Parma: anolini in brodo…

ANOLINI DI PARMA – LA RICETTA DI NONNA ADELE

ANOLINI  “anulèn”  CAPPELLETTI  “caplètt”

 ”Anolini” (senza la g) è termine esclusivo di Parma per denominare una pasta ripiena che nel resto dell’Emilia Romagna si chiama, invece, cappelletti, tortellini, ravioli, agnolotti ecc. Gli anolini di Parma hanno la forma di un dischetto senza frangia, del diametro di 2,8 cm, fatto di due strati sovrapposti di pasta sfoglia.
Il ghiotto ripieno non contiene carne, ma è un impasto di formaggio Parmigiano Reggiano stravecchio grattugiato, di poco pane raffermo grattato, tuorlo d’uovo e sugo ristretto di stracotto di manzo con sapore di noce moscata a piacere.
E’ il contenuto, non l’involucro, che fa l’anolino e lo distingue dagli altri prodotti similari. Il suo segreto e la sua bontà consistono nella giusta dose degli ingredienti, che solo le vere “rezdore” sanno dare.

Siamo emozionate, perchè preparare gli anolini o cappelletti non è solo fare la sfoglia, scottare il pane secco con il sugo dello stracotto mettere due tipi di formaggio parmigiano reggiano grattuggiato di età diversa, tagliarli a forma di disco con un stampino piccolo e liscio senza frange per carità e farli bollire con cura nel brodo che, per le feste, deve essere speciale o a regola d’arte, ma sono i ricordi, le emozioni, le risate, i gesti delle mani della nonna, della mamma, assaggiarli da crudi come si faceva da bambini “rubandoli” sul tagliere, sono il profumo e il sapore di casa che solo le ricette del cuore hanno e che rifacendole cerchi di riassaggiare e fare assaggiare a chi non le conosce.

Ecco che già nel fare la spesa il rito degli anolini ha il suo inizio.
Sei attenta che la carne per lo stracotto sia quella giusta, il pane e i formaggi siano di ottima qualità e ti raccomandi: “guardi che devo fare gli anolini”.
E’ inutile dire che ogni famiglia ha la sua ricetta e che è sempre la più buona, c’è chi mette la carne nel ripieno e chi non la mette, chi li chiama anolini e chi cappelletti… in dialetto “anulèn” o “caplètt” ma sono sempre molto amati.

E’ una esecuzione lunga e va programmata soprattutto perchè lo stracotto deve bollire in 3 giorni diversi, il ripieno, una volta pronto, se riposa un giorno diventa più gustoso e l’ultima fase, la preparazione della sfoglia e la foggiatura degli anolini ha bisogno di diverse ore.
La nostra ricetta ha già alcune note “moderne” come l’uso della pentola in acciaio, l’utilizzo del congelatore e quindi il vantaggio di prepararli con anticipo per poi scongelarli almeno 6 ore prima di cuocerli nel brodo, che la nostra nonna Adele già utilizzava e che noi oggi rifacciamo pensando a lei con grande amore.

Ingredienti per lo stracotto
gr. 600 mix di manzo – vitello – maiale (il maiale si può sostituire con un pezzetto di gallina)
1 lt. e mezzo di acqua
1 cipolla steccata con 6 chiodi garofano
1 spicchio aglio
2 carote piccole
gamba di sedano
sale grosso quanto serve

Mettere nella casseruolina l’acqua fredda e tutti gli altri ingredienti,  metterla sul fuoco, schiumarla con cura, mettere il coperchio e fare bollire lentissimamente per 3 ore.
Spegnere e lasciare riposare una notte.
Il riposo va in frigo!!
Il giorno dopo si aggiunge un cucchiaio scarso di triplo concentrato di pomodoro, si fa bollire ancora due ore, e si lascia riposare una notte.
Il terzo giorno,  si fa bollire due ore e il sugo del nostro stracotto è pronto.

Ingredienti per il ripieno
gr. 300 pane raffermo grattato
gr. 300 parmigiano reggiano grattugiato 24 mesi
gr. 300 parmigiano reggiano grattugiato 30 mesi
sugo di stracotto quanto serve
noce di burro
3 uova intere
profumo di  noce moscata grattata

Mentre lo stracotto bolle per le ultime due ore, si gratta il pane raffermo (pane comune non all’olio) e i due tipi di parmigiano reggiano.

La fase della “scottatura del pane” è molto importante; è la base della buona riuscita del ripieno e va fatta con amore.
In una ciotola, dove resterà il ripieno finito, mettere il pane grattato e una noce burro.
Bagnare con un mestolo di stracotto bollente il burro freddo, che si deve sciogliere, il pane, mescolare, aggiungere il sugo di stracotto fin ad ottenere un impasto omogeneo, sodo e profumato.

Aggiungere, poco alla volta, i due tipi di formaggio grattugiati e mescolare.

Aggiungere uno alla volta le uova.

Grattatina di noce moscata e amalgamare bene il tutto.

Questo è il risultato. Fare riposare 1 giorno in frigorifero I sapori fanno amicizia e il ripeno è pronto per diventare dei meravigliosi anolini.

Ingredienti per la sfoglia

1 Kg. di farina 00
10 uova
e… mani in pasta!
Mettere la farina a fontana sul tagliere, al centro rompervi le uova.

Con le mani o con l’aiuto di una forchetta sbattere le uova e incorporarvi man mano la farina “rubata” ai bordi.
Proseguire lavorando sempre con le mani fino a che tutta la farina sarà amalgamata.

E’ necessario lavorare a lungo l’impasto per averlo liscio, omogeneo e compatto.
Metterlo in un sacchettino per alimenti e farlo riposare in frigorifero almeno 1 ora.

Finalmente, possiamo cominciare a “far su” gli anolini!
Posizionare la macchina per la pasta, togliere dal frigorifero la sfoglia, il ripieno e prendere lo stampino rotondo e liscio.
Del ripieno farne tanti “grissini”.
Questa operazione è molto utile e rende più veloce la composizione dell’anolino. Sarà più facile farne delle piccole quantità pari ad una nocciola.

Tirare con la macchinetta per la pasta delle striscie di sfoglia sulle quali si posano le palline di ripieno a distanza di poco meno di 4 cm.

Ripiegare sui mucchietti in fila la falda della sfoglia rimasta libera.

Premere, con le dita, intorno al ripieno per togliere tutta l’aria e con lo stampino tagliare e finalmente, ecco il nostro anolino!

Si continua così fino ad esaurire il ripieno: si ottengono circa 800 anolini.

Solitamente li prepariamo con largo anticipo.
Li mettiamo in bell’ordine su vassoi coperti da canovacci di bucato e li  mettiamo in freezer mezz’ora e una volta che si sono induriti li mettiamo in sacchetti per un numero di 200 l’uno. Naturalmente li teniamo in freezer fino al giorno che verranno tuffati nel brodo bollente.

Li facciamo scongelare per 5/6 ore dopo averli messi, sempre in bell’ordine, su vassoi coperti da canovacci di bucato… così facendo non raffreddano il brodo quando vengono tuffati nella pentola.

E l’amico fedele dei nostri anolini il brodo come si fa?
Vi vogliamo regalare la ricetta di nonna Adele scritta di suo pugno…

Buon appetito!

Cappelletti alla reggiana…

Cappelletti reggiani (ricetta della tradizione)

Questa versione che vi proponiamo è una antica ricetta della tradizione reggiana.

Ingredienti per il ripieno
200 gr. polpa magra di maiale
1 salsiccia
200 gr. polpa magra di vitello
350 gr. polpa magra di manzo
2-3 magoni di gallina
100 gr. di prosciutto crudo in un’unica fetta
1 cipolla grossa
50 burro
noce moscata
2 uova
500 gr. di parmigiano reggiano

Mettere il burro e la cipolla in una padella a rosolare, quando la cipolla è ben appassita aggiungere i dadini di prosciutto crudo e lasciare insaporire, successivamente, unire la carne e lasciare cuocere.

Questa è la carne cotta.

E’ giunto il momento di tritare la carne.

Quando la carne è stata tritata a dovere, aggiungervi il parmigiano reggiano, un paio di uova e la noce moscata.

Unire tutti gli ingredienti e mescolare fino ad ottenere un composto omogeneo.

A questo punto il ripieno si lascia riposare in frigorifero per almeno un giorno in modo che i sapori si mescolino bene.
Si prepara la pasta sfoglia classica usando 1 uovo ogni hg. farina e si tira la sfoglia (preferibilmente, con il mattarello).

Posizionare un po’ di ripieno sulla sfoglia, farne dei piccoli ravioli e arrotolarli sul dito, quindi, unire le estremità del piccolo raviolo, fino ad avere il tipico cappelletto di Reggio.


Questo è il risultato

La tradizione vuole che i cappeletti reggiani siano consumati in un buon brodo di cappone nostrano.

