Bologna, 26 giugno 2022, ore 15:30: Misteri occulti in Certosa. I simbolismi segreti, collegati al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

misteri_occulti_certosaA Bologna, nessun luogo è come il cimitero monumentale, il quale raccoglie in sé una moltitudine di storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

Misteri occulti in Certosa è un percorso, all’interno della Certosa di Bologna, tra monumenti e leggende, per evocare storie fantastiche di spiriti, luci misteriose, simboli millenari e la presenza di alcune personalità bolognesi legate al mondo dell’occulto.


Schermata 2020-06-11 alle 17.46.32Nell’universo simbolico della Certosa non mancano aspetti esoterici e massonici. Basti ricordare la presenza di sfingi, ma anche lucerne, caducei e il più conosciuto simbolo dell’eternità: il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra, inoltre, molti episodi di fantasmi e di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti e i loro spiriti… 

04sgirolamonavataIl cimitero monumentale della Certosa di Bologna si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Nell’immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d’arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla 75040689_2534062723297643_4783526259781009408_osua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all’aria aperta”, tappa del grand tour italiano75233325_2533982316639017_5282704749244710912_o: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell’artista Flavio Favelli. La chiesa, non78168106_2538952756141973_4769254843665612800_o parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti.

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall’originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei “vivi”. Anche il porticato ad archi, presente all’entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole r1zzolimagnani-3significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici per l’ampliamento del cimitero alla fine dell’Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città. La Certosa di Bologna e il cimitero monumentale rappresentano un vero e proprio museo all’aria aperta, ricco di arte e storia. Basti pensare che già alla fine dell’800 venne ritrovata proprio in questa area una necropoli etrusca. Le 420 tombe rinvenute fecero accorrere studiosi da tutta Europa e oggi sono custodite nel Museo Civico Archeologico.

75576347_2533982493305666_4290147784348139520_oFondato nel 1801, il cimitero sorge sulle strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La ricchezza della chiesa di san Girolamo riesce ancora oggi a farsi testimone della ricchezza perduta del convento. È ancora possibile ammirare il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Il cuore del Cimitero bolognese è il Chiostro Terzo, di gusto neoclassico dove, alle iniziali tombe dipinte, si sono poi sostituite  opere in stucco e scagliola e – a partire dalla metà dell’Ottocento – in marmo e bronzo.

75380423_2533982656638983_7643738341615075328_oAll’interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, ma non solo, rimangono infatti molte testimonianze di artisti provenienti da lontano. Fra gli scultori di maggior rilievo segnaliamo  Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Leonardo Bistolfi, Silverio Montaguti e Giacomo Manzù, mentre tra i pittori Pelagio Pelagi e Pietro Fancelli.

Tra i personaggi illustri ospitati nel cimitero ricordiamo: il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci  i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti;  il cantante Lucio Dallai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

Nel corso del ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l‘Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento ai caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l’Ossario dei partigiani.


L’evento, che si terrà domenica, 26 giugno 2022 (con punto di ritrovo sotto al portico, a ridosso della chiesa di San Girolamo, ingresso da viale Gandhi), partirà alle 15:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 17. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Santarcangelo di Romagna (RN), 19 giugno 2022, ore 10: “Tutti giù per terra”. Viaggio nella città sotterranea e nel borgo medievale…

Nel sottosuolo di Santarcangelo di Romagna, c’è una storia sotterranea e misteriosa, dove cavità, pozzi, cunicoli e gallerie, costituiscono una città sotterranea, ai più ancora sconosciuta…

sant_copertina“Tutti giù per terra” è un viaggio. Un viaggio misterioso ed emozionante. Una Santarcangelo d’altri tempi. Un sottosuolo ricco di vicende storiche, dove esistono suggestioni e sensazioni uniche, in un mondo sotterraneo, isolato nella sua quiete millenaria.

Un tour davvero singolare, che partirà dalla città sotterranea e arriverà all’antico borgo medievale. Una visita guidata dall’atmosfera suggestiva e indimenticabile.

grotte01-bigPrima tappa: GLI IPOGEI…
Gli ipogei di Santarcangelo, erroneamente definiti tufacei, sono circa 150, scavati nell’arenaria e nell’argilla. Situati nella parte orientale del colle Giove, sono disposti su tre piani. Vengono distinti in “grotte a struttura semplice“ ed altre a “struttura complessa”. I primi presentano solitamente un corridoio con nicchie laterali a pettine e copertura a botte o crociera; i secondi, complessivamente cinque, sono caratterizzati invece da una struttura molto più articolata. Se per i primi si è ipotizzato un uso pratico (depositi, cantine per la conservazione del nostro Sangiovese, grazie ad una temperatura costante di 12/13 gradi), per i secondi non si esclude, invece, una finalità cultuale. ipogei (58)Gli studiosi, a tale proposito, avanzano numerose ipotesi: tombe etrusche, grotte paleocristiane, sacelli per il culto orientale del Dio Mitra, basilichette di monaci Basiliani. Tuttora è un vero mistero! Sappiamo invece con certezza che, indipendentemente dalla loro origine, sono stati ottimi rifugi per gli abitanti della città durante la seconda guerra mondiale, occasione in cui furono messi tutti in comunicazione.

roccaSeconda tappa: ROCCA MALATESTIANA…
Passeggiando in via della Cella, si giunge all’ingresso dell’imponente Rocca, importante baluardo di difesa della famiglia Malatesta. La struttura è caratterizzata da un’alta torre del XIV secolo, così descritta da Cesare Clementini, storico riminese del 1600: “Carlo Malatesta… rizzò da fondamenti una torre, chi’in altezza e beltà superava le più famose e nominate d’Italia e dentro ad essa erano due scale a lumaca per salire e discendere… riputata poco meno che l’ottava meraviglia del mondo”.

porta_campanoneTerza tappa: PORTA DEL CAMPANONE VECCHIO…
Costituisce il più antico accesso della prima fortificazione sorta sul colle Giove. Era sormontata da una torre campanaria fino al 1880 circa, periodo in cui la popolazione, suo malgrado, decise di abbatterla poiché fatiscente. Sono ancora visibili i resti della prima cinta muraria in prossimità della porta, attraversata la quale si compie un viaggio indietro nel tempo. Piccole casette colorate, bastioni e torri caratterizzano le viuzze del borgo antico, giardini pensili e terrazzi adornati con ulivi e fiori invitano il visitatore a soffermarsi un attimo, assorto nella loro contemplazione, inebriato dai mille colori e dagli intensi profumi.

porta_cerveseQuarta tappa: PORTA CERVESE…
Conosciuta anche come “Porta del Sale”, costituisce l’unico accesso rimasto della seconda cinta muraria della città (in passato erano 4). Costruita dalla famiglia Malatesta, è così denominata poiché immette sulla via che in passato collegava Santarcangelo con Cervia, città nota soprattutto per le numerose saline. Munita in origine di un ponte levatoio, mostra tuttora traccia delle corsie per lo scorrimento degli assi.

campanoneQuinta tappa: CAMPANONE
Si erge maestoso (25 metri di altezza) nel cuore del borgo medievale, in piazzetta Galassi; è forse il monumento più identificativo della città. Costruito nel 1893, in stile neogotico con merlatura in alto e coronato dall’immagine di San Michele Arcangelo in ferro battuto a mano indicante la direzione del vento. Il suo profilo ha ispirato numerosi artisti della città ed ha costituito inoltre lo scenario ideale per gli spettacoli più suggestivi del Festival dei Teatri.


L’evento, che si terrà domenica, 19 giugno 2022 (con punto di ritrovo in via Cesare Battisti n. 5, davanti allo IAT di Santarcangelo di Romagna), partirà alle 10, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 12:15. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo presso gli Ipogei + guida turistica + radio guide):  22,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina, all’interno degli Ipogei.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 12 giugno 2022, ore 10, 11 e 12 (durata: un’ora, 15° costanti all’interno del sito sotterraneo): “Tunnel misteriosi nel sottosuolo”. Visita agli antichi condotti idrici, sotterranei, realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa…

Nel sottosuolo di Bologna ci sono luoghi sotterranei, sconosciuti, che raccontano una parte dell’antica città sull’acqua…

bagni_di_mario_2021“Tunnel misteriosi nel sottosuolo” è un viaggio. Un viaggio nella Bologna rinascimentale. Una cisterna, ricca di cunicoli e condotti, sotterranei, denominati “Conserva di Valverde”, che furono realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto dei Semplici (attuale Sala Borsa).

Un tour davvero singolare, dove sono situate vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde e che si utilizzavano per raccogliere le acque cittadine.

