappelle, chiostro e monastero, nessuno dei quali, però, è intitolato a Stefano, il primo martire cristiano…

Dell’antico tempio isiaco, si conservano diverse colonne in marmo e una colonna nera che è chiamata della Flagellazione e che, invece, era senz’altro collegata al culto di Iside, dato che il nero è l’elemento cromatico specifico della dea che, nei primissimi secoli dopo Cristo, aveva un culto diffuso in tutto il bacino del Mediterraneo. Il complesso di Santo Stefano è un luogo misterioso, intriso di 1500 anni di storia, nonché, un concentrato di misteri, leggende e tradizioni bolognesi. È un luogo di ritrovo della società dei Lombardi, eredi dei Templari, inoltre, un luogo di meditazione e studio da parte di Dante Alighieri, durante la sua permanenza nel capoluogo emiliano. Sede della comunità benedettina di Bologna. Luogo dell’antico tempo di Iside. Contiene, infine, uno dei presepi più antichi al mondo.

bologna-piazza-santo-stefano-tramonto-foto-peterzulDocumentato fin dal X secolo, il complesso di Santo Stefano è uno dei luoghi cristiani più antichi della città, e anche per questo vibra di un alone di suggestione, mistico fascino che me fa una meta irrinunciabile per tutti i visitatori. Tuttavia, bisogna chiarire che la struttura così come ora appare è il prodotto di consistenti e non sempre felici lavori di restauro e di risistemazione compiuti tra Otto e Novecento, che non si sono basati tanto su ricostruzioni storicamente precise, quanto piuttosto di supposizioni.


s-stefano-boFin dal IX secolo si diffuse in gran parte d’Europa l’usanza di costruire chiese che imitassero l’Anastasis di Gerusalemme. Un pellegrinaggio in Terra Santa era cosa costosa e rischiosa, che ben pochi potevano o volevano affrontare. Si pensò, allora, di ricreare i luoghi santi nella propria terra; ecco dunque che sorse in Bologna la chiesa del Santo Sepolcro, la Sancta Jerusalem bononiensis.

Essa presenta, in chiarissima analogia con il Tempio di Salomone, una pianta ottagonale e dodici colonne che sorreggono la volta.
Le tre chiese più importanti sono quasi allineate: da destra a sinistra, si trovano la chiesa del Crocifisso, la chiesa del Santo Sepolcro (che si elevaSanto sul sito del Tempio di Iside), la chiesa dei Santi Vitale e Agricola.
Nel presbiterio che si trova al termine della chiesa del Crocifisso, affissa alla parete di sinistra, si noti una lapide del II secolo con la dedica a Iside: Dominae Isidi Victrici, alla dea iside vincitrice. La lapide venne rinvenuta durante uno scavo nel 1299, in essa vi si legge che il liberto Aniceto, esecutore testamentario, innalzò il tempio a Iside per esaudire il desiderio di Marco Calpurnio Tirone e della sua libertà Sestilia Omulla.

La chiesa del Santo Sepolcro o del Calvario, ha pianta ottagona irregolare: il suo interno è scandito da dodici colonne, sette delle quali sono doppie, formate cioé da una coppia di colonne più sottili, una delle quali è in laterizio, l’altra in marmo; con ogni probabilità, sono queste le colonne originali del Tempio di Iside.
22705538328_3ddb687e48_bDa notare che la serie delle colonne doppie individua l’asse nord-sud, ovvero la prima e l’ultima delle doppie colonne indicano rispettivamente il nord e il sud; ciò è un’altra rievocazione del Tempio di Salomone, i cui lati sono orientati verso i punti cardinali.
Al centro, dentro un altare con pulpito, si trova la tomba di San Petronio, celeberrimo patrono di Bologna.
Dietro alla chiesa, si apre il Cortile di Pilato, così chiamato per analogia con i luoghi santi della passione di Cristo e risalente all’undicesimo o dodicesimo secolo.

La chiesa della Trinità, attigua al cortile predetto, è stata completamente ristrutturata tra il 1910 e il 1923; sorge probabilmente 20151009-145148-largejpgsull’antico “martyrium”, cioé il cimitero cristiano, che accoglieva i primi “martiri” della fede, risalente al quinto o addirittura, al quarto secolo d.C.

In questo stesso edificio si trova, un po’ isolata dalle altre, una colonna che simboleggia il momento della fustigazione di Cristo, portata probabilmente dalle terre mediorientali.

All’interno della chiesa dei Santi Vitale e Agricola, protagonista di uno degli episodi più scandalosi della chiesa bolognese. Nel 1141 vennero infatti ritrovate, durante i restauri, delle reliquie chiuse in un cofanetto di legno recante il nome greco Simon. Inizialmente considerate di poco peso, queste reliquie Sancta_Jerusalem_di_Bologna._Prima_Chiesa,_SS._Trinità_sul_Cortile_di_Pilato._-_panoramiovennero rivalutate alla fine del XIV secolo quando le Sette Chiese stavano perdendo fama a favore della nascente Basilica di San Petronio. I monaci allora, desiderosi di avere un continuo flusso di pellegrini, cominciarono a raccontare che le reliquie trovate erano appartenenti a Simon Pietro, ovvero il padre della chiesa.
Le dicerie arrivarono fino a Roma e il Papa impose ai monaci di smentire questa versione dei fatti ricevendo però un netto rifiuto. Per tutta risposta il Papa decise di far scoperchiare la chiesa dei Santi Vitale e Agricola e di farla riempire di terra fino all’altezza delle bifore. La chiesa rimase in queste condizioni fino alla fine del ‘400 quando venne svuotata, riconsacrata e restaurata.

Una leggenda racconta infine che Dante, studente di diritto a Bologna, abbia tratto ispirazione per alcune delle terribili pene del suo 2012-11-ipad-486-0famosissimo inferno dai capitelli zoomorfi ed antropomorfi che decorano il lato del Chiostro Superiore sotto al campanile.

Bologna fu la sede templare più importante d’Italia, a capo della “provincia” del nord Italia. La storia templare della città fu però colpita da una feroce “damnatio memoriae” e per secoli si cercò di cancellarne tutte le tracce ed anche di rimuoverne il ricordo dalla storia. L’organizzazione del Tempio in Italia si basava su due province: una al nord, detta provincia di Lombardia, che comprendeva anche la Sardegna e faceva capo a Bologna, e una al sud, detta provincia di Apulia che faceva capo alla commenda di Monte Sant’Angelo. Roma non era soggetta a tali suddivisioni territoriali. I Templari arrivarono a Bologna nel 1161 e stabilirono la loro sede in strada Maggiore, tra vicolo Malgrado a via Torleone. L’entrata principale corrispondeva a quello che è oggi Palazzo Scaroli, in strada Maggiore n.80, vicino al monastero di Santa Caterina. Il Tempio a Bologna possedeva, fuori città, la più bella Commanderia del Nord Italia, il Cenobio di San Vittore, sui colli bolognesi. Il termine moderno ‘Commendatore’ deriva dal titolo del capo della Commanderia. Il termine era in uso sia tra i Templari che tra gli Ospitalieri.
Il Tempio possedeva inoltre 4 chiese nel centro di Bologna, di cui 3 in Strada Maggiore, molti terreni e vari palazzi. Appena a ridosso del centro città, era stata costruita, quasi mille anni prima, una Gerusalemme in miniatura, ancora oggi nota con questo nome, intorno al complesso di Santo Stefano, che non era di proprietà templare ma che i Templari rivitalizzarono con i loro rapporti con la Terrasanta.

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Curiosità

Nella cripta di San Giovanni Battista c’era (e c’è ancora) una colonna che venne portata dal vescovo Petronio di ritorno dalla Terra Santa e che documenta l’altezza di Gesù Cristo (circa un metro e settanta). Nella stessa chiesa una pietà in cartapesta ricorda le quaresime del ‘700, quando le beghine facevano il giro delle taverne sequestrando i mazzi di carte da gioco, che portavano poi a macerare per riprodurle in immagini sacre a remissione dei peccati commessi da mariti e figli. Sulla facciata della chiesa del Santo Sepolcro resta il segno di un’altra leggenda: una pietra nera così lucida che le donne vi si specchiavano. Indignato per tanta vanità un santo eremita fece un incantesimo e da quel giorno le donne non viderò più i loro volti ma i loro peccati. Il vescovo proibì allora a tutti ad avvicinarsi alla pietra, e prodigiosamente la pietra diventò così opaca da non riflettere più nulla. Il Santo Sepolcro era la tomba scavata nella roccia dove venne deposto il corpo di Gesù Cristo. Il sepolcro originario, quello di Giuseppe di Arimatea, venne distrutto nell’anno 135 quando l’imperatore Adriano fece radere al suolo Gerusalemme a seguito della rivolta del 132. L’operazione venne eseguita dalla XXII Legione, che in seguito venne spostata sul limes e ampliò il piccolo avamposto di Mogontiacum, l’attuale Magonza. Fu l’imperatore Costantino I che a seguito del concilio di Nicea del 325 ordinò l’edificazione di una chiesa nei luoghi della passione di Gesù Cristo. La pietra in cui fu scavato il Santo Sepolcro venne chiusa da un piccolo edificio: l’edicola dell’Anastasis, chiesa consacrata nel 335.