La ricetta dei tortellini in brodo…

Tortellini in brodo

Tortellini

Tipici della gastronomia Emiliana, i tortellini sono, tra le paste all’uovo ripiene, i più conosciuti al mondo; etimologicamente parlando, il nome “tortellino” è un diminutivo di tortello che deriva a sua volta dalla parola “torta”, proprio ad indicare che come una piccola torta, anche i tortellini possono essere ripieni. I tortellini sono considerati da sempre un piatto prettamente bolognese, forse in pochi sanno che ancora oggi Bologna e Modena se ne contendono la paternità, ed è proprio a questa eterna rivalità che è legata la storia dei tortellini.
Vista la grande confusione che si è sempre creata sul ripieno “perfetto” per i tortellini, la “confraternita del tortellino” nel 1974 ha depositato la ricetta originale del ripieno dei tortellini che consiste in: lombo di maiale, prosciutto crudo, mortadella Bologna, Parmigiano Reggiano, uova e noce moscata. Sempre secondo la ricetta originale depositata, la sfoglia dei tortellini deve essere preparata semplicemente con farina ed uova ed ogni tortellino deve essere ricavato da un pezzettino di sfoglia di 4 cm per lato. In realtà, come ogni ricetta regionale, il ripieno dei tortellini subisce variazione da famiglia a famiglia: c’è chi usa carne di vitello o di pollo insieme al maiale, chi non mette la noce moscata. Del resto, avendo una tradizione molto antica, i tortellini venivano preparati con ciò che le massaie avevano in casa.
Per rendere più saporito il ripieno abbiamo usato metà polpa di vitello e metà lonza di maiale e gli immancabili prosciutto crudo di Parma e la mortadella Bologna!
I tortellini sono uno dei piatti più buoni della cucina italiana che richiedono pazienza e dedizione nella preparazione, elementi che rendono questo piatto unico e inimitabile!

Ingredienti per la sfoglia
Farina 00 400 gr
Uova grandi 4 (circa 250 gr)

Ingredienti per il ripieno
Carne bovina polpa di vitello 70 gr
Carne di suino lonza di maiale 70 gr
Prosciutto crudo di Parma 80 gr
Mortadella Bologna 80 gr
Parmigiano reggiano grattugiato 150 gr
Burro 20 gr
Noce moscata q.b.
Sale q.b.
Pepe q.b.
Uova 1 grande

Preparazione

Tortellini

Per preparare i tortellini per prima cosa preparate la pasta all’uovo: disponete la farina su di una spianatoia, formando una conca larga al centro e aggiungete le uova (1). Con un forchetta rompete le uova e raccogliete la farina ai lati per addensare l’uovo (2) quindi impastate con le mani fino ad ottenere un impasto morbido e liscio (3) che coprirete con pellicola e lascerete riposare per circa 30 minuti in un luogo fresco.

Tortellini

Nel frattempo preparate il ripieno: tagliate a pezzi grossolani la polpa di vitello (4) e la lonza di maiale e metteteli da parte; fate la stessa cosa con il prosciutto crudo e la mortadella (5-6).

Tortellini

Fate sciogliere in un tegame il burro e aggiungete la carne a pezzi (7): fatela rosolare per una decina di minuti o comunque fino a che non perderà completamente i succhi. Una volta pronta, fatela intiepidire, e trasferite la carne  in un mixer insieme al prosciutto crudo e la mortadella (8) e frullate fino ad ottenere un composto fine e ben amalgamato. Unite il parmigiano reggiano (9), la noce moscata, pepe a piacere.

Tortellini

Aggiungete l’uovo (10) e fate andare ancora le lame per ottenere un composto omogeneo (11). Aggiustate, se occorre, di sale assaggiando prima l’impasto, in quanto sia il prosciutto crudo che il parmigiano reggiano sono piuttosto saporiti. Ora che il ripieno è pronto, riprendete la pasta all’uovo e stendetela con la macchina per la pasta oppure un mattarello (12) in una sfoglia sottile, cercando di mantenere la pasta umida il pù possibile, utilizzzando poca farina per spolverizzare. Secondo i canoni la sfoglia dovrebbe essere di circa 0,6 mm.

Tortellini

Con una rotella tagliapasta liscia ottenete dei bordi regolari (lo scarto conservatelo sempre nella pellicola e stendetelo di nuovo) e ricavate dalla sfoglia dei quadrati delle dimensioni di 4 cm per lato (13). Sopra ogni quadrato, adagiate un paio di grammi di ripieno ormai freddo (14) e passate alla realizzazione dei tortellini. Prendete un quadrato e piegate a la pasta a triangolo, punta su punta, premendo bene i bordi per farli attaccare (in caso la pasta si sia leggermente seccata, spennellate leggermente i bordi con un po’ di acqua) (15).

Tortellini

Prendete il triangolo di pasta ottenuto, piegate verso l’alto la base del triangolo (16); appoggiate adesso la pasta ottenuta sul dito indice, con la punta del triangolo rivolta verso l’alto e con l’auto dell’altra mano, unite le due estremità della base attorno al dito con una lieve pressione e girando leggermente verso il basso, cercando di far aderire bene i bordi (17-18).
Estraete con delicatezza il tortellino dal dito e adagiatelo su di un canovaccio leggermente infarinato; procedete nel medesimo modo fino a finire gli ingredienti. Lasciate i tortellini in un luogo fresco su di un canovaccio infarinato e cuoceteli rigorosamente in un buon brodo di carne!

Conservazione

I tortellini freschi, appena fatti, si possono congelare, ben separati uno dall’altro per 30 minuti e poi raccolti insieme in un sacchetto per congelare.
Se non volete congelarli, fateli seccare bene e conservateli per un giorno in frigorifero, ben chiusi in un contenitore, sia crudi che cotti (in questo caso senza brodo).

Consiglio

I tortellini devono essere cotti rigorosamente in brodo di carne ( di gallina ma ancora meglio di cappone) e serviti con il brodo stesso oppure asciutti con altri condimenti.
Potete usare accanto alla carne di maiale anche altri carni se preferite, come pollo o tacchino, oppure usare solo carne di maiale. La noce moscata è facoltativa e se non la gradite potete ometterla.
Instancabili massaie emiliane preparano ancora oggi centinaia di tortellini (calcolate che ce ne vogliono almeno 30 a testa), soprattutto per le occasioni importanti come Natale o Pasqua o per il pranzo domenicale!
Il segreto è lavorare molto velocemente per non far seccare la pasta: l’ideale è prepararli insieme a qualcuno per velocizzare le operazioni!

Curiosità

La leggenda racconta che, impegnate in una lotta durata 12 anni per il furto di un secchio, Bologna e Modena chiesero aiuto agli Dei per risolvere la questione e far finire la lunga guerra che avevano intrapreso. Scesi in terra per aiutare i Modenesi, Bacco, Marte e Venere si ritrovarono a passare la notte in un osteria al confine tra le due città in guerra.
Fu così che il locandiere di origine Bolognese, conquistato dalla favolosa bellezza Venere, decise di riprodurne perfettamente l’ombelico che aveva intravisto, utilizzando la sottile sfoglia che stava preparando in cucina.
Secondo un’altra versione, l’ombelico in questione sarebbe stato invece di Lucrezia Borgia fermatasi alla locanda per riposare durante un suo viaggio.
Dal giorno della sua invenzione i tortellini hanno subito diverse variazioni che hanno riguardato soprattutto il suo gustosissimo ripieno.

Apre la nuova terrazza di San Petronio, un punto di vista inedito sui tetti di Bologna…

Apre la terrazza della Basilica di San Petronio:
un nuovo punto di vista, sui tetti di Bologna…

Vista da qui, è ancora più bella: Bologna dalla terrazza di San Petronio

 

Vista da qui, è ancora più bella: Bologna dalla terrazza di San Petronio

Apre la nuova terrazza di San Petronio, un punto di vista inedito sui tetti di Bologna dal ponteggio allestito per il restauro dell’abside e del tetto. Mentre la basilica rimane blindata per l’allerta terrorismo, ora c’è un nuovo punto di vista sui tetti di Bologna, ed è quello regalato dalla “scalata” dei ponteggi che danno su piazza Galvani. Anche qui ci sono i controlli, prima di salire, e i visitatori vengono monitorati da 4 telecamere. Ma il panorama, visto  sostanzialmente dall’altezza della Garisenda, merita la visita. “Vogliamo restaurare questo lato della basilica e ci servono circa 1,5 milioni – spiega il presidente degli amici di San Petronio, Gian Luigi Pagani – ora con la pubblicità esposta sul ponteggio e con i 3 euro di contributo richiesto a chi vuole salire, speriamo di raggranellare la somma necessaria”. Lungo le scale sono state montate delle reti “per mitigare l’effetto di vertigine – spiega Paolo Gramigna dell’omonima ditta di ponteggi – e per evitare che cadano dall’alto i telefonini usati per i selfie”. Si può salire anche in ascensore e gli accompagnatori hanno seguito un corso “ad hoc”, per condurre bolognesi e turisti dove fino ad ora “osava” solo la coppia di falchi che abita in un nido tra i mattoni della basilica (a cura di ELEONORA CAPELLI, foto GIANLUCA PERTICONI / EIKON STUDIO)

Oggi parliamo di… Rimini, la città del divertimento!