65038093_10157035899093382_1559603501074481152_nConserva di Valverde…
La Conserva di Valverde, che si suppose luogo per uso termale quando venne scoperta, nel XX secolo, in realtà non ha mai avuto attinenza con quell’uso. Cisterna di epoca rinascimentale (1563) eseguita da Tommaso Laureti, architetto palermitano, fu realizzata per alimentare la fontana del Nettuno e altre particolarità idrauliche come l’orto dei Semplici (oggi, piazza coperta di Sala Borsa).

Tunnel e cunicoli: scendendo nel sottosuolo incontriamo, oltre ad un vestibolo, una spettacolare sala ottagonale (sovrastata da un’ampia cupola avente stessa forma) dove, nel piano di calpestio, sono scavate otto piccole vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da66108455_10157076726638382_4518577385217458176_n quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde. Da questi l’acqua usciva depurata mediante un procedimento di decantazione. All’interno del primo cunicolo si segnala la particolarità di un camino di aerazione completamente ricoperto da incrostazioni calcaree secolari. Inoltre, è presente una seconda piccola camera ottagonale, detta Cisternetta, dotata di un’ulteriore vasca di decantazione, oggi, ancora visibile). L’acqua che usciva da questa seconda camera scendeva al livello inferiore tramite apposita tubazione, per percorrere centinaia di metri, prima di sfociare nel pieno centro città, andando ad alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa. Tutte le acque provenienti dalla Conserva di Valverde procedevano all’interno di un cunicolo in mattoni fin nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Annunziata, dove si univano a quelle del condotto del Remondato (fonte Remonda) che a sua volta raccoglieva le acque che scaturivano da San Michele in Bosco. Da qui sono immesse all’interno di una tubazione (originariamente in orcioli di terracotta) che, alloggiata sopra un muretto, arriva attraverso un cunicolo lungo oltre 1 km sotto la Fontana del Nettuno, realizzata proprio in quegli anni.


L’evento, che si terrà domenica, 12 giugno 2022 (con punto di ritrovo presso la Conserva di Valverde, via Bagni di Mario n. 10, Bologna), partirà alle ore 10, alle ore 11 e alle ore 12, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo + guida turistica):  22,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 12 giugno 2022, ore 15 e 16:30: Dalla terra al cielo. Percorso esclusivo nel sottotetto di San Petronio (con caschetto, fornito), passando per la terrazza panoramica…

sottotetto_2021Un’occasione unica per visitare il sottotetto della basilica di San Petronio (con caschetto, fornito), passando per la sua panoramica terrazza, che dà su Piazza Maggiore e ne contempla i dintorni…

Sovrastare San Petronio, camminando tra le due intercapedini che ne formano il sottotetto, vi darà la possibilità di ammirare i suoi legni originali, le iscrizioni lasciate dai lavoratori edili e le cupole delle volte. Vedremo gli argani utilizzati per alzare e abbassare i lampadari che illuminavano la chiesa e gli “apparati effimeri” montati nelle occasioni speciali.

61188171_10156965264808382_8960080959537938432_n (1)Quella al sottotetto è una visita veramente suggestiva, il cui accesso permette di accedere a un affascinante complesso di capriate e travature sopra l’abside (di costruzione seicentesca), fino alla facciata della basilica (di costruzione trecentesca). Un passaggio attraverso secoli di storia edile e artistica, attraverso un camminamento tra travi antiche e cigolanti, che ha lasciato segni visibili delle diverse tecniche di travatura; sui muri si possono notare anche antiche iscrizioni di lavoratori che hanno lasciato a noi posteri l’incisione dell’anno che li ha visti dedicare sudore e fatica a questo luogo… 

Il sottotetto è una sorta di soffitta, una per ogni navata, che sta tra le volte della basilica (quelle in muratura, decorate) interamente in legno. L’emozione e il senso della storia avvolgono lo spettatore in un mondo che cattura occhi e cuore. La visita al sottotetto permette anche di guardare dall’alto verso l’interno attraverso il piccolo foro gnomonico della linea meridiana diimages Cassini, quella che, all’interno della Basilica, è posta sul pavimento, attorniata da simboli zodiacali e segnante il mezzogiorno. Si entra all’interno del sottotetto con apposito casco di sicurezza ed è necessario indossare scarpe comode.

sanpetronio1La basilica di San Petronio, dedicata al patrono cittadino (ottavo vescovo di Bologna dal 431 al 450), è la più grande e importante chiesa bolognese (132 metri di lunghezza, 66 di larghezza totale, 47 di altezza). Nel 1514 Arduino degli Arriguzzi propone un nuovo modello a croce latina che avrebbe superato in grandezza la chiesa di San Pietro a Roma. Secondo la leggenda Pio IV bloccò la realizzazione di questo sogno megalomane, sollecitando i lavori per la costruzione dell’Archiginnasio. Anche la facciata rimase incompiuta. Celebre fu la Cappella musicale petroniana il cui il simbolo più prestigioso è un organo tuttora funzionante, costruito attorno al 1470 da Lorenzo da Prato: il piùsanpetronio4 vecchio al mondo ancora in uso. L’interno del tempio, benché costruito in diverse epoche, ha un mirabile senso classico, lontano quindi dal gotico oltremontano. È diviso in tre navate sorrette da dieci piloni a nervatura poligona, sui quali si slanciano gli archi e le volte: le campate della navata maggiore sono a pianta quadrata. Il Sole, simbolo dell’antica divinità è presente anche all’interno della chiesa: si tratta della meridiana che attraversa il pavimento della navata sinistra. sanpetronio7Realizzata dall’astronomo Gian Domenico Cassini nel 1655, con i suoi 66,8 metri è la più lunga al mondo. Indica con sorprendente precisione il mezzogiorno solare, al punto che si narra che i vecchi orologiai di Bologna andassero in San Petronio per regolare gli orologi. Una delle particolarità è che non è una linea d’ombra a indicare l’orario come nelle meridiane tradizionali, ma un cono di luce che ricorda la figura del Sole. Una leggenda vuole che visitare la meridiana sia di buon auspicio per gli innamorati, in quanto periodicamente proietta un’immagine a forma di cuore.

Approfittando dei ponteggi allestiti per un cantiere di restauro (l’attuale terrazza di San Petronio), è stato reso accessibile, tramite visite guidate su prenotazione, un luogo che da 600 anni a questa parte è stato visto e calpestato solo da pochi addetti ai lavori.

L’evento, che si terrà domenica, 12 giugno 2022 (con punto di ritrovo presso piazza Galvani, sotto la statua dello scienziato), partirà alle ore 15 e alle ore 16:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della visita guidata (che comprende: guida turistica, radio guide, ingresso esclusivo al sottotetto, con passaggio per la terrazza panoramica e noleggio caschetto di protezione):  25,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni, gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo del tour.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

 

Bologna, 29 maggio 2022, ore 19:30: Demoni, streghe e vampiri. I luoghi magici di Bologna…

Demoni, streghe e vampiri, un viaggio nella magia di Bologna…

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Dalle leggende più oscure ai fatti storici più inquietanti, Bologna si svela città dai segreti risvolti, culla di personaggi eccentrici, streghe enormissime, Revenant (teschi chiodati), medici astrologi, apparizioni paranormali in pieno centro città e protagonista delle prime dissezioni sui cadaveri umani.

Il vampirismo, con i suoi Revenant bolognesi, la caccia alle streghe con la messa al rogo dell’henormissima Gentile Budrioli, la diffusione della Teriaca, considerata una panacea universale, i medici astrologi, che attraverso gli studi astronomici e l’oroscopo, erano richiestissimi anche dai principi, la Diavolessa di via d’Azeglio, protettrice dei viandanti, le apparizioni paranormali di torre Lambertini e, infine, le prime dissezioni sui cadaveri umani del teatro Anatomico dell’Archiginnasio, saranno le tappe principali di questo incredibile e suggestivo, tour.

