Apre la nuova terrazza di San Petronio, un punto di vista inedito sui tetti di Bologna…

Apre la terrazza della Basilica di San Petronio:
un nuovo punto di vista, sui tetti di Bologna…

Vista da qui, è ancora più bella: Bologna dalla terrazza di San Petronio

 

Vista da qui, è ancora più bella: Bologna dalla terrazza di San Petronio

Apre la nuova terrazza di San Petronio, un punto di vista inedito sui tetti di Bologna dal ponteggio allestito per il restauro dell’abside e del tetto. Mentre la basilica rimane blindata per l’allerta terrorismo, ora c’è un nuovo punto di vista sui tetti di Bologna, ed è quello regalato dalla “scalata” dei ponteggi che danno su piazza Galvani. Anche qui ci sono i controlli, prima di salire, e i visitatori vengono monitorati da 4 telecamere. Ma il panorama, visto  sostanzialmente dall’altezza della Garisenda, merita la visita. “Vogliamo restaurare questo lato della basilica e ci servono circa 1,5 milioni – spiega il presidente degli amici di San Petronio, Gian Luigi Pagani – ora con la pubblicità esposta sul ponteggio e con i 3 euro di contributo richiesto a chi vuole salire, speriamo di raggranellare la somma necessaria”. Lungo le scale sono state montate delle reti “per mitigare l’effetto di vertigine – spiega Paolo Gramigna dell’omonima ditta di ponteggi – e per evitare che cadano dall’alto i telefonini usati per i selfie”. Si può salire anche in ascensore e gli accompagnatori hanno seguito un corso “ad hoc”, per condurre bolognesi e turisti dove fino ad ora “osava” solo la coppia di falchi che abita in un nido tra i mattoni della basilica (a cura di ELEONORA CAPELLI, foto GIANLUCA PERTICONI / EIKON STUDIO)

Oggi parliamo di… Rimini, la città del divertimento!

Rimini, la città del divertimento…

Rimini è il principale, nonché più popoloso, centro della Riviera romagnola e la seconda città per numero di abitanti (dopo Ravenna) di tutta la Romagna. Località di soggiorno estivo di fama internazionale, si estende per 15 km lungo la costa del mare Adriatico con hotel, locali notturni, attrezzature balneari e impianti sportivi. Lo sviluppo del turismo, avviato nel 1843 con la fondazione del primo Stabilimento balneare, si affermò definitivamente nel secolo successivo, perdendo l’originaria connotazione aristocratica e mondana e trasformandosi in fenomeno di massa.

Rimini non è però solo un luogo di villeggiatura della Riviera romagnola, ma anche una città di livello storico-culturale non indifferente (anche se quest’aspetto viene solitamente posto in secondo piano rispetto a quello più famoso di capitale della vita notturna e mondana). Colonia fondata infatti dai Romani nel 268 a.C., per tutto il periodo della loro dominazione è stata un fondamentale nodo di comunicazione fra il nord e il sud della penisola, e sul suo suolo gli imperatori romani eressero monumenti quali l’Arco d’Augusto, il Ponte di Tiberio e l’Anfiteatro; mentre durante il primo Rinascimento, sotto i Malatesta, la sua corte è stata una delle più vivaci dell’epoca, ospitando artisti del calibro di Leon Battista Alberti, Piero della Francesca, Roberto Valturio, Matteo de’ Pasti e producendo opere quali il Tempio Malatestiano (all’interno vi sono collocate anche opere di Giotto e Piero della Francesca). Nell’Ottocento è stata poi una delle città più attive sul fronte rivoluzionario, ospitando molti dei moti volti all’unificazione, mentre durante la seconda guerra mondiale la città fu teatro di duri scontri e aspri bombardamenti, ma anche di una fiera resistenza partigiana, che le valse l’onore di una medaglia d’oro al valore civile.

Rimini, una delle capitali del divertimento della riviera romagnola, è capoluogo dell’omonima provincia ed è città ricca di monumenti e tesori artistici. Località balneare di fama internazionale, ogni estate è affollata da migliaia di turisti che la scelgono per le sue spiagge e soprattutto per la sua movida notturna.

Sempre tra le testimonianze di epoca romana va annoverata la Domus del Chirurgo, scoperta proprio nel centro città e che si estende su oltre 700 metri quadrati. Si tratta di un’abitazione di epoca imperiale (II secolo d. Approfondimento Guida ai parchi della Riviera romagnola (clicca qui) C.) dove sono stati ritrovati circa 150 strumenti chirurgici e che mantenuto bellissime pavimentazioni musive.

Imperdibile poi Castel Sismondo, la residenza malatestiana che oggi è stata trasformata in uno spazio espositivo, dove trovano posto mostre di carattere internazionale. Caratteristico il quartiere attorno alla trecentesca chiesa di San Giuliano, è il borgo dei pescatori e merita una visita.

 

Rimini è inoltre nota su tutto il territorio nazionale per la sua Fiera, dove nel corso dell’anno si svolgono importanti manifestazioni culturali ed eventi espositivi che riguardano vari settori: dal tempo libero all’alimentazione, dal turismo all’ambiente. Da qualche anno infine, la città organizza nel primo weekend di luglio la Notte Rosa, evento che coinvolge tutta la riviera romagnola e colora di rosa l’intera città, invasa da chiunque voglia divertirsi e partecipare alle diverse iniziative proposte.

Rimini si estende per molti chilometri lungo la riviera romagnola e le sue diverse frazioni ospitano diverse attrazioni turistiche. Tra esse, sono da visitare il parco a tema di Fiabilandia a Rivazzura, Italia in miniatura a Viserba e il luna park di Miramare.

Persone legate a Rimini: numerose sono le persone celebri nate e vissute a Rimini, o legate alla città, che si sono distinte in ambito scientifico, artistico, culturale, letterario, musicale, teologico, politico e sportivo. Tra i riminesi più illustri si ricordano San Gaudenzio, vescovo di Rimini, lo storico Roberto Valturio, il condottiero e signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta, il cardinale Michelangelo Tonti, il giureconsulto Alessandro Gambalunga, il medico, anatomista e letterato Giovanni Bianchi, il naturalista Giovanni Antonio Battarra, il cardinale e diplomatico Giuseppe Garamp, il poeta e scrittore Aurelio de’ Giorgi Bertola, lo storico Luigi Tonini, il regista di fama mondiale Federico Fellini, il motociclista Renzo Pasolini, il giornalista Sergio Zavoli, lo storico dell’arte Antonio Paolucci, il cestista Carlton Myers. Sono inoltre legati alla città Giulio Cesare, che secondo la tradizione qui arringò le sue truppe prima della marcia su Roma, Giotto, Piero della Francesca, Alfredo Panzini e Giovanni Pascoli.

Tra le tipicità Riminesi troviamo una grande quantità di formaggi come lo squacquerone, utilizzato spesso per farcire le piadine, il ‘’Cacio’’, pecorino tipico locale, il pecorino di Fossa di Mondaino.

Nella provincia di Rimini si produce anche dell’ ottimo miele grazie alla presenza di piante, fiori, zone boschive e coltivate.

La denominazione di origine controllata ‘’Colli di Rimini’’ caratterizza i vini tipici prodotti in questa zona, tra questi il vino ‘’Albana’’ doc, i vini Felliniani, il Cagnina doc, il Pagadebit, il Trebbiano e il Sangiovese tutti doc.

Le Botteghe Storiche di Bologna…

Le botteghe storiche di Bologna

Paolo Atti & Figli

In palazzo Atti, costruito dalla famiglia nel 1907, si trova l’omonimo panificio. Paolo Atti rilevò nel 1903 l’attività da Enrico Zambelli, già noto per la produzione di tortellini e “pasta di lusso”. Il negozio di Caprarie – luogo di frequentazioni illustri quali Giosuè Carducci, Giorgio Morandi e Alfredo Testoni – è unito internamente al negozio di Drapperie, il primo forno aperto dalla famiglia Atti in città. La ditta Atti, per essere sempre gestita dalla stessa famiglia dalla sua fondazione, per aver conservato inalterati gli arredi originali dei due negozi ed essere ancora punto di incontro di personalità della cultura e della gastronomia, è stata ammessa a fare parte della prestigiosa Associazione dei Locali Storici d’ Italia. Oggi i due punti vendita rimangono protagonisti nella zona più bella e vissuta della Bologna antica. La naturale predisposizione di Paolo Atti & Figli alla ricerca e l’innovazione ha portato oggi il negozio di via Caprarie alla creazione di uno spazio dove poter gustare le specialità calde direttamente dal forno. Atti – Via Caprarie, 7 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/220425

zanettiDante Zanetti

All’angolo con vicolo Ranocchi c’è il panificio Dante Zanetti precedentemente situato in via Orefici. Il capostipite Dante, appartenente a una famiglia di panificatori, avviò diverse attività in città; tra le specialità eccelle il tortellino. Dante Zanetti – Via Pescherie Vecchie, 6/b – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/220541