Rimini, la città del divertimento…

Rimini è il principale, nonché più popoloso, centro della Riviera romagnola e la seconda città per numero di abitanti (dopo Ravenna) di tutta la Romagna. Località di soggiorno estivo di fama internazionale, si estende per 15 km lungo la costa del mare Adriatico con hotel, locali notturni, attrezzature balneari e impianti sportivi. Lo sviluppo del turismo, avviato nel 1843 con la fondazione del primo Stabilimento balneare, si affermò definitivamente nel secolo successivo, perdendo l’originaria connotazione aristocratica e mondana e trasformandosi in fenomeno di massa.

Rimini non è però solo un luogo di villeggiatura della Riviera romagnola, ma anche una città di livello storico-culturale non indifferente (anche se quest’aspetto viene solitamente posto in secondo piano rispetto a quello più famoso di capitale della vita notturna e mondana). Colonia fondata infatti dai Romani nel 268 a.C., per tutto il periodo della loro dominazione è stata un fondamentale nodo di comunicazione fra il nord e il sud della penisola, e sul suo suolo gli imperatori romani eressero monumenti quali l’Arco d’Augusto, il Ponte di Tiberio e l’Anfiteatro; mentre durante il primo Rinascimento, sotto i Malatesta, la sua corte è stata una delle più vivaci dell’epoca, ospitando artisti del calibro di Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Roberto Valturio, Matteo de’ Pasti e producendo opere quali il Tempio Malatestiano (all’interno vi sono collocate anche opere di Giotto e Piero della Francesca). Nell’Ottocento è stata poi una delle città più attive sul fronte rivoluzionario, ospitando molti dei moti volti all’unificazione, mentre durante la seconda guerra mondiale la città fu teatro di duri scontri e aspri bombardamenti, ma anche di una fiera resistenza partigiana, che le valse l’onore di una medaglia d’oro al valore civile.

Rimini, una delle capitali del divertimento della riviera romagnola, è capoluogo dell’omonima provincia ed è città ricca di monumenti e tesori artistici. Località balneare di fama internazionale, ogni estate è affollata da migliaia di turisti che la scelgono per le sue spiagge e soprattutto per la sua movida notturna.

Sempre tra le testimonianze di epoca romana va annoverata la Domus del Chirurgo, scoperta proprio nel centro città e che si estende su oltre 700 metri quadrati. Si tratta di un’abitazione di epoca imperiale (II secolo d. Approfondimento Guida ai parchi della Riviera romagnola (clicca qui) C.) dove sono stati ritrovati circa 150 strumenti chirurgici e che mantenuto bellissime pavimentazioni musive.

Imperdibile poi Castel Sismondo, la residenza malatestiana che oggi è stata trasformata in uno spazio espositivo, dove trovano posto mostre di carattere internazionale. Caratteristico il quartiere attorno alla trecentesca chiesa di San Giuliano, è il borgo dei pescatori e merita una visita.

 

Rimini è inoltre nota su tutto il territorio nazionale per la sua Fiera, dove nel corso dell’anno si svolgono importanti manifestazioni culturali ed eventi espositivi che riguardano vari settori: dal tempo libero all’alimentazione, dal turismo all’ambiente. Da qualche anno infine, la città organizza nel primo weekend di luglio la Notte Rosa, evento che coinvolge tutta la riviera romagnola e colora di rosa l’intera città, invasa da chiunque voglia divertirsi e partecipare alle diverse iniziative proposte.

Rimini si estende per molti chilometri lungo la riviera romagnola e le sue diverse frazioni ospitano diverse attrazioni turistiche. Tra esse, sono da visitare il parco a tema di Fiabilandia a Rivazzura, Italia in miniatura a Viserba e il luna park di Miramare.

Persone legate a Rimini: numerose sono le persone celebri nate e vissute a Rimini, o legate alla città, che si sono distinte in ambito scientifico, artistico, culturale, letterario, musicale, teologico, politico e sportivo. Tra i riminesi più illustri si ricordano San Gaudenzio, vescovo di Rimini, lo storico Roberto Valturio, il condottiero e signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta, il cardinale Michelangelo Tonti, il giureconsulto Alessandro Gambalunga, il medico, anatomista e letterato Giovanni Bianchi, il naturalista Giovanni Antonio Battarra, il cardinale e diplomatico Giuseppe Garamp, il poeta e scrittore Aurelio de’ Giorgi Bertola, lo storico Luigi Tonini, il regista di fama mondiale Federico Fellini, il motociclista Renzo Pasolini, il giornalista Sergio Zavoli, lo storico dell’arte Antonio Paolucci, il cestista Carlton Myers. Sono inoltre legati alla città Giulio Cesare, che secondo la tradizione qui arringò le sue truppe prima della marcia su Roma, Giotto, Piero della Francesca, Alfredo Panzini e Giovanni Pascoli.

Tra le tipicità Riminesi troviamo una grande quantità di formaggi come lo squacquerone, utilizzato spesso per farcire le piadine, il ‘’Cacio’’, pecorino tipico locale, il pecorino di Fossa di Mondaino.

Nella provincia di Rimini si produce anche dell’ ottimo miele grazie alla presenza di piante, fiori, zone boschive e coltivate.

La denominazione di origine controllata ‘’Colli di Rimini’’ caratterizza i vini tipici prodotti in questa zona, tra questi il vino ‘’Albana’’ doc, i vini Felliniani, il Cagnina doc, il Pagadebit, il Trebbiano e il Sangiovese tutti doc.

Le Botteghe Storiche di Bologna…

Le botteghe storiche di Bologna

Paolo Atti & Figli

In palazzo Atti, costruito dalla famiglia nel 1907, si trova l’omonimo panificio. Paolo Atti rilevò nel 1903 l’attività da Enrico Zambelli, già noto per la produzione di tortellini e “pasta di lusso”. Il negozio di Caprarie – luogo di frequentazioni illustri quali Giosuè Carducci, Giorgio Morandi e Alfredo Testoni – è unito internamente al negozio di Drapperie, il primo forno aperto dalla famiglia Atti in città. La ditta Atti, per essere sempre gestita dalla stessa famiglia dalla sua fondazione, per aver conservato inalterati gli arredi originali dei due negozi ed essere ancora punto di incontro di personalità della cultura e della gastronomia, è stata ammessa a fare parte della prestigiosa Associazione dei Locali Storici d’ Italia. Oggi i due punti vendita rimangono protagonisti nella zona più bella e vissuta della Bologna antica. La naturale predisposizione di Paolo Atti & Figli alla ricerca e l’innovazione ha portato oggi il negozio di via Caprarie alla creazione di uno spazio dove poter gustare le specialità calde direttamente dal forno. Atti – Via Caprarie, 7 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/220425

zanettiDante Zanetti

All’angolo con vicolo Ranocchi c’è il panificio Dante Zanetti precedentemente situato in via Orefici. Il capostipite Dante, appartenente a una famiglia di panificatori, avviò diverse attività in città; tra le specialità eccelle il tortellino. Dante Zanetti – Via Pescherie Vecchie, 6/b – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/220541

davideDavide di Coltelli

I caratteristici banchi di ortofrutta che invadono la strada sono spesso di lunga tradizione familiare. Davide continua l’attività tramandata di generazione in generazione e vende ogni giorno frutta e verdura freschi. Davide di Coltelli – Via Pescherie Vecchie, 7/c – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/235496

gilbertoGilberto

La drogheria e bottiglieria Gilberto di tradizione familiare dal 1905 propone vini e liquori, salse, sughi e aceto balsamico, cioccolate e dolciumi. Gilberto – Via Drapperie, 5 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223925

baitaLa Baita

Nella più antica area commerciale, con affaccio su via Pescherie, si trova La Baita una delle più fornite formaggerie e salumerie della città. Gestita dal 1987 dalla famiglia Chiari, propone formaggi freschi artigianali e selezionati prodotti tipici in un’ambiente che ricrea con materiali tradizionali una raffinata atmosfera rustica. La Baita – Via Pescherie Vecchie, 3 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223940

caffeLa Bottega del Caffé

La Bottega del Caffè, della famiglia Filicori, è specializzata da tre generazioni nella torrefazione con un proprio marchio e nel commercio di dolciumi, cioccolato, liquori, the e generi coloniali. La Bottega del Caffè – Via Orefici, 6 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/236720

majaniMajani

Il negozio Majani raffinato ed elegante è in città il punto vendita del cioccolato e della confetteria di Casa Majani, che produce dal 1796 prodotti di alta qualità. Majani – Via Carbonesi, 5 – 40123 Bologna (BO) – Tel. 051/234302

