Forlì-Cesena, una giovane provincia…

Forlì-Cesena, una giovane provincia

La provincia di Forlì-Cesena è una provincia italiana della regione Emilia-Romagna di 395.813 abitanti, con capoluogo la città di Forlì. Fino al 1999 fu denominata “Provincia di Forlì”, con sigla automobilistica FO; successivamente si trasformò in “Provincia di Forlì-Cesena”, con sigla automobilistica FC.

Da un punto di vista amministrativo, la provincia di Forlì-Cesena ha diviso il suo territorio in due circondari, ciascuno di 15 comuni. Il comprensorio di Forlì conta 184.977 abitanti e quello di Cesena, più popoloso, ne conta 203.042; comprende inoltre due comunità montane: quella dell’Appennino forlivese, quella dell’Appennino cesenate e l’Unione Montana “Acquacheta – Romagna Toscana”.

Da un punto di vista storico, invece, la provincia, alla nascita del Regno d’Italia, con la denominazione di Provincia di Forlì, comprendeva anche il territorio di Rimini. Solo dopo l’istituzione (nel 1992) della Provincia di Rimini, il territorio rimanente assunse il nome attuale di Provincia di Forlì-Cesena.

Cosa visitare a Forlì

Innanzi tutto, una volta raggiunta la città con l’auto oppure con il treno, dovrete partire dalla piazza centrale Aurelio Saffi, sede della meravigliosa Abazia di San Mercuriale, costruita quando Forlì si chiamava ancora Forum Livii. Per raggiungere la piazza, partendo dalla Stazione Ferroviaria, potrete utilizzare gli autobus pubblici in grado di scaricarvi proprio davanti all’abazia. In alternativa, data l’esigua distanza dei vari luoghi di interesse, sarà possibile muoversi agevolmente sia a piedi che in bicicletta con un notevole beneficio per l’ecologia, nonché per il portafogli. In questo caso, usciti dalla stazione dovrete percorrere il vialone che troverete dinanzi a voi e che vi condurrà direttamente al Piazzale della Vittoria. Di qui, alla vostra sinistra, scorgerete il Monumento a Icaro costruito a guardia della Regia Accademia Aeronautica nel 1924. Alla vostra destra apparirà Corso della Repubblica che, dopo circa 500 metri, vi condurrà direttamente in Piazza Saffi. Al centro della piazza, il monumento intitolato al famoso triumviro Aurelio Saffi vi introdurrà, sulla destra, all’abazia di San Mercuriale nella quale potrete entrare liberamente e giungere, tramite una delle tre navate, direttamente fino all’altare. Pur di architettura romanica, l’abazia fu ricostruita nel 1180 a seguito di un incendio e, nonostante innumerevoli peripezie e lavori di restauro, è giunta fino ai giorni nostri. Approfondimento Come e perché visitare San Giovanni in Fiore (clicca qui) Al suo interno, degna di particolare nota è l’acquasantiera del sedicesimo secolo, sita proprio a ridosso del primo pilastro che venne posato e, ugualmente bello, è il monumento funebre a Barbara Manfredi. Sempre in zona potrete ammirare il maestoso nuovo Palazzo delle poste, eretto durante il regime fascista, e quello degli Uffici Statali. Forlì va detto, è fra le città decorate al Valor Militare per la Guerra di Liberazione e insignita della Medaglia d’argento al Valor Militare per i sacrifici compiuti in tempo di guerra dai suoi abitanti.

Cosa visitare a Cesena

Se siamo alla ricerca di una meta interessante dove poter passare un weekend all’insegna del relax, allora la meta descritta di seguito è sicuramente quella che stiamo cercando. Adagiata ai piedi dell’Appennino Romagnolo questa città ricca di storia e di arte, è in grado di soddisfare anche i più esigenti dei turisti. Stiamo parlando di Cesena e di seguito vediamo come e cosa visitare in questa città.

Cesena sorge a quindici chilometri dalla Riviera Romagnola e a circa trenta dalla città di Ravenna. Si tratta di una città Malatestiana e all’interno delle sue mura è possibile ammirare le vestigia di questa grande e nobile casata. Ma Cesena però non è solo arte, infatti il suo territorio è considerato uno dei punti più importanti a livello internazionale nel campo agroalimentare regalando così alla città lo scettro di meta più significativa di tutta la Romagna.

Cominciamo con il visitare la Biblioteca Malatestiana, considerata uno dei più significativi esempi di biblioteca quattrocentesca. Al suo interno è possibile ammirare tutto il patrimonio ancora perfettamente conservato. Per la sua importanza storica, culturale e sociale, la biblioteca è stata nominata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.