davideDavide di Coltelli

I caratteristici banchi di ortofrutta che invadono la strada sono spesso di lunga tradizione familiare. Davide continua l’attività tramandata di generazione in generazione e vende ogni giorno frutta e verdura freschi. Davide di Coltelli – Via Pescherie Vecchie, 7/c – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/235496

gilbertoGilberto

La drogheria e bottiglieria Gilberto di tradizione familiare dal 1905 propone vini e liquori, salse, sughi e aceto balsamico, cioccolate e dolciumi. Gilberto – Via Drapperie, 5 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223925

baitaLa Baita

Nella più antica area commerciale, con affaccio su via Pescherie, si trova La Baita una delle più fornite formaggerie e salumerie della città. Gestita dal 1987 dalla famiglia Chiari, propone formaggi freschi artigianali e selezionati prodotti tipici in un’ambiente che ricrea con materiali tradizionali una raffinata atmosfera rustica. La Baita – Via Pescherie Vecchie, 3 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223940

caffeLa Bottega del Caffé

La Bottega del Caffè, della famiglia Filicori, è specializzata da tre generazioni nella torrefazione con un proprio marchio e nel commercio di dolciumi, cioccolato, liquori, the e generi coloniali. La Bottega del Caffè – Via Orefici, 6 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/236720

majaniMajani

Il negozio Majani raffinato ed elegante è in città il punto vendita del cioccolato e della confetteria di Casa Majani, che produce dal 1796 prodotti di alta qualità. Majani – Via Carbonesi, 5 – 40123 Bologna (BO) – Tel. 051/234302

 

mercatoMercato di Mezzo

l più antico mercato della città, ospita il meglio dei prodotti del territorio, da acquistare o consumare sul posto: carne, pesce, salumi, formaggi, frutta, pane, pizza, pasta, gelati e pasticceria, vini e birra. Il Mercato di Mezzo è uno dei luoghi storici più rappresentativi della cultura del cibo bolognese, a due passi da Piazza Maggiore: fin dal Medioevo è stato questo il luogo dei sapori e dell’incontro, del commercio, della memoria e della tradizione gastronomica della città. Trasformato, dopo l’Unità d’Italia, nel primo mercato coperto della città, è stato oggetto nel 2014 di un importante progetto di recupero e riqualificazione. La struttura si articola su tre piani, ed è uno spazio dove acquistare o consumare sul posto prodotti enogastronomici e piatti di eccellenza. Al piano terra si trovano grandi e piccoli tavoli di uso comune ed i chioschi alimentari, collocati nelle nicchie laterali come nella pianta ottocentesca: carne, pesce, salumi, formaggi, frutta, pane, pasta, gelati e pasticceria, vini. Al primo piano si trova la pizzeria e nel piano interrato, con suggestive volte a botte, una birreria artigianale, entrambi con ulteriori tavoli e sedute. Su via Clavature, accanto all’ingresso della Chiesa di Santa Maria della Vita, offre anche gradevoli tavolini e sedie all’aperto. Il Mercato di Mezzo è aperto sette giorni su sette, dalle 8,30 fino a mezzanotte, e propone spesso appuntamenti di degustazione e incontri legati alla cultura del cibo. Mercato di Mezzo – Via Clavature, 12 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/228782 – Fax 051/236229

nocciolinsNocciolina

Alla base della torre Carrari, un arco ogivale ornato in terracotta incornicia l’entrata di Nocciolina, il piccolo negozio di granaglie, farine, legumi e articoli per piccoli animali domestici, già presente nel 1936. Nocciolina – Via Marchesana, 4/d – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/225606

panificioPanificio Priori

Dal 1920 il negozio di pane e pasta mantiene l’insegna del Panificio. Priori di Nanni, e continua la tradizione con una ricca offerta di prodotti da forno tradizionali. Panificio Priori – Via Clavature, 22 – 40124 Bologna (BO)

 

pescheriaPescheria Brunelli

La Pescheria Brunelli, già friggitoria dal 1924, è una delle poche pescherie rimaste nell’area del mercato, dove un tempo erano concetrate le buche con la vendita di pesce. Pescheria Brunelli – Via Drapperie, 6 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223922

polleriaPolleria Ranocchi

La Polleria Ranocchi, unita nel 2002 allo Spaccio del vero grana, da più di cinquanta anni offre una selezione di prodotti tradizionali di qualità. Polleria Ranocchi – Vicolo Ranocchi, 4/c – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/231688 – Fax 051/231688

tambuTamburini

All’angolo con Drapperie, dove si trova la lapide dedicata a Padre Marella – che in questo punto raccoglieva le offerte per i poveri – ci sono le invitanti vetrine e l’entrata all’antica salsamenteria Tamburini. Dal 1932, rilevando un’attività già presente dal 1860, la famiglia propone i prodotti tipici della salumeria tradizionale e le specialità culinarie bolognesi, dai notissimi tortellini alle ricette più ricercate e particolari, con uno spazio di degustazione. Tamburini – Via Caprarie, 1/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/234726 – Fax 051/232226

Bosi

In palazzo Cavazza si trova, in un interno, l’atelier Bosi. Guido, che ha imparato il mestiere di sarto dallo zio Ernesto – tra le prime rinomate sartorie della città attiva dal 1913 – colleziona, da oltre cinquant’anni, testimonianze e riconoscimenti di una clientela internazionale del mondo della cultura e dello spettacolo. Rilevante per il disordine artistico presente all’interno dell’atelier: tra grucce, rotoli di stoffe e manichini si trova una vera e propria galleria di opere di maestri del Ventesimo secolo: da Klimt a Chagall, da Braque a Man Ray, da Fontana a Morandi; e poi Capogrossi, Pomodoro, Pistoletto, Scanavino, César, Matta, Pignon, Schifano, Tápies… Bosi – Via Farini, 3 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/581975

campoCampo

Il negozio di calzature Campo, con l’insegna in bronzo e i soffitti decorati, continua la tradizione merceologica radicata dal 1929. Campo – Piazza Galvani, 1/c – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/221943

 

camporaCampora

Sotto il voltone si trova la pelletteria Campora che, già presente in città dal 1860, aprì un negozio specializzato in ombrelli agli inizi del Novecento nell’allora piazza Vittorio Emanuele. La famiglia De’ Giacomi, rilevata l’attività nel 1930, la conduce da tre generazioni con vendita di borsette, valigie, ombrelli. Campora – Piazza Maggiore, 2/i – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/224689

corticelCosetta Corticelli Calzature

La famiglia Corticelli ha una lunga tradizione professionale nella produzione di calzature fatte su misura: il nonno Adolfo era già attivo nel 1929 e ha trasmesso l’arte di fare scarpe al figlio Otello. Cosetta fin da piccola si appassionò a questo mestiere così artigianale e creativo affiancando il padre. Oggi nell’ex ghetto ebraico realizza forme per calzature personalizzate esclusivamente femminili, con ampia scelta di modelli, materiali e colori. Si possono trovare anche calzature pronte fatte artigianalmente. Cosetta Corticelli Calzature – Via Canonica, 3 – 40126 Bologna (BO) – Tel. +39 051 228661

depazDe Paz

La ditta De Paz – importatrice di tessuti dalla Gran Bretagna presente in città dal 1932 – vende articoli di maglieria e abbigliamento inglese per donna nel prestigioso negozio con interni degli anni ‘30. Ancora perfettamente conservato un fine lavoro di ebanisteria, realizzato con legni pregiati intarsiati, modella lo spazio, unitamente alla bella vetrina a tamburo con vetri molati. De Paz – Via Calzolerie, 2/d – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/236847 – Fax 051/231354

valliFermo Valli

Tessuti pregiati, sete, lane, chiffon di eleganti colori sono la proposta della ditta Fermo Valli, attiva dal 1907 e presente in città dal 1928. Fermo Valli – Via Rizzoli, 3/c – 40125 Bologna (BO) – Tel. +39 051 236626 – Fax +39 051 236626