 

mercatoMercato di Mezzo

l più antico mercato della città, ospita il meglio dei prodotti del territorio, da acquistare o consumare sul posto: carne, pesce, salumi, formaggi, frutta, pane, pizza, pasta, gelati e pasticceria, vini e birra. Il Mercato di Mezzo è uno dei luoghi storici più rappresentativi della cultura del cibo bolognese, a due passi da Piazza Maggiore: fin dal Medioevo è stato questo il luogo dei sapori e dell’incontro, del commercio, della memoria e della tradizione gastronomica della città. Trasformato, dopo l’Unità d’Italia, nel primo mercato coperto della città, è stato oggetto nel 2014 di un importante progetto di recupero e riqualificazione. La struttura si articola su tre piani, ed è uno spazio dove acquistare o consumare sul posto prodotti enogastronomici e piatti di eccellenza. Al piano terra si trovano grandi e piccoli tavoli di uso comune ed i chioschi alimentari, collocati nelle nicchie laterali come nella pianta ottocentesca: carne, pesce, salumi, formaggi, frutta, pane, pasta, gelati e pasticceria, vini. Al primo piano si trova la pizzeria e nel piano interrato, con suggestive volte a botte, una birreria artigianale, entrambi con ulteriori tavoli e sedute. Su via Clavature, accanto all’ingresso della Chiesa di Santa Maria della Vita, offre anche gradevoli tavolini e sedie all’aperto. Il Mercato di Mezzo è aperto sette giorni su sette, dalle 8,30 fino a mezzanotte, e propone spesso appuntamenti di degustazione e incontri legati alla cultura del cibo. Mercato di Mezzo – Via Clavature, 12 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/228782 – Fax 051/236229

nocciolinsNocciolina

Alla base della torre Carrari, un arco ogivale ornato in terracotta incornicia l’entrata di Nocciolina, il piccolo negozio di granaglie, farine, legumi e articoli per piccoli animali domestici, già presente nel 1936. Nocciolina – Via Marchesana, 4/d – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/225606

panificioPanificio Priori

Dal 1920 il negozio di pane e pasta mantiene l’insegna del Panificio. Priori di Nanni, e continua la tradizione con una ricca offerta di prodotti da forno tradizionali. Panificio Priori – Via Clavature, 22 – 40124 Bologna (BO)

 

pescheriaPescheria Brunelli

La Pescheria Brunelli, già friggitoria dal 1924, è una delle poche pescherie rimaste nell’area del mercato, dove un tempo erano concetrate le buche con la vendita di pesce. Pescheria Brunelli – Via Drapperie, 6 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223922

polleriaPolleria Ranocchi

La Polleria Ranocchi, unita nel 2002 allo Spaccio del vero grana, da più di cinquanta anni offre una selezione di prodotti tradizionali di qualità. Polleria Ranocchi – Vicolo Ranocchi, 4/c – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/231688 – Fax 051/231688

tambuTamburini

All’angolo con Drapperie, dove si trova la lapide dedicata a Padre Marella – che in questo punto raccoglieva le offerte per i poveri – ci sono le invitanti vetrine e l’entrata all’antica salsamenteria Tamburini. Dal 1932, rilevando un’attività già presente dal 1860, la famiglia propone i prodotti tipici della salumeria tradizionale e le specialità culinarie bolognesi, dai notissimi tortellini alle ricette più ricercate e particolari, con uno spazio di degustazione. Tamburini – Via Caprarie, 1/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/234726 – Fax 051/232226

Bosi

In palazzo Cavazza si trova, in un interno, l’atelier Bosi. Guido, che ha imparato il mestiere di sarto dallo zio Ernesto – tra le prime rinomate sartorie della città attiva dal 1913 – colleziona, da oltre cinquant’anni, testimonianze e riconoscimenti di una clientela internazionale del mondo della cultura e dello spettacolo. Rilevante per il disordine artistico presente all’interno dell’atelier: tra grucce, rotoli di stoffe e manichini si trova una vera e propria galleria di opere di maestri del Ventesimo secolo: da Klimt a Chagall, da Braque a Man Ray, da Fontana a Morandi; e poi Capogrossi, Pomodoro, Pistoletto, Scanavino, César, Matta, Pignon, Schifano, Tápies… Bosi – Via Farini, 3 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/581975

campoCampo

Il negozio di calzature Campo, con l’insegna in bronzo e i soffitti decorati, continua la tradizione merceologica radicata dal 1929. Campo – Piazza Galvani, 1/c – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/221943

 

camporaCampora

Sotto il voltone si trova la pelletteria Campora che, già presente in città dal 1860, aprì un negozio specializzato in ombrelli agli inizi del Novecento nell’allora piazza Vittorio Emanuele. La famiglia De’ Giacomi, rilevata l’attività nel 1930, la conduce da tre generazioni con vendita di borsette, valigie, ombrelli. Campora – Piazza Maggiore, 2/i – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/224689

corticelCosetta Corticelli Calzature

La famiglia Corticelli ha una lunga tradizione professionale nella produzione di calzature fatte su misura: il nonno Adolfo era già attivo nel 1929 e ha trasmesso l’arte di fare scarpe al figlio Otello. Cosetta fin da piccola si appassionò a questo mestiere così artigianale e creativo affiancando il padre. Oggi nell’ex ghetto ebraico realizza forme per calzature personalizzate esclusivamente femminili, con ampia scelta di modelli, materiali e colori. Si possono trovare anche calzature pronte fatte artigianalmente. Cosetta Corticelli Calzature – Via Canonica, 3 – 40126 Bologna (BO) – Tel. +39 051 228661

depazDe Paz

La ditta De Paz – importatrice di tessuti dalla Gran Bretagna presente in città dal 1932 – vende articoli di maglieria e abbigliamento inglese per donna nel prestigioso negozio con interni degli anni ‘30. Ancora perfettamente conservato un fine lavoro di ebanisteria, realizzato con legni pregiati intarsiati, modella lo spazio, unitamente alla bella vetrina a tamburo con vetri molati. De Paz – Via Calzolerie, 2/d – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/236847 – Fax 051/231354

valliFermo Valli

Tessuti pregiati, sete, lane, chiffon di eleganti colori sono la proposta della ditta Fermo Valli, attiva dal 1907 e presente in città dal 1928. Fermo Valli – Via Rizzoli, 3/c – 40125 Bologna (BO) – Tel. +39 051 236626 – Fax +39 051 236626

FIORINIFiorini

Pietro Fiorini, nel 1919, apre a Bologna, in Piazza Maggiore, il negozio per il commercio di seterie, lanerie, drapperie e cotonerie fini. Il figlio Franco continuò il lavoro del padre, aiutato da validi collaboratori, dal dopoguerra fino agli anni 70′. A Franco è seguito il figlio Pier Luigi, che nel 2000 ha trasformato il negozio in vendita di abbigliamento per signora. Fiorini – Piazza Maggiore, 3/gh- 40124 Bologna (BO) – Tel. +39 051 228547

furlaFurla

Furla, fondata a Bologna nel 1927 dalla famiglia Furlanetto e presente con negozi in città dagli anni ‘50, è un’azienda specializzata in oggetti e accessori dedicati al mondo femminile, dalle borse alle cinture, ai portachiavi ed ai monili. Furla – Via Rizzoli, 40/c – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/225216

 galleriaGalleria Cavour

Galleria Cavour, progettata negli anni ’50 per il recupero di un isolato distrutto dagli eventi bellici, è la prima galleria commerciale bolognese, che ospita più di 30 boutique dei più famosi marchi di lusso. Principali marchi: Aspesi, Bottega Veneta, Bulgari, Burberry, Chopard, Brunello Cucinelli, Church’s, Emporio Armani, Fay, Fendi, Gentry Portofino, Gucci, Hogan, La Perla, Lamborghini, Louis Vuitton, Maserati, Michael Kors, Miu Miu, Prada, Saint Laurent, Tiffany & Co, Tod’s. Galleria Cavour – Via Luigi Carlo Farini – 40124 Bologna (BO)

nadirNadir

Nadir propone calzature, “moda comfort” con una linea di scarpe del proprio marchio e di grandi marche. Di tradizione famigliare da quattro generazioni iniziò come fabbrica di calzature. Dal 1934 è nell’attuale sede, dove conserva gli arredi d’epoca. Nadir – Via Castiglione, 9 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/228412