Cranio rinvenuto nella cripta della basilica di S. Pietro, a Bologna. VIII-X secPrima tappa: IL VAMPIRISMO (i revenant bolognesi, ritrovati in un famoso luogo del centro cittadino, che vi sveleremo)…
Nel pensiero di ognuno di noi è Dracula il vampiro per antonomasia. E forse qualcuno che lavorò a Bologna potrebbe averlo davvero incontrato! Di sicuro, ha conosciuto il personaggio storico che ispirò il romanziere inglese. Stiamo parlando di Galeotto Marzio, che ricoprì la carica di lettore di Retorica e Poesia presso l’università di Bologna dal 1462 al 1477.
Personaggio eclettico, si direzionò verso studi di filologia, medicina, chiromanzia e astrologia.
La sua opera, gli valse un’accusa dal tribunale dell’Inquisizione e fu messo, per questo, alla berlina in pubblica piazza. Il suo libro fu anche bruciato. Galeotto, frequentò un’associazione di Budapest in cui si disquisiva di pura alchimia. In questo contesto, si cita la presenza di un certo “Vlad III di Valacchia, il Dracul”.
Anche Vasques d’Ayola, studente spagnolo in città, si occupò di non-morti, di vampiri di Bologna e scrisse, ispirato dagli studi di Galeotto, un racconto-ricerca sui Revenant, i redivivi. Scrisse di sepolture strane, di corpi scarnati e carichi di catene. I Revenant, così vengono soprannominati i redivivi, vengono descritti come persone border-line, che in vita hanno dovuto fare i conti con una vita disagiata, spesso, vissuta ai margini della società e che si sono dedicati alla delinquenza e, soprattutto, al maligno. Utilizzavano le arti nere per il loro potere terreno (a volte, riesumato il corpo sospettato di malvagità notturna e notati i caratteristici segnali di sicura non-morte – elasticità del corpo, bocca aperta mostrante i denti, oppure, un ventre particolarmente rigonfio di sangue), quindi, alla loro morte, il corpo veniva riesumato, legato, gli veniva estratto il cuore, veniva percosso con chiodi e spine e, tra le soluzioni più frequenti, vi era quella di conficcare lunghi chiodi benedetti nella testa del defunto, per fissare il suo luogo a terra e impedirgli il ritorno. Spesso, alle persone sospettate di potersi trasformare in vampiri, si amputavano gli arti.

Piazza_San_Domenico_-_BolognaSeconda tappa: LA CACCIA ALLE STREGHE…
C’erano potenti pozioni, malefiche o d’amore. Potevano aumentare il desiderio e favorire la fedeltà. Oppure, condurre la persona alla pazzia. Potevano donare potenza virile all’uomo e facoltà feconda alla donna. La Mandragora divenne il simbolo delle arti occulte delle streghe. Uno dei più potenti unguenti. Come si sa, la stessa contiene diverse sostanze tossiche che possono portare allucinazioni, che le antiche popolazioni consideravano visioni magiche, quindi, anche per questo motivo era considerata favorevole alla magia nera. Le origini della strega sono ascrivibili al complesso sistema di riti e miti antichi, come il sabba, ad esempio, che sarebbe un’antica cerimonia sciamanica, i cui attributi principali reggerebbero il mondo dell’occulto. Oppure, lo stato di trance e le trasformazioni in altri stadi, sarebbe provocata da erbe e funghi velenosi, sinonimo di magia nera, quindi, di arte del demonio.
Il termine “strega” potrebbe significare “strige, uccello notturno”, animale ritenuto in grado di succhiare il sangue dei bambini nella culla e di avvelenarli.
A volte, per indicare queste donne, si utilizzava la parola “lamia”, evocando un demonio femminile crudele. Oppure, “masca”, anima di morto.
Fino all’anno mille l’immagine della strega e dello stregone sembrano aver rivestito un ruolo marginale all’interno del sistema sociale.
Erano condannate dalla Chiesa le pratiche magiche, ma, allo stesso tempo, erano tollerate, in quanto l’istituzione religiosa doveva cercare di sconfiggere le pratiche pagane ancora molto diffuse e le insorgenti eresie, poiché solo Dio avrebbe dovuto avere il potere sugli elementi e le streghe, ovviamente, erano considerate pericolose in quanto seguaci di culti pagani, di derivazione assolutamente satanica.
A Bologna, Dina di Castagnolo fu portata al rogo nel 1357 a causa della sua abitudine di praticare la magia nera per indurre a rapporti carnali con l’uso di bamboline di cera, scongiuri e formule magiche e servendosi di piante velenose che dava, successivamente, da mangiare ai clienti, ai quali indicava di praticare riti e formule magiche precise, per far cadere nella rete carnale la vittima.
Una certa Caterina fu accusata di praticare riti di magia nera nei confronti del marito per togliergli la volontà psichica e incontrare, all’interno della sua abitazione, l’amante di Milano. Addirittura, la stessa aveva confessato di aver tagliato in due parti un colombo ancora vivo e di avergli strappato il cuore con i denti e tutto perché era insoddisfatta della sua condizione famigliare. Caterina utilizzava, per far addormentare il marito, l’oppio ricavato dal papavero, che una volta veniva utilizzato anche nelle minestre dei bambini per favorire il sonno.
La strega henormissima di Bologna fu Gentile Budrioli che discendeva da una famiglia nobile. Viveva nel torresotto compreso nelle mura di fronte alla chiesa di San Francesco. Gentile divenne astrologa e alchimista (negromanzia). La sua fama crebbe poiché cominciò a mettere in pratica la sua opera di guarire i mali dell’anima e del corpo. La gente l’apprezzava, ma affermava che avesse fatto un patto col diavolo, attraverso un rituale ripetuto nel tempo, per ottenere in cambio: ricchezza, potere e conoscenza.Gentile entrò nelle grazie di Ginevra Sforza, moglie di Giovanni II di Bentivoglio, al punto da esser einvitata a Mantova per curare la di lei figlioletta, Laura. Si creò un clima di pace in casa, che fu interrotto dalla congiura dei Malvezzi. Essi avevano tramato per uccidere i Bentivoglio e riconquistare Bologna. Giovanni scoprì la congiura e si vendicò, speditamente. Il clima a corte rimase tesissimo e il popolo mormorava che lui stesso non aveva tempra, ma che si facesse condizionare e plagiare da Gentile e Ginevra. La figura di Gentile, a questo punto, divenne molto scomoda, tanto che, per accontentare il popolo e accattivarsi la benevolenza del Pontefice, giovanni levò la protezione alla donna, poiché si persuase che le sue magie fossero veramente pericolose. Egli trovò il modo per liberarsi di lei, consegnandola al tribunale dell’Inquisizione con l’accusa di stregoneria, ignobile, diabolica e maledetta. La sua accusa fu quella di utilizzare i suoi poteri contro i membri della classe dirigente bolognese. Il processo di svolse in San Petronio, dove sotto tortura confessò terribili colpe esercitate per oltre vent’anni, a contatto con Lucifero stesso. Furono trovate polveri magiche (che prelevava dai defunti) e oggetti sacri con i quali celebrava messe nere ed esercitava i suoi poteri magici. Fu consegnata dall’Inquisizione al braccio secolare e messa al rogo in piazza San Domenico. Il boia, mastro Giacomo, legò la strega e fu messa al rogo insieme a polvere da sparo, per accreditare ancora meglio il suo legame con i demoni. Per questo, Gentile, venne soprannominata “strega henormissima”.

brododiserpe2012saaTerza tappa: LA TERIACA DEL CONVENTO DI SAN SALVATORE…
Nel II secolo, si diffuse la teriaca, un farmaco inventato da Galeno che conteneva, tra gli altri ingredienti, dosi elevate di oppio. Galeno si trasferì dalla Grecia a Roma, nel 163 d.C. La sua opera univa conoscenze antiche a quelle esoteriche. La sua teriaca comprendeva meno di settanta ingredienti e divenne un famoso rimedio (nato su base alchemica), considerato la panacea universale. Utilizzato, in prima battuta, contro il morso di animali velenosi. Tra i suoi ingredienti, guarda caso, figurava anche la carne della vipera.
All’origine, in effetti, il termine “teriaca” designava un’intera categoria di farmaci nati per combattere l’avvelenamento. La stessa fu addirittura paragonata alla pietra filosofale degli alchimisti, quindi, in grado di curare tutti i mali. Per questo motivo, Ulisse Aldrovandi la produsse a Bologna nel 1574 nella spezieria del convento di San Salvatore. La chiesa era una delle spezierie cittadine, insieme a quella dell’Archiginnasio, del Meloncello e poche altre. Fu messa a punto all’interno dell’Archiginnasio. La relativa preparazione sottostava a un preciso rituale che, tra l’altro, vi racconteremo.

FOTO COPERTINA-2Quarta tappa: ASTRONOMIA E ASTROLOGIA, A BOLOGNA…
Nel XIII secolo l’astrologia fu un’arte apprezzata in Italia. Basti ricordare i legami tra Federico II e Michele Scoto, quelli tra Guido da Montefeltro e Guido Bonatti. Va sottolineato, inoltre, che in quest’epoca l’astrologia aveva molti più legami con il governo della cosa pubblica – i prìncipi, infatti, volevano conoscere la propria “fortuna” – che non con il privato, in particolare con la medicina. Ciò può essere riscontrato dalla lista dei possibili usi di un oroscopo, così come risulta dai trattati di Guido Bonatti e di Bartolomeo da Parma. All’inizio del secolo successivo si registra un diverso atteggiamento. Sia Pietro d’Abano (1250-1315), il famoso professore padovano di Medicina, che Francesco Stabili, meglio noto come Cecco d’Ascoli, mostrano un grandissimo interesse per quella che sarà poi denominata “astrologia medica”. L’astrologia medica includeva l’uso degli oroscopi e questo richiedeva una conoscenza più dettagliata dell’astronomia matematica di quanto non fosse giudicato necessario quando questa disciplina era apprezzata essenzialmente per il suo contenuto culturale, nel contesto delle arti liberali. In particolare era necessario insegnare le procedure per il calcolo delle longitudini dei pianeti e quelle per l’uso dell’astrolabio, il meraviglioso calcolatore analogico che permette di determinare, ad ogni data ora di un qualsiasi giorno dell’anno e senza fatica, le posizioni nel cielo delle stelle, dei pianeti e dell’eclittica e i cui principi di funzionamento, basati sugli sviluppi più avanzati della geometria greca, restavano per i più misteriosi. 