FIORINIFiorini

Pietro Fiorini, nel 1919, apre a Bologna, in Piazza Maggiore, il negozio per il commercio di seterie, lanerie, drapperie e cotonerie fini. Il figlio Franco continuò il lavoro del padre, aiutato da validi collaboratori, dal dopoguerra fino agli anni 70′. A Franco è seguito il figlio Pier Luigi, che nel 2000 ha trasformato il negozio in vendita di abbigliamento per signora. Fiorini – Piazza Maggiore, 3/gh- 40124 Bologna (BO) – Tel. +39 051 228547

furlaFurla

Furla, fondata a Bologna nel 1927 dalla famiglia Furlanetto e presente con negozi in città dagli anni ‘50, è un’azienda specializzata in oggetti e accessori dedicati al mondo femminile, dalle borse alle cinture, ai portachiavi ed ai monili. Furla – Via Rizzoli, 40/c – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/225216

 galleriaGalleria Cavour

Galleria Cavour, progettata negli anni ’50 per il recupero di un isolato distrutto dagli eventi bellici, è la prima galleria commerciale bolognese, che ospita più di 30 boutique dei più famosi marchi di lusso. Principali marchi: Aspesi, Bottega Veneta, Bulgari, Burberry, Chopard, Brunello Cucinelli, Church’s, Emporio Armani, Fay, Fendi, Gentry Portofino, Gucci, Hogan, La Perla, Lamborghini, Louis Vuitton, Maserati, Michael Kors, Miu Miu, Prada, Saint Laurent, Tiffany & Co, Tod’s. Galleria Cavour – Via Luigi Carlo Farini – 40124 Bologna (BO)

nadirNadir

Nadir propone calzature, “moda comfort” con una linea di scarpe del proprio marchio e di grandi marche. Di tradizione famigliare da quattro generazioni iniziò come fabbrica di calzature. Dal 1934 è nell’attuale sede, dove conserva gli arredi d’epoca. Nadir – Via Castiglione, 9 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/228412

 

rimoRimondi

Il tradizionale negozio di calzature Rimondi abbraccia l’angolo tra Castiglione e Clavature con un susseguirsi di vetrine illuminate da lampadari con cristalli. Raffaele Rimondi nel 1921 subentrò alla Libreria Circolante Brugnoli, di cui mantenne gli scaffali. Le vetrine, l’insegna, i lampadari e gli arredi minuti risalgono agli anni ‘20. Rimondi – Via Castiglione, 5 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/233532

zaniZanichelli

Il tradizionale negozio di calzature Rimondi abbraccia l’angolo tra Castiglione e Clavature con un susseguirsi di vetrine illuminate da lampadari con cristalli. Raffaele Rimondi nel 1921 subentrò alla Libreria Circolante Brugnoli, di cui mantenne gli scaffali. Le vetrine, l’insegna, i lampadari e gli arredi minuti risalgono agli anni ‘20. Rimondi – Via Castiglione, 5 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/233532

nanniùNanni

Il tradizionale negozio di calzature Rimondi abbraccia l’angolo tra Castiglione e Clavature con un susseguirsi di vetrine illuminate da lampadari con cristalli. Raffaele Rimondi nel 1921 subentrò alla Libreria Circolante Brugnoli, di cui mantenne gli scaffali. Le vetrine, l’insegna, i lampadari e gli arredi minuti risalgono agli anni ‘20. Rimondi – Via de’ Musei, 8 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/221841

Antica Aguzzeria del Cavallo

Cominciò da Antonio Bernagozzi nel 1783, con l’affilatura e la vendita delle armi bianche, l’Antica Aguzzeria del Cavallo. L’affilatura delle lame avveniva nel cortile retrostante con una mola azionata da un cavallo. La secolare tradizione famigliare ha coniugato antiche merci con nuove proposte: forbici per tutti gli usi, qualificati oggetti per la casa, coltelleria tradizionale e ricercata per cucina, pesca e caccia. Antica Aguzzeria del Cavallo – Via Drapperie, 12/b – 40124 Bologna (BO) – Tel. +39 051 263411

Marzocchi

La ditta Marzocchi è presente in città dal ‘700; trasferita ai primi del Novecento nell’attuale sede, continua la vendita specializzata di articoli di casalinghi. Forniture per la casa, bicchieri, accessori da cucina, elettrodomestici, liste nozze. Marzocchi – Via Farini, 24 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/222575 e 051/2967302

pezzoPezzoli

Nei pressi di Piazza S. Stefano sotto il portico è ben riconoscibile il negozio specializzato in articoli per enologia della famiglia Pezzoli, attivo già dal 1848. Oggi ha arricchito l’offerta commerciale con prodotti per conserve, olio, liquori, birra e dolci. Pezzoli – Via S. Stefano, 7 – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/233823 – Fax 051/780197

zineZinelli Casa

Al termine di via Caprarie, con affaccio sulla Mercanzia, si trova una sequenza di ampie vetrine con cornici in terracotta: è la ditta della famiglia Zinelli, con due punti vendita: biancheria per la casa e tessuti per sartoria. Il negozio mantiene dal 1937 le imponenti scaffalature, con mostra delle pezze colorate dei tessuti, ed gli importanti banconi in legno. Zinelli Casa – Via Caprarie, 7 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223357

casaCasali

In un caratteristico cortile, si trova il laboratorio Casali cornici d’arte, che esegue lavori su misura. Casali – Via Clavature, 22 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/236250

paoloPaoletti

La famiglia Paoletti è presente in città dal 1950 come punto di riferimento per i marchi più famosi di fotografia. Nello storico negozio di Clavature sono presenti le vetrine d’epoca e l’antica insegna, nella nuova attività di palazzo dei Banchi propone anche corsi e mostre fotografiche. Paoletti – Via Clavature, 9/d – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/267656 – Fax 051/222550

Cacciari e Salvati

In un raffinato cortile tardo rinascimentale si trova dal 1900 Cacciari e Salvati, che da tre generazioni produce gioielleria e commercia grandi firme e orologi d’epoca. Cacciari e Salvati – Via Drapperie, 8 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/228308

carobbioCarobbio

L’oreficeria Carobbio – nell’Ottocento conosciuta come “All’insegna del Gesù” – da quattro generazioni garantisce prodotti orafi di qualità e gemme selezionate. Carobbio – Via Orefici, 1 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/227500 – Fax 051/267387

corniaCornia 1911

Una storica oreficeria bolognese Cornia, attiva dal 1911, tramandata in ambito familiare, vende gioielli e piccoli oggetti in argenteria e assiste la propria clientela nelle realizzazioni personalizzate. Cornia 1911 – Via Farini, 23/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/227991

veronesiFerdinando Veronesi & Figli

Vetrine con frontoni in legno, fregi, decori e insegne di Ferdinando Veronesi e Figli. Fondata nel 1893 in via Orefici, si è trasferita nel 1922 nell’allora piazza Vittorio Emanuele. La ditta, di tradizione familiare, è specializzata nell’orologeria ginevrina d’altissima qualità e in prestigiosi marchi di gioielleria. Ferdinando Veronesi e figli – Piazza Maggiore, 4/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/224835

fontanaFontana

All’imbocco di via Rizzoli un raro esempio di Liberty e Decò a Bologna: la gioielleria della famiglia Fontana, di lunga tradizione orafa. Il negozio si trova in palazzo Ronzani, costruito nell’area ottenuta dalla demolizione dell’antico Mercato di Mezzo, su progetto di Gualtiero Pontoni. Vetrate, arredi, lampadari – propri della originaria Profumeria Goselli – furono realizzati nel 1914 su disegno dell’architetto Paolo Sironi e sono interamente conservati nell’attuale gioielleria, che propone marche prestigiose di gioielli ed orologi. Fontana – Via Rizzoli, 1/2c – 40125 Bologna (BO) – Tel. 051/238646 – Fax 051/238646

menzaniMenzani

L’oreficeria, argenteria e gioielleria Menzani – originariamente “All’insegna del Leone” – ha mantenuto il gusto Decò nella vetrina, nell’insegna e negli arredi del 1935 realizzati dalla ditta Liporesi. L’ azienda familiare Menzani svolge attività nel commercio di preziosi in oro e argento dal 1905, quando succede alle ditte Laurati e Bracchi, nella continuazione della tradizione commerciale, che si svolge da centinaia di anni in via degli Orefici. Menzani – Via Orefici, 3 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/223915

serrazanettiSerrazanetti

L’oreficeria Serrazanetti, gestita dalla famiglia da quattro generazioni, ha mantenuto intatto, nel bel negozio di via Orefici, il raffinato gusto Liberty. Sull’ingresso si può ancora vedere l’antica “Insegna del Colombo”. Serrazanetti – Via Orefici, 5/a – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/224654

balanzoneAl Balanzone

Situato all’interno del palazzo della Banca Nazionale poi d’Italia, con volte riccamente affrescate e vetrine incastonate in cornici decorate, la Famiglia Alcione dal 1970 gestisce la Carteria de “Al Balanzone 1870”. I gestori, forti della loro esperienza hanno deciso di continuare la loro avventura nella sede originale di via Farini 7 nel cuore nel centro storico della Città. Al Balanzone – Via Farini, 7 – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/235267 – Fax 051/6561878

tinelloIl Tinello

Un piccolo e accogliente locale nel cuore di Bologna, a due passi dalle Due Torri, il ristorante “Il Tinello” dagli anni ‘50 si caratterizza con una cucina tipicamente bolognese, apprezzata da una affezionata clientela cittadina. Nel rispetto della migliore tradizione spazia dalla pasta fatta in casa – tagliatelle, lasagne, tortellini e gramigna – ai secondi, come la cotoletta alla bolognese e le polpette al sugo, per finire con i dolci della casa. Il tutto accompagnato da un’accurata selezione di vini. Il Tinello – Via Dei Giudei, 1 – 40126 Bologna (BO) – Tel. 051/221569

avroneOttica Avrone

Presente in città dal 1906, continuatore della ditta Lenzi fondata nel 1836, l’Ottica Avrone è di tradizione famigliare. Altamente specializzata, conserva anche collezioni di antichi strumenti ottici, occhiali e macchine fotografiche. Ottica Avrone – Via dell’Archiginnasio, 2/c – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/221421

otticaOttica Reggiani

L’insegna degli inizi del Novecento segnala l’Ottica Reggiani con laboratorio e vendita. Ottica Reggiani – Via de’ Foscherari, 19/b – 40124 Bologna (BO) – Tel. 051/220679