 

rimoRimondi

Il tradizionale negozio di calzature Rimondi abbraccia l’angolo tra Castiglione e Clavature con un susseguirsi di vetrine illuminate da lampadari con cristalli. Raffaele Rimondi nel 1921 subentrò alla Libreria Circolante Brugnoli, di cui mantenne gli scaffali. Le vetrine, l’insegna, i lampadari e gli arredi minuti risalgono agli anni ‘20. Rimondi – Via Castiglione, 5 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/233532

zaniZanichelli

Il tradizionale negozio di calzature Rimondi abbraccia l’angolo tra Castiglione e Clavature con un susseguirsi di vetrine illuminate da lampadari con cristalli. Raffaele Rimondi nel 1921 subentrò alla Libreria Circolante Brugnoli, di cui mantenne gli scaffali. Le vetrine, l’insegna, i lampadari e gli arredi minuti risalgono agli anni ‘20. Rimondi – Via Castiglione, 5 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/233532

nanniùNanni

Il tradizionale negozio di calzature Rimondi abbraccia l’angolo tra Castiglione e Clavature con un susseguirsi di vetrine illuminate da lampadari con cristalli. Raffaele Rimondi nel 1921 subentrò alla Libreria Circolante Brugnoli, di cui mantenne gli scaffali. Le vetrine, l’insegna, i lampadari e gli arredi minuti risalgono agli anni ‘20. Rimondi – Via de’ Musei, 8 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/221841

Antica Aguzzeria del Cavallo

Cominciò da Antonio Bernagozzi nel 1783, con l’affilatura e la vendita delle armi bianche, l’Antica Aguzzeria del Cavallo. L’affilatura delle lame avveniva nel cortile retrostante con una mola azionata da un cavallo. La secolare tradizione famigliare ha coniugato antiche merci con nuove proposte: forbici per tutti gli usi, qualificati oggetti per la casa, coltelleria tradizionale e ricercata per cucina, pesca e caccia. Antica Aguzzeria del Cavallo – Via Drapperie, 12/b – 40124 Bologna (BO) – Tel. +39 051 263411

Marzocchi

La ditta Marzocchi è presente in città dal ‘700; trasferita ai primi del Novecento nell’attuale sede, continua la vendita specializzata di articoli di casalinghi. Forniture per la casa, bicchieri, accessori da cucina, elettrodomestici, liste nozze. Marzocchi – Via Farini, 24 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/222575 e 051/2967302

pezzoPezzoli

Nei pressi di Piazza S. Stefano sotto il portico è ben riconoscibile il negozio specializzato in articoli per enologia della famiglia Pezzoli, attivo già dal 1848. Oggi ha arricchito l’offerta commerciale con prodotti per conserve, olio, liquori, birra e dolci. Pezzoli – Via S. Stefano, 7 – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/233823 – Fax 051/780197

zineZinelli Casa

Al termine di via Caprarie, con affaccio sulla Mercanzia, si trova una sequenza di ampie vetrine con cornici in terracotta: è la ditta della famiglia Zinelli, con due punti vendita: biancheria per la casa e tessuti per sartoria. Il negozio mantiene dal 1937 le imponenti scaffalature, con mostra delle pezze colorate dei tessuti, ed gli importanti banconi in legno. Zinelli Casa – Via Caprarie, 7 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223357

casaCasali

In un caratteristico cortile, si trova il laboratorio Casali cornici d’arte, che esegue lavori su misura. Casali – Via Clavature, 22 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/236250

paoloPaoletti

La famiglia Paoletti è presente in città dal 1950 come punto di riferimento per i marchi più famosi di fotografia. Nello storico negozio di Clavature sono presenti le vetrine d’epoca e l’antica insegna, nella nuova attività di palazzo dei Banchi propone anche corsi e mostre fotografiche. Paoletti – Via Clavature, 9/d – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/267656 – Fax 051/222550

Cacciari e Salvati

In un raffinato cortile tardo rinascimentale si trova dal 1900 Cacciari e Salvati, che da tre generazioni produce gioielleria e commercia grandi firme e orologi d’epoca. Cacciari e Salvati – Via Drapperie, 8 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/228308

carobbioCarobbio

L’oreficeria Carobbio – nell’Ottocento conosciuta come “All’insegna del Gesù” – da quattro generazioni garantisce prodotti orafi di qualità e gemme selezionate. Carobbio – Via Orefici, 1 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/227500 – Fax 051/267387

corniaCornia 1911

Una storica oreficeria bolognese Cornia, attiva dal 1911, tramandata in ambito familiare, vende gioielli e piccoli oggetti in argenteria e assiste la propria clientela nelle realizzazioni personalizzate. Cornia 1911 – Via Farini, 23/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/227991

veronesiFerdinando Veronesi & Figli

Vetrine con frontoni in legno, fregi, decori e insegne di Ferdinando Veronesi e Figli. Fondata nel 1893 in via Orefici, si è trasferita nel 1922 nell’allora piazza Vittorio Emanuele. La ditta, di tradizione familiare, è specializzata nell’orologeria ginevrina d’altissima qualità e in prestigiosi marchi di gioielleria. Ferdinando Veronesi e figli – Piazza Maggiore, 4/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/224835

fontanaFontana

All’imbocco di via Rizzoli un raro esempio di Liberty e Decò a Bologna: la gioielleria della famiglia Fontana, di lunga tradizione orafa. Il negozio si trova in palazzo Ronzani, costruito nell’area ottenuta dalla demolizione dell’antico Mercato di Mezzo, su progetto di Gualtiero Pontoni. Vetrate, arredi, lampadari – propri della originaria Profumeria Goselli – furono realizzati nel 1914 su disegno dell’architetto Paolo Sironi e sono interamente conservati nell’attuale gioielleria, che propone marche prestigiose di gioielli ed orologi. Fontana – Via Rizzoli, 1/2c – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/238646 – Fax 051/238646

menzaniMenzani

L’oreficeria, argenteria e gioielleria Menzani – originariamente “All’insegna del Leone” – ha mantenuto il gusto Decò nella vetrina, nell’insegna e negli arredi del 1935 realizzati dalla ditta Liporesi. L’ azienda familiare Menzani svolge attività nel commercio di preziosi in oro e argento dal 1905, quando succede alle ditte Laurati e Bracchi, nella continuazione della tradizione commerciale, che si svolge da centinaia di anni in via degli Orefici. Menzani – Via Orefici, 3 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223915

serrazanettiSerrazanetti

L’oreficeria Serrazanetti, gestita dalla famiglia da quattro generazioni, ha mantenuto intatto, nel bel negozio di via Orefici, il raffinato gusto Liberty. Sull’ingresso si può ancora vedere l’antica “Insegna del Colombo”. Serrazanetti – Via Orefici, 5/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/224654

balanzoneAl Balanzone

Situato all’interno del palazzo della Banca Nazionale poi d’Italia, con volte riccamente affrescate e vetrine incastonate in cornici decorate, la Famiglia Alcione dal 1970 gestisce la Carteria de “Al Balanzone 1870”. I gestori, forti della loro esperienza hanno deciso di continuare la loro avventura nella sede originale di via Farini 7 nel cuore nel centro storico della Città. Al Balanzone – Via Farini, 7 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/235267 – Fax 051/6561878

tinelloIl Tinello

Un piccolo e accogliente locale nel cuore di Bologna, a due passi dalle Due Torri, il ristorante “Il Tinello” dagli anni ‘50 si caratterizza con una cucina tipicamente bolognese, apprezzata da una affezionata clientela cittadina. Nel rispetto della migliore tradizione spazia dalla pasta fatta in casa – tagliatelle, lasagne, tortellini e gramigna – ai secondi, come la cotoletta alla bolognese e le polpette al sugo, per finire con i dolci della casa. Il tutto accompagnato da un’accurata selezione di vini. Il Tinello – Via Dei Giudei, 1 – 40126 Bologna (BO) – Tel. 051/221569

avroneOttica Avrone

Presente in città dal 1906, continuatore della ditta Lenzi fondata nel 1836, l’Ottica Avrone è di tradizione famigliare. Altamente specializzata, conserva anche collezioni di antichi strumenti ottici, occhiali e macchine fotografiche. Ottica Avrone – Via dell’Archiginnasio, 2/c – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/221421

otticaOttica Reggiani

L’insegna degli inizi del Novecento segnala l’Ottica Reggiani con laboratorio e vendita. Ottica Reggiani – Via de’ Foscherari, 19/b – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/220679

 

E oggi parliamo di Bologna, per conoscerla meglio…

Bologna: la dotta, la grassa, la rossa

Antichissima città universitaria, ospita numerosi studenti che animano la sua vita culturale e sociale. Nota per le sue torri e i suoi lunghi portici, possiede un ben conservato centro storico (fra i più estesi d’Italia), in virtù di un’attenta politica di restauro e conservazione avviata dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso, a dispetto dei gravi danni causati dagli sventramenti urbanistici della fine del XIX secolo e dalle distruzioni belliche.

