E oggi parliamo di Bologna, per conoscerla meglio…

Bologna: la dotta, la grassa, la rossa

Antichissima città universitaria, ospita numerosi studenti che animano la sua vita culturale e sociale. Nota per le sue torri e i suoi lunghi portici, possiede un ben conservato centro storico (fra i più estesi d’Italia), in virtù di un’attenta politica di restauro e conservazione avviata dalla fine degli anni sessanta del secolo scorso, a dispetto dei gravi danni causati dagli sventramenti urbanistici della fine del XIX secolo e dalle distruzioni belliche.

La città, i cui primi insediamenti risalirebbero ad almeno un millennio prima di Cristo, è sempre stata un importante centro urbano, prima sotto gli Etruschi (Velzna/Felsina) e i Celti (Bona), poi sotto i Romani (Bononia), poi ancora nel Medioevo, come libero comune (per un secolo è stata la quinta città europea per popolazione). Importante centro culturale e artistico, questo ruolo fatica talvolta a esserle riconosciuto, mancando un “capolavoro” di rinomanza mondiale che possa attirare in massa i turisti: tuttavia, la sua importanza artistica e monumentale è basata su un insieme omogeneo di monumenti ed emergenze architettoniche (le torri medievali, i palazzi d’epoca, le chiese, la struttura del centro storico) e opere d’arte frutto di una storia architettonica e artistica di prim’ordine.

È sede di prestigiose istituzioni culturali, economiche e politiche e di uno dei più avanzati quartieri fieristici d’Europa. Nel 2000 è stata “capitale europea della cultura” e dal 2006 è “città della musica” UNESCO.

Bologna è la città dei portici: oltre 38 km nel solo centro storico. Li si trova in quasi tutte le vie del centro e la loro origine è in parte da attribuirsi alla forte espansione che Bologna ebbe nel tardo Medioevo, quando la città e la fiorente università divennero un polo ambito per studiosi e letterati di tutta l’Europa, ma anche per la popolazione proveniente dalla campagna. Di qui la necessità di sfruttare al massimo gli spazi e aumentare la cubatura delle case espandendo i piani superiori, dapprima con la creazione di sporti in legno sorretti da travature, e successivamente da portici sorretti da colonne. Come anche in altre città vicinanti, i portici consentono di percorrere buona parte delle strade cittadine al riparo da pioggia e neve. In quanto area di incontro fra spazio pubblico e privato, furono anche un mezzo per l’espansione di attività commerciali e artigiane, nonché di socializzazione.

In Piazza Maggiore si trova la gotica e imponente basilica di San Petronio costruita per volere del Comune (e infatti le abitazioni presenti sul terreno in cui edificare furono acquistate con soldi pubblici) fra il 1390 e il 1659. Presenta un portale decorato da bassorilievi di Jacopo della Quercia, mentre all’interno si trovano alcune cappelle notevolmente decorate. Nella navata sinistra, sul pavimento, è visibile la meridiana più grande del mondo, progettata dal matematico Giovanni Domenico Cassini e realizzata nel 1655. Nella Piazza Maggiore si trovano la fontana del Nettuno, opera del Giambologna; il Palazzo Comunale (XIII e XV secolo) e il Palazzo del Podestà, riedificato nel 1485 accanto al duecentesco Palazzo Re Enzo.

Di notevole interesse la chiesa di San Francesco del XIII secolo (anche se ha subito notevoli interventi nel XIX secolo e nel secondo dopoguerra), primo esempio di gotico francese in Italia, e gli adiacenti i monumenti funebri dei glossatori, e la chiesa di San Domenico del XIII secolo, con l’arca in cui sono conservate le spoglie del santo: il sarcofago fu realizzato nel 1264-1267 da Nicola Pisano e bottega, mentre la cimasa è opera di Niccolò dell’Arca, fu iniziata nel 1469 e, essendo rimasta incompiuta dopo la sua morte nel 1494, è completata da alcune piccole statue di Michelangelo; all’interno della basilica, da notare anche il Sepolcro Tartagni di Francesco di Simone Ferrucci.