 

E oggi parliamo di Bologna, per conoscerla meglio…

Bologna: la dotta, la grassa, la rossa

Antichissima città universitaria, ospita numerosi studenti che animano la sua vita culturale e sociale. Nota per le sue torri e i suoi lunghi portici, possiede un ben conservato centro storico (fra i più estesi d’Italia), in virtù di un’attenta politica di restauro e conservazione avviata dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso, a dispetto dei gravi danni causati dagli sventramenti urbanistici della fine del XIX secolo e dalle distruzioni belliche.

La città, i cui primi insediamenti risalirebbero ad almeno un millennio prima di Cristo, è sempre stata un importante centro urbano, prima sotto gli Etruschi (Velzna/Felsina) e i Celti (Bona), poi sotto i Romani (Bononia), poi ancora nel Medioevo, come libero comune (per un secolo è stata la quinta città europea per popolazione). Importante centro culturale e artistico, questo ruolo fatica talvolta a esserle riconosciuto, mancando un “capolavoro” di rinomanza mondiale che possa attirare in massa i turisti: tuttavia, la sua importanza artistica e monumentale è basata su un insieme omogeneo di monumenti ed emergenze architettoniche (le torri medievali, i palazzi d’epoca, le chiese, la struttura del centro storico) e opere d’arte frutto di una storia architettonica e artistica di prim’ordine.

È sede di prestigiose istituzioni culturali, economiche e politiche e di uno dei più avanzati quartieri fieristici d’Europa. Nel 2000 è stata “capitale europea della cultura” e dal 2006 è “città della musica” UNESCO.

Bologna è la città dei portici: oltre 38 km nel solo centro storico. Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è in parte da attribuirsi alla forte espansione che Bologna ebbe nel tardo Medioevo, quando la città e la fiorente università divennero un polo ambito per studiosi e letterati di tutta l’Europa, ma anche per la popolazione proveniente dalla campagna. Di qui la necessità di sfruttare al massimo gli spazi e aumentare la cubatura delle case espandendo i piani superiori, dapprima con la creazione di sporti in legno sorretti da travature, e successivamente da portici sorretti da colonne. Come anche in altre città vicinanti, i portici consentono di percorrere buona parte delle strade cittadine al riparo da pioggia e neve. In quanto area di incontro fra spazio pubblico e privato, furono anche un mezzo per l’espansione di attività commerciali e artigiane, nonché di socializzazione.

In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente basilica di San Petronio costruita per volere del Comune (e infatti le abitazioni presenti sul terreno in cui edificare furono acquistate con soldi pubblici) fra il 1390 e il 1659. Presenta un portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia, mentre all’interno si trovano alcune cappelle notevolmente decorate. Nella navata sinistra, sul pavimento, è visibile la meridiana più grande del mondo, progettata dal matematico Giovanni Domenico Cassini e realizzata nel 1655. Nella Piazza Maggiore si trovano la fontana del Nettuno, opera del Giambologna; il Palazzo Comunale (XIII e XV secolo) e il Palazzo del Podestà, riedificato nel 1485 accanto al duecentesco Palazzo Re Enzo.

Di notevole interesse la chiesa di San Francesco del XIII secolo (anche se ha subito notevoli interventi nel XIX secolo e nel secondo dopoguerra), primo esempio di gotico francese in Italia, e gli adiacenti i monumenti funebri dei glossatori, e la chiesa di San Domenico del XIII secolo, con l’arca in cui sono conservate le spoglie del santo: il sarcofago fu realizzato nel 1264-1267 da Nicola Pisano e bottega, mentre la cimasa è opera di Niccolò dell’Arca, fu iniziata nel 1469 e, essendo rimasta incompiuta dopo la sua morte nel 1494, è completata da alcune piccole statue di Michelangelo; all’interno della basilica, da notare anche il Sepolcro Tartagni di Francesco di Simone Ferrucci.

In piazza Santo Stefano spicca il complesso di Santo Stefano, noto anche come “le Sette Chiese” a causa della sua notevole articolazione in numerose chiese e cappelle collegate da un cortile e da un chiostro. Il nucleo originale fu edificato nell’VIII secolo su un tempio pagano del II secolo dedicato alla dea egizia Iside, del quale resta un architrave con dedica alla dea, murato all’esterno, e alcune colonne di granito africano, all’interno. L’impianto architettonico principale è marcatamente romanico, nonostante alcune modifiche successive. Qui erano conservate fino al 2000 le spoglie di San Petronio, ora traslate nella omonima basilica; alcune cappelle del complesso sono dedicate ai caduti italiani nei conflitti mondiali.

Notevoli anche la cattedrale di San Pietro (ricostruita al XVII secolo); San Giacomo Maggiore (1263), in stile gotico e con elegante portico rinascimentale; la Basilica di Santa Maria dei Servi (eretta tra il XIV e il XVI secolo), con una Maestà di Cimabue e un suggestivo quadriportico; Santa Maria della Vita (è la chiesa del primo ospedale di Bologna, fondato nel 1260), al cui interno si trovano le preziosissime terrecotte delle Marie Piangenti, note come Compianto sul Cristo morto e realizzate da Niccolò dell’Arca tra il 1463 e il 1490.

Sul Colle della Guardia a circa 300 m s.l.m. e a sud-ovest del centro storico si trova il caratteristico santuario della Madonna di San Luca (1765), che si raggiunge per una lunghissima e suggestiva via porticata del XVII e XVIII secolo (la più lunga al mondo, ben 3,796 km e dotata di 666 archi).

Su un colle adiacente al Colle della Guardia, sorge l’Eremo di Ronzano, tipico convento di campagna costruito nel 1140 e riconsacrato ai frati Servi di Maria dal 1921. Oggi ospita il nuovo centro di genetica d’eccellenza dell’Università di Bologna.

In via De’ Gombruti 7 è presente una sinagoga del 1954 su progetto di Guido Muggia.

Poco lontano dal centro storico si trova il Cimitero della Certosa. Aperto nel 1801, quindi tre anni prima del più famoso Père-Lachaise di Parigi, sopprimendo e trasformando un importante convento certosino, quello della Certosa di Bologna è da ritenersi il primo vero cimitero italiano moderno concepito per l’intera comunità. Nel corso dei secoli è diventato un cimitero monumentale, scrigno di arte e di storia, degno sicuramente di una visita.

Le torri gentilizie di Bologna, di origine medioevale, sono uno dei tratti più caratteristici della città. Secondo il conteggio effettuato da Giovanni Gozzadini nel XIX secolo, le torri nel Medioevo sarebbero state addirittura più di centottanta (una enormità rispetto all’estensione della città di allora). Stime condotte con metodi più moderni riducono questo numero a novanta-cento tra torri e case-torri, un valore comunque considerevole considerando il notevole sforzo necessario all’epoca per edificare costruzioni simili. Di esse ne esistono ancora diciassette. Fra le torri superstiti si possono citare la Torre Azzoguidi (61 metri di altezza), la Torre Prendiparte (59,50 metri), e le ben più note Torre degli Asinelli e Garisenda.

Le due torri sono i monumenti simbolo della città: la Torre degli Asinelli (97,20 metri, la torre pendente più alta d’Italia) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48) edificate per volere di nobili ghibellini nel XII secolo. La più pendente delle due, la Garisenda, fu citata più volte da Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, XXXI, 136-140) e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.

«Qual pare a riguardar la Garisenda
‘sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada
sovr’essa sì, che ella incontro penda
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare …»
(Dante Alighieri – Inferno, XXXI, 136-140)

In epoca storica Bologna ebbe tre cerchie di mura: la più antica fu costruita in blocchi di selenite in epoca tardo-antica. La seconda cerchia, detta “dei Torresotti” o “del Mille” è tradizionalmente attribuita alla metà del XII secolo, anche se ora gli storici hanno preso in considerazione una retrodatazione di circa un secolo.

La terza e ultima più grande cerchia di mura risale al XIII e XIV secolo, e non ebbe mai un’efficacia difensiva. Di essa – dopo il discutibile abbattimento avvenuto all’inizio del XX secolo – sono rimaste dieci delle dodici porte e alcuni piccoli tratti murari.