La città, i cui primi insediamenti risalirebbero ad almeno un millennio prima di Cristo, è sempre stata un importante centro urbano, prima sotto gli Etruschi (Velzna/Felsina) e i Celti (Bona), poi sotto i Romani (Bononia), poi ancora nel Medioevo, come libero comune (per un secolo è stata la quinta città europea per popolazione). Importante centro culturale e artistico, questo ruolo fatica talvolta a esserle riconosciuto, mancando un “capolavoro” di rinomanza mondiale che possa attirare in massa i turisti: tuttavia, la sua importanza artistica e monumentale è basata su un insieme omogeneo di monumenti ed emergenze architettoniche (le torri medievali, i palazzi d’epoca, le chiese, la struttura del centro storico) e opere d’arte frutto di una storia architettonica e artistica di prim’ordine.

È sede di prestigiose istituzioni culturali, economiche e politiche e di uno dei più avanzati quartieri fieristici d’Europa. Nel 2000 è stata “capitale europea della cultura” e dal 2006 è “città della musica” UNESCO.

Bologna è la città dei portici: oltre 38 km nel solo centro storico. Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è in parte da attribuirsi alla forte espansione che Bologna ebbe nel tardo Medioevo, quando la città e la fiorente università divennero un polo ambito per studiosi e letterati di tutta l’Europa, ma anche per la popolazione proveniente dalla campagna. Di qui la necessità di sfruttare al massimo gli spazi e aumentare la cubatura delle case espandendo i piani superiori, dapprima con la creazione di sporti in legno sorretti da travature, e successivamente da portici sorretti da colonne. Come anche in altre città vicinanti, i portici consentono di percorrere buona parte delle strade cittadine al riparo da pioggia e neve. In quanto area di incontro fra spazio pubblico e privato, furono anche un mezzo per l’espansione di attività commerciali e artigiane, nonché di socializzazione.

In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente basilica di San Petronio costruita per volere del Comune (e infatti le abitazioni presenti sul terreno in cui edificare furono acquistate con soldi pubblici) fra il 1390 e il 1659. Presenta un portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia, mentre all’interno si trovano alcune cappelle notevolmente decorate. Nella navata sinistra, sul pavimento, è visibile la meridiana più grande del mondo, progettata dal matematico Giovanni Domenico Cassini e realizzata nel 1655. Nella Piazza Maggiore si trovano la fontana del Nettuno, opera del Giambologna; il Palazzo Comunale (XIII e XV secolo) e il Palazzo del Podestà, riedificato nel 1485 accanto al duecentesco Palazzo Re Enzo.

Di notevole interesse la chiesa di San Francesco del XIII secolo (anche se ha subito notevoli interventi nel XIX secolo e nel secondo dopoguerra), primo esempio di gotico francese in Italia, e gli adiacenti i monumenti funebri dei glossatori, e la chiesa di San Domenico del XIII secolo, con l’arca in cui sono conservate le spoglie del santo: il sarcofago fu realizzato nel 1264-1267 da Nicola Pisano e bottega, mentre la cimasa è opera di Niccolò dell’Arca, fu iniziata nel 1469 e, essendo rimasta incompiuta dopo la sua morte nel 1494, è completata da alcune piccole statue di Michelangelo; all’interno della basilica, da notare anche il Sepolcro Tartagni di Francesco di Simone Ferrucci.

In piazza Santo Stefano spicca il complesso di Santo Stefano, noto anche come “le Sette Chiese” a causa della sua notevole articolazione in numerose chiese e cappelle collegate da un cortile e da un chiostro. Il nucleo originale fu edificato nell’VIII secolo su un tempio pagano del II secolo dedicato alla dea egizia Iside, del quale resta un architrave con dedica alla dea, murato all’esterno, e alcune colonne di granito africano, all’interno. L’impianto architettonico principale è marcatamente romanico, nonostante alcune modifiche successive. Qui erano conservate fino al 2000 le spoglie di San Petronio, ora traslate nella omonima basilica; alcune cappelle del complesso sono dedicate ai caduti italiani nei conflitti mondiali.

Notevoli anche la cattedrale di San Pietro (ricostruita al XVII secolo); San Giacomo Maggiore (1263), in stile gotico e con elegante portico rinascimentale; la Basilica di Santa Maria dei Servi (eretta tra il XIV e il XVI secolo), con una Maestà di Cimabue e un suggestivo quadriportico; Santa Maria della Vita (è la chiesa del primo ospedale di Bologna, fondato nel 1260), al cui interno si trovano le preziosissime terrecotte delle Marie Piangenti, note come Compianto sul Cristo morto e realizzate da Niccolò dell’Arca tra il 1463 e il 1490.

Sul Colle della Guardia a circa 300 m s.l.m. e a sud-ovest del centro storico si trova il caratteristico santuario della Madonna di San Luca (1765), che si raggiunge per una lunghissima e suggestiva via porticata del XVII e XVIII secolo (la più lunga al mondo, ben 3,796 km e dotata di 666 archi).

Su un colle adiacente al Colle della Guardia, sorge l’Eremo di Ronzano, tipico convento di campagna costruito nel 1140 e riconsacrato ai frati Servi di Maria dal 1921. Oggi ospita il nuovo centro di genetica d’eccellenza dell’Università di Bologna.

In via De’ Gombruti 7 è presente una sinagoga del 1954 su progetto di Guido Muggia.

Poco lontano dal centro storico si trova il Cimitero della Certosa. Aperto nel 1801, quindi tre anni prima del più famoso Père-Lachaise di Parigi, sopprimendo e trasformando un importante convento certosino, quello della Certosa di Bologna è da ritenersi il primo vero cimitero italiano moderno concepito per l’intera comunità. Nel corso dei secoli è diventato un cimitero monumentale, scrigno di arte e di storia, degno sicuramente di una visita.

Le torri gentilizie di Bologna, di origine medioevale, sono uno dei tratti più caratteristici della città. Secondo il conteggio effettuato da Giovanni Gozzadini nel XIX secolo, le torri nel Medioevo sarebbero state addirittura più di centottanta (una enormità rispetto all’estensione della città di allora). Stime condotte con metodi più moderni riducono questo numero a novanta-cento tra torri e case-torri, un valore comunque considerevole considerando il notevole sforzo necessario all’epoca per edificare costruzioni simili. Di esse ne esistono ancora diciassette. Fra le torri superstiti si possono citare la Torre Azzoguidi (61 metri di altezza), la Torre Prendiparte (59,50 metri), e le ben più note Torre degli Asinelli e Garisenda.

Le due torri sono i monumenti simbolo della città: la Torre degli Asinelli (97,20 metri, la torre pendente più alta d’Italia) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48) edificate per volere di nobili ghibellini nel XII secolo. La più pendente delle due, la Garisenda, fu citata più volte da Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, XXXI, 136-140) e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.

«Qual pare a riguardar la Garisenda
‘sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada
sovr’essa sì, che ella incontro penda
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare …»
(Dante Alighieri – Inferno, XXXI, 136-140)

In epoca storica Bologna ebbe tre cerchie di mura: la più antica fu costruita in blocchi di selenite in epoca tardo-antica. La seconda cerchia, detta “dei Torresotti” o “del Mille” è tradizionalmente attribuita alla metà del XII secolo, anche se ora gli storici hanno preso in considerazione una retrodatazione di circa un secolo.

La terza e ultima più grande cerchia di mura risale al XIII e XIV secolo, e non ebbe mai un’efficacia difensiva. Di essa – dopo il discutibile abbattimento avvenuto all’inizio del XX secolo – sono rimaste dieci delle dodici porte e alcuni piccoli tratti murari.

Entro il tracciato di queste mura il tessuto urbano della città è rimasto in gran parte intatto: questo lo rende uno dei centri storici più estesi d’Italia.

A Bologna è nata una delle prime “Chinatown” italiane. I primi insediamenti di cinesi risalgono agli anni trenta, ampliatisi poi negli anni cinquanta e ottanta con nuovi arrivi. L’area in cui si stabilirono fin dall’inizio comprende le zone della Bolognina e di Corticella (soprattutto attorno a via Ferrarese).

Nel capoluogo emiliano si conta una comunità gay e gay-friendly molto numerosa, basti pensare che gli iscritti al circolo locale dell’Arcigay, il Cassero LGBT Center, sono circa diciottomila (in Italia è seconda solo a Milano con ventimila iscritti). Vi sono, pertanto, molte attività legate alla comunità gay, come bar e discoteche (a partire dal locale sottostante la sede del Cassero, la Salara), associazioni, e persino squadre sportive (per esempio Boga Volley e Boga Basket) e gruppi musicali (il coro Komos).

Nella cultura popolare Bologna è nota come la grassa (per la cucina), la dotta (per l’università) e la rossa (per il colore dei mattoni degli edifici del centro storico, anche se spesso l’aggettivo è riferito al pensiero politico “rosso” diffuso tra la popolazione della città).

