Una moschea in via Emilia Levante? Residenti contrari: raccolta firme per dire “no”…

Una moschea in via E. Levante? Residenti contrari: “La zona cambierebbe identità”

Voci sulla possibilità che al posto una ex officina meccanica nasca un centro di preghiera islamico preoccupano la zona Pontevecchio e Bignami fa un’interrogazione: “I cittadini dovrebbero venire informati. Già un centinaio di firme raccolte per il No”.

officinaUna raccolta firme per dire no a una moschea in via Emilia Levante, nei locali di quella che era un’officina meccanica ubicata al civico 11, a pochi metri dal Pontevecchio: a sollevare la questione e a organizzare la petizione il presidente del Gruppo Forza Italia Regione Emilia-Romagna Galezzo Bignami, cominciata sabato con un banchetto condiviso con i consiglieri di quartiere Loris Folegatti e Giulio Favalini.

Bignami aveva già rivolto un’interrogazione alla Giunta Regionale qualche giorno fa, per sapere se corrisponda effettivamente al vero la notizia che in sostituzione del capannone che ospitava un’officina di elettrauto, possa sorgere a breve un nuovo centro culturale islamico. Bignami ha chiesto le motivazioni che hanno portato il Comune a non aprire una discussione preventiva direttamente con i residenti e i negozianti, i quali sembrano essere molto preoccupati di veder ‘cambiare’ il proprio quartiere: “Ho firmato contro la moschea – ammette una residente di via Fiorita – perchè ho paura che con l’ex centro commerciale Dima adibito a centro di accogienza per profughi e  il luogo di preghiera per i fedeli dell’Islam in pochi metri la nostra zona possa cambiare identità e farci sentire fuori posto”.

L’intervistata si riferisce all’ipotesi che l’ex area commerciale Dima venga destinata a centro di accoglienza, così come si vociferebbe in Comune: “Dopo le notizie sull’utilizzo dell’ex Dima che qualcuno in Comune vorrebbe destinare a profughi e immigrati – spiega Galeazzo Bignami – si è poi scoperto anche questo progetto dell’officina-moschea e ciò sta avvenendo senza che residenti e negozianti siano stati minimamente informati, per di più in un momento storico estremamente delicato che imporrebbe controlli e una regolamentazione chiara di questi centri culturali. Continua la scelta di ghettizzare una delle zone a maggior residenzialità di Bologna, penalizzando quella che dovrebbe essere la principale strada della città”.

Fra i commercianti firmatari della petizione anche Luca Cavazza, che spiega le sue perplessità sul progetto della moschea: “I timori ci sono e sono molti, avevamo provato a parlare con l’amministrazione per capire meglio cosa stesse accadendo visto che da quello che sappiamo ad oggi il capannone potrebbe essere stato venduto per una cifra vicina ai 280 mila euro. Le domande che mi pongo sono da dove arrivano questi fondi e come un ex garage possa essere considerato un luogo sicuro per contenere tante persone. Abbiamo quindi aperto un confronto con gli altri commercianti e residenti che è approdato a questa raccolta firme appena avviata”.

E in effetti la preoccupazione nel quartiere dilaga, anche se nessuno ha notizie certe sull’effettiva possibilità che questa moschea possa nascere davvero: “E’ ricomparso il cartello vendesi di fronte al garage e questo potrebbe essere un buon segno. Probabilmente la trattativa non è andata a buon fine – spiega un residente di via Emilia – e adesso i locali sono stati messi sul mercato”. Ed è ciò che spera Alessandro Masotti, altro abitante della zona attivo per la raccolta firme: “Andiamo comunque avanti con la petizione, anche se in questo periodo anche la nostra zona si è svuotata per le ferie. Anche se l’allarme potrebbe essere rientrato è comunque la seconda volta che cercano di collocare qui un centro di preghiera islamico”.

Una delle voci fuori dal coro, quella di un altro commerciante, che dice di non volersi fasciare la testa prima del tempo: “Vengo da Roma e anche nella Capitale ci sono delle moschee che non portano per altro alcun problema. Anzi, probabilmente ci saranno più controlli e la zona divernterà più sicura. Secondo me non bisogna associare il terrorismo alla fede islamica in modo così miope. Mi preoccupa di più, lo ammetto, l’ipotesi del centro di accoglienza perchè temo semplicemente che possa alimentare stuazioni di microcriminalità”.

BORGO TOSSIGNANO: PIU’ CENTRI ISLAMICI E MENO CASERME? Questa la provocazione di Simone Carapia, Capogruppo FI di Imola, che annuncia si aver raccolto un centinaio di firme contro l’apertura di centri islamici all’interno del nuovo comune unico: “100 firme sono già un forte e chiaro segnale dato dalla gente all’amministrazione Mortero di Borgo Tossignano, ma a questo punto bisogna allargare la raccolta a tutta la Vallata nessuno escluso, perchè la questione riguarda tutti. Se passa questa, quanti altri centri islamici entro breve lasceranno fare queste amministrazioni?”.

L’ATTACCO AL PD DELL’AZZURRO CARAPIA. “Oltre all’amministrazione interessata non ho sentito nessuno del PD fiatare sull’argomento – continua Carapia –  Hanno paura che questa situazione vada a pesare anche sul prossimo referendum sul  Comune unico del 16 ottobre? Non parlano perché l’argomento è scottante e tanti arricciano il naso su questa nuova struttura? Con queste prospettive con il nuovo Comune Unico (che il Pd con legge regionale ha blindato) si faranno quindi  nuovi centri culturali e si chiuderanno le caserme? A questo punto ci attiveremo in tutti i centri della Vallata con tutti quelli che vorranno impedire questo  per raccogliere più firme possibile contro la nascita di questo centro culturale islamico. La priorità è quella di porre un argine e gestire con serietà il fenomeno dell’aumento esponenziale di questi centri culturali , avendo come obiettivo la sicurezza dei cittadini e il rispetto non solo delle nostre leggi, ma anche dei nostri valori e delle nostre tradizioni, oltretutto con quello che sta capitando ultimamente. Sottovalutare e non affrontare alla luce del sole queste situazioni è di una gravità inaudita da veri irresponsabili.

Fonte: BolognaToday

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