195604455_10159050728233382_3920459350651771048_nQuinta tappa: LA DIAVOLESSA DI VIA D’AZEGLIO…
La diavolessa di via d’Azeglio, protettrice dei viandanti in un periodo in cui camminare di notte per le strade bolognesi rappresentava un viaggio pericoloso, è copia di un’altra scultura, uguale, creata dal Giambologna, presso la fontana del Nettuno. Nella tradizione popolare, il diavolo era associato o assimilato ad animali, per lo più come serpente, drago, capra o cane. Poteva assumere anche sembianze umane. Spesso, appariva mostruoso e deforme. Il diavolo, seguendo l’iconografia medievale dei tarocchi, rappresenterebbe il grande caos da cui nasce la vita. È androgino e, nella sua figura, coesistono i contrari, l’alto e il basso, unione del maschile col femminile. Per questo, rappresenta il potere creativo tra uomo e donna, ma anche la dipendenza e la schiavitù dei sensi, quando l’attrazione sensuale divine morbosa. Così, la diavolessa, posta in una posizione d’angolo sui muri, serve a rinfrescare la memoria del peccato.

torre-lambertini-pal.-re-enzo-5eSesta tappa: TORRE LAMBERTINI E I FANTASMI DI CITTA’…
A Bologna, è la torre dei Lambertini ad aggiudicarsi il premiato sulle apparizioni dei fantasmi. Essa fu incorporata alla residenza del Capitano del Popolo, sul lato che guarda via degli Orefici. Sembra avere ospitato il più antico orologio pubblico della città. La leggenda vuole che, questa torre sia tuttora abitata dalle presenze della famiglia Lambertini, che a volte, si incontrano con i capitani del Popolo, usurpatori dell’antica residenza e con i fantasmi delle donne rinchiuse in essa, quando fu carcere femminile. Fu il cardinal Prospero della famiglia Lambertini, poi divenuto papa Benedetto XIV a descrivere, per la prima volta, i fenomeni paranormali nel suo testo di parapsicologia.

Schermata 2021-11-04 alle 19.21.00Settima tappa: ARCHIGINNASIO, CON LE PRIME DISSEZIONI SUI CADAVERI E IL TEATRO ANATOMICO…
La sala, chiamata Teatro per la caratteristica forma ad anfiteatro, fu progettata nel 1637 per le lezioni anatomiche dall’architetto bolognese Antonio Paolucci detto il Levanti, scolaro dei Carracci.
Venne rivestita in legno d’abete e decorata con due ordini di statue raffiguranti in basso dodici celebri medici (Ippocrate, Galeno, Fabrizio Bartoletti, Girolamo Sbaraglia, Marcello Malpighi, Carlo Fracassati, Mondino de’ Liuzzi, Bartolomeo da Varignana, Pietro d’Argelata, Costanzo Varolio, Giulio Cesare Aranzio, Gaspare Tagliacozzi) e in alto venti dei più famosi anatomisti dello Studio bolognese. La cattedra del lettore, che sovrasta quella del dimostratore, è fiancheggiata da due statue dette “Spellati”, scolpite nel 1734 su disegno di Ercole Lelli, che servivano a visualizzare il corpo umano, come un libro aperto. Sopra al baldacchino una figura femminile seduta, allegoria dell’Anatomia, riceve come omaggio da un putto alato non un fiore, ma un femore.

Schermata 2021-11-04 alle 19.54.24Ottava tappa: SAN PROCOLO E I FUNERALI DELLA CHIAROVEGGENTE, ANNA BONAZINGA D’AMICO…
A partire dal 1860, Anna Bonazinga d’Amico, esercita presso il frequentatissimo “gabinetto medico-magnetico, di via Solferino n. 15. Le cronache dell’epoca raccontano della presunta capacità della chiaroveggente di indirizzare i flussi energetici attraverso le proprie mani, per guarire le persone malate. Per usufruire delle consultazioni di Anna era sufficiente inviare una lettera contenente i sintomi della persona malata, insieme a due capelli e un compenso di 3,20 lire. Molto partecipate erano anche le sue celebri “serate magnetiche”, che prevedevano esibizioni di sonnambulismo. Nonostante queste pratiche fossero avversate dalla Chiesa, a Bologna, Anna era una figura molto amata. Le venne, infatti, celebrato il funerale solenne, presso la chiesa di San Procolo e dedicati ben due monumenti in Certosa. Anna Bonazinga, donna dell’Ottocento, che nel suo campo è stata un’autorità molto stimata, ci restituisce il ritratto di una Bologna incuriosita dal mistero.


L’evento, che si terrà domenica, 29 maggio 2022 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 19:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 21. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  18,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 10 giugno 2022, ore 20:30: Salariate dell’amore. Storie e faccende di meretrici bolognesi, dall’Ottocento ai giorni nostri…

Dalle cortigiane, alla nascita dei primi bordelli, in una Bologna, definita da Casanova: “la città del piacere”…

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Con una certa frequenza, nei film, nelle rappresentazioni o nei libri, compare la prostituta “bolognese”, connotata da un forte accento regionale. Casanova stesso, definisce Bologna “città del piacere”. Ne racconteremo gli aneddoti segreti, le storie proibite e le regole che ne hanno contraddistinto, nei secoli, la costante presenza nel capoluogo emiliano.

galleria-cavour-bologna-diventa-greenPrima tappa: GALLERIA CAVOUR…
Il primo bordello fu costituito alla Corte dei Bulgari (attuale Galleria Cavour), dal nome della celebre famiglia, proprietaria delle case che vi si trovavano. Ivi si trovava l’osteria della Scimmia. Oltre alla prostituzione si tenevano vere e proprie bische, tanto che, quello fu decretato un quartiere malfamato. Fu sloggiato quando decisero di costruirvi la nuova sedeimage001 dello Studium (Archiginnasio). Qui, nasce la storia tra Girolamo (il conte Lucchini, protagonista del famoso furto al Monte di Pietà) e Berenice, che da prostituta da lui salvata, presso l’osteria (la bettola dove si recava a mangiare per due centesimi, luogo in cui Girolamo la protesse da un gruppo di uomini, uno dei quali la stava maltrattando e arrecando violenza, fu galeotto per il loro fatale incontro), davanti a tutti, divenne sua amante e sua compagna, anche di atti illeciti.

99_bigSeconda tappa: TORRE DEI CATALANI…
Quando il primo bordello venne chiuso, alla Corte dei Bulgari, le meretrici dovettero trasferirsi nella torre dei Catalani, sita in vicolo Spirito Santo, denominato, tra l’altro, anche via del Bordello. Questa torre, dopo aver protetto la famosa famiglia, ebbe a “proteggere”, per secoli, il maggiore bordello di Bologna che si collocava negli edifici che l’affiancavano, anche se dopo i Catalani diventò proprietà dei Frati Celestini. Dal 1796, con la soppressione degli ordini monastici, la torre divenne proprietà dello Stato.

5915264458_24c3f378ca_bTerza tappa: VIA MIRASOLE…
La distinzione delle donne era, soprattutto, a metà del 1800, basata sulla polarità vergine-prostituta. Se all’inizio questa classificazione era considerata legata a femmine che si lasciavano amare da molte persone, in seguito, la definizione passò a designare le fanciulle che concedevano le loro grazie al di fuori del matrimonio e poi, ancora, che non si rifiutavano mai di avere rapporti sessuali. La connotazione economica che prevedeva la transazione non era considerata illegale, essa era solo attaccabile da un punto di vista morale. A Bologna, attorno al 1864 erano state registrate circa 409 prostitute. Molte di esse esercitavano in case di tolleranza, come quella di via Mirasole, poco distante dall’attuale tribunale. Gli abitanti protestavano, spesso indignati, per “gli scandalosi convegni d’amore con osceno torpiloquio”. Circa metà delle ragazze erano in precedenza servette (spesso utilizzate dai signori di alta borghesia come strumento di sfogo o iniziazione amatoria per i figli) e cameriere e molte provenivano dall’istituto delle “bastardine” di San Procolo.