Entro il tracciato di queste mura il tessuto urbano della città è rimasto in gran parte intatto: questo lo rende uno dei centri storici più estesi d’Italia.

A Bologna è nata una delle prime “Chinatown” italiane. I primi insediamenti di cinesi risalgono agli anni trenta, ampliatisi poi negli anni cinquanta e ottanta con nuovi arrivi. L’area in cui si stabilirono fin dall’inizio comprende le zone della Bolognina e di Corticella (soprattutto attorno a via Ferrarese).

Nel capoluogo emiliano si conta una comunità gay e gay-friendly molto numerosa, basti pensare che gli iscritti al circolo locale dell’Arcigay, il Cassero LGBT Center, sono circa diciottomila (in Italia è seconda solo a Milano con ventimila iscritti). Vi sono, pertanto, molte attività legate alla comunità gay, come bar e discoteche (a partire dal locale sottostante la sede del Cassero, la Salara), associazioni, e persino squadre sportive (per esempio Boga Volley e Boga Basket) e gruppi musicali (il coro Komos).

Nella cultura popolare Bologna è nota come la grassa (per la cucina), la dotta (per l’università) e la rossa (per il colore dei mattoni degli edifici del centro storico, anche se spesso l’aggettivo è riferito al pensiero politico “rosso” diffuso tra la popolazione della città).

Nel 2000 Bologna è stata Capitale europea della cultura, mentre nel 2006 è stato conferito alla città il riconoscimento da parte dell’UNESCO di Città creativa della musica, la prima in Italia, la seconda in Europa dopo Siviglia. Nel 2008 lo Zecchino d’Oro dell’Antoniano di Bologna è diventato “Patrimonio per una cultura di pace” UNESCO, prima trasmissione televisiva al mondo a ricevere un riconoscimento di questo tipo. In realtà la manifestazione canora per bambini nacque presso la Casa per Orfani Don Trombelli, in Via Odofredo, ma l’ideatore fu un frate dell’ Antoniano.

Nel 1988 a Bologna si è tenuta la Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, considerata la più importante vetrina mediterranea della creatività giovanile.

L’Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale. La data della sua fondazione è stata fissata convenzionalmente nell’anno 1088. La vita della città e quella dell’università sono intimamente connesse fin dal medioevo, facendole meritare l’appellativo di Bologna la dotta. Si articola in undici Scuole e trentatré Dipartimenti e nell’anno accademico 2012/13 ha ospitato circa novantamila studenti. Secondo la classifica mondiale delle università QS World University Rankings, l’Università di Bologna è la prima università italiana e la 182ª nel mondo. Inoltre risulta essere l’università italiana maggiormente scelta dagli studenti stranieri del Progetto Erasmus, con circa millesettecento presenze nel 2013. L’alto numero di studenti, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, ha un notevole impatto sulla vita della città. Se da una parte questo afflusso contribuisce a vivacizzare in maniera significativa un centro storico in cui l’età media dei residenti sarebbe molto alta, d’altro canto le amministrazioni locali devono spesso confrontarsi con problemi di ordine pubblico e di sporcizia legati all’animata vita notturna della zona universitaria. Nel 1968 la facoltà più antica dell’Università (Giurisprudenza) aveva a disposizione due sole aule per gli studenti del primo anno. Fu l’anno in cui gli studenti politicizzati occuparono l’Università, costrinsero i Professori a fare esami collettivi; per ulteriore danno abolirono anche la bellissima festa della matricola, e perfino il cappello universitario di tradizione rinascimentale italiana.

School of Advanced International Studies (SAIS), che conta nel centro scolastico emiliano più di seimila alunni di oltre cento nazionalità diverse. In città vi è anche una sede del Dickinson College, con un programma attivo fin dal 1964, dove studiano circa un migliaio di ragazzi prevalentemente statunitensi.

Numerosi editori hanno sede nel bolognese, sviluppandosi principalmente nei settori della scolastica, della saggistica universitaria, della letteratura, del fumetto e dell’arte. Vi sono inoltre diversi service editoriali e agenzie letterarie.

Bologna fu patria di numerosi pittori, quali Vitale da Bologna, Simone dei Crocifissi, Lippo di Dalmasio, Amico Aspertini, Francesco Francia, il Domenichino, i Carracci, il Guercino, Guido Reni. Vi operarono inoltre Giotto, Raffaello, Lorenzo Costa, il Parmigianino e Donato Creti. Le opere di questi artisti si possono ammirare nelle chiese e palazzi cittadini, nonché nella Pinacoteca nazionale. In epoca moderna, Bologna diede i natali a Giorgio Morandi (a cui è dedicato l’omonimo museo), mentre vi operarono artisti quali Concetto Pozzati.

In ambito scultoreo, operarono a Bologna artisti del calibro di Niccolò dell’Arca, Jacopo della Quercia, Michelangelo, Giambologna, Alfonso Lombardi e, più recentemente, Nicola Zamboni.

In Italia, Bologna è la seconda città con maggior numero di posti in sale cinematografiche per abitanti (superata solo da Campobasso, che però ha una popolazione molto più esigua), e la diciannovesima in Europa.

«Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli,
col seno sul piano padano e il culo sui colli.»
(Francesco Guccini, Bologna)

A partire dalla fine degli anni ottanta, Bologna è stata una delle città più importanti per la cultura hip hop, venendo da alcuni definita La Mecca dell’hip hop italiano grazie ad artisti e gruppi come Neffa, Sangue Misto, i Camelz Finezza Click, Joe Cassano, Deda, Inoki, e grazie a luoghi presso la quale questa cultura veniva supportata e spinta fin dai primi anni novanta, come il centro sociale Isola nel Kantiere. Negli Anni 2000 invece la città di Bologna è stata rappresentata in ambito hip hop dalla Porzione Massiccia Crew, fondata dal rapper Inoki, una delle prime crew hip hop multietniche in Italia.

La città ha anche una grande tradizione nella musica leggera contemporanea, con molti musicisti e cantautori di successo e una miriade di artisti emergenti, tanto da poter definire una scena musicale bolognese. Fra questi, ricordiamo: Lucio Dalla, Gianni Morandi, Stadio, Luca Carboni, Samuele Bersani, Lùnapop, Cesare Cremonini, Riccardo Fogli, Andrea Mingardi, Pooh, Dodi Battaglia, Skiantos, Neffa, Cristina D’Avena, GemBoy, Beppe Maniglia.

La fama internazionale della cucina bolognese risale al Medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati. Tuttavia, la tradizione gastronomica di Bologna è strettamente legata all’Università: la mescolanza di numerosi studenti e professori di nazionalità diverse arricchì la cultura gastronomica, e rese necessaria una buona organizzazione dell’approvvigionamento alimentare. Le numerose ricette di origine bolognese, diffuse in tutto il mondo come eccellenze della cucina italiana (ad esempio il ragù), unite al fatto che in città proliferano le attività commerciali legate al cibo, hanno spesso condotto la stampa italiana e straniera ad attribuire a Bologna l’appellativo di Città del cibo o anche con l’inglese City of food. Fra i prodotti tipici della cucina bolognese troviamo: le tagliatelle, i tortellini, il ragù bolognese, le lasagne verdi alla bolognese, la zuppa imperiale, i passatelli, il friggione, la mortadella, la cotoletta alla bolognese, gran fritto misto alla bolognese, gran bollito alla bolognese, le rane in umido, le crescentine, la crescenta bolognese, il certosino di Bologna, la pinza bolognese.

Sui colli bolognesi vi sono numerose aziende vinicole che producono varie tipologie di vino tipiche, fra cui il Pignoletto DOCG.

L’area metropolitana di Bologna costituisce una delle prime 10 città metropolitane italiane e conta una popolazione di oltre 1 milione di abitanti, con una rilevante influenza economica e culturale sulle città e regioni limitrofe. A questo proposito lo scrittore Carlo Lucarelli, nel suo romanzo Almost Blue, fa dire ad uno dei personaggi «Quella che lei chiama Bologna, è un cosa grande, che va da Parma fino a Cattolica … dove davvero la gente vive a Modena, lavora a Bologna e la sera va a ballare a Rimini … è una strana metropoli … che s’allarga a macchia d’olio tra il mare e gli Appennini».

Secondo la classificazione detta FURs (perimetrazione basata sui flussi pendolari) il nucleo urbano della città di Bologna ha una popolazione di 991.385 abitanti (al gennaio 2013).

Inoltre, ormai si va profilando la fusione con l’area urbana di Modena (dalla quale la separano solo pochi chilometri lungo gli assi della via Emilia e della via Bazzanese), con una popolazione dell’intera area che raggiunge 1.400.000 persone; lo stesso Aeroporto di Bologna-Borgo Panigale è al servizio diretto dell’intera provincia modenese e dei suoi poli produttivi tessile (Carpi), delle ceramiche (Sassuolo) e del biomedicale (Mirandola).

