Emilia-Romagna, addio liste d’attesa…

Emilia-Romagna, addio liste d’attesa: ora 90 visite su cento si fanno in tempo

 

Emilia-Romagna, addio liste d'attesa: ora 90 visite su cento si fanno in tempo

Venturi: “In regione controlli ed esami entro 2 mesi”. Migliora Bologna, punti critici a Imola

Era la prima scommessa della giunta di Stefano Bonaccini, quella sull’abbattimento delle liste d’attesa in sanità. E, almeno per adesso, è stata vinta. In oltre il 90% dei casi, in Emilia-Romagna, gli esami vengono oggi garantiti ai pazienti entro 30 o 60 giorni dal momento della prenotazione, come previsto dalla legge (e dal buon senso). Addio alle file infinite per una tac o un controllo ginecologico, fine del purgatorio prima di una risonanza o un test della vista: “Era una delle nostre sfide. Continueremo a lavorare per mantenere e migliorare questi bei risultati, ottenuti con un lavoro intenso” ha detto ieri lo stesso governatore, in conferenza stampa al fianco dell’assessore alla Salute Sergio Venturi e al dirigente Antonio Brambilla.

“Stabilizziamo i precari”. Il piano per tagliare le liste d’attesa è costato dieci milioni di euro. Soldi spesi prima di tutto per arruolare 149 tra nuovi medici e infermieri (“Nel 2016 puntiamo a stabilizzarli” ha detto Venturi), poi per aprire gli ambulatori anche nei weekend e per comprare pacchetti di prestazioni dalle cliniche private accreditate della regione: paghiamo per mandare i pazienti nei nostri ospedali, è il ragionamento, invece di vederli fuggire verso la Lombardia o il Veneto (“Alcuni segnali indicano una riduzione della mobilità passiva” ha aggiunto l’assessore).

Dal 58 al 97%. I numeri presentati ieri si riferiscono a un monitoraggio regionale realizzato nella prima settimana di dicembre. Su 45mila prestazioni prenotate, il 97% sono state garantite nei tempi giusti. Asticella che si alza persino al 98% nella città di Bologna (dove “soffrono” soltanto le visite di ginecologia e pneumologia). Nel gennaio scorso, questo dato si fermava al 58%. Le performance peggiori riguardavano visite come quella ginecologica, gastroenterologica, pneumologica e endocrinologica, o esami come l’elettrocardiogramma e l’ecografia: più di una volta su due, bisognava aspettare troppo. Adesso, quasi nel 100% dei casi, vengono garantite in tempo. Restano dei problemi, in particolare a Imola (malissimo le tac all’addome, al torace e l’elettrocardio-gramma) e in una parte della Romagna.

Ticket per chi non si presenta. “Abbiamo vinto lo scetticismo iniziale — aggiunte Venturi, che indica la rotta per il 2016 — dovremo mantenere questi risultati e migliorare sui ricoveri chirurgici”. Da gennaio, inoltre, tutte le aziende sanitarie dovranno pubblicare i tempi d’attesa sui propri siti. Mentre dal primo
marzo, a chi non si presenterà a un appuntamento senza disdire verrà applicato un ticket (fino a 36,15 euro), visto che le visite che vanno a vuoto rappresentano circa il 15-20% delle prenotazioni. Una fetta che, se recuperata, permetterà ancora di più di tagliare i tempi.

Fonte: Repubblica

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