L’evento, che si terrà sabato, 7 novembre 2020 (con punto di ritrovo in via Santo Stefano n. 24, davanti alla basilica di Santo Stefano), partirà alle ore 11, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle ore 12:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 7 novembre 2020, ore 19:30: Le sei leggende. Enigmi, segreti e gialli del capoluogo emiliano…

Le sei leggende: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

sei_leggende_2018È antico il fascino di Bologna. Come un’ombra, percorre da secoli i vicoli del centro storico, i monumenti e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città. Tutti conoscono la Bologna “dotta”, “grassa” e “turrita”, ma solo in pochi conoscono i segreti, gli enigmi e i gialli del capoluogo emiliano…



Sono innumerevoli i misteri custoditi dagli antichi portici della città di Bologna, così come le storie insolite che si raccontano all’ombra dei suoi vicoli medievali. Città dalla vocazione culturale e multietnica, sede della prima università del mondo, Bologna è una città ammantata di un fascino arcano. Un set perfetto, insomma, per raccontare gli enigmi e i segreti, nascosti dietro ad alcuni monumenti del centro storico…

lasantaPRIMA TAPPA: CORPUS DOMINI O CHIESA DELLA SANTA…
Costruito fra il 1477 e il 1480 dai toscani Nicolò Marchionne da Firenze e Francesco Fucci da Doccia, il Corpus Domini è uno dei santuari più cari alla devozione popolare. L’edificio è conosciuto anche con il nome di “Chiesa della Santa” in quanto in esso è conservato il corpo di Santa Caterina de’ Vigri, fondatrice nel 1456 del primo convento di suore Clarisse a Bologna. Il corpo della Santa, che visse nel convento fino alla sua morte, si conserva incorrotto nella cappella da più di cinquecento anni. L’edificio presenta una bella facciata rinascimentale, unico elemento rimasto della costruzione originale, la cui parte grezza  è ravvivata da eleganti rilievi in terracotta attribuiti a Sperandio da Mantova. La chiesa fu totalmente ristrutturata nel 1687 dall’architetto G. Giacomo Monti, che decise di decorare l’interno attraverso splendide pitture di M. Antonio Franceschini, ornati di Enrico Haffner e rilievi in stucco di Giuseppe Mazza: purtroppo i bombardamenti dell’ultima guerra hanno fatto in gran parte scempio di questo prezioso apparato artistico.
Degni di nota alcuni dipinti del Franceschini, tra cui il famoso Transito di S.Giuseppe (1692), e di Lodovico Carracci nonché la tomba del fisico Luigi Galvani e di Laura Bassi, celebre donna-scienziato del secolo XVIII.

galvani2SECONDA TAPPA: LUIGI GALVANI, IL FRANKENSTEIN ITALIANO…
Sapevate che il celebre romanzo “Frankenstein” è basato su fatti realmente accaduti? Mary Shelley trasse ispirazione da alcuni esperimenti che furono condotti proprio dal bolognese Giovanni Aldini, professore e ricercatore di fisica presso l’Università di Bologna. Nato nel 1792 a Bologna e nipote del noto Luigi Galvani, Giovanni seguì le orme dello zio nello studio degli effetti degli stimoli elettrici sui cadaveri: il fenomeno del galvanismo. Aldini organizzava rappresentazioni macabre e raccapriccianti, durante le quali faceva aprire gli occhi e la bocca a teste di animali e contrarre arti a corpi decapitati, applicando la corrente elettrica.
Egli era convinto che con l’elettricità fosse possibile risuscitare un cadavere, ma per tentare l’esperimento gli occorreva un corpo intero e in buono stato. Normalmente si serviva dei corpi dei condannati a morte, ma dato che in quasi tutti gli stati europei le esecuzioni avvenivano per decapitazione, nel 1803 Aldini si recò a Londra, dove l’impiccagione gli poteva garantire cadaveri interi. Trovato il prigioniero adatto ne attese la condanna a morte: George Forrest, probabilmente innocente, fu accusato dell’omicidio di moglie e figlia e si racconta che Aldini comprò i giudici per giudicarlo colpevole. Non appena fu eseguita la sentenza prelevò il cadavere per i suoi esperimenti in pubblico, dando vita a uno dei suoi spettacoli più teatrali, tanto riuscito che il suo assistente morì d’infarto la notte stessa. Applicando elettrodi in varie parti del corpo fece sollevare al cadavere le braccia e le gambe, aprire la bocca e gli occhi, sollevare il petto come in un profondo respiro. Gran parte del pubblico credette che il cadavere fosse risuscitato, sia pure per breve tempo.

chiesa-santa-maria-dei-serviTERZA TAPPA: ORATORIO DEI BATTUTI…
L’Oratorio dei Battuti si trova nel Complesso di Santa Maria della Vita, nel ventre della città, ilQuadrilatero, alle spalle di Piazza Maggiore dalla quale vi si accede attraversando la scenografica facciata del Palazzo dei Banchi. Quest’area è caratterizzata da un dedalo di stradine che ricalca l’antica pianta romana della città. Il visitatore che vi entra, si trova immerso nel ventre di Bologna la grassa: botteghe, spesso prive di porte, espongono la loro merce su banchi protratti all’esterno dell’entrata; l’amore per il cibo prorompe in colori e profumi. La nostra meta è in via Clavature, il nome, come tutte le stradine del Quadrilatero, trae origine dalle botteghe presenti in epoca medievale. Allora, quando questa era una delle vie principali della città, attraversata da papi, principi e imperatori, vi lavoravano i fabbri che costruivano chiavi e serrature, Ciavadùr in dialetto bolognese, (Serratura, dal lat. medioevale clavatura. Modena, 1244). Nel 1260 il perugino Riniero Barcobini Fasani, decide con ventimila seguaci di dirigersi a Bologna, ispirato alla missione dalla Vergine Maria. Qui, nel 1275 Riniero fonda la Confraternita dei Battuti Bianchi, detti anche Devoti Flagellanti, e insieme ai bolognesi Bonaparte Ghisileri e alla terziaria Francescana Suor Dolce, organizza un ospedale per la cura e l’assistenza di infermi e pellegrini. Nascono così l’Ospedale, la Chiesa e la Confraternita dedicate a Santa Maria della Vita: un capitolo importante della storia della assistenza dal momento che ospitò uno dei primi ospedali cittadini pubblici. L’Oratorio è nato ad opera della Confraternita dei Battuti ed era la sede, collegata ma indipendente rispetto al Santuario e all’Ospedale, in cui si riunivano in forma strettamente privata i membri della Confraternita, per dedicarsi a quelle pratiche religiose, devozionali e penitenziali che erano alla base del movimento stesso. Nelle sue forme attuali, questo prezioso esempio del primo barocco bolognese, è esattamente come fu ideato in occasione del rifacimento, all’inizio del XVII secolo, del precedente edificio quattrocentesco.
Tra il 1604 ed il 1617, su progetto dell’architetto bolognese Floriano Ambrosini e con la supervisione dei lavori affidata a Bonifacio Socchi, l’aula fu completamente ricostruita. Giulio Cesare Conventi ed Antonio Martini furono invece autori degli stucchi e dei rilievi decorativi.
Del precedente oratorio vennero conservate e ricollocate due importanti opere cinquecentesche: il gruppo in terracotta realizzato tra il 1519 e il 1522 da Alfonso Lombardi di Ferrara e raffigurante un episodio dei funerali della Vergine, il Transito, e la pala d’altare, Madonna col Bambino e santi, eseguita nel 1564 da Giovanni Francesco Bezzi detto il Nosadella. I lavori di decorazione si sono conclusi nel 1639, come ricorda la data dipinta nella nicchia che ospita il Transito della Vergine, dove compare anche il nome del finanziatore: il conte Giovanni Pepoli, a testimonianza del legame intercorrente tra la Confraternita dei Battuti ed alcune delle più importanti famiglie bolognesi. Il Transito, formato da 15 statue in terracotta poco più grandi del naturale, rappresenta il momento di massima tangenza dello scultore con il mondo romano e, soprattutto, con Raffaello. Rispetto ad altri celebri oratori cittadini, quello dei Battuti prevede l’uso dell’affresco solo per la cappella, le volte e la cupola dell’altare, mentre le pareti ed il soffitto dell’aula sono destinati ad accogliere dipinti su tela di diverse dimensioni, scelti in base ad una specifica chiave di lettura, volta a coniugare il Culto Mariano con quello del Beato perugino. I soggetti delle opere vennero infatti definiti da un preciso programma iconografico redatto dai membri della Confraternita nel 1618, come testimoniano i documenti d’archivio. Lo prova la tela rinascimentale del Nosadella che adorna l’altare: a tre secoli di distanza dalla sua missione, il Beato umbro viene proposto ai piedi della Madonna, in un’immagine che mira ad unire idealmente la pratica della sua flagellazione con la passione di Cristo, ed è confortato dai Santi Apostoli Giacomo, Pietro e Paolo, assieme a San Girolamo, considerato il padre della Chiesa di lingua latina. Con le riforme napoleoniche del 1796-97, i beni della Confraternita vengono espropriati e diventano pubblici. Completamente restaurato nel 1997, vi è stato recentemente annesso il Museo della Sanità e dell’Assistenza della città di Bologna.

ex_ghetto_bologna-592x444QUARTA TAPPA: L’ANTICO GHETTO EBRAICO…
L’antico ghetto ebraico, in pieno centro medievale, conserva ancora oggi la sua struttura originaria. Un dedalo di viuzze e passaggi sospesi, ponti coperti e piccole finestre che racconta la storia di un’intera comunità, costretta a vivere in un’area specifica delle città italiane dallo Stato della Chiesa a partire dal 1556. Gli ebrei di Bologna vissero qui fino al 1569, quando furono espulsi una prima volta, e poi nuovamente tra il 1586, quando fu loro permesso di rientrare in città, e il 1593, anno della cacciata definitiva: 900 persone lasciarono Bologna e per oltre due secoli non fu permesso a un gruppo ebraico organizzato di viverci. Diversi erano gli ingressi al quartiere, tutti costantemente sorvegliati, aperti al mattino e sigillati al tramonto: uno all’inizio di via de’ Giudei, un altro all’incrocio tra via del Carro e via Zamboni, un terzo in via Oberdan in corrispondenza dell’arco che dà su vicolo Mandria. Il ghetto è certamente una delle zone più interessanti e suggestive dell’intero tessuto urbano, definita dai muri di palazzi appartenuti a ricchi mercanti e banchieri ebrei e animata da botteghe artigiane.