Avendo una grande tradizione culinaria, a Bologna sono molto diffusi i negozi di prodotti tipici. Nel Quadrilatero (una zona del centro storico delimitata dalle strade: via Rizzoli, via Castiglione, via Farini, via dell’Archiginnasio), separato da piazza Maggiore dal Palazzo dei Banchi, troviamo l’antico Mercato di Mezzo, dove le strade portano ancora i nomi degli artigiani che qui, nel Medioevo, avevano ubicato le loro botteghe: via degli Orefici, via Drapperie (sarti), via Pescherie Vecchie, via Clavature (fabbri), via Caprarie (macellai). Attraverso un’attenta politica comunale di conservazione, tuttora sono rimaste intatte le antiche insegne delle botteghe, restaurate, sopra le nuove attività. Nel mercato all’aperto, fra i vari banchi, si possono acquistare prodotti che vanno dalla frutta e la verdura ai pesci, dai tortellini ai mazzi di fiori. È inoltre presente un mercato coperto che nel 2014 ha riaperto al pubblico completamente rinnovato.

Sempre nel distretto commerciale del Quadrilatero sono presenti, inoltre, moltissime attività di abbigliamento, gioielli, artigianato, bistrot, oltre a numerose boutique e showroom di alta moda, concentrate in particolar modo fra Galleria Cavour, via Farini, il Pavaglione e via D’Azeglio pedonale. Altre strade dedicate allo shopping, ma di carattere più mainstream, sono le tre vie che formano la cosiddetta “T”: via dell’Indipendenza, via Rizzoli e via Ugo Bassi. Da quest’ultima, si prosegue in via San Felice, che ospita diverse boutique e alcuni monomarca. In via delle Moline e dintorni, nella zona universitaria, troviamo attività artigianali di abbigliamento e arredo. Corte Isolani, una galleria medievale che collega Piazza Santo Stefano a Strada Maggiore è stata recentemente ristrutturata, diventando sede di piccole boutique, caffè, ristoranti e un laboratorio di marionette, e ospita rassegne e mostre e, in maggio, un’esposizione di orchidee. In Via Rizzoli è presente un Apple Store, il primo in Italia non situato in un centro commerciale, ma in centro storico.

È in notevole crescita il commercio dell’usato. Bologna è la città in Italia che registra il maggiore aumento di negozi dell’usato: si vendono dai libri ai vestiti, dai mobili agli oggetti di design. Nella provincia di Bologna il mercato dell’usato è cresciuto dell’8,3% rispetto al 2009, seguita dalle provincie di Brescia e Milano[66].

A Bologna la pallacanestro è uno sport molto radicato. Negli anni novanta la città si è guadagnata l’appellativo di Basket City (“la città della pallacanestro”) grazie alla contemporanea militanza ai vertici dell’Europa delle due squadre bolognesi: la Virtus, vincitrice di 15 Scudetti e 2 Eurolega-Coppa Campioni, che milita in Serie A, e la Fortitudo, che ha vinto per 2 volte il campionato.

Nel panorama sportivo bolognese spicca inoltre la Ducati, storica azienda di Borgo Panigale fondata nel 1926 che, nell’immediato dopoguerra, ha iniziato la produzione di motoveicoli. In particolar modo, negli ultimi vent’anni, l’azienda ha conquistato un invidiabile palmarès di vittorie nel campionato mondiale Superbike (moto da corsa derivate dalla produzione di serie – quattordici titoli mondiali Costruttori e dodici titoli mondiali Piloti), e dal 2003 è diventata una delle protagoniste del Campionato del Mondo della classe MotoGP, vincendo il titolo mondiale nel 2007 con Casey Stoner. Inoltre a Sant’ Agata Bolognese si trova la fabbrica delle prestigiose auto Lamborghini.

I gioielli della nostra Regione. Oggi parliamo di…

Bobbio (PC) – Santa Maria in Monte Penice
La chiesa dalla fonte curativa

Sul Monte Penice, nei pressi di Bobbio, sorge il Santuario di Santa Maria in Penice dedicato alla Madonna. Venne fondata dalla regina longobarda Teodolinda.

Quando San Colombano, giunse a Milano in seguito a innumerevoli peripezie e fughe, fu accolto e protetto dal re longobardo ariano Agilulfo e da sua moglie, la regina Teodolinda. Questi gli chiesero un aiuto sulla questione tricapitolina, ovvero su un avvicinamento tra loro e la chiesa. La cosa ebbe successo e come ricompensa gli venne regalato un ampio suolo per costituire un centro di vita monastica a Bobbio. La stessa regina Teodolinda salì sul Monte Penice con San Colombano per mostrargli il territorio e fargli promettere di dedicare su quella cima una chiesetta alla Madonna. Nacque così il santuario. Esiste anche una seconda versione, forse Teodolinda la fece costruire dopo la morte di San Colombano, durante la visita alla sua tomba.

Vi è comunque un’altra leggenda. Nei pressi del santuario esiste la Cascata del Carlone che crea un bel laghetto termale. Pare che nel medioevo scoppiò la peste, ma i monaci si salvarono perchè si dissetavano e si lavavano proprio con queste acque termali, definendole “acque miracolose”. Così riuscirono a salvare non solo gli abitanti di Bobbio, ma anche i pellegrini che percorrendo la via francigena chiedevano loro soccorso!

“I gioielli della nostra Regione”. Oggi parliamo di…

ARDOLA DI ZIBELLO (PR) – SANTUARIO DI SAN ROCCO
LE FONTI MIRACOLOSE

Il settecentesco Santuario di San Rocco in Ardola di Zibello svetta nella campagna parmense con la sua facciata slanciata e con la storia, decisamente affascinante, che lo riguarda.

Il sacro edificio, pur con evidenti problemi strutturali, in buona parte risolti grazie all’iniziativa del locale Comitato San Rocco, rimane a testimoniare gli eventi prodigiosi accaduti nell’anno 1746 in occasione di una terribile epidemia di peste.

Il 15 luglio di quell’anno, mentre numerosi fedeli si trovavano davanti al vecchio oratorio di San Rocco (che sorgeva laddove oggi si trova il Santuario) per implorare il Santo ed impetrare benedizioni celesti affinché avesse finalmente termine la calamità, improvvisamente, davanti allo sguardo stupito dei presenti, in un piccolo fosso che correva, come corre ancora oggi, poco distante, in fregio alla strada comunale, scaturirono due sorgenti d’acqua, sul principio di colore “rossetto” per assumere poi una colorazione più naturale, come si legge nel prezioso diario lasciato dal parroco don Bartolomeo Zerbini.

L’evento in sé venne ritenuto subito come innaturale e straordinario, attesa l’aridità del suolo, la stagione estiva e la persistente siccità che si stava manifestando lì come altrove. La popolazione, conscia del fatto che si stava verificando un fenomeno soprannaturale, iniziò ad abbeverare gli animali colpiti da pestilenza, i quali immediatamente guarivano in maniera prodigiosa. Diffusasi ben presto la voce del fatto miracolosa, i fedeli d’ogni parte accorrevano numerosi per pregare, elargire elemosine e celebrare feste in onore del Santo protettore. Giungevano pellegrini anche dalla vicina Lombardia, e dalla provincia di Cremona in particolare, dimostrandosi particolarmente devoti alla popolarissima figura di San Rocco che si venerava in Ardola.

In appena pochi giorni venne raccolto tanto denaro da consentire l’edificazione di un nuovo e più ampio oratorio del quale, il giorno 24 settembre di quello stesso anno, si posero le prime pietre della fondamenta. Nel settembre di tre anni più tardi, il sacro edificio era già terminato ed il giorno otto del susseguente mese di ottobre veniva solennemente benedetto da Monsignor Missini, vescovo di Borgo San Donnino (l’odierna Fidenza). Ancora nelle sue memorie don Zerbini scrive: L’Oratorio è quello che ora si ammira per la sua elegante costruzione d’ordine Corinto, lavoro senza dubbio di abilissimo architetto di cui non si conosce il nome.
Della comparsa delle sorgenti di acqua prodigiosa e degli effetti miracolosi per gli animali e per gli uomini, Monsignor Adeodato Volpi, Arciprete e Canonico della vicina parrocchia di Pieve Ottoville, nella sua qualità di Vicario Foraneo, venne incaricato dal vescovo Monsignor Missini di redigere una relazione. Nella stessa, redatta a stampa e tuttora conservata nell’Archivio Parrocchiale di Zibello, il sacerdote, non solo conferma gli eventi così come si sono manifestati, ma dà puntualmente conto delle guarigioni riportando nome e cognome, oltre l’infermità della quale erano colpite, delle persone delle quali riferisce. Monsignor Volpi conclude il suo resoconto riconoscendo la veridicità dei miracoli operati da Dio per intercessione di San Rocco.