Nel 2000 Bologna è stata Capitale europea della cultura, mentre nel 2006 è stato conferito alla città il riconoscimento da parte dell’UNESCO di Città creativa della musica, la prima in Italia, la seconda in Europa dopo Siviglia. Nel 2008 lo Zecchino d’Oro dell’Antoniano di Bologna è diventato “Patrimonio per una cultura di pace” UNESCO, prima trasmissione televisiva al mondo a ricevere un riconoscimento di questo tipo. In realtà la manifestazione canora per bambini nacque presso la Casa per Orfani Don Trombelli, in Via Odofredo, ma l’ideatore fu un frate dell’ Antoniano.

Nel 1988 a Bologna si è tenuta la Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, considerata la più importante vetrina mediterranea della creatività giovanile.

L’Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale. La data della sua fondazione è stata fissata convenzionalmente nell’anno 1088. La vita della città e quella dell’università sono intimamente connesse fin dal medioevo, facendole meritare l’appellativo di Bologna la dotta. Si articola in undici Scuole e trentatré Dipartimenti e nell’anno accademico 2012/13 ha ospitato circa novantamila studenti. Secondo la classifica mondiale delle università QS World University Rankings, l’Università di Bologna è la prima università italiana e la 182ª nel mondo. Inoltre risulta essere l’università italiana maggiormente scelta dagli studenti stranieri del Progetto Erasmus, con circa millesettecento presenze nel 2013. L’alto numero di studenti, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, ha un notevole impatto sulla vita della città. Se da una parte questo afflusso contribuisce a vivacizzare in maniera significativa un centro storico in cui l’età media dei residenti sarebbe molto alta, d’altro canto le amministrazioni locali devono spesso confrontarsi con problemi di ordine pubblico e di sporcizia legati all’animata vita notturna della zona universitaria. Nel 1968 la facoltà più antica dell’Università (Giurisprudenza) aveva a disposizione due sole aule per gli studenti del primo anno. Fu l’anno in cui gli studenti politicizzati occuparono l’Università, costrinsero i Professori a fare esami collettivi; per ulteriore danno abolirono anche la bellissima festa della matricola, e perfino il cappello universitario di tradizione rinascimentale italiana.

School of Advanced International Studies (SAIS), che conta nel centro scolastico emiliano più di seimila alunni di oltre cento nazionalità diverse. In città vi è anche una sede del Dickinson College, con un programma attivo fin dal 1964, dove studiano circa un migliaio di ragazzi prevalentemente statunitensi.

Numerosi editori hanno sede nel bolognese, sviluppandosi principalmente nei settori della scolastica, della saggistica universitaria, della letteratura, del fumetto e dell’arte. Vi sono inoltre diversi service editoriali e agenzie letterarie.

Bologna fu patria di numerosi pittori, quali Vitale da Bologna, Simone dei Crocifissi, Lippo di Dalmasio, Amico Aspertini, Francesco Francia, il Domenichino, i Carracci, il Guercino, Guido Reni. Vi operarono inoltre Giotto, Raffaello, Lorenzo Costa, il Parmigianino e Donato Creti. Le opere di questi artisti si possono ammirare nelle chiese e palazzi cittadini, nonché nella Pinacoteca nazionale. In epoca moderna, Bologna diede i natali a Giorgio Morandi (a cui è dedicato l’omonimo museo), mentre vi operarono artisti quali Concetto Pozzati.

In ambito scultoreo, operarono a Bologna artisti del calibro di Niccolò dell’Arca, Jacopo della Quercia, Michelangelo, Giambologna, Alfonso Lombardi e, più recentemente, Nicola Zamboni.

In Italia, Bologna è la seconda città con maggior numero di posti in sale cinematografiche per abitanti (superata solo da Campobasso, che però ha una popolazione molto più esigua), e la diciannovesima in Europa.

«Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli,
col seno sul piano padano e il culo sui colli.»
(Francesco Guccini, Bologna)

A partire dalla fine degli anni ottanta, Bologna è stata una delle città più importanti per la cultura hip hop, venendo da alcuni definita La Mecca dell’hip hop italiano grazie ad artisti e gruppi come Neffa, Sangue Misto, i Camelz Finezza Click, Joe Cassano, Deda, Inoki, e grazie a luoghi presso la quale questa cultura veniva supportata e spinta fin dai primi anni novanta, come il centro sociale Isola nel Kantiere. Negli Anni 2000 invece la città di Bologna è stata rappresentata in ambito hip hop dalla Porzione Massiccia Crew, fondata dal rapper Inoki, una delle prime crew hip hop multietniche in Italia.

La città ha anche una grande tradizione nella musica leggera contemporanea, con molti musicisti e cantautori di successo e una miriade di artisti emergenti, tanto da poter definire una scena musicale bolognese. Fra questi, ricordiamo: Lucio Dalla, Gianni Morandi, Stadio, Luca Carboni, Samuele Bersani, Lùnapop, Cesare Cremonini, Riccardo Fogli, Andrea Mingardi, Pooh, Dodi Battaglia, Skiantos, Neffa, Cristina D’Avena, GemBoy, Beppe Maniglia.

La fama internazionale della cucina bolognese risale al Medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati. Tuttavia, la tradizione gastronomica di Bologna è strettamente legata all’Università: la mescolanza di numerosi studenti e professori di nazionalità diverse arricchì la cultura gastronomica, e rese necessaria una buona organizzazione dell’approvvigionamento alimentare. Le numerose ricette di origine bolognese, diffuse in tutto il mondo come eccellenze della cucina italiana (ad esempio il ragù), unite al fatto che in città proliferano le attività commerciali legate al cibo, hanno spesso condotto la stampa italiana e straniera ad attribuire a Bologna l’appellativo di Città del cibo o anche con l’inglese City of food. Fra i prodotti tipici della cucina bolognese troviamo: le tagliatelle, i tortellini, il ragù bolognese, le lasagne verdi alla bolognese, la zuppa imperiale, i passatelli, il friggione, la mortadella, la cotoletta alla bolognese, gran fritto misto alla bolognese, gran bollito alla bolognese, le rane in umido, le crescentine, la crescenta bolognese, il certosino di Bologna, la pinza bolognese.

Sui colli bolognesi vi sono numerose aziende vinicole che producono varie tipologie di vino tipiche, fra cui il Pignoletto DOCG.

L’area metropolitana di Bologna costituisce una delle prime 10 città metropolitane italiane e conta una popolazione di oltre 1 milione di abitanti, con una rilevante influenza economica e culturale sulle città e regioni limitrofe. A questo proposito lo scrittore Carlo Lucarelli, nel suo romanzo Almost Blue, fa dire ad uno dei personaggi «Quella che lei chiama Bologna, è un cosa grande, che va da Parma fino a Cattolica … dove davvero la gente vive a Modena, lavora a Bologna e la sera va a ballare a Rimini … è una strana metropoli … che s’allarga a macchia d’olio tra il mare e gli Appennini».

Secondo la classificazione detta FURs (perimetrazione basata sui flussi pendolari) il nucleo urbano della città di Bologna ha una popolazione di 991.385 abitanti (al gennaio 2013).

Inoltre, ormai si va profilando la fusione con l’area urbana di Modena (dalla quale la separano solo pochi chilometri lungo gli assi della via Emilia e della via Bazzanese), con una popolazione dell’intera area che raggiunge 1.400.000 persone; lo stesso Aeroporto di Bologna-Borgo Panigale è al servizio diretto dell’intera provincia modenese e dei suoi poli produttivi tessile (Carpi), delle ceramiche (Sassuolo) e del biomedicale (Mirandola).

Avendo una grande tradizione culinaria, a Bologna sono molto diffusi i negozi di prodotti tipici. Nel Quadrilatero (una zona del centro storico delimitata dalle strade: via Rizzoli, via Castiglione, via Farini, via dell’Archiginnasio), separato da piazza Maggiore dal Palazzo dei Banchi, troviamo l’antico Mercato di Mezzo, dove le strade portano ancora i nomi degli artigiani che qui, nel Medioevo, avevano ubicato le loro botteghe: via degli Orefici, via Drapperie (sarti), via Pescherie Vecchie, via Clavature (fabbri), via Caprarie (macellai). Attraverso un’attenta politica comunale di conservazione, tuttora sono rimaste intatte le antiche insegne delle botteghe, restaurate, sopra le nuove attività. Nel mercato all’aperto, fra i vari banchi, si possono acquistare prodotti che vanno dalla frutta e la verdura ai pesci, dai tortellini ai mazzi di fiori. È inoltre presente un mercato coperto che nel 2014 ha riaperto al pubblico completamente rinnovato.