Continuiamo il nostro giro turistico, la nostra meta questa volta è la Rocca Malatestiana. Molte di queste strutture sono presenti sul territorio romagnolo, ma quella situata presso la città di Cesena è sicuramente la meglio conservata e la più imponente a livello di dimensioni. Approfondimento Come visitare Forlimpopoli (clicca qui) All’interno della Rocca è possibile visitare il Museo dell’Agricoltura, qui sono conservati frammenti di storia contadina. Trasferiamoci ora in pieno centro, ovvero nel cuore pulsante della città stessa. Qui possiamo passeggiare per le vie ammirando palazzi di estrema bellezza, la grande Pinacoteca, il Museo di arte Sacra e per finire il Museo Archeologico. Discostandoci di pochi chilometri dal centro città, possiamo recarci in visita a “Villa Silvia” residenza di uno dei più grandi poeti italiani: Giosuè Carducci.

Persone legate a Forlì

Valeriano di Forlì, martire e santo; Giacomo Allegretti, poeta e filosofo; Fausto Andrelini, umanista; Raniero Arsendi, giurista; Guido Bonatti, astronomo e astrologo; Baldassarre Carrari, il Vecchio, pittore; Leone Cobelli, pittore e storico; Biondo Flavio, storico e umanista italiano; Fulcieri da Calboli, podestà di Forlì; Jacopo della Torre, medico; Melozzo di Giuliano degli Ambrosi, pittore; Checco Miletto de Rossi, poeta; Mostarda della Strada, condottiero; Carlo Nardini, arcivescovo; Nereo Morandi, poeta; Pellegrino Laziosi, santo; Luigi Pirano, vescovo; Girolamo Riario, signore di Forlì; Sebastino Romanello, capitano di ventura; Giacomo Salomoni, sacerdote; Caterina Sforza, nobildonna del Rinascimento, signora di Forlì; Ugolino Urbevetano, inventore del pentagramma; Livio Agresti, pittore; Baldassarre Carrari, il Giovane, pittore; Livio Modigliani, pittore; Marco Palmezzano, pittore; Bruno Zampeschi, capitano di ventura, principe e conte; Stefano Agostini, cardinale; Mercantonio Mambelli, letterato; Filippo Pasquali, pittore; Giovanni Battista Morgagni, medico e fondatore dell’anatomia patologica; Giulio Piazza, cardinale; Giacomo Zampa, pittore; Carlo Matteucci, fisico e fisiologo; Clelia Merloni, religiosa e fondatrice delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù; Pompeo Randi, pittore; Giorgio Regnoli, chirurgo; Aurelio Saffi, patriota e politico del Risorgimento e triumviro della Repubblica Romana; Domenico Tombini, attore ed impresario teatrale; Romano Mussolini, pianista e uno dei cinque figli di Benito Mussolini; Edda Ciano, una dei cinque figli di Benito Mussolini; Guido Agosti, pianista e didatta; Ilario Bandini, pilota e costruttore automobilistico; Antonio Beltramelli, poeta e letterato; Armando Casalini, politico; Fratelli Fabbri, editori; Aldo Garzanti, editore e filantropo; Manlio Morgagni, giornalista e direttore dell’agenzia Stefani; Tullo Morgagni, giornalista sportivo, ideatore del Giro di Lombardia, Milano-Sanremo e Giro d’Italia; Paolo Orsi Mangelli, imprenditore; Luigi Ridolfi, aviatore ed eroe della Prima guerra mondiale; Renato Spada, aviatore pluridecorato della Prima guerra mondiale; Silver Sirotti, ferroviere, medaglia d’oro al valor civile; Pietro Zangheri, naturalista e scrittore; Pietro Cimatti, poeta e scrittore; Marco Sabiu, pianista, direttore d’orchestra e compositore; Alice, cantante; Ercole Baldini, ciclista; Marino Bartoletti, giornalista e conduttore televisivo; Stefano Bettarini, calciatore; Alberto Casadei, critico letterario e accademico italiano; Davide Cocchi, regista e sceneggiatore cinematografico; Tiziano Crudeli, giornalista; Andrea Dovizioso, motociclista; Giuseppe O. Longo, esperto d’informativa e scrittore; Loris Reggiani, motociclista; Davide Rondoni, poeta e scrittore; Emiliano Salvetti, calciatore; Gianfranco Siazzu, generale dell’Arma dei Carabinieri; Vincenzo Sospiri, campione mondiale di kart e Formula 3000; Fiorenzo Treossi, ex arbitro di calcio e dirigente sportivo, ex assessore comunale; Rino Casadei Turroni, pittore; Wilma Vernocchi, soprano; Mirca Viola attrice; Fabio Casadei Turroni, romanziere e musicologo; Rosalba Neri, attrice; Alessandro Squarzi, stilista; Riccardo Saponara, calciatore.