In piazza Santo Stefano spicca il complesso di Santo Stefano, noto anche come “le Sette Chiese” a causa della sua notevole articolazione in numerose chiese e cappelle collegate da un cortile e da un chiostro. Il nucleo originale fu edificato nell’VIII secolo su un tempio pagano del II secolo dedicato alla dea egizia Iside, del quale resta un architrave con dedica alla dea, murato all’esterno, e alcune colonne di granito africano, all’interno. L’impianto architettonico principale è marcatamente romanico, nonostante alcune modifiche successive. Qui erano conservate fino al 2000 le spoglie di San Petronio, ora traslate nella omonima basilica; alcune cappelle del complesso sono dedicate ai caduti italiani nei conflitti mondiali.

Notevoli anche la cattedrale di San Pietro (ricostruita al XVII secolo); San Giacomo Maggiore (1263), in stile gotico e con elegante portico rinascimentale; la Basilica di Santa Maria dei Servi (eretta tra il XIV e il XVI secolo), con una Maestà di Cimabue e un suggestivo quadriportico; Santa Maria della Vita (è la chiesa del primo ospedale di Bologna, fondato nel 1260), al cui interno si trovano le preziosissime terrecotte delle Marie Piangenti, note come Compianto sul Cristo morto e realizzate da Niccolò dell’Arca tra il 1463 e il 1490.

Sul Colle della Guardia a circa 300 m s.l.m. e a sud-ovest del centro storico si trova il caratteristico santuario della Madonna di San Luca (1765), che si raggiunge per una lunghissima e suggestiva via porticata del XVII e XVIII secolo (la più lunga al mondo, ben 3,796 km e dotata di 666 archi).

Su un colle adiacente al Colle della Guardia, sorge l’Eremo di Ronzano, tipico convento di campagna costruito nel 1140 e riconsacrato ai frati Servi di Maria dal 1921. Oggi ospita il nuovo centro di genetica d’eccellenza dell’Università di Bologna.

In via De’ Gombruti 7 è presente una sinagoga del 1954 su progetto di Guido Muggia.

Poco lontano dal centro storico si trova il Cimitero della Certosa. Aperto nel 1801, quindi tre anni prima del più famoso Père-Lachaise di Parigi, sopprimendo e trasformando un importante convento certosino, quello della Certosa di Bologna è da ritenersi il primo vero cimitero italiano moderno concepito per l’intera comunità. Nel corso dei secoli è diventato un cimitero monumentale, scrigno di arte e di storia, degno sicuramente di una visita.

Le torri gentilizie di Bologna, di origine medioevale, sono uno dei tratti più caratteristici della città. Secondo il conteggio effettuato da Giovanni Gozzadini nel XIX secolo, le torri nel Medioevo sarebbero state addirittura più di centottanta (una enormità rispetto all’estensione della città di allora). Stime condotte con metodi più moderni riducono questo numero a novanta-cento tra torri e case-torri, un valore comunque considerevole considerando il notevole sforzo necessario all’epoca per edificare costruzioni simili. Di esse ne esistono ancora diciassette. Fra le torri superstiti si possono citare la Torre Azzoguidi (61 metri di altezza), la Torre Prendiparte (59,50 metri), e le ben più note Torre degli Asinelli e Garisenda.

Le due torri sono i monumenti simbolo della città: la Torre degli Asinelli (97,20 metri, la torre pendente più alta d’Italia) e la Torre della Garisenda (in origine alta 60 metri, ora 48) edificate per volere di nobili ghibellini nel XII secolo. La più pendente delle due, la Garisenda, fu citata più volte da Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, XXXI, 136-140) e nelle Rime, a riprova del suo soggiorno a Bologna.

«Qual pare a riguardar la Garisenda
‘sotto ‘l chinato, quando un nuvol vada
sovr’essa sì, che ella incontro penda
tal parve Anteo a me che stava a bada
di vederlo chinare …»
(Dante Alighieri – Inferno, XXXI, 136-140)

In epoca storica Bologna ebbe tre cerchie di mura: la più antica fu costruita in blocchi di selenite in epoca tardo-antica. La seconda cerchia, detta “dei Torresotti” o “del Mille” è tradizionalmente attribuita alla metà del XII secolo, anche se ora gli storici hanno preso in considerazione una retrodatazione di circa un secolo.

La terza e ultima più grande cerchia di mura risale al XIII e XIV secolo, e non ebbe mai un’efficacia difensiva. Di essa – dopo il discutibile abbattimento avvenuto all’inizio del XX secolo – sono rimaste dieci delle dodici porte e alcuni piccoli tratti murari.