Dopo un lungo periodo di declino, il Santuario, che anche al suo interno presenta numerosi “richiami” alle pestilenze, sta andando incontro ad una lenta ma significativa opera di valorizzazione e di restauro ed ancora oggi sono numerose le persone che si recano alle sue fonti per ottenere grazie…

La chiesa oggi risulta in stato di decadimento nonostante un tempo, grazie agli innumerevoli pellegrinaggi verso le acque miracolose, era una delle più importanti della zona. Difficile stabilire i motivi per cui la chiesa sia stata abbandonata; forse per le dimensioni ridotte del paese e anche per lo scarso interesse di diversi sacerdoti.
In questi anni, dopo un lungo declino, il Comitato di San Rocco, di cui l’articolo, è riuscito a recuperare un po’ di fondi e ad avviare i primi restauri. Solo a lavori avvenuti si è scoperto che in oltre due secoli questa chiesa ha avuto periodi molto altalenanti…a momenti “gloriosi” se ne sono alternati altri di incuria e abbandono. Ma ogni volta, guarda caso, per un motivo o per l’altro, è sempre capitato qualcosa che riportava lustro e vigore a questo luogo….una mano dall’alto??

Dei fatti accaduti non ci si è mai dimenticati perchè, pur nei periodi di declino e abbandono, la gente ha sempre tramandato la memoria di quanto accaduto indicando, in pratica, che i due pozzi davanti alla chiesa, celano qualcosa di straordinario.

Cerco casa disperatamente…

Cerco casa disperatamente…

cani_e_gatti

In questa sezione, tramite i vostri commenti, potete postare gli annunci dei nostri amici a quattro zampe, che cercano casa.

Ricordate che, di animali bisognosi di affetto e attenzione, ce ne sono a migliaia. Non acquistate gli animali, adottateli!

Cappelletti romagnoli…

Cappelletti romagnoli, come una volta

Ricetta cappelletti ai formaggi. I cappelletti  sono tipici della mia regione la Romagna e si differenziano da quelli emiliani, i tortellini, per dimensione e il ripieno, infatti i cappelletti sono più grandi e non contengono carne ma solo formaggi scelti. Ancora oggi tante donne romagnole conservano con cura la propria ricetta, tramandata da generazioni e sicuramente nel tempo personalizzata e modificata a piacere.

Ricetta cappelletti ai formaggi Blog Profumi Sapori & Fantasia

Per la sfoglia

  • 8 uova medie fresche (oppure adeguate le dosi in base alle esigenze)
  • 800 g. di farina 00 più quella che serve per la spianatoia
  • 1 cucchiaio di olio extravergine d’oliva  (per la pasta ripiena è bene aggiungerlo, l’olio aiuta a mantenere più morbida e porosa la pasta e facilita la chiusura).

Per il ripieno

  • 500 g. di ricotta di pecora asciutta  (se fosse molto umida lasciatela in un colino a sgocciolare)
  • 250 di squacquerone o casatella ben soda (formaggio fresco)
  • 150 g. di parmigiano grattugiato al momento
  • una grattugiata abbondante di noce moscata
  • sale fino quanto basta
  • 1/2 cucchiaino di scorza di limone grattugiata (facoltativa)
  • 1 tuorlo d’uovo

Procedimento
Sulla spianatoia mettete a fontana la farina, fate un buco al centro e sgusciate le uova, aggiungete l’olio e con una forchetta o le punta delle dita iniziate a mescolare bene le uova amalgamando di mano in mano la farina circostante, fino ad avere impastato gli ingredienti.
Lavorate a piene mani e con energia l’impasto ottenuto, formate un panetto morbido ed elastico e chiudetelo in un sacchetto da freezer lasciando riposare l’impasto per almeno 30 minuti a temperatura ambiente.
In una ciotola versate tutti gli ingredienti elencati per il ripieno, mescolateli con cura usando un cuchiaio di legno, dovrete ottenere un composto consistente. Nel caso fosse troppo morbido aggiungete ancora del parmigiano, assaggiate di sale poi sigillate la ciotola e ponetela in frigo a riposare.
Tagliate il panetto di pasta in almeno tre parti, poi iniziate a tirare la prima parte col mattarello in una sfoglia sottile, lasciando le altre porzioni di impasto ben chiuse nel sacchetto. A piacere si può usare tranquillamente la macchina sfogliatrice.
Appena si otterrà la pasta di giusto spessore, con una rotella dentellata ricavate delle strisce poi ritagliate tanti quadrati di almeno 4×4 cm di lato.
Riprendete dal frigo l’impasto e prelevate piccole dosi da mettere al centro dei quadrati. Procedete alla chiusura: prima sigillate la pasta a triangolo in diagonale poi con i pollici e indici unite gli angoli mentre col medio  portate in alto il ripieno: il cappelletto assumerà la forma di un cappello con la tesa, da questo il nome tipico.
Continuate fino ad esaurire la pasta e ripieno, mettete i cappelletti ben disposti su vassoi foderati di carta forno e poi sono pronti alla cottura oppure congelateli per averli pronti all’uso.

I cappelletti si gustano con un delizioso brodo di pollo.
Per la sua preparazione occorrono:
Un buon assortimento di carne da brodo, composto da muscolo, nervetti, osso, lingua e, star assoluta, il cappone;
Cipolla, sedano, carota e odori a scelta (ad esempio grani di pepe e chiodi di garofano) e un pochino di sale grosso;
Un bel pentolone pieno d’acqua, dove mettere verdure, ossa e nervetti a freddo ed il muscolo invece quando l’acqua bolle;
Tanto tempo per la lenta e dolce cottura (durante la quale ricordarsi di schiumare al bisogno).

E’ usanza anche aggiungere una costa di parmigiano, dopo averla ben raschiata dalla parte della cera e poi ben lavata. E’ consigliabile estrarre le verdure dopo circa un’ora di cottura, così possono essere mangiate assieme al lesso senza che siano spappolate ed inoltre il brodo non diventa troppo torbido. Ovviamente prima di servire il brodo va filtrato bene!

Cappelletti ferraresi…

Cappelletti Ferraresi

caplit

Ingredienti per 10 porzioni

Per la pasta

  • 1 kg. di farina
  • 10 uova

Per il ripieno

  • 3 hg. di polpa di maiale
  • 3 hg. di petto di vitello
  • mezzo salame da pentola
  • 3 hg. di macinato di manzo
  • 1 hg. 1/2 di mortadella tutta una fetta
  • 150 gr di grana (si può aumentare o diminuire a piacere)
  • 150 gr di pecorino romano
  • 1 uovo
  • noce moscata q.b.
  • sale q.b.
  • pepe a piacere

Preparazione

Sulla spianatoia mettete a fontana la farina, fate un buco al centro e sgusciate le uova, aggiungete l’olio e con una forchetta o le punta delle dita iniziate a mescolare bene le uova amalgamando di mano in mano la farina circostante, fino ad avere impastato gli ingredienti.
Lavorate a piene mani e con energia l’impasto ottenuto, formate un panetto morbido ed elastico e chiudetelo in un sacchetto da freezer lasciando riposare l’impasto per almeno 30 minuti a temperatura ambiente.

In una pentola mettere la polpa di maiale, il pollo, il salame con un po’ d’acqua. Si lascia cuocere e si trita il tutto in modo tale che non diventi una poltiglia, si aggiungono la mortadella tritata, il grana, il pecorino e la carne di manzo precedentemente fatta rosolare, l’uovo, la noce moscata ed il sale. Amalgamare bene gli ingredienti con le mani.

Dalla sfoglia ritagliare dei quadratini, su cui andrà posato un po’ di ripieno (batù), che poi andranno chiusi a cappelletto.

Servite con un buon brodo di carne.

Lasagne verdi alla bolognese…

Lasagne alla Bolognese

  • Difficoltà: media
  • Preparazione: 30 min + la sfoglia
  • Cottura: 70 min
  • Dosi per: 8 persone
  • Costo: medio
  • Nota: + 2 ore e 1/2 di cottura del ragù

Presentazione

Lasagne alla Bolognese

Le lasagne alla Bolognese sono un piatto tipico della gastronomia dell’Emilia Romagna e, nello specifico, della città di Bologna. Nonostante la paternità di questa ricetta sia Emiliana, le lasagne sono conosciute a tal punto da diventare uno dei simboli della cucina italiana nel mondo. Dalla preparazione e dagli ingredienti, questa ricetta è la quintessenza della “ricchezza” della cucina tradizionale bolognese e piace a grandi e piccini. Per preparare una buona lasagna alla Bolognese, la cosa fondamentale è la giusta scelta degli ingredienti: per prima cosa la carne, che deve essere rigorosamente per metà di manzo e metà di maiale per dare sapore alla ricetta, poi la polpa di pomodoro che deve essere di buona qualità, ed infine, ma non per ultime, le lasagne vere e proprie, che devono essere tra le migliori, con la sfoglia porosa adatta a trattenere il condimento per ottenere una consitenza perfetta!