Palazzo-del-Podesta-Bologna-51585-3Quarta tappa: PALAZZO DEL PODESTA’…
A fine XIV secolo venivano pubblicati disfide contro le impudiche “signore” che prestavano il loro servizio a Bologna, nei pressi del palazzo del Podestà e di Re Enzo, tra i banchi degli altri mercanti, quando la piazza era ancora ben lungi dall’essere quell’armoniosa architettura che è oggi. I suddetti bandi invitavano le “meritrici” a non prestare i lori servigi al di fuori dei bordelli e, se al sabato era loro concesso di spostarsi da tali ubicazioni, dovevano ottemperare a regole che invitavano a far sì che, la stessa avrebbe dovuto rendersi “riconoscibile” al pubblico, pena l’espulsione (erano costrette a indossare abiti con una larga fascia bianca, ornata di rose nere e campanellini e dovevano restare rinchiuse, sbracciandosi dalle finestre per richiamare i clienti).

CelestiniQuinta tappa: SAN GIOVANNI BATTISTA DEI CELESTINI…
A Bologna, nel XV secolo, le prostitute furono trattate come membri rispettabili della società. Come una qualsiasi altra corporazione e fu loro concesso di partecipare ufficialmente alle processioni e alle altre celebrazioni collegate alle festività cittadine. Esse divennero, tra l’altro, garanti dell’ordine sociale e garantite esse stesse dal fatto che, la loro professione fosse tutelata se svolta all’interno di apposite case. E, queste case, potevano anche divenire “conventi”, infatti, nel 1465, le suore del convento di San Giovanni Battista dei Celestini, furono allontanate per i continui scandali, in cui si rilevava un’agguerrita concorrenza alle meretrici.
Le prostitute avevano comunque l’obbligo di denunciarsi due volte all’anno, pagando una tassa all’ufficio delle Bollette, quindi, la prostituzione era considerata un’attività assolutamente legale.

Schermata 2022-04-22 alle 15.06.26Sesta tappa: PORTICO DEL PAVAGLIONE…
Il portico del Pavaglione era uno dei luoghi di perdizione di Bologna. A fine 1200 fu emesso un bando che vietava la prostituzione per ragioni economiche. Data la carestia, si ordinò a questa categoria di lasciare la città entro otto giorni. Le punizioni previste, qualora non si seguisse la linea guida che forniva la pubblicazione erano pesantissime: dal rogo dell’abitazione, fino al taglio del naso. Al protettore, considerato quasi un criminale, potevano addirittura essere asportati gli occhi. Addirittura, di queste pratiche fu accusata anche una donna, tal Margherita. Fu considerata anche un’incantatrice, malefattrice e ladra. Fu arsa viva per aver prostituito la figlia, tredicenne. Faceva incantesimi, atti a legare un uomo attraverso un rito magico, fatto di erbe e tocchi allo stesso, con ossa di rana. Sussistevano veri e propri ghetti per le prostitute che, spesso, erano costrette a spostarsi, periodicamente. Nel Medioevo non mancarono le persecuzioni. La più famosa prostituta dell’epoca fu Ghisolabella, venduta dal suo stesso fratello e la cui sventurata sorte venne resa immortale da Dante, che la racconta nell’Inferno, dove riconosce il bolognese Venedico Caccianemici a Obizzo II d’Este, tra i ruffiani frustati dal diavolo.

xxs-cSettima tappa: VIA SAN MARCELLINO…
Nel XIII secolo, prosperavano bordelli con regolare licenza rilasciata dal comune. Quello, era un periodo in cui l’età media del matrimonio si era elevata sui trent’anni, per cui, onde evitare le scorrerie erotiche dei giovani maschi in attesa di convolare a nozze, si pensò di alleviare le loro pene con i bordelli. Si cercava di evitare, in questo modo, la pratica diffusa dell’adulterio da parte di giovani moglie o la violenza carnale, verso le giovani meno abbienti. C’erano comunque limiti, posti all’attività delle prostitute, che non potevano lavorare nelle ore in cui si svolgevano le celebrazioni liturgiche e durante la settimana santa. In questo scenario, non dobbiamo dimenticare la Bologna universitaria, densa di studenti adolescenti da quietare. Questi, commettevano anche atti contro la legge, pur di soddisfare i loro appetiti sessuali. D’altra parte, l’offerta è sempre stata proporzionale alla domanda: duemila studenti, provenienti da tutt’Europa, con soldi in tasca e, ovviamente, tutti maschi. Il papa, Bonifacio VIII, decise di intervenire per correggere i costumi di una città troppo “allegra” per essere territorio della Chiebolognino-rectosa e ordino la repressione del fenomeno. Addirittura, un giudice ordinò la distruzione delle case di tolleranza, in particolare quelle che si trovavano nella zona della parrocchia di San Marcellino, dove c’era un’alta concentrazione di prostitute e mezzane. Il prezzo di una prestazione, allora, era di un bolognino d’argento.

download (1)Curiosità, di cui parleremo, tra una tappa e l’altra: Il SIFILICOMIO E LA NASCITA DELLA PRIMA FABBRICA DI PROFILATTICI, IN PROVINCIA DI BOLOGNA…
A fine 1800, fu emesso il “meretricio di Stato”, che si occupò di case deputate al servizio nella città, di licenze, di “patenti”, di orari di apertura, di tariffe, di controlli pubblici e impose, in primis, relazioni annuali da parte dell’Ispettore Igienico del Sifilicomio del Sant’Orsola. Se venivano trovate infette, venivano curate in un locale collegato alla prigione di San Ludovico (nei pressi di via del Pratello) e, successivamente, inviate al Sifilicomio. Per non sottoporsi a suddetti obblighi, molte “patentate” domandavano di essere cancellate dal registro delle “meretrici”, ma dovevano dimostrare di aver trovato un lavoro o un protettore (solitamente, un operaio) che si impegnava a mantenerle.
A Bologna, nasce, nel 1922, proprio per la tanto diffusa pratica delle “meretrici”, la prima fabbrica di profilattici, fondata dal cavaliercontent Franco Goldoni. Lo stesso, fondò, a Casalecchio, una ditta che produceva vari prodotti in gomma, come guanti e succhiotti per bambini, ma che viene ricordata esclusivamente per quello che divenne ben presto il prodotto commercialmente più importante. Si era in pieno ventennio fascista e il cavalier Goldoni dovette farsi raccomndare da Benito Mussolini per evitare ostacoli nell’avviare quella particolare produzione. In cambio, concesse al Duce di apporre sul marchio l’aquila littoria e il nome latino Habemus Tutorem, che venne poi contratto nel più semplice Ha-Tu.


L’evento, che si terrà venerdì, 10 giugno 2022 (con punto di ritrovo in piazza Galvani, sotto alla statua dello scienziato), partirà alle 20:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 22:15. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  19,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Cesena, 29 maggio 2022, ore 10: Il castello dei misteri. Visita guidata alla Rocca Malatestiana, un luogo magico, dalla mole maestosa…

rocca_cesena_iloveER_2020Un’imperdibile occasione per visitare la Rocca Malatestiana, che racchiude una cittadella fortificata, gli spalti panoramici e i suggestivi camminamenti interni alle cortine…

La Rocca fa parte di un più ampio sistema di fortificazioni che circonda la città, sistema che ha affascinato anche Leonardo da Vinci quando nell’estate del 1502 soggiorna a Cesena, incaricato da Cesare Borgia di ispezionare e revisionare le fortificazioni delle giurisdizioni conquistate e migliorare le difese. Un maestoso complesso, ultimato nel 1477, con spalti panoramici e suggestivi camminamenti, interni alle mura. 