Entro il tracciato di queste mura il tessuto urbano della città è rimasto in gran parte intatto: questo lo rende uno dei centri storici più estesi d’Italia.

A Bologna è nata una delle prime “Chinatown” italiane. I primi insediamenti di cinesi risalgono agli anni trenta, ampliatisi poi negli anni cinquanta e ottanta con nuovi arrivi. L’area in cui si stabilirono fin dall’inizio comprende le zone della Bolognina e di Corticella (soprattutto attorno a via Ferrarese).

Nel capoluogo emiliano si conta una comunità gay e gay-friendly molto numerosa, basti pensare che gli iscritti al circolo locale dell’Arcigay, il Cassero LGBT Center, sono circa diciottomila (in Italia è seconda solo a Milano con ventimila iscritti). Vi sono, pertanto, molte attività legate alla comunità gay, come bar e discoteche (a partire dal locale sottostante la sede del Cassero, la Salara), associazioni, e persino squadre sportive (per esempio Boga Volley e Boga Basket) e gruppi musicali (il coro Komos).

Nella cultura popolare Bologna è nota come la grassa (per la cucina), la dotta (per l’università) e la rossa (per il colore dei mattoni degli edifici del centro storico, anche se spesso l’aggettivo è riferito al pensiero politico “rosso” diffuso tra la popolazione della città).

Nel 2000 Bologna è stata Capitale europea della cultura, mentre nel 2006 è stato conferito alla città il riconoscimento da parte dell’UNESCO di Città creativa della musica, la prima in Italia, la seconda in Europa dopo Siviglia. Nel 2008 lo Zecchino d’Oro dell’Antoniano di Bologna è diventato “Patrimonio per una cultura di pace” UNESCO, prima trasmissione televisiva al mondo a ricevere un riconoscimento di questo tipo. In realtà la manifestazione canora per bambini nacque presso la Casa per Orfani Don Trombelli, in Via Odofredo, ma l’ideatore fu un frate dell’ Antoniano.

Nel 1988 a Bologna si è tenuta la Biennale dei giovani artisti dell’Europa e del Mediterraneo, considerata la più importante vetrina mediterranea della creatività giovanile.

L’Università di Bologna è considerata la più antica università del mondo occidentale. La data della sua fondazione è stata fissata convenzionalmente nell’anno 1088. La vita della città e quella dell’università sono intimamente connesse fin dal medioevo, facendole meritare l’appellativo di Bologna la dotta. Si articola in undici Scuole e trentatré Dipartimenti e nell’anno accademico 2012/13 ha ospitato circa novantamila studenti. Secondo la classifica mondiale delle università QS World University Rankings, l’Università di Bologna è la prima università italiana e la 182ª nel mondo. Inoltre risulta essere l’università italiana maggiormente scelta dagli studenti stranieri del Progetto Erasmus, con circa millesettecento presenze nel 2013. L’alto numero di studenti, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, ha un notevole impatto sulla vita della città. Se da una parte questo afflusso contribuisce a vivacizzare in maniera significativa un centro storico in cui l’età media dei residenti sarebbe molto alta, d’altro canto le amministrazioni locali devono spesso confrontarsi con problemi di ordine pubblico e di sporcizia legati all’animata vita notturna della zona universitaria. Nel 1968 la facoltà più antica dell’Università (Giurisprudenza) aveva a disposizione due sole aule per gli studenti del primo anno. Fu l’anno in cui gli studenti politicizzati occuparono l’Università, costrinsero i Professori a fare esami collettivi; per ulteriore danno abolirono anche la bellissima festa della matricola, e perfino il cappello universitario di tradizione rinascimentale italiana.

School of Advanced International Studies (SAIS), che conta nel centro scolastico emiliano più di seimila alunni di oltre cento nazionalità diverse. In città vi è anche una sede del Dickinson College, con un programma attivo fin dal 1964, dove studiano circa un migliaio di ragazzi prevalentemente statunitensi.

Numerosi editori hanno sede nel bolognese, sviluppandosi principalmente nei settori della scolastica, della saggistica universitaria, della letteratura, del fumetto e dell’arte. Vi sono inoltre diversi service editoriali e agenzie letterarie.

