27 gennaio, Giornata della Memoria…

Giornata della Memoria 2016, non è più tempo di leggere il Diario di Anna Frank

“Tu che t’intendi di queste cose, occupati della Giornata della memoria”. Sono state le parole di una collega che qualche anno fa, in previsione del 27 gennaio, mi affidava il compito di parlare ai ragazzi della più grande tragedia della storia. Qualche anno più tardi raccontai ad un’altra maestra dei fratelli Cervi, di quella casa colonica a Gattatico dove ogni insegnante dovrebbe metter piede per comprendere la storia di questo Paese. La risposta mi lasciò attonito: “Chi sono?”. Senza parlare della collega alla quale ho proposto di parlare della risiera di San Sabba, spiegando Trieste e il Friuli Venezia Giulia: “Cos’è? La ri… cosa?”.Sicuramente si tratta di rari casi. Voglio pensare che la maggior parte degli oltre 751 mila non solo abbia studiato sui libri di storia quanto è avvenuto tra il 1943 e il 1945 oltre alla persecuzione degli ebrei ad opera degli italiani con le leggi razziali introdotte dal governo fascista ma voglio credere che la maggior parte di questi docenti sia stata ad Auschwitz-Birkenau o almeno a Fossoli.Olocausto ebayVoglio sperare che nessuno ignori cos’è il binario 21 alla Centrale di Milano da dove, attraverso un sottopassaggio segreto, si accedeva ai convogli che trasportarono ad Auschwitz centinaia di uomini e donne.

Voglio credere che molti miei colleghi siano saliti a Monte Sole, passando dal cimitero di Marzabotto per risentire l’eco di quegli spari su donne e bambini inermi davanti alla chiesa. Mi piace pensare che stamattina, e non solo oggi ma in diversi momenti dell’anno scolastico, si parli dello sterminio degli ebrei ma anche di quello degli omosessuali, dei testimoni di Geova, dei disabili e dei Rom (circa 500.000 morti) magari leggendo ai ragazzi Razza di zingaro di Dario Fo.

Non è più tempo di leggere il Diario di Anna Frank senza conoscere quella casa in Prinsengracht 263 ad Amsterdam, senza mostrare ai nostri ragazzi la stanza, il bagno, la libreria girevole che celava il nascondiglio della giovane ragazza.

La “Giornata della memoria” non può essere relegata ad una sola mattinata dedicata ad uno sterile ricordo. Abbiamo un disperato bisogno di “ripassare” la storia, di essere dei veri testimoni. Ogni insegnante dovrebbe essere formato attraverso una serie di corsi, esperienze gratuite e invece oggi, secondo i dati raccolti dal Miur, sono poco più di 200 su 751mila gli insegnanti che nel corso di quest’anno hanno partecipato a momenti di formazione sull’educazione alla Shoah. Troppo pochi.

Abbiamo il dovere di raccogliere il testimone che ci hanno lasciato persone come Elisa Springer o Liliana Segre che continua a incontrare giovani e a scrivere libri che devono far parte della biblioteca delle nostre classi (“Fino a quando la mia stella brillerà”, per esempio).

Durante uno degli ultimi incontro con la signora Segre, ho avuto in dono un fumetto “Liliana e la sua stellina”: una classe della scuola primaria “Odoardo Giansanti” di Pesaro ha raccolto le vicende narrate da Lilian e le ha trasformate in fumetto. Con questo linguaggio che unisce disegno e pittura, hanno trasformato la testimonianza in un racconto per immagini. Ecco quello che deve accadere: far vivere le parole dei testimoni, prenderle in consegna affinché la “Giornata della memoria” non resti un evento per chi se ne intende.

Fonte: IlFattoQuotidiano


Giornata della memoria, il racconto di Ester: “Vivevo come Anna Frank per sfuggire agli aguzzini”

Giorno della memoria, il racconto di Ester: "Vivevo come Anna Frank per sfuggire agli aguzzini"Ester Menasce, 87 anni, ebrea: “Io e mia sorella cacciate da scuola. Nella soffitta stavamo in silenzio, i fascisti potevano trovarci”. I miei parenti furono tutti sterminati

“Ero come Anna Frank, mi sono riconosciuta molto nelle pagine che ha scritto quella bambina mia coetanea. Ero come lei, reclusa in una piccola stanza, in un tempo che sembrava non finire mai. La mamma ci faceva stare a letto tutto il giorno, in silenzio. Perché i fascisti non dovevano trovarci, lì dove eravamo nascosti. Non potevamo parlare, né camminare, quasi neanche respirare. Potevamo solo pensare e pregare”.