cofLa Rocca Malatestiana, a base esagonale, è stata costruita per difendere Cesena, poiché dalle sue mura era possibile controllare tutta la pianura circostante. Il complesso si compone di più parti: la Corte, due torri (Mastio e Palatium) che dominano sul grande prato del pendio, una serie di corridoi e piccole stanze chiamate “Camminamenti interni”, gli Spalti Panoramici dai quali si apre la vista su tutta la città. Oggi la Rocca Malatestiana ospita il Museo di Storia dell’Agricoltura e uno spazio espositivo dedicato ai reperti del periodo malatestiano e rinascimentale…

cofLa Rocca Malatestiana
La Rocca Malatestiana è l’ultima di una serie di rocche costruita con la finalità difensiva di Cesena, che, in seguito ad una serie di episodi, vennero distrutte e poi ricostruite. La prima di cui si ha documentazione è la Rocca antica, distrutta per un semplice evento naturale, in seguito ad una frana. La successiva rocca fu assediata da Federico Barbarossa nel 1241 per contrastare la dominazione guelfa, conquistandola e ricostruendola più solida con il nome di Rocca Vecchia o “dell’Imperatore”. La Rocca  che vediamo oggi è quella definitiva voluta da Galeotto Malatesta nel 1380. Cia degli Ubaldini, una delle più forti donne combattenti italiane viene qui ricordata una figura di una donna combattente molto coraggiosa. Per chicofancora non lo sa la storia femminile non è fatta solo dalle figure eccezionali di Giovanna d’Arco, ma molte donne diedero prova di coraggio nel passato in alcuni casi più degli uomini. Marzia degli Ubaldini, detta Cia, fu non solo un personaggio di spicco nella storia di Cesena, ma viene ricordata fra le donne combattenti più famose d’Italia. L’irregolarità della struttura, il “maschio” e la “femmina”. Presenta pianta esagonale irregolare con sette torri esterne di forma differente, circolare, quadrata, rettangolare, poligonale. Al centro vi è una piccola anomalia, dato che non è presente solo il classico maschio, come torre alta e snella, ma accanto vi è la “femmina” una torre più bassa e larga. I lavori finirono sotto la supervisione di Papa Sisto IV.

cofLeonardo da Vinci è stato qui
Nel 1502 la città accolse Leonardo Da Vinci che su commissione di Cesare Borgia detto “il Valentino” completò le fortificazioni con una tecnica architettonica innovativa per le scale interne della torre, perchè le distribuì in maniera concentrica e sovrapposta. Leonardo aveva il compito di revisionare le fortificazioni del Castello per crearne un miglioramento.

Il rifugio antiaereo
Interessante nei pressi di Viale Manzoni il tunnel-rifugio antiaereo progettato dall’Ingegner Mario Tellerini con la lunghezza di sessantamde metri, un sistema di illuminazione e di rifornimento d’acqua con due latrine.

Le iscrizioni dei prigionieri
L’interno del castello raccoglie strumenti della vita contadina, arredamenti antichi e armi. Nei pressi dell’armeria sono presenti alcune classiche aperture dai quali si lanciava a tradimento sopra i nemici sassi frecce o pece bollente (mai l’olio bollente, era troppo raro e prezioso!).

cofIl pozzo dei rasoi e il corridoio del nano
Percorrendo i camminamenti interni si attraversa il “corridoio del pozzo” chiamato così per via di una grata a metà corso che si affaccerebbe sul famigerato “pozzo dei rasoi” una tortura abbastanza diffusa nella quale venivano gettati i prigionieri che morivano tagliati dalle lame che affioravano dalle pareti. Secondo altre interpretazioni quello poteva essere un passaggio segreto come fuga dal castello in seguito ad attacco a sorpresa.

La sala delle torture
mdeDopo aver sceso una lunga scala di quarantadue gradini, si può ancora scendere fino alla stanza semicircolare interrata definita sala delle torture per la sua lontananza dal complesso e il suo infossamento nel terreno tipico degli ambienti in cui avvenivano i terribili interrogatori, affinché le urla dei prigionieri scomparissero nella polvere come avveniva per lo stesso condannato. A guardarla così forte e possente, mai si direbbe che sia stata distrutta in tante occasioni, dopotutto vanta le mura più spesse di tutta la Romagna (3-4 metri) caratteristica questa che rende la Rocca famosa per la sua inespugnabilità.cof Forse all’occhio dell’uomo, più qualcosa è grande e indistruttibile, più conferisce valore e soddisfazione nell’esser distrutta. Come eterni bambini costruiamo e poi demoliamo.

L’evento, che si terrà domenica, 29 maggio 2022 (con punto di ritrovo presso l’ingresso della Rocca, via Cia degli Ordelaffi n.8, Cesena), partirà alle ore 10, con guida turistica dell’organizzazione museale e si concluderà dopo un’ora, abbondante.

Costo della sola visita guidata (che comprende: guida turistica, check-in e ingresso esclusivo presso la Rocca):  20,00.
Ragazzi e over 60: € 2,00 di sconto, sul costo del tour.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina, all’interno della Rocca Malatestiana.
NON OCCORRE IL GREEN PASS.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito (PayPal), oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

 

Bologna, 15 maggio 2022, ore 10 e 14: Prigionieri di guerra. Visita al rifugio antiaereo nel parco di Villa Revedin (completamente ristrutturato e con stanze semi allestite come al tempo della seconda guerra mondiale, oggetti inclusi, tutti originali e ivi reperiti). 240 metri di percorso, indietro nel tempo…

Prigionieri di guerra. Il rifugio antiaereo di “Villa Revedin”, completamente recuperato e interamente visitabile…

rifugio_revedin_2021Tra gli aspetti tormentosi della Grande Guerra vi fu l’offesa aerea alle città, quindi, alle popolazioni civili, straziando, tra l’altro, la fierezza dei monumenti che tanto parlano del passato di un luogo e di passate dominazioni.

I primi distruttivi attacchi aerei in svariate e importanti città del nord Italia, evidenziarono la totale impreparazione del paese al conflitto. Per questo, si costruirono, in tutta fretta, i rifugi antiaerei. Nel panorama dei rifugi antiaerei di Bologna, l’ex ricovero militare “Vittorio Putti” è l’unico ancora integro, ben mantenuto e visitabile in tutta la sua estensione.

310px-Bologna_Via_Lame_bombardataLe prime incursioni aeree su Bologna iniziarono nel luglio del 1943, eseguite da bombardieri in formazione che sganciarono sulla città ordini di 250 kg. I risultati furono devastanti. Tra i molteplici rifugi, il ricovero di fortuna ricavato all’interno del canale Cavaticcio ebbe la sventura di essere colpito in pieno in due momenti diversi. Moltissimi i civili che furono annientati. Il numero delle vittime non fu mai accertato.Schermata 2021-10-04 alle 22.46.31 Nel 1943 Bologna rappresentava il più importante nodo ferroviario italiano e, come è ovvio fu uno dei primi obiettivi. La sua distruzione divenne obiettivo strategico. Oltre allo scalo ferroviario, Bologna aveva un tessuto industriale di fabbriche ad alta tecnologia che era stato completamente riconvertito dai tedeschi ad uso militare. I risultati dei bombardamenti ivi destinati furono tragici. Migliaia e migliaia di morti e feriti, civili, con il solo scopo di danneggiare i tedeschi. Per questo, dopo un’iniziale inerzia si provvide a costruire difese di ogni genere, ma soprattutto, 25 ampi ricoveri in galleria. Furono utilizzate l’area collinare a sud della città, quelle a ridosso della cinta muraria di viale Carducci e viale Berti Pichat, inoltre, all’interno della terza cinta di mura, in corrispondenza di particolari aree rialzate, come la Montagnola, oppure, i giardini di via del Guasto.

Foto-2-II-guerra-mondiale-e1572175137669La presenza del rifugio era segnalata con una freccia contenente l’indirizzo dello stabile, sistemata in posizione elevata. I ricoveri dovevano essere dotati di una o più uscite di sicurezza nel caso quello principale fosse rimasto ostruito dalle macerie. La ventilazione era assicurata da appositi condotti. In caso di incendi, si provvide a costruire delle cisterne temporanee, ad aprire e segnalare pozzi e, soprattutto, a predisporre una capillare rete di idranti.

Schermata 2021-10-05 alle 18.35.08Dall’ottobre del 1943, i lavori di costruzione di ricoveri pubblici furono notevolmente accelerati. Fuori porta, anche i rilievi degli enormi parchi furono utilizzati per costruire capienti e sicuri ripari. Si utilizzò pure il corso sotterraneo del torrente Aposa, sfruttando le ampie volte di copertura che superavano i dislivelli collinari nel tratto tra l’odierna via Codivilla e la chiesa della Santissima Annunziata, adattandolo a rifugio per il personale delle Officine Rizzoli e per i militari del 6° Reggimento Auteri.

Schermata 2021-10-04 alle 19.06.56Il 27 marzo del 1941 ebbe inizio l’attività del Centro Ortopedico e Mutilati “Vittorio Putti”, quale reparto specializzato di chirurgia degli organi di movimento dell’Ospedale Militare di Bologna.

downloadSorse dalla geniale iniziativa della Direzione di Sanità e dell’Ospedale Militare di Bologna, in appena quaranta giorni; completamente organizzato e attrezzato così da poter funzionare in maniera completa e consona alle urgenti necessità che, in quel periodo, si faceva di ora in ora sempre più concreto.

seminarioEra situato in un vasto e meraviglioso fabbricato situato in una ridente collina che sovrasta la città; in una ubicazione panoramica e di serenità riposante quale quella che ci offre il nuovo SeminarioIMG_20210920_160537 Arcivescovile, nel cui vasto fabbricato si svolgeva l’opera assistenziale e chirurgica (chirurgia degli organi in movimento) a favore dei feriti di guerra.