Bologna fu patria di numerosi pittori, quali Vitale da Bologna, Simone dei Crocifissi, Lippo di Dalmasio, Amico Aspertini, Francesco Francia, il Domenichino, i Carracci, il Guercino, Guido Reni. Vi operarono inoltre Giotto, Raffaello, Lorenzo Costa, il Parmigianino e Donato Creti. Le opere di questi artisti si possono ammirare nelle chiese e palazzi cittadini, nonché nella Pinacoteca nazionale. In epoca moderna, Bologna diede i natali a Giorgio Morandi (a cui è dedicato l’omonimo museo), mentre vi operarono artisti quali Concetto Pozzati.

In ambito scultoreo, operarono a Bologna artisti del calibro di Niccolò dell’Arca, Jacopo della Quercia, Michelangelo, Giambologna, Alfonso Lombardi e, più recentemente, Nicola Zamboni.

In Italia, Bologna è la seconda città con maggior numero di posti in sale cinematografiche per abitanti (superata solo da Campobasso, che però ha una popolazione molto più esigua), e la diciannovesima in Europa.

«Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli,
col seno sul piano padano e il culo sui colli.»
(Francesco Guccini, Bologna)

A partire dalla fine degli anni ottanta, Bologna è stata una delle città più importanti per la cultura hip hop, venendo da alcuni definita La Mecca dell’hip hop italiano grazie ad artisti e gruppi come Neffa, Sangue Misto, i Camelz Finezza Click, Joe Cassano, Deda, Inoki, e grazie a luoghi presso la quale questa cultura veniva supportata e spinta fin dai primi anni novanta, come il centro sociale Isola nel Kantiere. Negli Anni 2000 invece la città di Bologna è stata rappresentata in ambito hip hop dalla Porzione Massiccia Crew, fondata dal rapper Inoki, una delle prime crew hip hop multietniche in Italia.

La città ha anche una grande tradizione nella musica leggera contemporanea, con molti musicisti e cantautori di successo e una miriade di artisti emergenti, tanto da poter definire una scena musicale bolognese. Fra questi, ricordiamo: Lucio Dalla, Gianni Morandi, Stadio, Luca Carboni, Samuele Bersani, Lùnapop, Cesare Cremonini, Riccardo Fogli, Andrea Mingardi, Pooh, Dodi Battaglia, Skiantos, Neffa, Cristina D’Avena, GemBoy, Beppe Maniglia.

La fama internazionale della cucina bolognese risale al Medioevo: erano presenti in città potenti famiglie signorili, presso le cui corti servivano i cuochi più celebrati. Tuttavia, la tradizione gastronomica di Bologna è strettamente legata all’Università: la mescolanza di numerosi studenti e professori di nazionalità diverse arricchì la cultura gastronomica, e rese necessaria una buona organizzazione dell’approvvigionamento alimentare. Le numerose ricette di origine bolognese, diffuse in tutto il mondo come eccellenze della cucina italiana (ad esempio il ragù), unite al fatto che in città proliferano le attività commerciali legate al cibo, hanno spesso condotto la stampa italiana e straniera ad attribuire a Bologna l’appellativo di Città del cibo o anche con l’inglese City of food. Fra i prodotti tipici della cucina bolognese troviamo: le tagliatelle, i tortellini, il ragù bolognese, le lasagne verdi alla bolognese, la zuppa imperiale, i passatelli, il friggione, la mortadella, la cotoletta alla bolognese, gran fritto misto alla bolognese, gran bollito alla bolognese, le rane in umido, le crescentine, la crescenta bolognese, il certosino di Bologna, la pinza bolognese.

Sui colli bolognesi vi sono numerose aziende vinicole che producono varie tipologie di vino tipiche, fra cui il Pignoletto DOCG.

L’area metropolitana di Bologna costituisce una delle prime 10 città metropolitane italiane e conta una popolazione di oltre 1 milione di abitanti, con una rilevante influenza economica e culturale sulle città e regioni limitrofe. A questo proposito lo scrittore Carlo Lucarelli, nel suo romanzo Almost Blue, fa dire ad uno dei personaggi «Quella che lei chiama Bologna, è un cosa grande, che va da Parma fino a Cattolica … dove davvero la gente vive a Modena, lavora a Bologna e la sera va a ballare a Rimini … è una strana metropoli … che s’allarga a macchia d’olio tra il mare e gli Appennini».

Secondo la classificazione detta FURs (perimetrazione basata sui flussi pendolari) il nucleo urbano della città di Bologna ha una popolazione di 991.385 abitanti (al gennaio 2013).