buca_campane2QUINTA TAPPA: OSTERIA BUCA DELLE CAMPANE…
L’Osteria Buca delle Campane ha sede in un palazzo che risale al XIII secolo, nell’antica via Bagnaroli, così chiamata poichè a quei tempi vi abitò una famiglia di questo nome. Il 5 marzo 1478 lo stabile fu acquistato da Giovanni di Musotto Malvezzi per lire 60. Il giovedì del 27 novembre 1488, sulle ore 18, in tale palazzo fu scoperta una congiura ordita da Giovanni Girolamo, Filippo di Battista Malvezzi e i loro amici, i quali volevano uccidere Giovanni Bentivogli e tutta la sua famiglia. Nel 1501 vi fu alloggiato l’Ambasciatore di Francia diretto a Firenze. Ai primi del ‘600 la via prese il nome di “via delle Campane”, poichè nella vicina chiesa di San Giacomo esisteva una fonderia di campane dal 1548, da cui deriva il nome dell’Osteria. Intorno al 1628 lo stabile passò sotto la proprietà della famiglia Lambertini Pollicini. In una stanza al pianterreno nacque il 31 marzo 1675, Prospero Lorenzo di Marcello Lambertini, destinato poi a diventare, il 30 aprile 1731, Vescovo di Bologna, poi il 17 agosto 1740 divenne Papa Benedetto XIV. Alla fine del 1800, l’antico palazzo fu acquistato dalla famiglia Marconi, dalla quale discende il celebre scienziato Guglielmo Giovanni Maria Marconi. Fisico e inventore italiano, Marconi è conosciuto in tutto il mondo per aver sviluppato per primo un efficace sistema di comunicazione con telegrafia senza fili via onde radio che ottenne una notevole diffusione: evoluzioni di tale sistema portarono allo sviluppo dei moderni sistemi e metodi di telecomunicazione come la radio, la televisione e in generale tutti i sistemi che utilizzano le comunicazioni senza fili. Eredi la moglie, Marchesa Maria Cristina e la figlia, Principessa Elettra. Nel 1905 all’Osteria Buca delle Campane fu rappresentata la commedia il Cardinale Lambertini, opera del commediografo bolognese Alfredo Testoni che ha per protagonista il Cardinale Bolognese. Fin dal 1958 l’Osteria fu sede della Goliardica Balla dell’Oca, ove è conservata la colonna, attorno alla quale venivano legate le matricole in attesa del processo studentesco. Gli affreschi che adornano le pareti della Sala degli Affreschi sono opera di tale studenti, tra i quali spicca il nome del maestro fumettista italiano Magnus, pseudonimo di Roberto Raviola nato e vissuto a Bologna, la cui arte ha conquistato l’intera Europa.

Cattedrale_di_bologna_01SESTA TAPPA: I VAMPIRI DI SAN PIETRO…
E mentre gli studiosi continuano a indagare per fare chiarezza sulle sepolture anomale e sui teschi chiodati di San Pietro,
 emerge un ritratto inedito di una città dalle molteplici identità: la Bologna dei vampiri. La cattedrale, sarà proprio la nostra sesta e ultima tappa del mistero.


L’evento, che si terrà sabato, 7 novembre 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 19:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 21. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna. Domenica, 25 ottobre 2020, ore 10: “TowerLand”. Il tour delle torri, con salita alla straordinaria torre Prendiparte…

tower_landBologna è una città europea dai mille volti. Con le torri e con i portici, elementi architettonici unici, tutti concentrati nel centro storico, è diventata un punto di riferimento architettonico notevole…

È antico il fascino di Bologna. Chi percorre i vicoli del centro storico, i monumenti e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città, ne resta completamente ammaliato. Tutti conoscono la Bologna “dotta”, “grassa” e “turrita”. Noi riscopriremo il significato di questi tre appellativi.

Le torri sono un elemento architettonico che le famiglie nobili bolognesi costruivano presso le loro case. Venivano per lo più utilizzate come luoghi di vedetta e di difesa, in tempo di guerra. Dietro alle torri, si nascondono storie straordinarie: amori impossibili, tremendi delitti, leggende incredibili. Ne parleremo e avremo un’occasione senza precedenti: salire sulla torre Prendiparte, la seconda in altezza dopo gli Asinelli, ancora arredata come un tempo e visitabile…

STARTING TOUR: TORRE PRENDIPARTE…18519987_10155129643688382_5746828227371441102_n
(SULLA TORRE PRENDIPARTE SALIREMO ED È UN’OCCASIONE UNICA)
18519998_10155129644793382_5715004538692188474_nNota come la “Coronata”, costruita nella seconda metà del XII secolo, di fianco al Palazzo dell’Arcivescovado. In cima alla torre vi è, infatti, una caratteristica resega, a 4 cuspidi per lato, che assomigliando a una corona ha dato il soprannome al monumento. È la seconda di Bologna per altezza (58,60 metri). Le nove fila di parallelepipedi della base in selenite furo
no più volte restaurati. Lo spessore dei muri alla base è di 2,80 metri che si riduce progressivamente sino a 1,35 metri alla sommità. Come per tutte le torri medievali bolognesi, si tratta di una muratura a sacco: due cortine di prendiparte02laterizio racchiudono un conglomerato di ciottoli di fiume cementati da calce bianca. Tenuto conto delle dimensione del lato alla base (nove metri circa) e dello spessore dei muri, sempre alla base, è presumibile che la torre fosse progettata per essere ancora più alta. Non è neppure escluso (fatto questo accaduto a molte altre torri bolognesi) che sia stata successiv18556050_10155129647113382_7996896471988408450_namente mozzata. La torre venne adibita nel XVIII secolo a prigione per il foro ecclesiastico (all’interno sono ancor oggi visibili la sala dei carcerati e i loro graffiti) e poi divenne abitazione privata, quindi struttura ricettiva. A 18 metri dal suolo vi è lo stemma in arenaria, oggi molto degradato, del primo Arcivescovo di Bologna, Gabriele Paleotti.


asinelliPRIMA TAPPA: TORRE DEGLI ASINELLI…
(97 metri e 498 gradini per raggiungere la cima) Alla fine del ‘300 passò in proprietà al Comune. Il portale, posto sul lato della Torre che dà su Strada Maggiore, fu costruito in epoca rinascimentale quando la torre fu corredata del basso torresotto merlato. Il torresotto ha ospitato, prima, un corpo di guardia, poi, botteghe artigiane e commerciali. Subito dietro il portale, si trova la porticina, con architrave in selenite, che dà accesso alla torre. Questa piccola porta non è coeva alla torre poiché, come detto, tali costruzioni, che avevano scopo prima di tutto difensivo/offensivo, non presentavano porte di accesso, bensì una portafinestra posta a diversi metri dal suolo. Le torri erano, infatti, provviste di vari ballatoi esterni in legno sorretti da barre in selenite, dette meniani, di cui oggi è possibile osservare solo i monconi. Nel corso dei secoli la Torre degli Asinelli ha rappresentato un luogo simbolo per diversi aspetti della vita civile e militare bolognese: gli scienziati Giovanni Battista Riccioli (nel 1640) e Giovanni Battista Guglielmini (nel secolo successivo) utilizzarono la torre per esperimenti sul moto dei gravi e sulla rotazione della terra. Durante la seconda guerra mondiale,tra il 1943 e il 1945, la torre fu utilizzata con funzioni di avvistamento: quattro volontari si appostavano in cima alla torre durante i bombardamenti al fine di indirizzare i soccorsi verso i luoghi colpiti dalle bombe alleate. Infine, una curiosità: la Torre Asinelli nella sua lunga storia fu spesso colpita da fulmini, finché nel 1824 fu collocato l’impianto parafulmine. C’è una leggenda, collegata alla Torre degli Asinelli, di cui parleremo.


STorreGarisenda,BolognaECONDA TAPPA: TORRE GARISENDA…
Citata nella Divina Commedia di Dante Alighieri, è famosa per la sua pendenza di 3,25 metri verso est/sudest, che indusse ad abbassarla di circa 20 metri a metà del ‘300. A partire dal Quattrocento la torre fu acquistata dall’Arte dei Drappieri, che ne diventò, poi, l’unica proprietaria fino alla fine dell’Ottocento, quando divenne proprietà comunale. Le superfici murarie esterne della torre sono state restaurate fra il 1998 ed il 2000, mentre una prima fase del consolidamento delle murature è stata attuata nel 1999 – 2000. La torre è visitabile dall’esterno.


torreuguzzoniTERZA TAPPA: TORRE DEGLI UGUZZONI…
Situata all’interno della zona della città storicamente riconosciuta come “Ghetto Ebraico”, costruita nel XIII secolo. A differenza delle altre torri costruite tra l’XI e XII secolo, presenta un’elegante porta a sesto acuto all’incirca a livello del suolo che già esisteva all’epoca della sua costruzione. Questa torre, con i due cavalcavia che la fiancheggiano, rappresenta uno degli angoli più caratteristici della Bologna Medievale. Uno dei cavalcavia ha una bella finestra in terracotta di foggia quattrocentesca. Al contrario delle torri vicine (Asinelli,Garisenda, Altabella, Prendiparte) qui alcuni blocchi diselenite del basamento sembrano, almeno in parte, d’epoca, vale a dire non sostituiti durante i restauri eseguiti tra ‘800 e ‘900. Parleremo della torre, collegata alla storia della Lady nera, di Bologna.


GUIDOZAGNIQUARTA TAPPA: TORRE DEI GUIDOZAGNI…
Dopo il crollo avvenuto nel 1487, divenne una casa-torre, cioè un’abitazione fortificata. Questa edificio rappresenta una testimonianza del passato feudale della città e la rivalità tra le famiglie nobili dell’epoca.

ARRENGOQUINTA TAPPA: TORRE DELL’ARENGO…
Guardando frontalmente palazzo Re Enzo dal centro della Piazza, si vede la Torre dell’Arengo. Lo scarso spessore dei suoi muri alla base, soprattutto nei lati di est-nord e ovest e le  fondamenta poco profonde, non l’hanno mai resa decisamente solida. In origine e siamo all’inizio del 1200, era soltanto un modesto rialzamento sull’incrocio delle due vie coperte dal voltone. Solo successivamente ha potuto assumere forma di torre, e non prima di aver subito notevoli opere di consolidamento della base, di rafforzamento e di restauro. Poco solida ma molto equilibrista dunque, perché i quattro pilastri la sorreggono ma non le evitano di vibrare. Dal 1453, a vibrare ci ha pensato la campana, innalzata da Aristotele Fioravanti nella cella della torre che ancora oggi è possibile vedere. Meglio nota come il “campanone”, visti i suoi 47 quintali di bronzo, chiamava i bolognesi a raccolta, ed ogni 21 aprile continua a ricordare quel giorno del 1945 quando la città venne liberata dal fascismo.

torre accursioSESTA TAPPA: TORRE ACCURSIO…
Situata in Piazza Maggiore, Torre Accursio è anche nota come Torre dell’Orologio. Accursio, che ne era il proprietario, era arrivato da Firenze per studiare legge e divenuto poi illustre giurista, volle costruirsi la sua casa: una costruzione molto grande che includeva una scuola, con il portico verso la piazza, e una torre in angolo. La torre venne inglobata dalla residenza di Accursio che,  poco dopo la morte del proprietario, venne acquistata dal nuovo Comune, in fase di espansione. Con la vendita della casa, degli Accursi sulla scena rimarrà solo il nome dato al futuro municipio di Bologna. Ciò che ancora oggi salta agli occhi è l’enorme orologio meccanico, posto sulla facciata della Torre nel 1444. Alla meridiana posta sulla torre dell’Arengo restava il compito di segnare le ore diurne e soprattutto il mezzogiorno, rispetto a cui venivano tarati tutti gli altri orologi, mentre dal 1451 il nuovo meccanismo  iniziò a scandire anche la notte. Per fare posto al nuovo orologio la vecchia torre  venne un po’ alzata e completata con una torre di modeste dimensioni e consistenza. Dopo il pesante intervento di restauro di tutto il palazzo, eseguito fra il 1885 e il 1887 da Raffaele Faccioli, dalla torre venne rimosso il parapetto rinascimentale a pilastrini, sostituito con la fascia di mattoni considerata più adatta al nuovo aspetto complessivo del palazzo, di ritrovato stile medievale. Infatti il porticato ora visibile sotto palazzo d’Accursio è relativamente recente.