Ingredienti per una teglia 20x30cm
  • Lasagne Verdi all’uovo (pronte, della Barilla, oppure, con sfoglia fatta a mano)
  • Parmigiano reggiano grattugiato 250 g
Per il ragù alla bolognese
  • Carote 50 g
  • Cipolle 60 g
  • Sedano 50 g
  • Pancetta fresca tritata di maiale 500 g
  • Carne bovina polpa di manzo tritata 500 g
  • Passata di pomodoro 250 g
  • Latte latte fresco intero 50 g
  • Olio di oliva evo 20 g
  • Sale q.b.
  • Pepe a piacere
  • Vino bianco 150 g
Per la besciamella
  • Latte fresco intero 1 l
  • Burro 100 g
  • Farina 80 g
  • Noce moscata a piacere
  • Sale un pizzico
  • Pepe a piacere

Per la sfoglia

  • 2 uova
  • 350 g di farina più un altro po’ per la spianatura
  • 150 g di foglie di spinaci
  • Sale

Preparazione della sfoglia

Pulisci gli spinaci e mettili in una pentola senza acqua ma con un poco di sale, e fai cuocere per 10 minuti. Appena cotti strizzali molto bene, tritali e passali al passaverdure. Sulla spianatoia infarinata setaccia la farina creando la fontana, aggiungi il sale e le uova sgusciate. Unisci anche la purea di spinaci e comincia ad impastare energicamente fino a ricavare u impasto sodo e ben omogeneo. Con l’aiuto di un matterello stendi l’impasto in una sfoglia sottile sul piano di lavoro ben infarinato: la sfoglia per le lasagne è pronta. Se invece vuoi delle tagliatelle prosegui cosi: ripiega la sfoglia sottile ottenuta su se stessa (dal lato più lungo) per tre volte. Taglia la sfoglia arrotolata in strisce larghe circa un centimetro. Stendi le tagliatelle su un piano di lavoro infarinato e falle asciugare per circa 20 minuti mantenendole coperte con un telo.

Preparazione delle lasagne

Lasagne alla Bolognese

Per preparare le lasagne alla bolognese cominciate con la preparazione del ragù che necessità di lunghi tempi di cottura. Tritate finemente la cipolla, la carota e il sedano aiutandovi con un coltello oppure tritando con il mixer (1). Fate scaldare in un tegame l’olio e aggiungete le verdure tritate. Lasciatele rosolare a fuoco basso per almeno 20 minuti fino a che il soffritto risulterà completamente asciutto. Poi aggiungete la pancetta trita di maiale (2) e quella di manzo (3).

Lasagne alla Bolognese

Fate rosolare la carne, mescolando con un cucchiaio di legno (4) per cuocere in maniera uniforme ed evitare che si attacchi al fondo del tegame. Quando la carne risulterà ben rosolata ed asciutta, aggiungete il vino bianco (5) e lasciate sfumare fino a completa evaporazione. Dopodiché versate anche la passata di pomodoro (6).

Lasagne alla Bolognese

A questo punto aggiungete l’acqua (7), mescolate bene tutti gli ingredienti e lasciate cuocere per almeno 2 ore: se in cottura il ragù dovesse asciugarsi troppo, aggiungete dell’altra acqua: è importante però che a cottura ultimata il ragù sia ben asciutto. Aggiustate poi di sale e pepe (8). Quando il ragù sarà quasi pronto e rappreso, aggiungete il latte (9) che consente di attenuare il sentore acido del pomodoro e continuate a mescolare gli ingredienti per amalgamarli. Terminate la cottura, spegnete il fuoco e tenete il ragù da parte.

Lasagne alla Bolognese

Procedete dunque alla preparazione della besciamella: prendete un pentolino e fate a scaldare il latte. Nel frattempo in un altro tegame sciogliete i pezzetti di burro a fuoco basso (10) e, quando sarà sciolto, toglietelo dal fuoco ed aggiungetevi la farina setacciata (11). Mescolate energicamente con la frusta (12) per ottenere un composto senza grumi (il roux). Quindi rimettete il pentolino sul fuoco, per dorarlo leggermente.

Lasagne alla Bolognese

Quando il latte sarà caldo, aromatizzatelo con la noce moscata grattugiata (13) e un pizzico di sale. A questo punto potete unirlo al composto di burro e farina (14). Mescolate energicamente gli ingredienti con una frusta a mano e fate addensare a fuoco dolce (15): il composto deve risultare omogeneo e senza grumi. Cuocete la besciamella per circa 5-6 minuti a fuoco dolce, fino a quando non sarà cremosa.

Lasagne alla Bolognese

Dopodiché passate alla composizione delle lasagne: prendete una teglia o una pirofila rettangolare dalle dimensioni di 30×20 cm. Distribuite un filo di besciamella sulla teglia in modo uniforme su tutta la superficie (16), poi adagiate le lasagne verdi agli spinaci (17) e versate nuovamente un sottile strato di besciamella (18).

Lasagne alla Bolognese

Distribuite ora il ragù e il formaggio grattugiato (19) avendo cura di coprire tutta la superficie della teglia. Create quindi un altro strato di lasagne verdi, questa volta disponendole nel senso opposto rispetto al primo strato in modo che risultino incrociate (20). Quindi procedete creando un nuovo strato di besciamella (21). Abbiate cura di distribuirla su tutta la superficie della teglia.

Lasagne alla Bolognese

Ripetete l’operazione, disponendo strati besciamella, di ragù (22) e parmigiano grattugiato(23), fino ad ottenere 6 strati. Terminate con lo strato di ragù e una spolverata di abbondante formaggio grattugiato. Una volta terminata la preparazione della teglia, cuocete in forno statico preriscaldato a 200° per circa 25 minuti (oppure in forno ventilato a 180° per 15 minuti): le lasagne saranno pronte quando vedrete una leggera crosticina dorata in superficie. Sfornatele e lasciatele intiepidire prima di portare in tavola e gustare le vostre lasagne alla bolognese (24)!

Conservazione

Conservate il ragù alla bolognese in frigorifero, chiuso in un contenitore ermetico, per 2-3 giorni al massimo. E’ possibile congelare il ragù alla bolognese. Potete conservare le lasagne verdi alla bolognese in frigorifero, coperte con pellicola trasparente o in un contenitore ermetico per 1-2 giorni. Si possono preparare il giorno prima, mantenere in frigorifero coperte con pellicola trasparente e cuocere il giorno dopo. E’ possibile congelarle, solo se si sono utilizzati tutti ingredienti freschi, meglio da crude: per cuocerle sarà sufficiente scongelarle in frigorifero circa 24 ore prima e poi cuocerle in forno.

Un po’ di storia

Chi pensa che le lasagne siano un piatto abbastanza recente, si sbaglia di grosso, infatti, la storia di questa buonissima ricetta, affonda le sue radici niente poco di meno che nell’età Romana. Ovviamente, a quel periodo, le lasagne non erano come le conosciamo noi oggi ma consistevano in alcune strisce di pasta tagliata a quadrotti più o meno regolari, cotti in pentola o sulla piastra e conditi con legumi e formaggio.
Per molti secoli ancora, le lasagne rimasero quelle inventate dai Romani e venivano chiamate “lasana” o “lasanum” che stava a significare “vaso, recipiente”.
Questo fino al XIV secolo, quando Francesco Zambrini scoprì per la prima volta che quelle strisce di pasta potevano essere lasciate intatte ed addirittura si potevano creare degli strati da farcire con il formaggio. A testimonianza di questa scoperta, Zambrini riportò la ricetta nel suo libro di cucina e, a quanto pare, ebbe un enorme successo visto che da quel giorno le lasagne furono a strati. Non si sa esattamente come si è passati da questa primitiva lasagna alla lasagna alla Bolognese e, nemmeno il padre della cucina italiana Pellegrino Artusi, ne parlanel suo grande libro di cucina che raccoglie le ricette tradizionali italiane.
Nel corso del tempo, le lasagne divennero un piatto molto popolare ed amato, grazie anche ad alcuni ristoranti Bolognesi che iniziarono a farle conoscere alla loro clientela agli inizi del 900. Ma sicuramente, la consacrazione definitiva di questo piatto, si ha nel 1935 quando Paolo Monelli lo cita nel suo libro il “Ghiottone errante”.

Curiosità

Ormai sapete già che le lasagne sono una pietanza di derivazione Romana ma, sapete anche che uno dei più grandi oratori e uomini politici dell’Urbe come Cicerone, era una grande estimatore di questo piatto? Pare infatti, che l’autore delle “catilinarie” amasse particolarmente le lasagne, oltre che per la loro bontà, anche per la loro morbidezza che gli permetteva di gustarle anche in età avanzata quando aveva qualche problemino di masticazione.