IMG_20210920_143620Risale al 9 marzo 1943 la richiesta inviata dall’Ufficio Lavori Genio Militare di Bologna, all’attenzione del Cardinale Nasalli Rocca, di poter utilizzare la grotta di Villa Revedin come ricovero perIMG_20210920_144720 l’Ospedale Militare Territoriale, Sezione Seminario Centro Mutilati Putti, nella località San Michele in Bosco, per l’assoluta necessità di voler mettere al riparo le centinaia di infermi ricoverati nell’ospedale.

IMG_20210920_143659All’interno del rifugio antiaereo, si costruirono anche due importantissimiSchermata 2021-10-04 alle 19.07.09 vani: un’infermeria e una sala operatoria d’emergenza, dove è ipotizzabile abbia operato anche l’instancabile dott. Scaglietti, Direttore Sanitario dell’Ospedale, una persona di una immensa umanità, che si occupava deiSchermata 2021-10-04 alle 19.06.52 rifugiati necessitanti di cure, di una medicazione, di una sutura, oppure, addirittura, di un’amputazione. Il tutto in un trambusto di grida, di pianti, di voci di speranza per un nuovo sole che, forse, non sarebbe mai arrivato. Alle pareti erano fissate decine e decine di lettighe, al bisogno sganciabili e utilizzabili come barella.

Schermata 2021-10-05 alle 18.51.39L’illuminazione (anche se erano stati montati tre sistemi di illuminazione, separati, ma che non funzionavano mai contemporaneamente), come in qualsiasi struttura “ipogea” era scarsa e non efficace per la sopravvivenza in quel luogo, per ore e ore, o anche per giorni.

IMG_20210920_151133Durante il periodo bellico il seminario e Villa Revedin furono colpiti dai bombardamenti e divennero rifugio per molti sfollati dalla città e dall’Appennino. Ci sono tre ingressi al rifugio (uno principale e due secondari). Entrando, il rifugio si divide in due rami, uno dei quali va verso la Grotta, che è la parte più antica di queste gallerie. Erano stati costruiti muri “anti soffio”, atti aIMG_20210920_145904 contenere lo spostamento d’aria che avrebbe provocato la caduta di una bomba nelle immediate vicinanze. Le tipologie dei rifugi erano di due categorie: anti crollo (costruiti sotto le case) e anti bomba (rifugi in galleria, assolutamente più sicuri e resistenti, anche al cosiddetto “colpo in pieno”). Il rifugio è completamente in mattoni (laterizio), costruiti a volta. Sul soffitto c’erano due vie di fuga e IMG_20210920_151645aerazione, verticali. Ci sono due bracci, uno dei quali contiene infermeria e sala operatoria, prima menzionati, che sono stati riallestiti. La parte finale del rifugio, contiene l’antica grotta di arenaria. Un luogo frequentato ben prima degli anni della guerra, poiché alcune incisioniIMG_20210920_151447 ci parlano di epoche lontane. C’è una misteriosa grotta, infine, con lastre di arenaria conficcate nell’intera volta, di cui non si conosce l’origine. IMG_20210920_151809Poteva essere un’antica Conserva, oppure, una grotta settecentesca, costruita secondo la moda del tempo, in cui lo spazio e la natura dovevano esprimersi al massimo.

All’interno della grotta sussiste la nicchia votiva dello stesso rifugio, che contiene una riproduzione della Beata Vergine di San Luca e che recita una giaculatoria,Schermata 2021-10-05 alle 18.47.08 voluta dal Cardinale Nasalli Rocca, da recitare durante i bombardamenti e parlava di trecento giorni di indulgenza, voluti perché si sapeva quando si entrava in un rifugio antiaereo, ma non si sapeva se ne sarebbe mai usciti sulle proprie gambe.

Dopo il 1945 molte gallerie cittadine vennero adattate ad altri scopi, oppure chiuse o del tutto abbandonate; alcune, furono vendute a privati o cedute come indennizzo per i danni ricevuti durante gli scavi su terreni privati, altre, infine, divennero garage, altre ancora fungaie, officine, negozi, oppure, nel caso dei ricoveri più lontani dalla città, luoghi di prostituzione o di amori illeciti.

IMG_20210920_155722È stata ritrovata sul tetto di un edificio nell’area Staveco, una sirena risalente ai tempi del conflitto. La stessa segnalava i bombardamenti su Bologna. Restaurata, si può visitare nel rifugio Putti. Quel suono freddo, agghiacciante e continuo metteva i brividi. Indicava che bisognava correre al sicuro, scappare velocemente, perché la morte stava piombando dal cielo. Dalle bombe sputate fuori dalla pancia degli aerei.

Schermata 2021-10-05 alle 18.51.43Le gallerie del Revedin, invece, si trasformarono in deposito edile, destinazione che mantennero assai a lungo, fino al 2013, quando l’Associazione Amici delle Vie d’Acqua, che lo gestisce, prese i primi contatti con la Direzione del Seminario Arcivescovile per salvare questo grande patrimonio storico, sopravvissuto a molte vicissitudini. Con grande soddisfazione, dopo quattro anni di lavori, il rifugio “Vittorio Putti” è tornato a vivere. Nel panorama dei rifugi bolognesi ilSchermata 2021-10-04 alle 22.46.11 Putti è l’unico completamente recuperato e interamente visitabile.

Oggi, gli accessi fruibili sono due: quello della grotta e quello centrale. IlIMG_20210920_160737 terzo ingresso, più vicino al Seminario, venne trasformato in grotta votiva, negli anni ’50. Uno spettacolo per gli occhi, il cuore, la mente. Un pezzo di storia indimenticabile.


L’evento, che si terrà domenica, 15 maggio 2022 (con punto di ritrovo in piazza Bacchelli n. 2), partirà alle10 e alle ore 14, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora e mezza. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60 e i ragazzi.
Consigliate, scarpe comode e abiti da esterno.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.

Bologna, 15 maggio 2022, ore 10, 11 e 12 (durata: un’ora, 15° costanti all’interno del sito sotterraneo): “Tunnel misteriosi nel sottosuolo”. Visita agli antichi condotti idrici, sotterranei, realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa…

Nel sottosuolo di Bologna ci sono luoghi sotterranei, sconosciuti, che raccontano una parte dell’antica città sull’acqua…

bagni_di_mario_2021“Tunnel misteriosi nel sottosuolo” è un viaggio. Un viaggio nella Bologna rinascimentale. Una cisterna, ricca di cunicoli e condotti, sotterranei, denominati “Conserva di Valverde”, che furono realizzati per alimentare la fontana del Nettuno e l’orto dei Semplici (attuale Sala Borsa).

Un tour davvero singolare, dove sono situate vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde e che si utilizzavano per raccogliere le acque cittadine.

65038093_10157035899093382_1559603501074481152_nConserva di Valverde…
La Conserva di Valverde, che si suppose luogo per uso termale quando venne scoperta, nel XX secolo, in realtà non ha mai avuto attinenza con quell’uso. Cisterna di epoca rinascimentale (1563) eseguita da Tommaso Laureti, architetto palermitano, fu realizzata per alimentare la fontana del Nettuno e altre particolarità idrauliche come l’orto dei Semplici (oggi, piazza coperta di Sala Borsa).

Tunnel e cunicoli: scendendo nel sottosuolo incontriamo, oltre ad un vestibolo, una spettacolare sala ottagonale (sovrastata da un’ampia cupola avente stessa forma) dove, nel piano di calpestio, sono scavate otto piccole vasche originariamente destinate a raccogliere l’acqua proveniente da66108455_10157076726638382_4518577385217458176_n quattro condotti che si inoltrano nella collina di Valverde. Da questi l’acqua usciva depurata mediante un procedimento di decantazione. All’interno del primo cunicolo si segnala la particolarità di un camino di aerazione completamente ricoperto da incrostazioni calcaree secolari. Inoltre, è presente una seconda piccola camera ottagonale, detta Cisternetta, dotata di un’ulteriore vasca di decantazione, oggi, ancora visibile). L’acqua che usciva da questa seconda camera scendeva al livello inferiore tramite apposita tubazione, per percorrere centinaia di metri, prima di sfociare nel pieno centro città, andando ad alimentare la fontana del Nettuno e l’orto di Sala Borsa. Tutte le acque provenienti dalla Conserva di Valverde procedevano all’interno di un cunicolo in mattoni fin nei pressi della chiesa di Santa Maria dell’Annunziata, dove si univano a quelle del condotto del Remondato (fonte Remonda) che a sua volta raccoglieva le acque che scaturivano da San Michele in Bosco. Da qui sono immesse all’interno di una tubazione (originariamente in orcioli di terracotta) che, alloggiata sopra un muretto, arriva attraverso un cunicolo lungo oltre 1 km sotto la Fontana del Nettuno, realizzata proprio in quegli anni.