SETTIMA TAPPA: TORRE GALLUZZI…350px-Torre_Galluzzi
Fa parte della cosidetta triade dei grattacieli medievali di Bologna, insieme alle sue colleghe Prendiparte e Azzoguidi, che si stagliano in un’altra zona del centro. Seppur distanti tra loro, le tre torri appartenevano tutte a famiglie di parte guelfa, ovvero filo papali, e non è un caso che si trovino in zone della città cruciali da questo punto di vista: la Azzoguidi e la Prendiparte accanto alla sede vescovile, e la Galluzzi vicino alla prima sede  comunale, l’allora complesso di Sant’Ambrogio. La Galluzzi ancor oggi si distingue per l’altezza (30 metri, sicuramente ridotti rispetto all’origine) e la robustezza: la torre ha muri talmente spessi che ha sempre scoraggiato attacchi e incendi, ostentando una solidità che era sinonimo di potenza e ricchezza. La Galluzzi è interessante anche per il contesto in cui è inserita:  all’interno di un unico nucleo edilizio, che all’epoca veniva definito “curia”,  in cui si trovavano le case abitative, la cappella gentilizia e le torri di un’unica famiglia. Oggi il piano terra della stessa torre,  ospita una libreria dal cui interno è possibile vedere  il tipo di murature originarie messe in evidenza da un ottimo restauro. Dall’esterno, invece, si può osservare la porta originaria della costruzione, quella che si apre a oltre sei metri dal suolo. Da un lato la sua forma, ad arco ogivale (o a sesto acuto, cioè appuntito), dimostra la relativa modernità della Torre, visto che le consorelle antecedenti hanno tutte porte e finestre a modiglioni – cioè squadrate – o a tutto sesto – cioè circolari, stilisticamente più antiche. Dall’altro lato, lascia intravedere una chiara usura da calpestio: ciò potrebbe dimostrare come la porta fosse un punto di collegamento tra la torre e la casa di legno che le si addossava, aggrappata con le sue travi alla muratura della torre stessa.

torre_catalaniOTTAVA TAPPA: TORRE CATALANI…
La foto identificativa che abbiamo riportato nella carta d’identità ha diversi anni, mancando ora gli spincioni di legno (per altro rifatti) infissi nelle mura come supporti di antichi ballatoi.
I Catalani (ma sarebbe meglio dire i Castellani) erano una potente famiglia bolognese, di parte Guelfa, che senza dubbio primeggiarono in città, possedendo oltre a questa, altre due torri nei pressi del Palazzo Comunale. Una di queste era alta quasi come l’Asinelli e venne mozzata nel 1484 forse perché pericolante. Per alcuni la torre “mozzata” è questa, per altri è la Garisenda che subì la stessa sorte.
I Catalani furono fra i fondatori della compagnia dei Frati Gaudenti (1251), istituiti per riappacificare le città e le loro fazioni. Furono loro affidate molte città e non sappiamo se questa funzione fosse svolta bene, certamente non per Dante che li condanna all’inferno.
Si sa che questa torre, dopo aver protetto la famosa famiglia, ebbe a “proteggere” per secoli il maggiore bordello di Bologna che si collocava negli edifici che l’affiancavano, anche se dopo i catalani diventò proprietà dei Frati Celestini. Dal 1796, con la soppressione degli ordini monastici, la torre divenne proprietà dello Stato. La torre è un grosso blocco squadrato e disadorno, poco visibile in quanto inserito in un angusto viottolo.


L’evento, che si terrà domenica, 25 ottobre 2020 (con punto di ritrovo presso piazza Galvani, sotto la statua dello scienziato), partirà alle ore 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà verso le ore 13. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (che comprende: ingresso alla torre Prendiparte, guida turistica, accoglienza e radio guide):  25,00.
Visita guidata + pranzo (con cucina tradizionale o vegetariana, presso la “Trattoria Belfiore”):  45,00.

I bambini, sotto i 6 anni di età e i portatori di disabilità, non pagano la visita guidata (pagano per intero, soltanto il pranzo). I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/WhatsApp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 16 ottobre 2020, ore 19:30 e ore 20:45 (due turni): visita guidata alla Basilica di San Petronio, aperta in esclusiva per I love Emilia Romagna…

La Basilica di San Petronio, apre in esclusiva per “I love Emilia Romagna”. Arte, cultura e leggendari aneddoti, daranno vita a una serata da ricordare (apertura straordinaria della Cappella Bolognini)…

apertura_sanpetronio_2020Diversamente da ciò che avviene in altre città italiane ed europee, l’edificio sacro più importante di Bologna non è la cattedrale, bensì la Basilica dalla caratteristica facciata incompiuta che si trova in Piazza Maggiore ed è intitolata al patrono della città, San Petronio.

Ma chi era san Petronio? In realtà, si tratta di un vero e proprio mistero. La sua vita è avvolta nel mito dato che, su di lui esistono pochissime testimonianze storiche. È documentato che visse a Bologna nel V secolo: il suo nome compare come ottavo vescovo di Bologna nell’Elenco Renano, l’antica lista dei vescovi bolognesi di cui ci è stata tramandata la copia trecentesca, conservata oggi nella cattedrale di San Pietro.

sanpetronio1La Basilica di San Petronio, dedicata al patrono cittadino (ottavo vescovo di Bologna dal 431 al 450), è la più grande e importante chiesa bolognese (m 132 di lunghezza, 66 di larghezza totale, 47 di altezza). Nel 1514 Arduino degli Arriguzzi propone un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato in grandezza la chiesa di San Pietro a Roma. Secondo la leggenda Pio IV bloccò la realizzazione di questo sogno megalomane, sollecitando i lavori per la costruzione dell’Archiginnasio. Anche la facciata rimase incompiuta. Celebre fu la Cappella musicale petroniana il cui il simbolo più prestigioso è un organo tuttora funzionante, costruito attorno al 1470 da Lorenzo da Prato: il piùsanpetronio4 vecchio al mondo ancora in uso. L’interno del tempio, benché costruito in diverse epoche, ha un mirabile senso classico, lontano quindi dal gotico oltremontano. È diviso in tre navate sorrette da dieci piloni a nervatura poligona, sui quali si slanciano gli archi e le volte: le campate della navata maggiore sono a pianta quadrata. Il Sole, simbolo dell’antica divinità è presente anche all’interno della chiesa: si tratta della meridiana che attraversa il pavimento della navata sinistra. sanpetronio7Realizzata dall’astronomo Gian Domenico Cassini nel 1655, coi suoi 66,8 metri è la più lunga del mondo. Indica con sorprendente precisione il mezzogiorno solare, al punto che si narrache i vecchi orologiai di Bologna andassero in San Petronio per regolare gli orologi. Una delle particolarità è che non è una linea d’ombra a indicare l’orario come nelle meridiane tradizionali, ma un cono di luce che ricorda la figura del Sole. Una leggenda vuole che visitare la meridiana sia di buon auspicio per gli innamorati, in quanto periodicamente proietta un’immagine a forma di cuore.

Potrete vedere le Cappelle più importanti e significative, di cui racconteremo le magiche storie connesse con affreschi e opere d’arte:

Cappella di S. Abbondio (I) già dei Dieci di Balia 
Fu restaurata in falso gotico nel 1865 da Albino Riccardi. Di antico resta la decorazione ornamentale con gli stemmi dei patroni (1397) e due grandi affreschi ritoccati da Giovanni da Modena (1420 ca.): a destra “Trionfo della chiesa cattolica sull’eresia” e a sinistra “Redenzione del peccato originale”. In questa cappella, nel 1530, fu incoronato imperatore Carlo V dal Papa Clemente VII.

Cappella dei Re Magi (IV) già Bolognini e Salina Amorini 
È l’unica che conserva, quasi intatta, la decorazione originaria. La cancellata gotica in marmo fu disegnata da Antonio di Vincenzo (1400). Furono dipinti da Jacopo di Paolo il “Polittico ligneo” e le finestre policrome. Le pareti furono sontuosamente affrescate da Giovanni da Modena con un ciclo raffigurante: “Il Paradiso” e “l’Inferno (l’affresco quattrocentesco, che continua a scandalizzare il mondo islamico, ritrae il Profeta Maometto, mentre viene seviziato e percosso da demoni feroci, naturalmente avvolto dalle fiamme. Seminudo, sofferente, dileggiato, vilipeso)” a sinistra, nella parete di destra “Le storie dei Re Magi”, nella parete di fondo “Consacrazione di San Petronio” e scene della sua vita.

Cappella di S. Vincenzo Ferrer (VI) già Griffoni, Cospi e Ranuzzi 
Si possono ammirare la grande tela con il santo di Vittorio Bigari (sulla destra).

Cappella di S. Sebastiano (V) già Vaselli 
In questa cappella si possono ammirare la grande tela a tempera “Martirio di S. Sebastiano”, “l’Annunziata” e i dodici “Apostoli” dipinti su tela di Lorenzo Costa; “l’Angelo Annunziante” è attribuito invece a Francesco Francia.

Cappella di S. Giacomo (VII) già Rossi e Baciocchi 
Sull’altare la splendida “Madonna in Trono”, capolavoro di Lorenzo Costa (1492); allo stesso autore sono attribuiti i disegni della vetrata policroma. Il monumento funebre di destra conserva le spoglie del principe Felice e di sua moglie Elisa Bonaparte e fu disegnato da Antonio Serra (1845).