Persone legate a Cesena

Sono numerose e varie le persone che a Cesena sono nate o vissute, che vi hanno lasciato traccia di sé o stabilito dei saldi rapporti con la città. La lista degli artisti e dei letterati più noti sarebbe lunga, ma vale la pena nominare Renato Serra, scrittore e critico, scrisse uno dei capolavori della letteratura italiana del Novecento, l’Esame di coscienza di un letterato, e i premi Nobel per la Letteratura Giosuè Carducci e Dario Fo frequentatori abituali della cittadina; i filosofi Michele da Cesena, noto soprattutto per essere stato generale dell’Ordine dei Frati Minori, e Jacopo Mazzoni, conosciuto per aver insegnato a Macerata, Pisa, Roma; nel campo delle arti visive ricordiamo Alberto Sughi uno dei maggiori pittori italiani del XX secolo, e gli scultori Ilario Fioravanti e Leonardo Lucchi; in campo teatrale sono noti il contralto Marietta Alboni e il tenore Alessandro Bonci, il regista Romeo Castellucci fondatore della società teatrale Socìetas Raffaello Sanzio; in campo cinematografico gli attori Monty Banks attivo a Hollywood e nel Regno Unito, ed i coniugi Nicoletta Braschi e Roberto Benigni che vi risiedono in buona parte dell’anno. Nativo di cesena fu anche il musicista Cesare Bertoni. In campo medico va menzionato Maurizio Bufalini che scrisse numerosi trattati e fu anche Senatore del Regno d’Italia. Del mondo politico vanno menzionati Adone Zoli, Presidente del Consiglio dal 1957 al 1958 e i ministri Gaspare Finali ed Oddo Biasini. In campo religioso si ricordano San Mauro di Cesena, Michele Fuschi, Ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, Don Cesare Carlo Baronio venerato come Servo di Dio dalla Chiesa cattolica ed i papi Benedetto XIII, Pio VI, Pio VII e Pio VIII.

Piatti tipici di Forlì

Nella provincia di Forlì Cesena troviamo moltissimi prodotti tipici, tra i salumi: il culatello, il salame gentile. Un altro tipico prodotto di questa terra è lo Squacquerone. Tra i vini tipici il vino Colli di Rimini DOC, il Cabernet , il Rebola, Doc Pagadebit di Romagna, il Sangiovese DOC superiore, il Trebbiano.

Piatti tipici di Cesena

Diffusa la cultura della pasta all’uovo fatta in casa, particolarmente sotto forma di pappardelle in brodo, cappelletti (in brodo o asciutti, in tal caso serviti al ragù, oppure con panna, formaggio e prosciutto cotto), tagliatelle, lasagne. Altri tipi di pasta tipici del cesenate sono gli strozzapreti, serviti al ragù, ed i passatelli in brodo. È molto diffusa anche la piadina. Per quanto riguarda i secondi piatti, la parte del leone nella cucina cesenate la svolge il maiale (e’ baghèn, in dialetto), del quale non si butta via nulla: grigliate miste, carne ai ferri, arrosti, sono tipici della zona, in particolare di quella collinare. Diffuso l’uso d’insaccati e degli affettati derivati dal maiale, specialmente prosciutto, salame, mortadella, coppa e culatello, accompagnati dalla piadina e da un buon bicchiere di vino rosso. In misura minore è amato dai cesenati anche il coniglio (e’ cùnéij), cucinato arrosto, ai ferri, in porchetta o alla cacciatora, ed il pollame in generale, col pollo (e’ pol) allo spiedo in primo luogo, oppure al forno o arrosto. Per quanto riguarda la cacciagione, vengono utilizzati nella cucina cesenate, specialmente in collina, cinghiali, lepri, quaglie. È ancora possibile assaggiare in alcuni ristoranti ed osterie del cesenate il piccione, cucinato e servito nei medesimi modi del pollo, mentre diventa sempre più raro, per il mutare dei gusti gastronomici, trovare osterie che servano ancora antichi piatti tradizionali come le rane in umido o le chiocciole (chiamate impropriamente lumache) impanate e fritte o in umido, ma l’usanza rimane viva in molte famiglie e durante alcune feste e sagre.


Il dolce tipico del cesenate è la ciambella, sia quella caratteristica col buco, sia quella lunga e piatta (entrambe di solito si gustano inzuppate nel vino), mentre le frappe sono tipiche del periodo di carnevale. Inoltre si produce, nel periodo della festa patronale di S. Giovanni (fine giugno), il caratteristico fischietto di S. Giovanni: un fischietto rosso di zucchero caramellato a forma di oca.

 

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