Ester Fintz Menasce sorride calma e ha gli occhi asciutti mentre ricorda la sua lunga vita, fin da quando venne cacciata assieme alla sorellina Nora dalla scuola elementare di via Stoppani a Milano. “Mi ricordo Nora uscire per ultima, umiliata dalla scuola dove aveva fatto l’esame per andare in seconda elementare, isolata dagli altri bambini. Le avevano spiegato che doveva stare lontana perché non era di razza ariana. Ma noi pensavamo che le razze fossero solo quelle dei cani, non riuscivamo nemmeno a capire quelle parole”.

Era il 1938, l’anno delle leggi razziali e gli ebrei milanesi – come quelli del resto d’Europa – dovevano fare i conti con la persecuzione sempre più feroce da parte dei nazisti e dei loro alleati. Ester, classe 1929, in questi giorni racconterà in diverse scuole – anche alla “Stoppani” – e biblioteche milanesi la storia triste della sua famiglia, originaria di Rodi, dove c’era una grande comunità israelitica che fu completamente sterminata ad Auschwitz.

Giorno della memoria, il racconto di Ester: "Vivevo come Anna Frank per sfuggire agli aguzzini"

“Io sono stata fortunata, in qualche modo, perché sono qui ancora a raccontarlo – dice oggi la signora con due lauree, una delle quali alla Columbia di New York, scrittrice, saggista, docente universitaria alla Statale di Milano – I miei genitori da Rodi vennero a Milano, ancora molto giovani e innamorati, e solo per questo ci siamo salvati. I miei familiari sull’isola erano oltre 200: tornarono in tre dai campi di sterminio”. La vita non fu facile per i Menasce, anche se trasferiti a Milano. “Per sfuggire ai bombardamenti, nel ’42, sfollammo a Maderno sul Garda, con altre tre famiglie ebree, ma arrivarono dal Brennero i nazisti e dovemmo tornare in città. Qui ci nascondemmo in una pensione di via XX Settembre, mentre la portinaia di casa nostra, prima che la casa venisse occupata dai nazifascisti, portava in salvo gli oggetti di valore, che dopo la guerra ho potuto recuperare”.

Giorno della memoria, il racconto di Ester: "Vivevo come Anna Frank per sfuggire agli aguzzini"

La signora Ester sottolinea con orgoglio molto milanese che “ci furono tante persone brave che ci aiutarono in quegli anni terribili: oltre alla nostra custode, anche il ragioner Gibelli che ci trovò prima una casa dove nasconderci sopra a Luino e poi ci aiutò per andare in Svizzera, l’unico posto dove potevamo salvarci”. Ricorda come se fosse ieri, la notte del primo tentativo di varcare il confine: “Faceva freddo, pioveva, io avevo una pelliccetta di gatto, eravamo tutti fradici. Quando ci sorpresero le guardie, dopo ore di cammino al buio, ci portarono dall’ufficiale. E non ci fu verso di convincerlo, ci respinse di nuovo in Italia, sostenendo che i miei, così giovani, avrebbero resistito anche se catturati e portati in campo di concentramento”.

Ester aveva dieci anni e da sola tornò a Milano in treno, dall’amico Gibelli: “Una bambina non sarebbe mai stata fermata per un controllo. Il ragioniere aveva procurato dei documenti falsi e quella volta ci accompagnò lui oltre il confine, dove per fortuna, grazie a quei nomi “ariani” gli svizzeri ci tennero. I miei genitori vennero mandati al campo di raccolta, io e mia sorella date in affido a due famiglie diverse. Capitai a casa di un vecchio insegnante di pianoforte, cieco. Facevo le pulizie, gli dettavo gli spartiti, lui mi dava lezioni di musica. Restai lì fino alla fine della guerra”. Le torna il sorriso quando racconta il rientro in Italia: “C’era tanta gente sulla strada, che ci applaudiva. Era la fine di un incubo. La nostra casa di via Andrea Doria era stata vandalizzata dagli occupanti, ma la custode e alcuni vicini avevano conservato le nostre cose. Solo allora conoscemmo il destino dei nostri nonni, zii e cugini di Rodi, tutti morti nelle camere a gas”.

Fonte: LaRepubblica

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