Cappella di S. Rocco (VIII) o Cappella Malvezzi Ranuzzi  
Sull’altare si trova il “San Rocco” del Parmigianino (1527). Le vetrate furono disegnate da Achille Casanova (1926).

Cappella di S. Lorenzo (XVIII) già Garganelli, Ratta e Pallotti
Vi si trova la “Pietà” di Amico Aspertini.

Cappella di S. Brigida (XXI) già Pepoli 
Sull’altare spicca un polittico di Tommaso Garelli (1477). Il busto policromo della santa è di Giovanni Romagnoli.

Cappella della Madonna della Pace (XXII) 
La “Madonna” in pietra d’Istria è di Giovanni Ferabech (1394).

Cappella delle Reliquie XII già Zambeccari 
Il campanile è impostato su di essa.

Cappella della Santa Croce (XIX) o Cappella Rinaldi
Contiene affreschi di Francesco Lola, Giovanni da Modena e Pietro Lianori. La splendida vetrata venne realizzata dal beato frate Giacomo da Ulma su disegno di Michele di Matteo.

La cappella del SS. Sacramento in San Petronio
Il 4 ottobre nella basilica di San Petronio è riaperta la cappella del Santissimo Sacramento, restaurata su disegno di Angelo Venturoli. Sull’altare, in una nicchia che fu disegnata dal Vignola nel XVI secolo, si trova il trono del Santissimo di Alessandro Algardi, costruito con marmi provenienti da Roma antica. Per il nuovo allestimento, voluto dal marchese Antonio Malvezzi Campeggi, sono stati utilizzati il tabernacolo che prima si trovava nella chiesa delle monache di Santa Margherita e alcuni stalli del coro degli Olivetani di San Michele in Bosco.


quattro_crociIl mistero delle quattro croci
A delimitare la città di Bononia nei primi secoli di occupazione romana c’erano le cosiddette “quattro croci”. Per raccontare la loro storia occorre partire dal martirio dei santi Vitale e Agricola, che risale presumibilmente alla fine del III secolo, durante le persecuzioni ai cristiani volute dall’imperatore Diocleziano. Va sottolineato che i loro resti erano sepolti nel cimitero ebraico a testimonianza, forse, del fatto che fossero di origine giudaica. Di certo è escluso che Agricola fosse un cittadino romano, perché la pena sarebbe stata la decapitazione, e non la crocifissione. I loro corpi vennero riesumati dal vescovo di Milano, Ambrogio, nel 387 in visita a Bologna, città che in quegli anni era sotto la giurisdizione del capoluogo lombardo. La vita dei due santi, avvolta nel mistero, sarà argomento di discussione, durante il tour.


L’evento, che si terrà venerdì, 16 ottobre 2020 (con punto di ritrovo in Piazza Galvani, davanti alla Banca di Bologna), partirà alle ore 19:30 e 20:45 (due turni), con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna. Auricolari forniti dallo staff, obbligatori per l’entrata in Basilica. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate + INGRESSO STRAORDINARIO BASILICA DI SAN PETRONIO, APERTA IN ESCLUSIVA PER I LOVE EMILIA ROMAGNA):  25,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/WhatsApp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni logistiche e amministrative, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si effettuerà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 19 settembre 2020, ore 14:30: Acque nascoste in città. Alla ricerca di canali e condutture sotterranee, con accesso esclusivo alla Centrale Idroelettrica (18 metri nel sottosuolo)…

acquenascoste_BOLOGNA_2020Alla scoperta di una fittissima ragnatela di canali e torrenti, che nel passato favorì lo sviluppo dei traffici e dei trasporti fino al Po…

Bologna nasconde un complesso reticolo di circa 60 km di vie d’acqua, soltanto in parte visibile. Fin dal XII secolo la città si dota di un sistema idraulico artificiale composto da chiuse, canali e condutture sotterranee (ne visiteremo una, in esclusiva; solitamente, vi accedono esclusivamente i tecnici; sarà un’occasione irripetibile) che distribuivano l’acqua, utilizzata prevalentemente come fonte di energia per le attività produttive.

Forse non lo sapevate, ma sotto Bologna esiste una piccola Venezia. La città felsinea nasconde sotto le proprie strade una fittissima ragnatela di canali e di torrenti con gli approdi, le chiuse e le antiche vestigia del sistema idraulico che nel passato favorì lo sviluppo dei traffici e dei trasporti fino al Po e, di qui, all’Adriatico e a Venezia…

canale-reno-bologna-wellness-delle-acque-la-grada-700x400CANALE DI RENO: GRADA…
In seguito ad accordi con alcuni privati, nel 1208 il Comune di Bologna fece costruire una nuova chiusa sul fiume Reno a Casalecchio e un canale che entrava in città alla Grada. Il nome si riferisce alle due grate di ferro, tuttora visibili, usate per fermare i rami e le frasche trasportate dalla corrente e per impedire introduzioni clandestine di merci e di persone all’interno della cinta muraria. Il canale di Reno alimentava diverse lavorazioni.

bologna-wellness-delle-acque-lavandaia-nuda-700x400MONUMENTO ALLA LAVANDAIA…
All’incrocio tra via della Grada e via San Felice una statua (a dire il vero molto controversa data l’immagine alquanto succinta e non ritenuta rispettosa) ricorda per sempre il lavoro durissimo della lavandaie di Bologna.

cavaticcioCANALE NAVILE: CAVATICCIO…
All’incrocio fra le attuali vie Riva di Reno e Marconi si dirama il Cavaticcio, realizzato riutilizzando, verosimilmente, l’antico corso del Rio Vallescura che scaturiva dai rilievi collinari fra le porte San Mamolo e Saragozza. Il Cavaticcio alimentava il canale navigabile, chiamato Navile. Lungo il primo tratto del Cavaticcio, caratterizzato da una notevole pendenza, erano distribuite alcune cartiere e segherie per legname, la prima delle quali fu edificata nel 1347.

bologna_salara_arcigayCANALE NAVILE: EX AREA PORTUALE…
Dalla metà del XVI secolo questa area era occupata dal porto cittadino, progettato da Iacopo Barozzi detto il Vignola. Qui iniziava il canale Navile che, alimentato dal Cavaticcio, consentiva di navigare fino a Ferrara e Venezia. L’area portuale era dotata di diverse infrastrutture, fra le quali la settecentesca Salara, ancora visibile sulla destra, utilizzata per il deposito del sale. Con l’abbandono dei trasporti via acqua il complesso portuale venne completamente disattivato fra il 1934 e il 1935.

15-Turbina-della-centrale-idroelettrica-del-CavaticcioCENTRALE IDROELETTRICA DEL CAVATICCIO (18 METRI NEL SOTTOSUOLO)…
Nel 1994 viene costruita nel cuore di Bologna una centrale idroelettrica, sfruttando il salto naturale di circa 1806 metri che il canale di Reno compie in prossimità dell’incrocio tra via Marconi e via Riva di Reno, trasformandosi nel canale Cavaticcio. L’opera è stata realizzata dal Comune di Bologna ed è attualmente di proprietà e gestita dal Consorzio della Chiusa di Casalecchio e del Canale di Reno. La potenza massima è di 1890 kW.


L’evento, che si terrà sabato, 19 settembre 2020 (con punto di ritrovo presso il Consorzio della Grada, via della Grada n. 12), partirà alle 14:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 16. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate + INGRESSO STRAORDINARIO ALLA CENTRALE IDROELETTRICA, A 18 METRI NEL SOTTOSUOLO):  23,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 12 settembre 2020, ore 20:30: Le sei leggende. Enigmi, segreti e gialli del capoluogo emiliano…

Le sei leggende: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

sei_leggende_2018È antico il fascino di Bologna. Come un’ombra, percorre da secoli i vicoli del centro storico, i monumenti e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città. Tutti conoscono la Bologna “dotta”, “grassa” e “turrita”, ma solo in pochi conoscono i segreti, gli enigmi e i gialli del capoluogo emiliano…



Sono innumerevoli i misteri custoditi dagli antichi portici della città di Bologna, così come le storie insolite che si raccontano all’ombra dei suoi vicoli medievali. Città dalla vocazione culturale e multietnica, sede della prima università del mondo, Bologna è una città ammantata di un fascino arcano. Un set perfetto, insomma, per raccontare gli enigmi e i segreti, nascosti dietro ad alcuni monumenti del centro storico…

lasantaPRIMA TAPPA: CORPUS DOMINI O CHIESA DELLA SANTA…
Costruito fra il 1477 e il 1480 dai toscani Nicolò Marchionne da Firenze e Francesco Fucci da Doccia, il Corpus Domini è uno dei santuari più cari alla devozione popolare. L’edificio è conosciuto anche con il nome di “Chiesa della Santa” in quanto in esso è conservato il corpo di Santa Caterina de’ Vigri, fondatrice nel 1456 del primo convento di suore Clarisse a Bologna. Il corpo della Santa, che visse nel convento fino alla sua morte, si conserva incorrotto nella cappella da più di cinquecento anni. L’edificio presenta una bella facciata rinascimentale, unico elemento rimasto della costruzione originale, la cui parte grezza  è ravvivata da eleganti rilievi in terracotta attribuiti a Sperandio da Mantova. La chiesa fu totalmente ristrutturata nel 1687 dall’architetto G. Giacomo Monti, che decise di decorare l’interno attraverso splendide pitture di M. Antonio Franceschini, ornati di Enrico Haffner e rilievi in stucco di Giuseppe Mazza: purtroppo i bombardamenti dell’ultima guerra hanno fatto in gran parte scempio di questo prezioso apparato artistico.
Degni di nota alcuni dipinti del Franceschini, tra cui il famoso Transito di S.Giuseppe (1692), e di Lodovico Carracci nonché la tomba del fisico Luigi Galvani e di Laura Bassi, celebre donna-scienziato del secolo XVIII.