L’evento, che si terrà domenica, 15 maggio 2022 (con punto di ritrovo presso la Conserva di Valverde, via Bagni di Mario n. 10, Bologna), partirà alle ore 10, alle ore 11 e alle ore 12, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà dopo un’ora

Costo della sola visita guidata (con ingresso esclusivo + guida turistica):  22,00.
I ragazzi, dai 7 ai 18 anni e gli over 60, usufruiscono di uno sconto di € 2,00 sul costo della visita guidata.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina “FFP2”.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un WhatsApp/SMS, al numero +39 3897995877, indicando: nome e cognome di ogni partecipante e numero di telefono.

La quota di partecipazione sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario (sarà premura del nostro staff indicarvi i relativi dati, al momento dell’iscrizione, a seconda del metodo di pagamento selezionato).

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.
Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.


Buon divertimento con le visite guidate di “I love Emilia Romagna”…

Bologna, 24 aprile 2022, ore 14:30: Misteri occulti in Certosa. I simbolismi segreti, collegati al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

misteri_occulti_certosaA Bologna, nessun luogo è come il cimitero monumentale, il quale raccoglie in sé una moltitudine di storie legate al mondo dell’esoterismo e dell’arcano…

Misteri occulti in Certosa è un percorso, all’interno della Certosa di Bologna, tra monumenti e leggende, per evocare storie fantastiche di spiriti, luci misteriose, simboli millenari e la presenza di alcune personalità bolognesi legate al mondo dell’occulto.


Schermata 2020-06-11 alle 17.46.32Nell’universo simbolico della Certosa non mancano aspetti esoterici e massonici. Basti ricordare la presenza di sfingi, ma anche lucerne, caducei e il più conosciuto simbolo dell’eternità: il serpente che divora la propria coda. La stessa storia del luogo registra, inoltre, molti episodi di fantasmi e di storie fantastiche, di morti che si rivolgono ai vivi attraverso i monumenti e i loro spiriti… 

04sgirolamonavataIl cimitero monumentale della Certosa di Bologna si trova appena fuori dal cerchio delle mura della città, vicino allo stadio Renato Dall’Ara, ai piedi del colle della Guardia dove si trova il santuario della Madonna di San Luca.

Nell’immaginario comune i cimiteri sono legati al ricordo degli affetti familiari, luoghi d’arte e memoria collettiva; ma anche al mistero della morte e della perdita, alla notte, a ciò che potrebbe esserci dopo la vita terrena. Il Cimitero della Certosa, fin dalla 75040689_2534062723297643_4783526259781009408_osua fondazione avvenuta nel 1801, fu di ispirazione per componimenti poetici e letterari. Nei ricordi di molti personaggi (noti e meno noti) che hanno lasciato traccia scritta della propria visita alla Certosa, non mancano riferimenti a storie bizzarre, leggende misteriose, pratiche inconsuete.

Il cimitero comunale fu istituito nel 1801 riutilizzando le preesistenti strutture della Certosa di San Girolamo di Casara, fondata a metà del Trecento, soppressa nel 1797 da Napoleone, e di cui è sopravvissuta la Chiesa di San Girolamo. La forte passione della nobiltà e della borghesia per la costruzione dei sepolcri familiari trasformò la Certosa in un vero e proprio “museo all’aria aperta”, tappa del grand tour italiano75233325_2533982316639017_5282704749244710912_o: la visitarono Chateaubriand, Byron, Dickens, Mommsen, Stendhal. In particolare il Chiostro Terzo (o della Cappella) è un ciclo notevole di ispirazione neoclassica e simbologia illuministica; uniche forse nel mondo sono le tombe dipinte a tempera e quelle realizzate in stucco e scagliola. Il cimitero ha subito un forte ampliamento dagli anni cinquanta in poi. Nel 2007 la sala del Pantheon, dagli anni novanta del Novecento già destinata ai riti laici, diventa una sala del Commiato per chiunque intenda usufruire di un periodo di raccoglimento prima del rito; il nuovo allestimento è ad opera dell’artista Flavio Favelli. La chiesa, non78168106_2538952756141973_4769254843665612800_o parrocchiale, è da diversi anni gestita dalla comunità dei passionisti.

Un ruolo decisivo nel fascino che distingue la Certosa di Bologna dagli altri cimiteri monumentali europei deriva dalla complessa articolazione degli spazi. Dall’originario nucleo conventuale si diramano logge, sale e porticati che ricreano scorci e ambienti che rimandano alla città dei “vivi”. Anche il porticato ad archi, presente all’entrata est del cimitero, che si congiunge (salvo una brevissima soluzione di continuità) con quello che conduce al santuario della Madonna di San Luca posta sul colle della Guardia, vuole r1zzolimagnani-3significare una continuità fra la necropoli e la città dei vivi.

I ritrovamenti della necropoli etrusca scoperta durante gli scavi archeologici per l’ampliamento del cimitero alla fine dell’Ottocento, sono ora custoditi nel Museo civico archeologico della città. La Certosa di Bologna e il cimitero monumentale rappresentano un vero e proprio museo all’aria aperta, ricco di arte e storia. Basti pensare che già alla fine dell’800 venne ritrovata proprio in questa area una necropoli etrusca. Le 420 tombe rinvenute fecero accorrere studiosi da tutta Europa e oggi sono custodite nel Museo Civico Archeologico.

75576347_2533982493305666_4290147784348139520_oFondato nel 1801, il cimitero sorge sulle strutture del convento certosino edificato a partire dal 1334 e soppresso nel 1796. La ricchezza della chiesa di san Girolamo riesce ancora oggi a farsi testimone della ricchezza perduta del convento. È ancora possibile ammirare il grande ciclo di dipinti dedicati alla vita di Cristo, realizzato dai principali pittori bolognesi della metà del XVII secolo. Il cuore del Cimitero bolognese è il Chiostro Terzo, di gusto neoclassico dove, alle iniziali tombe dipinte, si sono poi sostituite  opere in stucco e scagliola e – a partire dalla metà dell’Ottocento – in marmo e bronzo.

75380423_2533982656638983_7643738341615075328_oAll’interno si conserva un vastissimo patrimonio di pitture e sculture realizzate da quasi tutti gli artisti bolognesi attivi nel XIX e XX secolo, ma non solo, rimangono infatti molte testimonianze di artisti provenienti da lontano. Fra gli scultori di maggior rilievo segnaliamo  Giacomo De Maria, Lorenzo Bartolini, Leonardo Bistolfi, Silverio Montaguti e Giacomo Manzù, mentre tra i pittori Pelagio Pelagi e Pietro Fancelli.

Tra i personaggi illustri ospitati nel cimitero ricordiamo: il premio Nobel per la letteratura Giosuè Carducci  i pittori Giorgio Morandi e Bruno Saetti;  il cantante Lucio Dallai fondatori delle aziende Maserati, Ducati e Weber e della casa editrice Zanichelli.

Nel corso del ‘900 diversi monumenti segnano alcuni passaggi della storia nazionale: l‘Ossario dei caduti della prima guerra mondiale, quello ai caduti fascisti, il Monumento ai caduti in Russia nella seconda guerra mondiale, l’Ossario dei partigiani.


L’evento, che si terrà domenica, 24 aprile 2022 (con punto di ritrovo sotto al portico, a ridosso della chiesa di San Girolamo, ingresso da viale Gandhi), partirà alle 14:30, con guida turistica certificata dalla Regione Emilia Romagna e si concluderà alle 15:45. Auricolari forniti dallo staff, per un eccellente ascolto del tour. 

Costo della sola visita guidata (con accoglienza + guida turistica + radio guide sanificate):  22,00.
Sconto di € 2,00 per gli over 60.
Consigliate, scarpe comode.

IL TOUR È A NUMERO CHIUSO.

I partecipanti saranno obbligati a partecipare muniti di apposita mascherina.
Raccomandiamo il rispetto della distanza sociale di 1 metro tra non congiunti.

Per partecipare alla visita guidata, è obbligatorio prenotarsi, spedendo un SMS/Whatsapp, al numero +39 3897995877, oppure, mandando un messaggio alla pagina di Facebook “I love Emilia Romagna” (indicate il nome e cognome di ogni partecipante, numero di telefono e almeno un indirizzo email).

La quota di partecipazione, per questioni di esclusività del tour, con ingressi a tappe, prenotati e remunerati in anticipo, sarà da saldare in anticipo, tramite carta di credito, oppure, bonifico bancario.

In caso di maltempo, la visita guidata si terrà ugualmente.

Durante l’evento, verranno scattate fotografie, che successivamente, saranno pubblicate sulla pagina di Facebook.