Inoltre, ormai si va profilando la fusione con l’area urbana di Modena (dalla quale la separano solo pochi chilometri lungo gli assi della via Emilia e della via Bazzanese), con una popolazione dell’intera area che raggiunge 1.400.000 persone; lo stesso Aeroporto di Bologna-Borgo Panigale è al servizio diretto dell’intera provincia modenese e dei suoi poli produttivi tessile (Carpi), delle ceramiche (Sassuolo) e del biomedicale (Mirandola).

Avendo una grande tradizione culinaria, a Bologna sono molto diffusi i negozi di prodotti tipici. Nel Quadrilatero (una zona del centro storico delimitata dalle strade: via Rizzoli, via Castiglione, via Farini, via dell’Archiginnasio), separato da piazza Maggiore dal Palazzo dei Banchi, troviamo l’antico Mercato di Mezzo, dove le strade portano ancora i nomi degli artigiani che qui, nel Medioevo, avevano ubicato le loro botteghe: via degli Orefici, via Drapperie (sarti), via Pescherie Vecchie, via Clavature (fabbri), via Caprarie (macellai). Attraverso un’attenta politica comunale di conservazione, tuttora sono rimaste intatte le antiche insegne delle botteghe, restaurate, sopra le nuove attività. Nel mercato all’aperto, fra i vari banchi, si possono acquistare prodotti che vanno dalla frutta e la verdura ai pesci, dai tortellini ai mazzi di fiori. È inoltre presente un mercato coperto che nel 2014 ha riaperto al pubblico completamente rinnovato.

Sempre nel distretto commerciale del Quadrilatero sono presenti, inoltre, moltissime attività di abbigliamento, gioielli, artigianato, bistrot, oltre a numerose boutique e showroom di alta moda, concentrate in particolar modo fra Galleria Cavour, via Farini, il Pavaglione e via D’Azeglio pedonale. Altre strade dedicate allo shopping, ma di carattere più mainstream, sono le tre vie che formano la cosiddetta “T”: via dell’Indipendenza, via Rizzoli e via Ugo Bassi. Da quest’ultima, si prosegue in via San Felice, che ospita diverse boutique e alcuni monomarca. In via delle Moline e dintorni, nella zona universitaria, troviamo attività artigianali di abbigliamento e arredo. Corte Isolani, una galleria medievale che collega Piazza Santo Stefano a Strada Maggiore è stata recentemente ristrutturata, diventando sede di piccole boutique, caffè, ristoranti e un laboratorio di marionette, e ospita rassegne e mostre e, in maggio, un’esposizione di orchidee. In Via Rizzoli è presente un Apple Store, il primo in Italia non situato in un centro commerciale, ma in centro storico.

È in notevole crescita il commercio dell’usato. Bologna è la città in Italia che registra il maggiore aumento di negozi dell’usato: si vendono dai libri ai vestiti, dai mobili agli oggetti di design. Nella provincia di Bologna il mercato dell’usato è cresciuto dell’8,3% rispetto al 2009, seguita dalle provincie di Brescia e Milano[66].

A Bologna la pallacanestro è uno sport molto radicato. Negli anni novanta la città si è guadagnata l’appellativo di Basket City (“la città della pallacanestro”) grazie alla contemporanea militanza ai vertici dell’Europa delle due squadre bolognesi: la Virtus, vincitrice di 15 Scudetti e 2 Eurolega-Coppa Campioni, che milita in Serie A, e la Fortitudo, che ha vinto per 2 volte il campionato.

Nel panorama sportivo bolognese spicca inoltre la Ducati, storica azienda di Borgo Panigale fondata nel 1926 che, nell’immediato dopoguerra, ha iniziato la produzione di motoveicoli. In particolar modo, negli ultimi vent’anni, l’azienda ha conquistato un invidiabile palmarès di vittorie nel campionato mondiale Superbike (moto da corsa derivate dalla produzione di serie – quattordici titoli mondiali Costruttori e dodici titoli mondiali Piloti), e dal 2003 è diventata una delle protagoniste del Campionato del Mondo della classe MotoGP, vincendo il titolo mondiale nel 2007 con Casey Stoner. Inoltre a Sant’ Agata Bolognese si trova la fabbrica delle prestigiose auto Lamborghini.

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