galvani2SECONDA TAPPA: LUIGI GALVANI, IL FRANKENSTEIN ITALIANO…
Sapevate che il celebre romanzo “Frankenstein” è basato su fatti realmente accaduti? Mary Shelley trasse ispirazione da alcuni esperimenti che furono condotti proprio dal bolognese Giovanni Aldini, professore e ricercatore di fisica presso l’Università di Bologna. Nato nel 1792 a Bologna e nipote del noto Luigi Galvani, Giovanni seguì le orme dello zio nello studio degli effetti degli stimoli elettrici sui cadaveri: il fenomeno del galvanismo. Aldini organizzava rappresentazioni macabre e raccapriccianti, durante le quali faceva aprire gli occhi e la bocca a teste di animali e contrarre arti a corpi decapitati, applicando la corrente elettrica.
Egli era convinto che con l’elettricità fosse possibile risuscitare un cadavere, ma per tentare l’esperimento gli occorreva un corpo intero e in buono stato. Normalmente si serviva dei corpi dei condannati a morte, ma dato che in quasi tutti gli stati europei le esecuzioni avvenivano per decapitazione, nel 1803 Aldini si recò a Londra, dove l’impiccagione gli poteva garantire cadaveri interi. Trovato il prigioniero adatto ne attese la condanna a morte: George Forrest, probabilmente innocente, fu accusato dell’omicidio di moglie e figlia e si racconta che Aldini comprò i giudici per giudicarlo colpevole. Non appena fu eseguita la sentenza prelevò il cadavere per i suoi esperimenti in pubblico, dando vita a uno dei suoi spettacoli più teatrali, tanto riuscito che il suo assistente morì d’infarto la notte stessa. Applicando elettrodi in varie parti del corpo fece sollevare al cadavere le braccia e le gambe, aprire la bocca e gli occhi, sollevare il petto come in un profondo respiro. Gran parte del pubblico credette che il cadavere fosse risuscitato, sia pure per breve tempo.

chiesa-santa-maria-dei-serviTERZA TAPPA: ORATORIO DEI BATTUTI…
L’Oratorio dei Battuti si trova nel Complesso di Santa Maria della Vita, nel ventre della città, ilQuadrilatero, alle spalle di Piazza Maggiore dalla quale vi si accede attraversando la scenografica facciata del Palazzo dei Banchi. Quest’area è caratterizzata da un dedalo di stradine che ricalca l’antica pianta romana della città. Il visitatore che vi entra, si trova immerso nel ventre di Bologna la grassa: botteghe, spesso prive di porte, espongono la loro merce su banchi protratti all’esterno dell’entrata; l’amore per il cibo prorompe in colori e profumi. La nostra meta è in via Clavature, il nome, come tutte le stradine del Quadrilatero, trae origine dalle botteghe presenti in epoca medievale. Allora, quando questa era una delle vie principali della città, attraversata da papi, principi e imperatori, vi lavoravano i fabbri che costruivano chiavi e serrature, Ciavadùr in dialetto bolognese, (Serratura, dal lat. medioevale clavatura. Modena, 1244). Nel 1260 il perugino Riniero Barcobini Fasani, decide con ventimila seguaci di dirigersi a Bologna, ispirato alla missione dalla Vergine Maria. Qui, nel 1275 Riniero fonda la Confraternita dei Battuti Bianchi, detti anche Devoti Flagellanti, e insieme ai bolognesi Bonaparte Ghisileri e alla terziaria Francescana Suor Dolce, organizza un ospedale per la cura e l’assistenza di infermi e pellegrini. Nascono così l’Ospedale, la Chiesa e la Confraternita dedicate a Santa Maria della Vita: un capitolo importante della storia della assistenza dal momento che ospitò uno dei primi ospedali cittadini pubblici. L’Oratorio è nato ad opera della Confraternita dei Battuti ed era la sede, collegata ma indipendente rispetto al Santuario e all’Ospedale, in cui si riunivano in forma strettamente privata i membri della Confraternita, per dedicarsi a quelle pratiche religiose, devozionali e penitenziali che erano alla base del movimento stesso. Nelle sue forme attuali, questo prezioso esempio del primo barocco bolognese, è esattamente come fu ideato in occasione del rifacimento, all’inizio del XVII secolo, del precedente edificio quattrocentesco.
Tra il 1604 ed il 1617, su progetto dell’architetto bolognese Floriano Ambrosini e con la supervisione dei lavori affidata a Bonifacio Socchi, l’aula fu completamente ricostruita. Giulio Cesare Conventi ed Antonio Martini furono invece autori degli stucchi e dei rilievi decorativi.
Del precedente oratorio vennero conservate e ricollocate due importanti opere cinquecentesche: il gruppo in terracotta realizzato tra il 1519 e il 1522 da Alfonso Lombardi di Ferrara e raffigurante un episodio dei funerali della Vergine, il Transito, e la pala d’altare, Madonna col Bambino e santi, eseguita nel 1564 da Giovanni Francesco Bezzi detto il Nosadella. I lavori di decorazione si sono conclusi nel 1639, come ricorda la data dipinta nella nicchia che ospita il Transito della Vergine, dove compare anche il nome del finanziatore: il conte Giovanni Pepoli, a testimonianza del legame intercorrente tra la Confraternita dei Battuti ed alcune delle più importanti famiglie bolognesi. Il Transito, formato da 15 statue in terracotta poco più grandi del naturale, rappresenta il momento di massima tangenza dello scultore con il mondo romano e, soprattutto, con Raffaello. Rispetto ad altri celebri oratori cittadini, quello dei Battuti prevede l’uso dell’affresco solo per la cappella, le volte e la cupola dell’altare, mentre le pareti ed il soffitto dell’aula sono destinati ad accogliere dipinti su tela di diverse dimensioni, scelti in base ad una specifica chiave di lettura, volta a coniugare il Culto Mariano con quello del Beato perugino. I soggetti delle opere vennero infatti definiti da un preciso programma iconografico redatto dai membri della Confraternita nel 1618, come testimoniano i documenti d’archivio. Lo prova la tela rinascimentale del Nosadella che adorna l’altare: a tre secoli di distanza dalla sua missione, il Beato umbro viene proposto ai piedi della Madonna, in un’immagine che mira ad unire idealmente la pratica della sua flagellazione con la passione di Cristo, ed è confortato dai Santi Apostoli Giacomo, Pietro e Paolo, assieme a San Girolamo, considerato il padre della Chiesa di lingua latina. Con le riforme napoleoniche del 1796-97, i beni della Confraternita vengono espropriati e diventano pubblici. Completamente restaurato nel 1997, vi è stato recentemente annesso il Museo della Sanità e dell’Assistenza della città di Bologna.

ex_ghetto_bologna-592x444QUARTA TAPPA: L’ANTICO GHETTO EBRAICO…
L’antico ghetto ebraico, in pieno centro medievale, conserva ancora oggi la sua struttura originaria. Un dedalo di viuzze e passaggi sospesi, ponti coperti e piccole finestre che racconta la storia di un’intera comunità, costretta a vivere in un’area specifica delle città italiane dallo Stato della Chiesa a partire dal 1556. Gli ebrei di Bologna vissero qui fino al 1569, quando furono espulsi una prima volta, e poi nuovamente tra il 1586, quando fu loro permesso di rientrare in città, e il 1593, anno della cacciata definitiva: 900 persone lasciarono Bologna e per oltre due secoli non fu permesso a un gruppo ebraico organizzato di viverci. Diversi erano gli ingressi al quartiere, tutti costantemente sorvegliati, aperti al mattino e sigillati al tramonto: uno all’inizio di via de’ Giudei, un altro all’incrocio tra via del Carro e via Zamboni, un terzo in via Oberdan in corrispondenza dell’arco che dà su vicolo Mandria. Il ghetto è certamente una delle zone più interessanti e suggestive dell’intero tessuto urbano, definita dai muri di palazzi appartenuti a ricchi mercanti e banchieri ebrei e animata da botteghe artigiane.

buca_campane2QUINTA TAPPA: OSTERIA BUCA DELLE CAMPANE…
L’Osteria Buca delle Campane ha sede in un palazzo che risale al XIII secolo, nell’antica via Bagnaroli, così chiamata poichè a quei tempi vi abitò una famiglia di questo nome. Il 5 marzo 1478 lo stabile fu acquistato da Giovanni di Musotto Malvezzi per lire 60. Il giovedì del 27 novembre 1488, sulle ore 18, in tale palazzo fu scoperta una congiura ordita da Giovanni Girolamo, Filippo di Battista Malvezzi e i loro amici, i quali volevano uccidere Giovanni Bentivogli e tutta la sua famiglia. Nel 1501 vi fu alloggiato l’Ambasciatore di Francia diretto a Firenze. Ai primi del ‘600 la via prese il nome di “via delle Campane”, poichè nella vicina chiesa di San Giacomo esisteva una fonderia di campane dal 1548, da cui deriva il nome dell’Osteria. Intorno al 1628 lo stabile passò sotto la proprietà della famiglia Lambertini Pollicini. In una stanza al pianterreno nacque il 31 marzo 1675, Prospero Lorenzo di Marcello Lambertini, destinato poi a diventare, il 30 aprile 1731, Vescovo di Bologna, poi il 17 agosto 1740 divenne Papa Benedetto XIV. Alla fine del 1800, l’antico palazzo fu acquistato dalla famiglia Marconi, dalla quale discende il celebre scienziato Guglielmo Giovanni Maria Marconi. Fisico e inventore italiano, Marconi è conosciuto in tutto il mondo per aver sviluppato per primo un efficace sistema di comunicazione con telegrafia senza fili via onde radio che ottenne una notevole diffusione: evoluzioni di tale sistema portarono allo sviluppo dei moderni sistemi e metodi di telecomunicazione come la radio, la televisione e in generale tutti i sistemi che utilizzano le comunicazioni senza fili. Eredi la moglie, Marchesa Maria Cristina e la figlia, Principessa Elettra. Nel 1905 all’Osteria Buca delle Campane fu rappresentata la commedia il Cardinale Lambertini, opera del commediografo bolognese Alfredo Testoni che ha per protagonista il Cardinale Bolognese. Fin dal 1958 l’Osteria fu sede della Goliardica Balla dell’Oca, ove è conservata la colonna, attorno alla quale venivano legate le matricole in attesa del processo studentesco. Gli affreschi che adornano le pareti della Sala degli Affreschi sono opera di tale studenti, tra i quali spicca il nome del maestro fumettista italiano Magnus, pseudonimo di Roberto Raviola nato e vissuto a Bologna, la cui arte ha conquistato l’intera Europa.

Cattedrale_di_bologna_01SESTA TAPPA: I VAMPIRI DI SAN PIETRO…
E mentre gli studiosi continuano a indagare per fare chiarezza sulle sepolture anomale e sui teschi chiodati di San Pietro,
 emerge un ritratto inedito di una città dalle molteplici identità: la Bologna dei vampiri. La cattedrale, sarà proprio la nostra sesta e ultima tappa del mistero.


