Ong di Bologna: volontari, intrappolati ad Aleppo (Siria)…

Siria, gli operatori locali dell’Ong bolognese: “Intrappolati ad Aleppo”

Lo staff siriano del Gvc via Skype: “Sembra la fine del mondo, le bombe sono incessanti, da quattro giorni non c’è più acqua”.

aleppo“Siamo intrappolati in città, non c’è via di fuga e non possiamo muoverci. Sta iniziando a mancare tutto, e da quattro giorni non c’è più acqua. Sembra la fine del mondo, le bombe e i colpi di arma da fuoco sono incessanti, di giorno e di notte. Dalla periferia di Damasco sentiamo il fragore dei colpi, che prima sentivamo prevalentemente di notte, adesso continuamente, senza tregua. E anche qui la situazione è molto tesa, ci sono posti di blocco ovunque”. Parole drammatiche quelle dello staff locale in Siria dell’Ong bolognese Gvc: quattro volontari, una bolognese (che è a Damasco) e tre siriani (ad Aleppo), che stamattina via Skype sono riusciti a mettersi in contatto con la sede di Bologna per rassicurare sulle loro condizioni, ma anche per raccontare il dramma della battaglia. Il Gvc non divulga i nomi dei volontari, per ragioni di sicurezza. Dallo scorso 6 agosto ad Aleppo le ostilità “sembrano aver raggiunto, se possibile, un grado di violenza ancora più estremo”, informa il Gruppo di volontariato civile (Gvc) ribadendo la richiesta per il rispetto del diritto internazionale umanitario. La città è circondata, ed è di fatto diventata una trappola mortale per la popolazione civile sotto assedio, impossibilitata a scappare, e che gli aiuti umanitari non riescono a raggiungere.

Il Gvc è presente in Siria in modo stabile dal 2013 con sede principale a Damasco e vari uffici nelle altre città e zone. “I nostri colleghi che vivono e lavorano ad Aleppo ci raccontano che in questi giorni non possono nemmeno muoversi nelle aree in cui ci siamo sempre mossi, ad ovest della città, che prima erano accessibili”, è la testimonianza dei volontari. A inizio luglio era stata chiusa la via d’accesso ad est della città, conosciuta come Castello Road, provocando un aumento insostenibile del prezzo del carburante (triplicato) e facendo scarseggiare i rifornimenti di cibo e medicine. “Da quando il fronte si è spostato anche nella zona Al Hamadaniah, dove risiede il maggior numero di rifugiati interni, in molte aree non si può più andare, per i colpi continui o perché vengono bruciate le gomme della macchine per nascondere gli obiettivi. Aleppo è immersa nel fumo. In più è chiusa anche la strada che da Damasco porta ad Aleppo. Non arriva niente, non c’è carne, non c’è frutta, non c’è carburante. E i prezzi di quel poco che c’è sono alle stelle”.

Un racconto drammatico. I numeri, altrettanto pesanti. li ricorda in una nota il Gvc: due milioni di donne, uomini e bambini sono sotto assedio. “I morti
e i feriti fra i civili non si contano più, e se le reti idroelettriche non verranno ripristinate rapidamente, le conseguenze per la popolazione sarebbero catastrofiche. I bambini specialmente sono a grave rischio di malattie infettive portate dall’acqua, specialmente con l’aumento delle temperature estive”. Il Gvc si unisce all’appello dell’Onu per un immediato cessate il fuoco di almeno 48 ore per rifornire la popolazione di cibo e medicine.

Fonte: La Repubblica

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