Sempre nel distretto commerciale del Quadrilatero sono presenti, inoltre, moltissime attività di abbigliamento, gioielli, artigianato, bistrot, oltre a numerose boutique e showroom di alta moda, concentrate in particolar modo fra Galleria Cavour, via Farini, il Pavaglione e via D’Azeglio pedonale. Altre strade dedicate allo shopping, ma di carattere più mainstream, sono le tre vie che formano la cosiddetta “T”: via dell’Indipendenza, via Rizzoli e via Ugo Bassi. Da quest’ultima, si prosegue in via San Felice, che ospita diverse boutique e alcuni monomarca. In via delle Moline e dintorni, nella zona universitaria, troviamo attività artigianali di abbigliamento e arredo. Corte Isolani, una galleria medievale che collega Piazza Santo Stefano a Strada Maggiore è stata recentemente ristrutturata, diventando sede di piccole boutique, caffè, ristoranti e un laboratorio di marionette, e ospita rassegne e mostre e, in maggio, un’esposizione di orchidee. In Via Rizzoli è presente un Apple Store, il primo in Italia non situato in un centro commerciale, ma in centro storico.

È in notevole crescita il commercio dell’usato. Bologna è la città in Italia che registra il maggiore aumento di negozi dell’usato: si vendono dai libri ai vestiti, dai mobili agli oggetti di design. Nella provincia di Bologna il mercato dell’usato è cresciuto dell’8,3% rispetto al 2009, seguita dalle provincie di Brescia e Milano[66].

A Bologna la pallacanestro è uno sport molto radicato. Negli anni novanta la città si è guadagnata l’appellativo di Basket City (“la città della pallacanestro”) grazie alla contemporanea militanza ai vertici dell’Europa delle due squadre bolognesi: la Virtus, vincitrice di 15 Scudetti e 2 Eurolega-Coppa Campioni, che milita in Serie A, e la Fortitudo, che ha vinto per 2 volte il campionato.

Nel panorama sportivo bolognese spicca inoltre la Ducati, storica azienda di Borgo Panigale fondata nel 1926 che, nell’immediato dopoguerra, ha iniziato la produzione di motoveicoli. In particolar modo, negli ultimi vent’anni, l’azienda ha conquistato un invidiabile palmarès di vittorie nel campionato mondiale Superbike (moto da corsa derivate dalla produzione di serie – quattordici titoli mondiali Costruttori e dodici titoli mondiali Piloti), e dal 2003 è diventata una delle protagoniste del Campionato del Mondo della classe MotoGP, vincendo il titolo mondiale nel 2007 con Casey Stoner. Inoltre a Sant’ Agata Bolognese si trova la fabbrica delle prestigiose auto Lamborghini.

I gioielli della nostra Regione. Oggi parliamo di…

Bobbio (PC) – Santa Maria in Monte Penice
La chiesa dalla fonte curativa

Sul Monte Penice, nei pressi di Bobbio, sorge il Santuario di Santa Maria in Penice dedicato alla Madonna. Venne fondata dalla regina longobarda Teodolinda.

Quando San Colombano, giunse a Milano in seguito a innumerevoli peripezie e fughe, fu accolto e protetto dal re longobardo ariano Agilulfo e da sua moglie, la regina Teodolinda. Questi gli chiesero un aiuto sulla questione tricapitolina, ovvero su un avvicinamento tra loro e la chiesa. La cosa ebbe successo e come ricompensa gli venne regalato un ampio suolo per costituire un centro di vita monastica a Bobbio. La stessa regina Teodolinda salì sul Monte Penice con San Colombano per mostrargli il territorio e fargli promettere di dedicare su quella cima una chiesetta alla Madonna. Nacque così il santuario. Esiste anche una seconda versione, forse Teodolinda la fece costruire dopo la morte di San Colombano, durante la visita alla sua tomba.

Vi è comunque un’altra leggenda. Nei pressi del santuario esiste la Cascata del Carlone che crea un bel laghetto termale. Pare che nel medioevo scoppiò la peste, ma i monaci si salvarono perchè si dissetavano e si lavavano proprio con queste acque termali, definendole “acque miracolose”. Così riuscirono a salvare non solo gli abitanti di Bobbio, ma anche i pellegrini che percorrendo la via francigena chiedevano loro soccorso!

“I gioielli della nostra Regione”. Oggi parliamo di…

ARDOLA DI ZIBELLO (PR) – SANTUARIO DI SAN ROCCO
LE FONTI MIRACOLOSE

Il settecentesco Santuario di San Rocco in Ardola di Zibello svetta nella campagna parmense con la sua facciata slanciata e con la storia, decisamente affascinante, che lo riguarda.

Il sacro edificio, pur con evidenti problemi strutturali, in buona parte risolti grazie all’iniziativa del locale Comitato San Rocco, rimane a testimoniare gli eventi prodigiosi accaduti nell’anno 1746 in occasione di una terribile epidemia di peste.

Il 15 luglio di quell’anno, mentre numerosi fedeli si trovavano davanti al vecchio oratorio di San Rocco (che sorgeva laddove oggi si trova il Santuario) per implorare il Santo ed impetrare benedizioni celesti affinché avesse finalmente termine la calamità, improvvisamente, davanti allo sguardo stupito dei presenti, in un piccolo fosso che correva, come corre ancora oggi, poco distante, in fregio alla strada comunale, scaturirono due sorgenti d’acqua, sul principio di colore “rossetto” per assumere poi una colorazione più naturale, come si legge nel prezioso diario lasciato dal parroco don Bartolomeo Zerbini.

L’evento in sé venne ritenuto subito come innaturale e straordinario, attesa l’aridità del suolo, la stagione estiva e la persistente siccità che si stava manifestando lì come altrove. La popolazione, conscia del fatto che si stava verificando un fenomeno soprannaturale, iniziò ad abbeverare gli animali colpiti da pestilenza, i quali immediatamente guarivano in maniera prodigiosa. Diffusasi ben presto la voce del fatto miracolosa, i fedeli d’ogni parte accorrevano numerosi per pregare, elargire elemosine e celebrare feste in onore del Santo protettore. Giungevano pellegrini anche dalla vicina Lombardia, e dalla provincia di Cremona in particolare, dimostrandosi particolarmente devoti alla popolarissima figura di San Rocco che si venerava in Ardola.

In appena pochi giorni venne raccolto tanto denaro da consentire l’edificazione di un nuovo e più ampio oratorio del quale, il giorno 24 settembre di quello stesso anno, si posero le prime pietre della fondamenta. Nel settembre di tre anni più tardi, il sacro edificio era già terminato ed il giorno otto del susseguente mese di ottobre veniva solennemente benedetto da Monsignor Missini, vescovo di Borgo San Donnino (l’odierna Fidenza). Ancora nelle sue memorie don Zerbini scrive: L’Oratorio è quello che ora si ammira per la sua elegante costruzione d’ordine Corinto, lavoro senza dubbio di abilissimo architetto di cui non si conosce il nome.
Della comparsa delle sorgenti di acqua prodigiosa e degli effetti miracolosi per gli animali e per gli uomini, Monsignor Adeodato Volpi, Arciprete e Canonico della vicina parrocchia di Pieve Ottoville, nella sua qualità di Vicario Foraneo, venne incaricato dal vescovo Monsignor Missini di redigere una relazione. Nella stessa, redatta a stampa e tuttora conservata nell’Archivio Parrocchiale di Zibello, il sacerdote, non solo conferma gli eventi così come si sono manifestati, ma dà puntualmente conto delle guarigioni riportando nome e cognome, oltre l’infermità della quale erano colpite, delle persone delle quali riferisce. Monsignor Volpi conclude il suo resoconto riconoscendo la veridicità dei miracoli operati da Dio per intercessione di San Rocco.

Dopo un lungo periodo di declino, il Santuario, che anche al suo interno presenta numerosi “richiami” alle pestilenze, sta andando incontro ad una lenta ma significativa opera di valorizzazione e di restauro ed ancora oggi sono numerose le persone che si recano alle sue fonti per ottenere grazie…

La chiesa oggi risulta in stato di decadimento nonostante un tempo, grazie agli innumerevoli pellegrinaggi verso le acque miracolose, era una delle più importanti della zona. Difficile stabilire i motivi per cui la chiesa sia stata abbandonata; forse per le dimensioni ridotte del paese e anche per lo scarso interesse di diversi sacerdoti.
In questi anni, dopo un lungo declino, il Comitato di San Rocco, di cui l’articolo, è riuscito a recuperare un po’ di fondi e ad avviare i primi restauri. Solo a lavori avvenuti si è scoperto che in oltre due secoli questa chiesa ha avuto periodi molto altalenanti…a momenti “gloriosi” se ne sono alternati altri di incuria e abbandono. Ma ogni volta, guarda caso, per un motivo o per l’altro, è sempre capitato qualcosa che riportava lustro e vigore a questo luogo….una mano dall’alto??

Dei fatti accaduti non ci si è mai dimenticati perchè, pur nei periodi di declino e abbandono, la gente ha sempre tramandato la memoria di quanto accaduto indicando, in pratica, che i due pozzi davanti alla chiesa, celano qualcosa di straordinario.

Cerco casa disperatamente…

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