 

L’evento, che si terrà sabato, 12 settembre 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna. Domenica, 13 settembre 2020, ore 15: “Misteri dietro le torri”. Gli aneddoti sconosciuti del simbolo dell’energia vitale della città…

misteri_dietro_torriBologna è una città europea dai mille volti. Con le torri e con i portici, elementi architettonici unici, tutti concentrati nel centro storico, è diventata un punto di riferimento architettonico notevole…

È antico il fascino di Bologna. Chi percorre i vicoli del centro storico, i monumenti e i portici che hanno reso celebre nel mondo la città, ne resta completamente ammaliato. Tutti conoscono la Bologna “dotta”, “grassa” e “turrita”. Le torri a Bologna sono qualcosa di più di una testimonianza del passato. Sono uno slancio verso il cielo e ne racconteremo i relativi misteri, ai più assolutamente sconosciuti…



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Le torri sono un elemento architettonico che le famiglie nobili bolognesi costruivano presso le loro case. Venivano per lo più utilizzate come luoghi di vedetta e di difesa, in tempo di guerra. Dietro alle torri, si nascondono storie straordinarie: amori impossibili, tremendi delitti, leggende incredibili. Ne parleremo, in un’occasione senza precedenti…

69463750_10157229169863382_6738812401912643584_nTorre degli Asinelli: c’era una volta un contadino che possedeva due robusti asinelli, i quali lo aiutavano quotidianamente nel faticoso lavoro dei campi. Egli non era un uomo tanto ricco, proprio per questo le sue giornate erano totalmente dedite al lavoro.
Un giorno, mentre erano intenti a scavare in un terreno isolato, gli asinelli, come impazziti, iniziarono a scalciare e poi a scavare sempre con più insistenza. Il brav’uomo, meravigliatosi di tanto ardore, cercò inutilmente di fermare i due asinelli.
Poco dopo dalla terra spuntò qualcosa che attirò l’attenzione del contadino: un baule pieno di monete d’oro e d’argento, arricchito di pietre preziose. Stupito da quanto aveva appena visto, il DUETORRIcontadino decise di rinominare tale tesoro “il tesoro degli asinelli”.
Il figlio si innamorò di una fanciulla appartenente a una delle famiglie più importanti della città di Bologna ed ella, con grande felicità, ricambiava totalmente il sentimento.I due innamorati però, nonostante fossero profondamente legati, non si facevano illusioni riguardo il loro futuro: troppo grande era la differenza sociale; la famiglia della fanciulla non avrebbe mai accettato di dare la mano della propria figlia ad un ragazzo di così umili origini ed è così che nacque la leggenda collegata a questa splendida torre (che approfondiremo, durante il tour), simbolo di Bologna, insieme alla Garisenda…

galluzziTorre dei Galluzzi: Boccaccio ha una sconcia novella intorno a madonna Beatrice, che sopravanzava ogni altra in bellezza, non che intorno al suo marito Egano Galluzzi e ad un gentiluomo di Firenze col mentito nome d’Anichino.
In ogni caso la storia più celebre della “Galluzzi” è Romeo e Giulietta, bolognesi. Tutto nasce dalla rivalità tra i Galluzzi, di parte guelfa, e i Carbonesi, di parte ghibellina, le due famiglie più potenti della città attorno al 1258. I figli più giovani delle due famiglie, Virginia Galluzzi e Alberto Carbonesi, si incontrarono e si innamorarono perdutamente. I due trovarono un frate disposto a sposarli e trascorsero la prima notte di nozze indisturbati, tuttavia l’idillio durò poco. Giampietro Galluzzi li scoprì ed accecato dall’ira uccise Alberto. Virginia, disperata, si impiccò sulla torre (o da un balcone a seconda delle versioni) ancora visibile nella Corte Galluzzi, da cui si può accedere in piazza Galvani o via d’Azeglio.

unnamedTorre della Magione: sorgeva accanto alla chiesa di Santa Maria del Tempio, sede dell’Ordine dei Templari fin dal 1161, all’angolo tra le attuali strada Maggiore e vicolo Malgrado. Alta 25 metri e del peso di circa 400 tonnellate, il 12 agosto 1455 venne spostata “tutta intera” di 13 metri, da Aristotele Fioravanti, l’uomo «che move le torre».

69625074_10157229169413382_1162837609135734784_nTorre Prendiparte: il suo proprietario (attualmente, è un Bad & Breakfast lo descrive come un “rifugio esclusivo” che regala “emozioni intense”. Costruita a metà dell’XI secolo, la torre veniva utilizzata nei secoli scorsi per proteggere la città dai nemici, poi è diventata una prigione per chi si macchiava di immoralità. È la seconda per altezza (ben 61 metri) nella meravigliosa città di Bologna. Cela le storie segrete di giudici, galeotti, curia e schiavitù. La torre venne adibita nel XVIII secolo a prigione per il foro ecclesiastico (all’interno sono ancor oggi visibili la sala dei carcerati e i loro graffiti) e poi divenne abitazione privata, quindi struttura ricettiva. A 18 metri dal suolo vi è lo stemma in arenaria, oggi molto degradato, del primo Arcivescovo di Bologna, Gabriele Paleotti.

Torre della Garisenda: citata nella Divina Commedia di Dante Alighieri, è famosa per la sua pendenza di 3,25 metri verso est/sudest, che indusse ad abbassarla di circa 20 metri a metà del garisenda2‘300. A partire dal Quattrocento la torre fu acquistata dall’Arte dei Drappieri, che ne diventò, poi, l’unica proprietaria fino alla fine dell’Ottocento, quando divenne proprietà comunale. Le superfici murarie esterne della torre sono state restaurate fra il 1998 ed il 2000, mentre una prima fase del consolidamento delle murature è stata attuata nel 1999 – 2000.

uguzzoni3Torre degli Uguzzoni: sorge in un angolo di Bologna che trasmette benissimo il senso della potenza e del’urbanistica medievale della città. Si tratta di una casa torre alta 32 metri, con i caratteristici blocchi di selenite alla base, che però sono inglobati a filo dei muri e non sporgenti, come invece si era soliti fare. La conservazione di questa torre sembra quasi aver fermato il tempo, a parte la presenza dell’altana costruita sulla sommità, che è di epoca successiva, probabilmente settecentesca.

guidozagni2Torre Guidozagni: la sua vicinanza alla ben più alta torre Prendiparte (o torre Coronata) ripropone alla vista, anche se in dimensioni diverse, l’accoppiamento più famoso delle torri Asinelli e Garisenda. Le dimensioni e lo spessore dei muri fanno pensare a una casa torre, che si abbinava ad un’alta torre della famiglia Guidozagni, che però è andata distrutta.

arengo2Torre dell’Arengo: è una torre molto particolare per la sua struttura, dato che si innalza dal voltone del Palazzo del Podestà e non ha quindi la solidità alla base tipica delle torri nate per la difesa e per la protezione.
La torre fu costruita nel XIII secolo e circa due secoli dopo, nel 1453, fu completata con la campana in bronzo innalzata da Aristotele Fioravanti. La grande campana di ben 47 quintali per i secoli successivi fu utilizzata per chiamare a raccolta i cittadini bolognesi al suono del suo potente rintocco.

Palazzo-d-accursio-Bologna-51184-2-682x1024Torre d’Accursio: è inglobata nel complesso di Palazzo d’Accursio, attuale sede del Municipio di Bologna. Accursio fu uno dei maggiori giureconsulti e maestro di diritto presso lo Studio bolognese nella prima metà del XIII secolo e fu anche assessore del podestà di Bologna. Il nome torre dell’orologio le viene dato da quando, a metà del XV secolo, l’imponente orologio fu aggiunto sul lato della torre che da su Piazza Maggiore. In occasione dell’inserimento di questo orologio, tutt’ora funzionante, fu costruita la torretta finestrata sulla sommità della torre originaria.

15250218259_f80183ae67_bTorre Catalani: la foto identificativa che abbiamo riportato nella carta d’identità ha diversi anni, mancando ora gli spincioni di legno (per altro rifatti) infissi nelle mura come supporti di antichi ballatoi.
I Catalani (ma sarebbe meglio dire i Castellani) erano una potente famiglia bolognese, di parte Guelfa, che senza dubbio primeggiarono in città, possedendo oltre a questa, altre due torri nei pressi del Palazzo Comunale. Una di queste era alta quasi come l’Asinelli e venne mozzata nel 1484 forse perché pericolante. Per alcuni la torre “mozzata” è questa, per altri è la Garisenda che subì la stessa sorte.
I Catalani furono fra i fondatori della compagnia dei Frati Gaudenti (1251), istituiti per riappacificare le città e le loro fazioni. Furono loro affidate molte città e non sappiamo se questa funzione fosse svolta bene, certamente non per Dante che li condanna all’inferno.


L’evento, che si terrà domenica, 13 settembre 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 15, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 16:30. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per i ragazzi e per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 4 settembre 2020, ore 20:30: Crimini dietro ai monumenti. Viaggio alla scoperta di storie criminali che non hanno avuto un lieto fine…

Crimini dietro ai monumenti: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

crimini_monumenti

Bologna, al pari delle altre grandi città, ha una lunga tradizione criminale. Storie a volte romantiche, a volte tragiche, di persone che hanno scelto di vivere da fuorilegge per sfuggire alla povertà, per inclinazione naturale o forse a causa di un eccesso di opportunismo. La costante di queste storie è che difficilmente hanno avuto un lieto fine…

Dagli inafferrabili criminali ai delitti di gente perbene, fino al massacro in palazzo d’Accursio. Storie sconvolgenti, che hanno avuto luogo proprio nel centro storico della città “turrita”. Per una serata all’insegna del mistero “nero”…

Bologna_Monte_di_PietàIl grande furto al Monte di Pietà
Il primo “caso” di cui ci occuperemo è quello di un ladro che nella Bologna di fine Settecento avrebbe tenuto testa al celebre antieroe dei fumetti Diabolik. Il suo nome era Girolamo Lucchini, detto conte Lucchini e la sua Eva Kant.
Per raccontare la sua storia partiamo dalla notte di sabato 24 gennaio 1789, quando Girolamo Lucchini si cimentò in un furto mai tentato prima: svaligiare il caveau del Monte di Pietà, dove numerosi bolognesi depositavano i loro averi. Per preparare il colpo, Lucchini si servì soltanto di qualche pezzo di ottone e di una lima, con cui costruì una chiave artigianale molto complicata…

sansalvatore_bolognaRobin Hood all’emiliana
In famiglie affamate e numerose, dove un pezzo di pane doveva bastare a sfamare un pugno di bambini, capitava che i briganti diventassero eroi, proprio come nel caso di Robin Hood, l’arciere della tradizione popolare inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri, soffocati dalle tasse. Uno come Prospero Baschieri, insomma: il brigante bolognese che tra l’estate del 1809 e il marzo del 1810 compì gesta di tale risonanza che entrò nella leggenda.

via_oreficiDelitti di gente perbene
La storia di Bologna è costellata di omicidi compiuti con inaudita ferocia che hanno suscitato scalpore e indignazione anche perché sono avvenuti in seno agli ambienti più elevati della città. Significativo, in questo senso, il delitto Coltelli. Protagonista di questa vicenda è una dark lady ante litteram, una ragazza dall’incredibile fascino, con lunghi capelli neri, fianchi generosi e un viso dai lineamenti pronunciati ma proporzionati, come le più incantevoli bellezze provenienti dalle campagne di Bologna. Il suo nome era Enrica Zerbini e appena diciannovenne rimase coinvolta in uno degli omicidi più efferati della Bologna di fine Ottocento.

strada_maggioreIl delitto di via Mazzini, 39…
Pochi anni dopo il delitto Coltelli, un altro omicidio avvenuto in seno all’alta borghesia cittadina scuote le coscienze, arrivando ad avere echi e ripercussioni a livello nazionale, nel primo Novecento.
Nel tardo pomeriggio del 2 settembre 1902, a Bologna è in corso una seduta del consiglio comunale. Uno dei consiglieri è Tullio Murri, membro della borghesia progressista, laica e positivista dell’epoca e figlio di Augusto Murri, uomo dall’inattaccabile moralità e illuminato docente di quella che all’epoca era la facoltà di Medicina più prestigiosa d’Italia.

palazzo-daccursio_nettuno_galleryIl massacro di palazzo d’Accursio
Palazzo d’Accursio è per i bolognesi semplicemente Palàz, da secoli centro del potere cittadino. Già nel 1336, infatti, venne scelto come residenza degli Anziani, la massima autorità governativa dell’epoca. La Sala Rossa è una delle più suggestive, e si chiama così per via del colore delle tappezzerie. Anticamente era conservato al suo interno il Pallione della Peste, il dipinto commissionato a Guido Reni per celebrare la fine della pestilenza, nel 1631. Ed è all’interno della Sala Rossa di palazzo d’Accursio che il 21 novembre 1920 avvenne un brutale omicidio, quello del consigliere comunale Giulio Giordani, nell’ambito di violenti scontri che portarono alla morte di altre dieci persone e al ferimento di una sessantina.

Bologna-riapre-Via-Rizzoli-bus-27-tornano-in-centro-storico2Sparate al Duce!
Il 31 ottobre 1926 era destinato a diventare nefasto per Benito Mussolini: giunto a Bologna per l’inaugurazione dello stadio Littoriale, nonostante si fosse compiaciuto di aver trovato la città «più fascista che mai», quello fu il giorno in cui rischiò di essere ucciso. Luogo dell’attentato fu il Canton dei Fiori, come all’epoca era chiamato l’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli. Le celebrazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista erano terminate. Il buio era calato sulla città ed erano stati accesi i riflettori puntati su ogni monumento di piazza Vittorio Emanuele, l’attuale piazza Maggiore. Un fascio littorio fatto di lampadine brillava sulla cima della torre Asinelli.

unnamed (1)La Dalia Nera
Un anno dopo, un brutale omicidio sembra avere un legame con gli avvenimenti di palazzo d’Accursio. Avvenuto nel parco di una villa ubicata nella periferia di Bologna, si tratta di un delitto ammantato di mistero e su cui si stende l’ombra, addirittura, di una maledizione. Tra le ville inerpicate sul colle dell’Osservanza, infatti, quella con la fama più sinistra è di certo villa Frank, detta anche villa di Mezzaratta. Agli inizi del Novecento era tristemente nota perché, più di cent’anni prima, nel suo parco erano stati ritrovati i corpi di una donna e delle sue due figlie. Erano state barbaramente sgozzate, e il colpevole non era mai stato identificato.


L’evento, che si terrà venerdì, 4 settembre 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 11 luglio 2020, ore 20:30: Crimini dietro ai monumenti. Viaggio alla scoperta di storie criminali che non hanno avuto un lieto fine…

Crimini dietro ai monumenti: alla scoperta di Bologna e del suo centro storico, attraverso uno scenario unico…

crimini_monumenti

Bologna, al pari delle altre grandi città, ha una lunga tradizione criminale. Storie a volte romantiche, a volte tragiche, di persone che hanno scelto di vivere da fuorilegge per sfuggire alla povertà, per inclinazione naturale o forse a causa di un eccesso di opportunismo. La costante di queste storie è che difficilmente hanno avuto un lieto fine…

Dagli inafferrabili criminali ai delitti di gente perbene, fino al massacro in palazzo d’Accursio. Storie sconvolgenti, che hanno avuto luogo proprio nel centro storico della città “turrita”. Per una serata all’insegna del mistero “nero”…

Bologna_Monte_di_PietàIl grande furto al Monte di Pietà
Il primo “caso” di cui ci occuperemo è quello di un ladro che nella Bologna di fine Settecento avrebbe tenuto testa al celebre antieroe dei fumetti Diabolik. Il suo nome era Girolamo Lucchini, detto conte Lucchini e la sua Eva Kant.
Per raccontare la sua storia partiamo dalla notte di sabato 24 gennaio 1789, quando Girolamo Lucchini si cimentò in un furto mai tentato prima: svaligiare il caveau del Monte di Pietà, dove numerosi bolognesi depositavano i loro averi. Per preparare il colpo, Lucchini si servì soltanto di qualche pezzo di ottone e di una lima, con cui costruì una chiave artigianale molto complicata…

sansalvatore_bolognaRobin Hood all’emiliana
In famiglie affamate e numerose, dove un pezzo di pane doveva bastare a sfamare un pugno di bambini, capitava che i briganti diventassero eroi, proprio come nel caso di Robin Hood, l’arciere della tradizione popolare inglese che rubava ai ricchi per dare ai poveri, soffocati dalle tasse. Uno come Prospero Baschieri, insomma: il brigante bolognese che tra l’estate del 1809 e il marzo del 1810 compì gesta di tale risonanza che entrò nella leggenda.

via_oreficiDelitti di gente perbene
La storia di Bologna è costellata di omicidi compiuti con inaudita ferocia che hanno suscitato scalpore e indignazione anche perché sono avvenuti in seno agli ambienti più elevati della città. Significativo, in questo senso, il delitto Coltelli. Protagonista di questa vicenda è una dark lady ante litteram, una ragazza dall’incredibile fascino, con lunghi capelli neri, fianchi generosi e un viso dai lineamenti pronunciati ma proporzionati, come le più incantevoli bellezze provenienti dalle campagne di Bologna. Il suo nome era Enrica Zerbini e appena diciannovenne rimase coinvolta in uno degli omicidi più efferati della Bologna di fine Ottocento.

strada_maggioreIl delitto di via Mazzini, 39…
Pochi anni dopo il delitto Coltelli, un altro omicidio avvenuto in seno all’alta borghesia cittadina scuote le coscienze, arrivando ad avere echi e ripercussioni a livello nazionale, nel primo Novecento.
Nel tardo pomeriggio del 2 settembre 1902, a Bologna è in corso una seduta del consiglio comunale. Uno dei consiglieri è Tullio Murri, membro della borghesia progressista, laica e positivista dell’epoca e figlio di Augusto Murri, uomo dall’inattaccabile moralità e illuminato docente di quella che all’epoca era la facoltà di Medicina più prestigiosa d’Italia.

palazzo-daccursio_nettuno_galleryIl massacro di palazzo d’Accursio
Palazzo d’Accursio è per i bolognesi semplicemente Palàz, da secoli centro del potere cittadino. Già nel 1336, infatti, venne scelto come residenza degli Anziani, la massima autorità governativa dell’epoca. La Sala Rossa è una delle più suggestive, e si chiama così per via del colore delle tappezzerie. Anticamente era conservato al suo interno il Pallione della Peste, il dipinto commissionato a Guido Reni per celebrare la fine della pestilenza, nel 1631. Ed è all’interno della Sala Rossa di palazzo d’Accursio che il 21 novembre 1920 avvenne un brutale omicidio, quello del consigliere comunale Giulio Giordani, nell’ambito di violenti scontri che portarono alla morte di altre dieci persone e al ferimento di una sessantina.

Bologna-riapre-Via-Rizzoli-bus-27-tornano-in-centro-storico2Sparate al Duce!
Il 31 ottobre 1926 era destinato a diventare nefasto per Benito Mussolini: giunto a Bologna per l’inaugurazione dello stadio Littoriale, nonostante si fosse compiaciuto di aver trovato la città «più fascista che mai», quello fu il giorno in cui rischiò di essere ucciso. Luogo dell’attentato fu il Canton dei Fiori, come all’epoca era chiamato l’incrocio tra via Indipendenza e via Rizzoli. Le celebrazioni per il quarto anniversario della rivoluzione fascista erano terminate. Il buio era calato sulla città ed erano stati accesi i riflettori puntati su ogni monumento di piazza Vittorio Emanuele, l’attuale piazza Maggiore. Un fascio littorio fatto di lampadine brillava sulla cima della torre Asinelli.

unnamed (1)La Dalia Nera
Un anno dopo, un brutale omicidio sembra avere un legame con gli avvenimenti di palazzo d’Accursio. Avvenuto nel parco di una villa ubicata nella periferia di Bologna, si tratta di un delitto ammantato di mistero e su cui si stende l’ombra, addirittura, di una maledizione. Tra le ville inerpicate sul colle dell’Osservanza, infatti, quella con la fama più sinistra è di certo villa Frank, detta anche villa di Mezzaratta. Agli inizi del Novecento era tristemente nota perché, più di cent’anni prima, nel suo parco erano stati ritrovati i corpi di una donna e delle sue due figlie. Erano state barbaramente sgozzate, e il colpevole non era mai stato identificato.


L’evento, che si terrà venerdì, 11 luglio 2020 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.